Produzione seriale di blog stellati

per aspera ad astra loui jover ragazza galattica

Faccio sogni bellissimi in questi giorni. Non sempre canonicamente bellissimi ma belli nella loro complessità. Belli nel loro essere strampalati e a volte sofferti. Belli nei loro lustrini splendenti che sono così splendenti che a volte non ti accorgi subito che sono appicicati a rovine, a resti. La bellezza dell’eccezione anche quando essa è difficile, impervia, pericolosa a modo suo. Una bellezza mostruosa. Quella di cui ci lasciamo defraudare ogni volta che ci acco(r)diamo. I supereroi con le loro aberrazioni cromosomiche. Le scapole di Skellig con le sue ali di primavera e aspirina. La cronoalterazione che fa scorrere per te il tempo in un modo tutto tuo. Le ali enormi di un signore solitario. Tutte le vittorie senza testa ma con un corpo magnifico. Le scarpe consumate per i bei viaggi.

Vuoi davvero scrivere per raggiungere un “successo preconfezionato”?

Mettiti al tuo posto. E non abbandonare la grotta per nessun motivo al mondo

La nicchia è una cosa intelligente. Ok? Un concetto davvero davvero davvero importante. Non è che dopo aver letto questo paragrafo devi andartene per il mondo ad aprire blog-diaripersonali con i contatori personalizzati e tutti i gadget carini e colorati che fa tanto 2000 Odissea su Splinder (ciao Splinder, ti voglio bene sempre).  Non farlo, ecco. Proprio no. Ma c’è un ma. C’è sempre un ma. Come quando esci con qualcuno e ti diverti ed è carino… MA. La tua nicchia non può diventare la tua tomba.

Hai presente il mito della caverna di Platone? Devi uscire a un certo punto. Vedere cosa, delle ombre di cui finora ti sei accontentato, è reale. Devi avere il coraggio un po’ incosciente di spaziare. Devi avere la forza di aprire una scuderia con tutti i cavalli bianchi e neri, se ti va. Perché c’è una sottile quanto fondamentale differenza tra il “concentrare le forze” (che è cosa buona e giusta) e il limitarsi. Sei così tante cose. Faccele vedere.

Coltiva le relazioni… “virtuose”

Il mare è pieno di pesci. C’è il pesce gatto che si lecca i baffi appena vede all’orizzonte un possibile affare ehm lettore. Il pesce martello che, essendo martello, ama martellare. Il pesce spada che sa essere tagliente. Il pesce palla che non sempre è sincero né divertente. La rana pescatrice che ogni volta che può farlo acchiappa. Ci sono i pesci tropicali che catturano gli sguardi. E poi c’è lo storione. Che non sempre è esattamente chiaro come sia diventato storione. Ma a quanto pare (a volte è effettivamente così, a volte pare e basta) tutto ciò che tocca caviale diventa.

Tu lo sai con chi devi fare amicizia? Ci hai pensato? Hai riflettuto su quali acque ti conviene solcare? Perché è tutta questione di relazioni costruite ad hoc se vuoi lasciare il segno, eh! Ok, sto scherzando. Non è così. A nessuno storione piace essere accerchiato solo perché ritenuto uno storione. Senza contare che ogni volta che vedi un altro pesce tu non puoi saperlo la potenza che ha in quelle pinne. Quindi anche a voler essere solo molto opportunisti non sai mai quante belle opportunità potresti perdere.

Stringi i rapporti con chi senti affine, senza fare troppi calcoli. I calcoli pesano come pietre. Lascia che le relazioni facciano il loro corso. Fatti vedere, certo, ma senza improvvisare la danza del pavone. Soprattutto se ti sei impegnato così tanto nella danza in sé da aver dimenticato di rendere ciò che hai realmente da offrire più affascinante di una gallina spellacchiata. Già che stai vestendo i panni del blogger impegnati per essere una sirena. Le sirene non hanno bisogno di elemosinare attenzioni, sai?

Sii semplice

La semplicità non è esattamente quello che pensiamo, sai? Semplicità non è sinonimo di cosadapoco, di pressapochismo, di banalità, di scarsa importanza. La semplicità, quella vera, è davvero “la massima raffinatezza”. Ma quando senti parlare di semplicità nella scrittura non sempre è di questo che senti parlare. Caro mio, e sottolineo mio, lettore, parliamoci chiaro: se la scrittura avesse voluto essere facilmente digeribile sarebbe nata omogeneizzato. Immagina le parole come verdure infilate nel mixer, i concetti tritati, frullati, liquefatti e filtrati così da essere serviti e consumati senza alcuna fatica. Ma è davvero questo che vuole la gggente (come se poi la gente fosse “altro da noi”, come se non fossimo noi stessi, alternativamente, oltre che  autori anche lettori)? Io non ne sono così sicura. Se non avessi mai voluto confrontarmi con qualche prosa più “croccante” non avrei fatto la fatica di sopportare i denti che spuntano e poi devi lavarli e se non stai attento si cariano.

Seconda stella a destra…

Tu che percorso stai seguendo per diventare chi (come blogger) sei?

 

 

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27 pensieri su “Produzione seriale di blog stellati

    1. La risposta zucchero&miele è un generico “manocchedici ihihihi”.
      La risposta seria è “sono molto contenta tu abbia messo i bottoncini social e la pagina di presentazione. Poi… Tu in che oceano vorresti navigare bimbabella?”
      Nel dubbio caramelle.

  1. Mi sono chiesto: ma esisterà un pesce camaleonte? Bene, esiste, si chiama, manco a dirlo, pesce camaleonte, nome di battesimo badis badis. È un pesciolino di sei centimetri, dalla livrea variabile a seconda di dov’è nato, dell’età e… dell’umore!
    Ecco, io voglio essere così. Non lunatico (che pure la luna è una bella vista col cielo terso e i Looney Toons se li ricordano tutti bene e piacciono ancora adesso e Lunatica Lovegood è uno spasso) ma libero di scegliere come vorrei essere ogni giorno. Bianco, nero, rosso e verde, giallo e viola, indaco, pervinca, o così simile all’ambiente da sparire e starmene solo per un po’. Così da piacere a tutti, anche se mai a tutti insieme, anche se mai del tutto.

    1. E quando sei triste e sfiduciato e convinto di essere inadatto a vivere con gli altri… Vuol dire che ti sei confuso e pensi di essere un piccolo Dario (leggo essere altro pesciolino camaleontico)?

      1. Che colore ha un (pesce) camaleonte dentro una scatola (o boccia) di specchi? A volte c’è bisogno di capire chi vogliamo essere prima di cercare i nostri simili.
        Beato il calam(ar)o che quando è in difficoltà si aiuta con l’inchiostro!

  2. Il pesce pigro non c’è, quindi ho provato con quelli lenti (che non è uguale ma io sono lento quindi un po’ ci sta) ed è uscito fuori che il più lento di tutti è il cavalluccio marino nano (che non so per quale motivo non annoveravo tra i pesci ma Gugle dice di si.)

    OK, lui è un figo e io no e a lui viene normale farsi guardare e a me no, però in fondo è una sorta di sirenetto e quindi se uno deve proprio impegnarsi come una sirena (lo so che non lo faccio ma oh, datemi tempo no?! Sono pigro io!) forse ci siamo.

    Quindi… come mi finisce il momento da pesce pietra (che direi mi stia rappresentando decisamente di più), prometto a calamo che puntata la seconda stella a destra, anche con un passaggio di quello grosso e ferroso (e magari con una calamella) vediamo che si può fare 😄

    1. Il cavalluccio marino è la classica voce fuori dal coro (che poi quanto sia adatto l’aggettivo “classica” seguito da “fuori dal coro” è tutto da valutare).
      Lo vedi e un po’ ti semnbra buffo, un po’ ti sembra affascinante e sì, se uno deve impegnarsi a essere una sirena diventare un cavalluccio marino sembra proprio un ottimo compromesso (che poi “compromesso” sembra una parola brutta ma non sempre lo è).
      Però… Vuoi mettere con un magnifico pesce pietra che sembra la pietra di Fantaghirò?!

  3. Niente eh, lo spirito anni ’90 non tradisce mai. Quindi? che facci ora? rimango indeciso tra starmene lì buono buono perché tanto alla peggio ho una CalaGHIRÒ che mi porta a spasso e mi fa chiacchierare oppure lento lento inizio ad avviarmi da solo verso la stella? (Tanto il “Delfino” lo ha preso quello grosso – Andrea Genio)

    1. Ciao Bruna!
      Il tuo commento è interessante perché da una parte sì, è il lettore a costruirsi un’immagine precisa di te.
      immagine che, alla fin fine, sarà la fotografia di te che per lui sarà più importante.
      Se, parafrasando illustri correnti di pensiero, la realtà è un fiume e ognuno di questo fiume non può coglierne che una parte, nel suo scorrere, allora è fondamentale capire da che parte di noi si lascia lambire chi ci legge.
      Come battigia baciata dall’acqua.
      Tuttavia è da non trascurare la necessità di sapere a priori ciò che si è.
      O si vorrebbe essere.
      Altrimenti come si può essere felici o infelici della percezione che scopriamo che gli altri hanno di noi?
      (P.S. c’è un problema con l’url che hai lasciato del tuo blog. Non vorrei che qualche calamista provi a passare da te e non riesca a trovarti ;))

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