Per me due cucchiai di porporina, grazie

 

C’era una volta un fiocco di porporina.

Lui sentiva di non somigliare, noncosìtantoalmeno, a tutti gli altri fiocchi di porporina ma, ogni volta che si parlava di unicità, tutti citavano i fiocchi di neve.

Non i fiocchi di porporina.

Così lui restava là.

Sul ciglio di un paio di occhi che erano come quelle teste che non sanno più dove andare a sbattere, che cercano gli interruttori, gli interruttori sono rotti, quando li trovi interrompi qualcosa, accendi la luce sopra scene che non vogliono essere illuminate, spegni i riflettori sopra personaggi che hanno paura a restare al buio. A restare soli. Con se stessi.

Insomma, questo fiocco di porporina aveva voglia di fare ma anche voglia di disfare e a volte si sentiva sbagliato per questa voglia di disfare perché forse non gli avevano spiegato che spesso, per non dire sempre, bisogna mettersi a disfare per poi fare, non come Penelope, certo, ché quella lo sappiamo che facendo e disfando non arrivava mai da nessuna parte (mentre Ulisse continuava a farsi i suoi giri indisturbato. O quasi).

Ecco, questo fiocco di porporina ora ha trovato una cosa che gli piacerebbe fare: ha bussato alla porta di Calamo, ha chiesto asilo porpolitico, si è sciolto in intime confessioni, ha domandato se poteva salire a bordo e poi ha avuto un’idea.

I fiocchi di porporina hanno spesso idee, è il loro modo per continuare a sbrilluccicare.

Il fiocco di porporina mi ha chiesto il permesso di bussare alla finestra dei Calamisti, notoriamente mostri magenta porporinati, una volta al mese. Bussare piano, come neve fuori stagione o comunque inaspettata o, al contrario, tanto bramata da cogliere di sorpresa.

Gli ho detto che secondo me i Calamisti ne sarebbero stati entusiasti.

Così il fiocco di porporina ha sorriso (sì, anche i fiocchi di porporina sorridono, non hanno denti, certo, ma hanno quello stesso scintillio che hanno certi denti quando somiglino a lame e non si sa bene se vogliamo morderti per assaggiarti o anche un po’ per il gusto di marcare).

Di alcuni di voi ho già gli indirizzi email perché vi siete imbarcati, a vario titolo, in imprese matte e disperatissime con me.

Ma WordPress è una terra difficile, è come una Transiberiana con la Siberia bellissima e gelata, e molti di voi sono iscritti tramite il blog e non tramite email e le iniziative nel tempo son state tante e io non sono una che gli indirizzi email se li va a cercare o li trattiene a sé. Sono una fan del pugnodisabbismo che però forse preferisce sempre tenere le maglie un po’ più larghe del dovuto.

Indi ragion per cui domani, ventigiugnoduemilasedici, (i fiocchi di porporina sono così: luccicanti e decisi) manderò la prima email della nuova gazzetta mensile di Calamo a tutti quelli a cui potrò farlo.

Se sei certo io non abbia la tua email o se sei in dubbio ma vuoi io la abbia sicuro o semplicemente se ogni volta che scrivo qualcosa qui tu devi intervenire (irriducibiliiii, sì, parlo con voi), in due parole “se-vuoi-essere-sicuro-di-ricevere-ogni-mese-la-gazzetta-con-aggiornamenti-e-sorprese” compila il form.