Ketamina e Caffè Istantaneo, edizione speciale

 2 Estratti, 2(00) parole a testo/a

Vena giugulare, anno 21 D.C.

Quando sei qui da un po’ a studiare scienze degli sbagli impari che in questa città non importa quante volte provi a imboccare una via che ti porti via, il gorgoglio dell’acqua ti si infila sotto la suola delle scarpe e ti fa ritornare a casa. Anche se questa non è casa. Anche se sono qui solo da pochi mesi. Anche se qui non ci sono corsi d’acqua. Eppure io sto annegando. Scriverei di come sto coltivando questo edema polmonare, come se fosse una pianta carnivora che tutte le volte che non dorme mi divora un po’ e lei non ha mai sonno, ma chi diamine paragona le cose a un edema polmonare? Nessuno lo fa e io non me la sento di essere il primo. Non sono il primo neanche a toccare te. Ma mi va bene. Ti ho trovato sopra una panchina con troppa poca ruggine perché avessi voglia di strusciarmici contro e ti ho raccolto perché qualcuno aveva raccolto me e raccoglierti mi è sembrato un buon modo per rimettere le cose a posto.

Ketamina

 

 

Scena 1, le foto (tutte), il fuoco, 9 crime Damien Rice

Sai come si sta in un posto in cui non sai proprio come ci sei arrivato e non hai assolutamente idea di come fare per andartene? Se non conosci la sensazione dovresti fare una cosa: chiudere le palpebre e strizzare forte gli occhi finché non iniziano a tremarti, gli occhi, e con le orecchie senti il rumore che fanno gli occhi, che fanno gli occhi quando tremano. Ecco, è lo stesso rumore che fa uno sguardo quando deve sostenerne un altro e quello sguardo pesa, è il suono che si sussurrano le foglie alle loro orecchie piccole, orecchie piccole e verdi di foglie, si bisbigliano questo rumore sorde quando non hanno più la forza di restare aggrappate e allora scivolano giù. E poi si tengono la mano e giocano e muoiono nel vento. Il vento che le tocca, che le sventra, il vento che fa questo rumore quando passa loro attraverso, entra loro dentro. Anche tu sei entrato. Nella mia camera. E io non so perché e, stando a come ti muovi, non lo sai nemmeno tu. Cioè, intendiamoci, io speravo entrassi. Ho lasciato la porta socchiusa proprio perché ci speravo ma non ci credevo davvero. Perché tu ei un buco nero.

Caffè Istantaneo

 

1 Compleanno

Il compleanno del blog, il 3 marzo.

0 Scuse

Se te ne sei perso uno dei due o entrambi, se li hai letti e ti sono piaciuti e vorresti rileggerli e sentire il rumore che fanno quando ancora ti esplodono in testa, dormi, non li tieni sotto il cuscino, eppure fanno baccano e tu non li (vuoi) puoi calmare, ecco, in questi casi, rompi il vetro: le schegge non fanno sempre male.

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