Gli anni luce, le forbici per tagliare la carne, i tigli, il liquido sinoviale

Inauguriamo LA POSTA DEI DENTI nata dalle email ricevute tramite la newsletter ABC-ABoccaChiusa (a cui puoi scrivere anche tu)

“Mi hai voluto per così tanto tempo che poi quando mi hai avuto non hai saputo cosa fartene? Che senso ha desiderare qualcosa così ardentemente, ribadirlo, fingere di volerlo per poi, dopo averlo ottenuto, buttarlo via? Mi hai trattato come un giocattolo che ti piace solo perché è in mano a un altro bambino ma che poi una volta che è in mano a un altro bambino ma poi quando finalmente riesci a stringerlo tra le dita ti annoia subito. A che pro insistere tanto se non mi volevi davvero? Perché non posso scriverti tutto questo e sfogarmi e poi cancellare le cose scritte ma, soprattutto, cancellare le cose che ancora provo per te? Perché provo qualcosa per te mentre tu, evidentemente, provavi qualcosa soltanto per un’idea di me e io non voglio essere un’idea ma una persona. Lo capisci questo? Hai mai capito qualcosa? E se non hai mai capito te n’è mai importato qualcosa? Eravamo lontani e tu non facevi altro che dirmi che l’unica cosa che volevi era starmi vicino. Peccato che quando, finalmente, ci siamo ritrovati vicini della mia vicinanza non hai saputo che fartene. Mi odio per averci creduto così tanto. Mi odio perché ci credo ancora, probabilmente”

Margherita Dolcevita

Detto fuori dai denti…

A un certo punto della storia del mondo c’è Kafka che scrive lettere bellissime. A Milena, certo, ma, prima ancora, sai a chi le scriveva queste lettere così piene di tutto quello di cui può essere piena una lettera d’amore? A Felice, la sua futura moglie. Kafka le scrive e si strugge e sospira su una foto che lei gli manda e con un perfetto climax ascendente arriva a chiamarla “cara” e, probabilmente, la sente tale. Ma sai che c’è? Che il sentimento si nutre della sua stessa impossibilità di realizzarsi. Come i poeti che amano le donne angelo non per quello che quelle donne sono ma per l’idea che i poeti hanno di loro. L’oggetto dell’amore è un’idea che nasce e cresce e muore dentro chi lo idealizza. Ma la vita vera è un’altra cosa. Franz (lo sai che ti vogliamo bene Franz e che ti capiamo. Eccome se ti capiamo) vuole davvero Felice? Vuole quello che Felice gli fa sentire e la vuole nella misura in cui è una porta antincendio che può aprire senza far suonare tutto lo stabile (e sì, a dire “stabile” siamo rimasti solo io, gli ingegneri e i rapper).  Chi la vuole la verità tutta intera? Chi la vuole una storia reale che è come un organismo che invecchia e suda e ha fame e è ingombrante e ha un sacco di bisogni e si stanca? Quanto è più etereo lo struggimento? Cara Margherita, non tutti vogliono tutti da noi, perché dovremmo ostinare a darci a chi di noi non sa che farcene? Non siamo infiniti. Perché sprecarci.

(Chiaramente oltre a intasare anche tu la casella di posta di ABC con le cose che non puoi dire a nessuno ma che vorresti tanto dire, ecco, oltre a questo, puoi dire cosa pensi di questo “sfogo” lasciando un commento)

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