Manuale del trapezista inconsapevole

capovolto

Immagina un mondo parallelo in cui Paganini non ha mai preso in mano un violino.

La tela è pronta, il pennello pulito, i colori miscelati. Poi qualcosa succede (succede sempre qualcosa, ma solo qualche volta ci preoccupiamo di dire che qualcosa è successo). Il piccolo Vincent si allontana dalla camera che ha vinto il premio per la vista più macabra per l’ennesima volta e dimentica i suoi propositi.

Vincent non proverà mai a dipingere.

Non saprà mai quale potere aveva nelle mani, un potere di parole mozzate prima di essere udite e di proiettili che scheggiano la carne in mille petali rossi.

 

Johann ci pensa bene e sì, in effetti tutti con tutti i soldi che ha fatto quel bambinetto ci si potrebbe fare la bella vita a lungo, ma no, figurati se il suo Ludwig è così portato. Lasciamo stare. Non vale la pena star dietro a quel ragazzino con tutte le preoccupazioni che già la vita da sola riserva.

Ludwig passerà tante notti posando piano la testa sul cuscino invece di sbattere le dita sulla tastiera.

Non saprà mai quanto talento c’è nella sua volontà, quanta forza si può sprigionare dalle sue nocche anche quando le sue dita sono stanche e tutto del tuo corpo è esausto.

 

Torquato non ne può più di sentire sui denti il rumore che fanno i sogni quando si infrangono. Il dolore è più rude che scrivere “Lucrezia” su una lavagna, con le unghie, a mani nude. No, basta, è il momento di abbandonare certe insensate velleità. Da grande farò giurisprudenza, ha ragione papà.

Torquato dimenticherà il poetare, la sua liberazione e porterà al polso i cadaveri dei sogni, non parole.

Non saprà mai quanta dolcezza truce era capace di pompare nella testa dei lettori il suo inchiostro fatto di rosso che cola su una spada che definire amica è un eufemismo.

 

sottosopra

Vorrei da te due cose, una per me e una per te

La cosa per me è che tu da domani dai la possibilità a qualcosa che sei bravissimo a fare ma non sai ancora di essere bravissimo a fare di mettersi in luce e farti scoprire che sei bravissimo a farlo. Cos’è che dici? Come fai a scegliere a cosa dare questa opportunità tra le tante cose che potenzialmente potrebbe piacerti fare e che potresti pure essere bravo a fare? Scegli il metodo che preferisci. Fai una lista, coi foglietti, un po’ come si face-va per scegliere i nomi, e poi peschi. Oppure segui quella sottile spinta che hai a volte percepito verso qualcosa. Ma l’hai scambiata per gastrite.

La cosa per te è che tu da oggi lanci la stessa sfida oltre che a me (è scontato che nella sfida ci sono anche io, certo) a Calamo. E lo fai dicendogli cosa ti piacerebbe facesse. Perché qui si sta come in una comitiva. Passate di qua, in questa piazza, e io che sono la capo-gruppo arbitrariamente autodesignata quando vedo che vi divertite e vi scambiate le parole come figurine sono proprio gasata. Ma c’è un ma. Stiamo capovolgendo tutto? Quindi capovolgiamo anche i ruoli e sì, potete dire la vostra su ciò che vi piacerebbe trovare prossimamente da queste parti.

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17 pensieri su “Manuale del trapezista inconsapevole

  1. L’ha ribloggato su girardihre ha commentato:
    CI sono persone con la capacità di toccare una palla come nessuno, altri che sanno tenere un pennello in mano. Ci sono quelli che riempiono l’etere con suoni magici e chi fa dell’empatia un’arte. Poi ci sono quelli che hanno la penna magica, come Monia. Ma qui lei esce dal suo metro, parla di talenti sopiti, schiacciati, nascosti e fornisce la spinta, quasi da motivatore professionista, la ricetta come fosse un commerciale di lungo corso, per trovare quanto è nascosto in noi di straordinario. Da leggere assolutamente e da provare. La fanciulla, oggi, mi ha stupito. Chapeau! Avrei voluto pensarla e scriverla io una cosa così. Buona lettura ragazzi.

    1. Io lo capisco, l’aperitivo ha il suo fascino, ma sì, se tu vieni qui sempre poi scopri che anche venire qui a mangiare con una certa costanza, gustandosi così cene vere, ha il suo perché.
      Sei il benvenuto 🙂

  2. Post emozionante. Chiunque di noi ha un’ispirazione nascosta, a se stesso prima che agli altri e il tuo post non può che accarezzarla dolcemente e farla sentire degna di attenzione.
    So che vado fuori tema ma alla mia aspirazione ho dato dignità di attenzione tre anni fa.
    Era un qualcosa che galleggiava in me da tempo, che in parte ho sublimato nel lavoro ma che non era soddisfatto di galleggiare soltanto.
    Voleva zampillare fuori con tutta la spinta energica che possedeva e trascinarmi con sè.
    E gliel’ho permesso. A passi di bimbo, timidamente le ho permesso di salire su un palcoscenico (mettendo a tacere la me giudicante del non ce la farai, del non hai le capacità) e li ha brillato. Per me. Irradiandomi di un calore di cui avevo bisogno. Permettendo al mio corpo e alla mia mente di danzare pur non essendo danzatrice e di recitare pur non essendo attrice. Finalmente leggera, libera dalla pesantezza dell’Io giudicante.
    E mentre ti scrivo, sento che il mettere in parole un’ambizione realizzata, le permette di agganciarne un’altra, mai confessata. Ma che sento premere dentro di me. Mi chiama. Si sente chiamata. Ha paura di essere respinta di nuovo. E allora la rassicuro. Sì, ti ho sentita. Non so se ti farò brillare domani. Ma so che ci sei. Conserva il pennello e i tubetti di colori. Te lo chiederò presto.

    1. Emozionare è sempre bello perché emozionare significa aprire una breccia nell’interlocutore.
      Poi sta alle buone (o meno buone) intenzioni di ognuno usare quel passaggio creato per far passare qualcosa di bello.

      Le “me giudicanti” a volte farebbero proprio bene a andare fuori a bere qualcosa.
      E non tornare per un po’.

  3. Wow, gli universi paralleli mi piacciono un sacco e sai che ti dico? Quando torno provo quel corso di improvvisazione teatrale che bramo da un annetto…
    Cosa voglio da Calamo? E’ davvero difficile perché la cosa che voglio, stupirmi, ci riesce sempre, ogni volta, ogni post. Direi che mi prenderò del tempo per escogitare qualcosa da dare in pasto a Calamo 😉

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