Mai sanguinare davanti a uno squalo

 

ketamina

Questo è ciò che ti sei perso, se ti sei perso, del racconto Ketamina

Questo è ciò che che stai per leggere, se continui a leggere, del racconto

  •  Un altro personaggio che ha deciso di donarti un assaggio della storia
  •  Un breviario di alcune domande da non fare mai
  •  Una ricetta insolita per un cocktail… originale

Aggiornamento: questo è ciò che dovresti leggere, adesso, se rientri in uno di questi casi (clinici)

  •  Ketamina avresti voluto leggerlo ma te lo sei perso, non hai fatto in tempo
  •  Ketamina lo hai letto e vorresti rileggerlo con tutto ciò che è cambiato, fuori e dentro di esso (perché Ketamina è sempre in fieri, è fatto della stessa sostanza di cui siamo fatti noi, certo)
  • Ketamina lo hai letto e vorresti leggere anche qualcos’altro 

Pronto? Chiudi gli occhi e… No, scusa, aprili e leggi

La porta, l’ingresso, le unghie, le mie dita, le unghie delle mie dita, il campanello.

L’unghia del pollice destro si sbecca contro il campanello della porta d’ingresso.

Coriandoli viola sbocciano dal mio pollice e rovinano, scenograficamente, sullo scalino.

Smalto caldo, marmo freddo.

La porta, l’ingresso, le unghie delle mie dita, la troppa pressione su di me, su questa festa che sta infestando tutto dentro, la troppa pressione del mio pollice sull’interruttore del campanello.

Un piccolo dolore trascurabile, lo spingo contro le labbra, un po’ di pioggia viola mi finisce in bocca. Il sangue ha un sapore decisamente migliore dello smalto. Succhio il pollice e penso che ho rovinato lo smalto, che ci ho messo così tanto tempo e che nessuno mi ridarà quel tempo, come nessuno, adesso, mi sta aprendo.

Come potrebbero sentire il campanello, del resto.

Continuo a suonare alla porta, certo, ma dentro la musica gli suona addosso come se li stesse scuoiando. O li stesse privando di qualcosa di più prezioso della pelle stessa. Come una stecca. Di sigarette.

Valentina mi sorride. Ecco, brava, Valentina. Se ne sta tranquilla, un po’ nascosta, nel suo verde di cosa fatta con pazienza, pensata, voluta e realizzata. Corrado tiene sempre un altro paio di chiavi sotto Valentina. Io lo so perché io, di Corrado, so un sacco di piccole fondamentali grandi cose inutili. So qual è il colore esatto dei suoi occhi quando la mattina si sveglia, per esempio. Non lo puoi spiegare, non è un colore che esiste in natura, o forse c’è stato un momento in cui è esistito ma deve averlo spazzato via un asteroide. Non potevano esistere i dinosauri e l’umanità al tempo stesso. Non dovrebbe poter esistere quel colore e l’umanità al tempo stesso. Eppure. Corrado ha questo colore negli occhi quando si è svegliato da più di tre minuti ma meno di cinque, preferibilmente se ha fatto un sogno radioso e cruento e ha questo colore negli occhi quando può spezzare le ali alle farfalle, scotte, nei piatti di plastica colorati. Corrado aveva questo colore negli occhi il giorno che ha chiamato suo padre, lo ha incontrato dentro un centro commerciale affollato e ha rotto i ponti. Scommetto che Corrado aveva questo colore negli occhi anche quando, 13 anni prima di quel giorno dei ponti allagati e distrutti, era andato al cinema con Valentina e aveva la giacca di pelle di suo nonno e nella tasca destra una coccinella di pezza e sono andati al cinema come si va a negoziare il bottino di una guerra di bottoni e Valentina aveva quei capelli di liquirizia che non importa se ti finiscono in bocca, e sono certa gliene siano finiti un sacco in bocca, mentre fingevano di guardare il film, mentre si scambiavano il primo bacio come un malanno di stagione che ti becchi aspettando un tram alla stazione, mentre lei entrava in un negozio e gli regalava una tartaruga.

Ora Corrado tiene le chiavi nella pancia della tartaruga Valentina perché quel ricordo è uno dei più rassicuranti del suo repertorio. E Corrado suona maledettamente bene.

La porta, l’ingresso, le chiavi, le mie dita, le chiavi tra le mie dita, la serratura. Un movimento semplice ma ruvido, scotch liscio, ghiaccio tritato, ghiaccio secco. Entro e annaspo sul tappeto del soggiorno, con le mie scarpe comode come una danza su una fiocina. Perché non abbiamo mai imparato a fingere meglio?

Ore 8, invitati che si strusciano in un improbabile ballo tra meduse,
ore 9, altri invitati che si limitano a boccheggiare arroccati su scogli di dischi affastellati,
ore 10 bottiglie vuote dentro cui annegare fantasie improbabili,
ore 11, i capelli rossi arruffati di Damiano mi sembrano in lontananza una nuova forma di corallo,
ore 12, io questa cosa di usare le ore per indicare un punto nello spazio non la so proprio fare.

Non cammino sulle fughe delle mattonelle, perché noi, al contrario delle mattonelle, non abbiamo mai davvero fughe, non abbiamo mai davvero scelte. Tacco, punta, tacco, tutti questi pensieri fanno un incredibile baccano, tre passi e l’odore della maglietta sporca di Marta è una realtà tangibile, concreta, cinque passi e Lara ha gli occhi troppo grandi, indietreggio, tacco, punta, tacco, vorrei cadere e smettere di avvicinarmi, sette passi e mi fermo, nove passi e mi ferma qualcun altro, undici passi e sono arrivata, non ho nessuna attenuante, non sono stata rapita, non mi hanno deportata, undici passi e sono venuta da sola, tacco, punta, tacco, mi sono costituita, mi sono consegnata.

Sul tavolo della cucina, il sale disegna soli allucinati che sembrano fatti di neve e sabbia mentre Corrado sembra non curarsene o forse non se ne cura davvero, con lui non sai mai per certo se si curi di qualcosa o meno.

“Quando è stata tua la prima volta?”

Gli pongo una domanda e poi non lo guardo nemmeno. A te i punti interrogativi, a me i miei occhi, a te la sensazione di affondare piano eppure la speranza di potertici aggrappare, a quei punti interrogativi, a me l’annegamento e basta. Fisso il tavolo e col dito sposto i granelli bianchi, fino a scrivere l’iniziale del mio nome.

“Scommetto che non stai minimamente parlando di sesso”

Il pestello. I suoi denti. La sua lingua. Il bicchiere. Il rumore della lingua contro il vetro dei suoi denti. Vetrocamera. Un vetro antiproiettile. Nessuna parola può passare senza che sia abbastanza forte da fare un disastro tutt’intorno. Nessuna parola può entrare se fa meno male di un’esplosione. Il rumore del pestello contro il disegno bianco del bicchiere. I nostri disegni sono finiti infranti e tu non hai pagato neanche il prezzo della più piccola infrazione. Tu non paghi mai nessun prezzo e continui, incurante, a investire le vite degli altri senza assicurazione.

“Scommessa vinta. Quando è stata la prima volta che ti sei sentito morto?”

“Per sentirsi morti bisogna essersi sentiti vivi.”

“Eppure qualcuno per te è morto”

“ Come un martire?”

“ Un martire cristiano. O come Cristiana”

Cristiana, 33 anni il 3 di marzo, Cristiana, 33 secondi di niente per te.
Corrado non parla. Gli tocco la barba.

“Non dovresti toccare certi tasti”
“Suonano ancora?”

Finisce di preparare il drink con metodico distacco. Poi afferra un coltello a caso e si taglia il palmo. Vorrei pulire il piano bianco. Poi fermare il sangue, che gocciola nel bicchiere. Poi, magari, curarlo.

“È l’ingrediente segreto”

Voglio davvero fermarlo?

Tu forse sì o forse vuoi affondare la lama.

In ogni caso dovresti avere la tua copia di Ketamina (clicchi sulla copertina, ripeti a voce alta “sappiamoilprezzodiognicosaeilvaloredinessuna”, scegli qual è per te il valore, fai risuonare le articolazioni delle tue dita sistemandole a tenda in segno di soddisfazione, aspetti, vai a farti pure tu un drink. Magari, però, senza ingrediente segreto)

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10 pensieri su “Mai sanguinare davanti a uno squalo

  1. C’era “Colazione da Tiffany”, qui siamo a “Colazione con Monia” che poi è anche molto meglio a voler guardare. Con Ketamina. Un racconto che butta sangue dal cuore, e il sangue come sappiamo è salato e la colazione salata ha quel qualcosa di internazionale, di ampio respiro ( quanto ne serve con Ketamina: lascia senza fiato), un po’ da grande albergo. Il paradiso è il servizio in camera, ma qui si va a un livello superiore. Avvolgente quel tanto da rapirti gli occhi fino all’ultima riga, un flusso di intimità dell’autrice, nascosto, seminato qua e là in modo naturale e avvincente. Impegnativo il giusto, scorrevole liquido con un retrogusto di vodka e Martini. Ha il grande merito di farti riflettere e soprattutto la grande dote di darti l’impressione che sta parlando proprio a te, come se fosse stato scritto solo per te. Un pezzo teatrale, nell’accezione più nobile del termine, atto unico per un unico attore. Un monologo da portare sul palco e strappare applausi che non possono che essere da far venir giù il teatro. In una parola: Ketamina è meraviglioso.

  2. Sembra di sbirciare dal buco di una serratura, che poi ti accorgi che è un buco nero. E ci sei già dentro, ancora prima di riuscire a espirare. E non puoi fermarti anche se hai così tanto sonno che le palpebre vorrebbero precipitare senza rumore. Allora, continui. Anche quando senti che vorresti, che dovresti smettere. Perché hai paura, ma non una paura di quelle che ti sfiorano appena. No, la tua è una paura incandescente e fredda come una lama alla gola. E sanguini già senza nemmeno esserti mossa. Senti il sapore del tuo sangue, e sì, è meglio dello smalto rotto che si sbriciola e lascia le unghie nude e infreddolite. Ma forse il sangue non è il tuo. Forse stai assaggiando tutte le paure di tutti gli occhi che hanno visto il vuoto.

  3. Può sembrare un eufemismo o un azzardo…Cara Monia con questo racconto mi “sei entrata in vena”, non meno che con ogni altro tuo scritto. Questa volta ti ho letta adagio, un po’ alla volta, presa dalla vita che mi roboava intorno.
    Ogni capitolo è un invito a conoscere l’anatomia di vene e arterie e non solo in termini medici, anzi senza dubbio, l’originalità sta nell’avere dato accesso a un mondo dove, oltre al sangue, scorrevano sorrisi e umori. Mi è stato difficile non riconoscermi in quelle camminate e passeggiate verbali…E ogni tanto mi sembrava di averti al mio fianco, mentre leggevo. Insomma mi hai portata in giro e io ne ho approfittato per godermi di gusto i tuoi lunghi periodi senza virgole e punti.
    La mia “Calamo dipendenza” è ormai cosa nota. Attenderò altro e grazie per quanto donato.

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