La vita è una pizza (e altre cose buone di pessimo gusto)

la vita è una pizza

“Te la taglio io la pizza, dài”

(lo so che su “dai” l’accento non è obbligatorio ma ultimamente mi piace così tanto metterlo. Che poi, in fondo, facciamo davvero solo quello che è necessario? O forse, a volte, addirittura, facciamo al contrario solo ciò che è facoltativo, marginale, superfluo. Chissà secondo quale criterio poi).

E tu non capisci se sia un piacere, una tenerezza, una concessione. Non lo capisci perché fai scorrere gli occhi dal tuo petto verso l’esterno, prima a destra e poi a sinistra. La fila di bottoni ordinati della camicia. Lembi di pelle. Le maniche corte. E poi più niente. Non hai mani, non hai polsi, non hai avambracci, non hai gomiti, non hai bicipiti, non hai radio, ulna, omero. La sola idea di tagliare la pizza da solo ti sembra un’irrisolvibile odissea.

Di notte (non prima di addormentarti ma semplicemente di notte perché “prima di addormentarti” significherebbe che poi dormi e invece tu non dormi più da così tanto che inizi a dubitare di averlo mai fatto) ci pensi. Ti concentri fortissimo, serri gli occhi così tanto che poi quando li riapri il mondo sembra guardato dietro un vetro sporco. Ti impegni, ci provi con tutto te stesso, immagini delle dita piccole piccole che ti sbucano fuori dall’acetabolo e sono così piccole e sembrano così deboli ma sono qualcosa, come coralli rosei di carne e grondanti come neonati appena partoriti. Ci pensi tantissimo, ci pensi sempre, ma non sei una stella marina e la pizza si sta freddando mentre la fissi, l’hai comprata ma sei da solo, nessuno la taglierà per te.

Approcci diversi, risultati gli stessi (?)

Mani di forbice

Tu li vedi a volte. Hanno tra le dita tutta la foga di chi non per forza sa esattamente cosa vuole ma sa esattamente come prenderselo. O almeno è convinto di saperlo. O almeno fa credere di esserlo. Senza intermediari, va dritto verso la meta anche se a volte gli tocca fermarsi a metà strada perché si accorge di non sapere bene la strada, per la meta, o di non aver messo abbastanza benzina nel serbatoio per arrivarci, alla meta. Così la strada, che non perdona niente a nessuno, gli dà una pizza in faccia e quando prendi uno schiaffo in pieno viso si fatica a capire se a fare più male è la pelle, rossa, che brucia, o l’umiliazione.

Sono quelli che la pizza non la tagliano, la stracciano. E la vita, a modo loro, uguale.

Lo so che a volte anche a te è successo. Senti le dita quasi fremere e non sei certo sia un fremito ma nel momento stesso in cui ti fermi troppo a pensare lo perdi. Perché è un maglione di lana infilato di fretta come una carezza ruvida sulla nuca di capelli fini e di miele. Elettricità statica. Nessuno capisce quanta elettricità c’è nella stasi finché non fa un passo e dentro gli si accende qualcosa e capisce che quel qualcosa in fondo c’era sempre stato.

Compito post vacanze #1

Racconta di quella volta che anche tu sei stato un mani di forbice

L’accoppiata vincente

Poi c’è sempre quella cosa che se la virtù non sta nel mezzo sta nei binomi. Così ci sei tu col tuo bel coltello (che deve essere affilato però, sennò finisce, come si dice in questa parte di mondo dov’è nata la principessa di Calamo, che si ha “pane duro e coltello che non taglia (ve l’ho tradotto in italiano perché sono una regnante magnanima)”. Insomma, prima prepari le fette.  Tagli nelle giuste dimensioni. Costruisci il tuo armamentario di fette di pizza da gustare. Fai lo stesso coi giorni quando spezzetti le ore e i momenti e a volte ti lamenti che vorresti giornate come quella tavoletta di cioccolato infinito di cui girava un video qualche tempo fa. Ma la verità è che il tempo è la cosa più angosciante del mondo quando non sai che farne. Ancor di più quando sai che ne avresti di cose da fare ma proprio non sai che fare.

Quindi prima tagli. Si spera stando attenti alle pro-porzioni. Queste cose dovrebbero già scriverle nel volantino promozionale. Ma qualcosa la sai naturalmente. Come il fatto che se dividi la tua vita, ehm, pizza, stiamo parlando di pizza, in sole due parti se poi un pezzo mentre lo afferri con la mano (perché sì, l’accoppiata vincente prevede che dopo il coltello entrino in gioco le dita, fameliche dita), dicevamo, se tu la tua vita che è una pizza la dividi in sole due parti se poi un pezzo ti cade di mano con cosa resti? Con sola mezza pizza. Se ti fai solo in due appena qualcosa va storto ti finisce come il visconte dimezzato. Mentre se ti fai in quattro o in sei o meglio ancora in otto se perdi un pezzo è solo un pezzo piccolino, la maggior parte di te è ancora salva.

Compito post vacanze #2

In quante parti stai dividendo la tua pizza?

L’allegro chirurgo

La prima incisione non si scorda mai. Non importa se non solo non sei un chirurgo ma una sala operatoria, al massimo, l’hai vista solo in tv. La prima incisione è unica perché sai che non si potrà più tornare indietro. Le ferite si rimarginano e quando non ce la fanno da sole si suturano ma la carne incisa non sarà mai più perfettamente identica a prima. Fosse anche solo per il fatto di essere stata carne aperta, divisa.

Ci sono cose che agiscono sulla tua vita/pizza come quelli che la pizza la mangiano con coltello e forchetta: la fanno a pezzi con metodica ostinazione e straziante precisione.

La cattiva notizia è che sì, queste cose esistono e sono tra noi e dentro di noi.

La buona notizia è che anche tu puoi sminuzzare la tua vita con coltello e forchetta. Farne tante microscopiche tessere. E poi usarle come in un puzzle. Ma un puzzle di cui neanche tu sai il disegno. Ma senti che finalmente puoi deciderlo, sei pronto, ne sei  in grado.

Puoi prendere la tua vita e farla a pezzi e chiamare i frammenti della tua vita dilaniata “coriandoli” e fare della tua vita fatta a pezzi un carnevale.

Perché quando hai un progetto avere la necessità di ricostruirti può essere una festa.

Compito post vacanze #3

Sei pronto a farti a pezzi, mio bellissimo piccolo mostro?

(Ah, poi ci sarebbe da parlare del tempismo e dei prerequisiti che ho intenzione di rivoluzionare. Alla prossima puntata)

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2 pensieri su “La vita è una pizza (e altre cose buone di pessimo gusto)

  1. “Va dritto verso la meta anche se a volte gli tocca fermarsi a metà strada perché si accorge di non sapere bene la strada”. Mi hai fatto venire in mente Frodo, nel film de Il Signore degli Anelli, quando annuncia di voler portare lui l’anello al Monte Fato, e poi, mentre la compagnia si avvia per uscire dal cortile di Elrond, domanda sottovoce a Gandalf se Mordor è a destra o a sinistra. 🙂

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