StripMine: unicorni a pois, strisce SEO e altri esantemi

Questo momento è come il momento in cui hai appena acceso la TV (che poi sarebbe “IL” TV ma suona così male che faremo gli esteti della situazione e faremo vincere su tutto il bel suono), dicevamo, questo momento, quello in cui il post è appena aperto, è come quel momento in cui il televisore si è appena acceso e, non importa se poi non lo vedi davvero, tu sai che potrebbe mettersi a sfarfallare e anche se non lo fa tu glielo senti fare.

Perciò, mentre tutto intorno sfarfalla (c’è una parola bellissima e angosciantissima in medicina di cui un giorno o l’altro ti parlerò: scotoma), quindi, mentre tutto intorno un po’ diventa lattiginoso, un po’ riemerge, un po’ sprofonda, noi qui ne approfittiamo per fare un riepilogo breve brevissimo della puntata precedente.

Puntoelenco di quello che è successo nel post precedente:

  • Ho abbinato così bene immagine (del bravissimo Fajar P. Domingo) e titolo che, insomma, meriterei di avere un paio di occhiali di nuvole come la tipa stupenda nella foto collage.
  • Ti ho parlato di cos’è un protocollo, ci siamo fatti domande di rito ma non perché farsele faccia parte del protocollo formale, perché ce le volevamo proprio fare e poi abbiamo parlato di un protocollo steso come primo passo per mettersi a sperimentare.
  • Ti ho raccontato di come, a un certo punto, certe cose ritornino, perché Vico aveva così tanta ragione che dovremmo dedicargli un giorno e parlare per ore di ogni corso e ricorso.
  • Così ti ho detto che ho ricevuto certe richieste (scrivi “richieste”, leggi “bellissime dichiarazioni di gente bellissima che altro che leggere ciò che scrivi, si meriterebbe di entrare dentro ciò che scrivi , ma forse no, forse meglio di no, finisce spesso così male quando scrivi”). Dicevamo, richieste. Richieste di poter leggere Ketamina. Richieste di poter leggere Caffè Istantaneo. Richieste di poterli rileggere perché, sì, nel frattempo, qualcosa è cambiato. Diciamo che questo fa parte del dare certe cose solo a un pubblico accuratamente selezionato: puoi permetterti il lusso di portarlo dietro le quinte con te e fargli toccare con mano ogni asse del boccascena. (Se non ti sei innamorato della parola “boccascena” sei nel posto sbagliato, premi la X in cima. Adesso). Quindi, siccome nessuno mette gli unicorni in un angolo, ho deciso di fare un’edizione speciale in cui metto entrambi i racconti, così come sono diventati, un po’ cresciuti, con i piedi un po’ più grandi e gli occhi con qualcosa di nuovo da raccontare, qualcosa che va assolutamente raccontata, pena un’impennata della pressione endoculare. Insomma, dovresti proprio leggere il post se questo riassunto ti interessa e dovresti dare un’occhiata al riassunto in PDF su Ketamina e Caffè Istantaneo in Edizione Speciale (clicchi, si apre, salvi. Sì, lo so che è bellissimo. Sì, lo so che anche tu, come me, hai sempre sognato un piddieffino così, da salvare e infilarti in tasca. Sì lo so che mi vuoi un po’ di bene).

E adesso?

Ti avevo anticipato che il post di ieri era “solo” una parte di tutto ciò che devi presentare. Oggi concluderemo? No di certo. Ma ti devi comunque preparare. Perché sarà un viaggio particolare.

Puntoelenco di cosa ti serve per affrontare questo post immantinente:

  • Un canarino. Se non ne possiedi uno te ne sarà affidato uno d’ufficio.
  • Una torcia. Se non ne possiedi unAH NO, sei un unicorno, il corno si illumina.
  • Tanta, tantissima paura. Paura? Eh, paura. Paura di perdere un’occasione se non continuerai a leggere, paura di perdere occasioni sempre sempre, continuamente, paura di sbagliare a fare, paura di sbagliare a non fare, paura di avere troppo da imparare, paura di non farcela, paura di farcela troppo bene, paura di farcela nel modo sbagliato, paura che non esista un modo giusto di farcela, paura che, ammesso esista, tu non riusciresti a trovarlo questo modo. Sì, paura. Se non hai mai paura vuol dire che non stai mai facendo qualcosa per cui valga la pena averla. Se non hai mai paura dovresti andare, correre qualche rischio e tornare solo quando le ginocchia le hai almeno qualche volta sentite tremare.

Un PorpoCorso è uno Studio Pilota

Un PorpoCorso è un corso in cui la porporina fa scuola. Un PorpoCorso è l’unità funzionale di una Clinica dei Mostri degna di questo nome. E uno studio pilota? Uno studio pilota è quella cosa che prendi un protocollo di studio e gli fai prendere un po’ d’aria, lo porti in giro a respirare, lo fai diventare una cosa viva, concreta, una cosa che vuole provare e farsi provare. In uno studio pilota, infatti, il protocollo viene applicato e viene applicato anche se la scala su cui lo si applica è piccola, anche se questa scala non ti permette di arrivare fino al cielo e neanche ci prova, in effetti, neanche è sicura di come sia fatto un cielo, neanche lo sa se è davvero azzurro e con tutte le leggi imprescindibili incise bianco su azzurro. Uno studio pilota è un piccolo enorme passo, il protocollo che si fa vita vera su un gruppo selezionato di “arruolati”.

StripMine, il primo PorpoCorso

Strip

Quando dici Strip la lingua per un attimo si arrot(ol)a. Tu la lasci fare, come lasciar parlare qualcuno che non sai esattamente dove andrà a parare. Ma non hai alcuna intenzione di perderti lo spettacolo. Perché la parola “Strip” è così importante? Perché Strip può voler dire un sacco di cose. È una cosa che le cose importanti hanno spesso in comune, il poter voler dire un sacco di cose.

Strip come striscia.

La striscia delle zebre. Potremmo stare in una stanza con alle pareti carta da parati rossa fiorita di zebre e potremmo far fiorire l’intellighenzia sotto quegli sguardi con un occhio solo ma disegnato tanto bene che sembra valga doppio.

Le strisce coi reagenti, fare lo striscio, tirare fuori cose e lasciarle addormentare su altre cose, mettere cose su altre cose e stare a vedere di che colore diventano le cose quando si mescolano tra loro.

Le strisce adesive che tengono fermi gli aghi. E non solo.

Strip come lista.

La lista che è la cifra stilistica di Alta Fedeltà e tutte le liste che i Calamisti si troveranno a fare con la loro testa piena di idee e fatti messa a ferro e fuoco da questo progetto e dall’ultimo, sfavillante, *porpocoso (*porpocoso: mostriciattolo di rara rarezza che verrà riprodotto in stampabili vari per la gioia di chi riuscirà a ottenere un posto nel corso).

Strip come pista.

Eh, pista. Come la pista che forti delle cose apprese e dei muscoli (mentali) allenati, i corsisti del primo PorpoCorso della Clinica dei Mostri daranno a tutti gli altri.

Strip Mine come la carta di Magic che Seoeta mi ha presentato come si presenta un amico a cena, che mi ha offerto come si offre una bottiglia di vino, che ha messo in tavola come si mette un dolce che tanto sai nessuno avrà il cuore di rifiutare.

“Scavare in una miniera di cui non sai nulla, in cerca di ori nascosti, come in una sorta di culla.

Con un nano minatore per guida, che non vorrà sentir altro che stupore vero e poi grida,

Sempre attenti con l’occhio a cercare, un sapere profondo che non vuol farsi acciuffare.

Vieni con noi, vieni a scavare, con piccozza e tastiera, vieni a studiare.”

Seoeta mi ha detto che questa carta, in italiano, era tradotta come “miniera a cielo aperto”. Poi mi ha insegnato tre parole: mana, spell e mats. Il mana è il potere, nel senso di energia, forza vitale, il potere di ogni mago. Al mago serve il mana per lanciare spell che non sono altro che magie. E i mats? I mats, sono i materiali, ingredienti o comunque i pezzi necessari insieme al mana, per preparare l’incantesimo.

Allora io gli ho detto che ciò che dovevamo fare era dare mats, ma mats di alta qualità, però solo a maghi degni, maghi col mana adatto, per permettere loro di creare spell incredibili.

E lui mi ha risposto che in certe miniere come i PorpoCorsi si danno solo materiali buoni, a maghi ottimi, per spell straordinari.

Obiettivi dello studio

L’obiettivo primario è trasmettere un sapere nuovo, come si trasmette un’infezione, come si propaga una malattia esantematica, come unicorni col morbillo che sembrano zebre perché a loro viene così il morbillo. Magari qualcosa che magari non hai mai toccato oppure hai sfiorato ma senza approfondire o, ancora, l’hai pure approfondito ma se è vero che se guardi nell’abisso l’abisso guarda te, ecco, forse questo sapere tu non sai proprio bene bene come gestirlo e allora più che essere tu a guidare lui è lui a guidare te.

Popolazione di studio (criteri di inclusione)

Seoeta, il cosperimentatore di questo PorpoCorso che inaugura la Clinica dei Mostri, mi ha detto che c’è una cosa più importante del livello.

Insomma, non è determinante quanto a fondo siate scesi nella miniera di questa conoscenza da soli. Nossignore. Ma ci sono invece altre cose molto importanti: cosa vorreste trovarci, in questo porpo-corso e perché vorreste entrarci, in questa miniera e, una volta trovato cosa cercate cosa vorreste farci. Come scoprire queste cose dei candidati? Chiedendo loro una lettera di motivazione, naturale.

100 le(vita)zioni

Che vuol dire? Un po’ di vita che entra nelle fessure di pillole (100, ben 100) spezzate con i polpastrelli, un po’ di voglia di librarsi. Le conoscenze tecniche di Seota, le mie parole infettanti, tutta la (sua) ruggine sana di chi queste cose le affronta ogni giorno, tutta la (mia) trementina di chi, quando c’è un problema, sa che o ci si sofferma solo sul problema o si cerca una soluzione. E poi loro. I PorpoCosi del PorpoCoRso. I mostriciattoli più belli del mondo. Ognuno ha una storia, ognuno ha un consiglio da darti, ognuno diventerà di volta in volta protagonista di uno degli stampabili.

Allora abbiamo deciso di optare per una forma tutta speciale di reclutamento. I criteri di inclusione del nostro studio? Voglia e tormento. Sì, tormento. Perché sapere, a un certo punto, diventa un tormento, lo sai bene tu che leggi che, senza nuovi folli progetti in cui imbarcarti ti sentiresti inquieto, perso.

Questa forma speciale è stata ribattezzata, dalla mia mente notoriamente “creativa”, “Meritasta”. Non ti sembra suoni benissimo? È un’asta in cui a vincere è soprattutto il merito.

Ora, seguimi un attimo che ti spiego.

Per questo primo turno di selezione c’è un limite temporale. Una settimana. Chi vuole partecipare invia la sua offerta pecuniaria e si mette in gioco con una piccola lettera motivazionale. Come ci piace da queste parti l’offerta è libera, secondo il Metodo Radioheadache (un po’ Radiohead, un po’ mal di testa): anche se citare il Piccolo Principe è ormai terribilmente mainstream qui ci piace provare a recuperare il valore delle cose prima che il loro prezzo.

E tu lo conosci il valore delle cose che valgono. Come fai a conoscerlo? Sei un unicorno, maledizione! Quindi, Asta perché chi darà più valore al PorpoCorso dimostrerà, appunto, di ritenerlo più valido ma Merit-Asta perché l’offerta non è tutto, anzi: a fare la differenza sarà infatti anche la letterina motivazionale in cui il candidato corsista dovrà fondamentalmente (e brevemente, tranquilli, niente di trascendentale), dicevamo, dovrà dire in quale campo vorrebbe applicare le magie SEO apprese, cosa vorrebbe ricavare da questa miniera a cielo aperto che sarà Strip Mine e, qualora ci fossero argomenti su cui in particolare vorrebbe scavare, ecco, sarebbe il caso che non li dimenticasse di indicare.

Tutto chiaro? Mappa riassuntiva in dono per te come quando alla fine di uno spettacolo ti danno un mazzo di fiori ma tu, a conti fatti, dato che avresti anche una certa fame, avresti preferito i pomodori.

Ripeto, T-U-T-T-O–C-H-I-A-R-O? Magari sì, assolutamente sì. Eppure. eppure c’è qualcosa che non quadra alla perfezione. Cos’è? L’incertezza di quale sia la scelta migliore per te. A volte il problema non è non capire, ma capire e non sapere esattamente cosa fare. Cosa si fa in questi casi?

C’è una frase, stupenda a mio avviso, di Calvino. Si tratta di una di quelle che frasi per cui vale la pena di saper piangere a comando.

“Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo allinferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”

In questi casi esiste il Pronto Soccorso di Calamo (sì, con questa cosa dei PDF ci ho preso gusto) e poi esiste una cosa che funziona così tanto che ti raccomando di assumerla con cautela. Non andarmi in sovradossaggio. Vuoi sapere cos’è? Sai, è un metodo sperimentale, una di quelle cose incredibili, estremamente innovative: si chiama “chiudi gli occhi forte, respira a fondo, allacciati le scarpe e vai a camminare finché il tuo corpo, dovendo scegliere tra piangere e termoregolare, non avrà più dubbi su cosa gli convenga fare”.

Quella cosa che “Au revoir” in francese vuol dire “addio” proprio non mi va giù

Perché vorrei dirti “au revoir” e sventolare ideali fazzoletti bianchi ma non per salutartisalutarti, più per lasciarti il tempo di metabolizzare dopo aver letto (sennò come me le mandi le email bellissime che tuipoteticochemilegge so che mi mandi?).

Ecco, ti capita mai di aver una voglia incontenibile di cambiare il senso ad alcune parole?

Non puoi farlo, è vero. Ma puoi impararne di nuove finché non trovi quelle che significano esattamente ciò che vorresti dire nel modo in cui vorresti dirlo.

Non siamo qui (anche) per questo?

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