I terrazzi con e senza panorami, le caramelle dure, le lucine, i fondali

L’Idea con la I maiuscola

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Meglio nota come “quella cosa che non esiste”.

Non c’è stata nessuna illuminazione su nessuna via di Damasco. Al massimo qualcuno mi ha chiesto un’indicazione che gli avrò dato sicuramente male perché proprio non ci riesco a orientarmi o una sigaretta o un accendino o entrambi o l’orario o una macchina del tempo o un rene o un bacio. Ma nessuna illuminazione. Nessun cavallo illuminato magistralmente. Niente di niente.

Eppure.

Eppure ci sono state tante idee con la i minuscola e due e, idee minuscole che si sono messe a esplodermi in testa. Cerchi di addormentarti? Boom. Tagli il cibo nel piatto? Boom. Stai stringendo una mano e stai pure cercando di darti un certo tono perché ti stai presentando? Badaboom.

Succede, non puoi farci niente.

Ma poi devi farci tutto.

La prima volta che ho pensato che forse era il caso mi mettessi a scrivere avrò avuto 4 anni.

Cioè, non ho pensato “ora mi metto a scrivere” che razza di bambini bisogna aver conosciuto per pensare sia plausibile una cosa del genere? Però passavo ore seduta per terra col libro al contrario perché ero convinta che tenendo il libro al contrario si potessero leggere versioni alternative della storia se non, addirittura, proprio altre storie.

A volte le principesse non venivano salvate da nessuno, i principi volevano diventare rockstar e spesso c’erano gli unicorni.

Non volevo farlo ma quando ho detto “no, non voglio farlo” ho capito che lo avevo già fatto

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Però per un po’ ho smesso.

No, non è vero, non ho mai smesso, inutile ripeterlo sperando di convincere i polpastrelli delle mie dita, le mie unghie maltrattate, i medi con l’ultima falange a spatola, le vene dei polsi.

E, anche stavolta, continuavo a dirmi che non era il caso, che il momento, ammesso ci fosse stato mai un Momento-con-la-M-Maiuscola era già passato. Che sono troppo vecchia e con dei denti troppo belli per morire come una rockstar e quindi non vale neanche la pena di diventare una rockstar della carta stampata, no? Eppure. Quando mi sono detta no non voglio realmente scrivere un libro, dài” mi sono accorta che in realtà lo stavo facendo.

Lo facevo da sempre.

Non si sa quando io abbia iniziato ma si sa che non ho mai smesso.

Non ho smesso quando scrivevo su Splinder e a volte internet era terribilmente lento e io studiavo il linguaggio html perché volevo un blog sempre più bello e scrivevo cose tipo “puoi attraversare tutto ma non a tutto puoi passare attraverso”.

Non ho smesso quando ci smezzavamo i racconti mentre lei dormiva e nei tuoi c’erano cose che erano altre cose ma sembravano caramelle al limone e nei miei c’era sempre un sacco di speranza travestita da disperazione.

Non ho smesso né quando leggevo compulsivamente cose sempre diverse né quando ritornavo sempre sulla stessa pagina ossessivamente. Non ho smesso e basta. Eppure adesso ho seriamente ricominciato.

Un giorno di ordinaria follia della mia vita nei più minimi dettagli

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Ho sulla scrivania esattamente 48 fogli e mezzo. Li ho contati, ho con attenzione evitato di tagliarmi un dito sfogliandoli e sono scritti fitti, con la mia grafia che somiglia a miodesopsie o vermi, anche se alcuni sono scritti solo da un lato.

Sul telefono ho un taccuino dedicato a questa-cosa-che-sto-scrivendo e ci sono 59 note dentro e sul pc ho un numero imprecisato di cartelle che poi infilo in altre cartelle e ogni volta giuro che sarà l’ultima ma poi non è mai l’ultima e io un po’ rido e un po’ me ne cruccio e penso a quel film dove le matrioske erano tutte fatte di droga.

Le cose ho bisogno di scriverle due/tre volte, in forme diverse, in punti diversi, una volta ero alla stazione con le gambe incrociate e stavo parlando con uno sconosciuto di musica dance e del Cristo Redentore quando ho capito che c’era una cosa che avrei assolutamente dovuto scrivere in questa-cosa-che-sto-scrivendo e il telefono era scarico, spento e ho preso una penna e me la sono scritta sul polso interno sotto lo sguardo del ragazzo-Cristo-Redentore che mi guardava un po’ attonito, un po’ sorridendo.

Ho detto robe strane e qualcuno mi ha capito

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Il bello è che già successo.

Cosa?

È già successo che ho tirato tutto fuori, come se fosse tutto troppo abituato a star fuori per tenerlo dentro, anche se non era vero, perché era sempre stato dentro. E c’è gente che ha capito e raccolto.

È possibile che qualcosa senta di essere destinato a qualcos’altro anche se non ci è mai stato in quel qualcos’altro? Anche se in realtà non lo conosce davvero questo “qualcos’altro”? Probabilmente (che da solo non vuol dire niente di definito, perché potrebbe sia essere probabilmente sì che probabilmente no).

È già successo che ho scritto e che i miei calamisti del magenteam si sono messi a leggere. Insieme abbiamo riso e sofferto, non è vero miei cari mostri?

Avete letto i miei racconti e abbiamo fatto giochi pazzeschi come #Scrittura28 e #LettereMagenta.

Ed è stato bellissimo.

Perché è stato nostro.

Come potrei escludere proprio voi, lettori di porporina vestiti, da questa-cosa-che-sto-scrivendo?

Come potrei perdonarmi se perdessi l’occasione di fare uno spettacolo riservato anche di questa fase così delicata della sua creazione.

Come potrei non fare della scrittura del mio futuro best seller qualcosa come un’operazione a cuore aperto eseguita dentro una sala operatoria in una teca in vetro così che cui tutti ci guardano dentro che poi si scopre che non è neppure una sala operatoria e il cuore è aperto tra una ruota panoramica e un autoscontro.

La perfetta combinazione tra persone e droghe

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Quindi?

Cos’ho in mente?

Un gioco serissimo.

Già che ci sei tu ne approfitti per realizzare un sogno.

Ci diamo 100 giorni: dal 7 (gennaio) al 10 (aprile). Io scrivo e ti parlo come parla la gente che scrive a, boh, a chi parla la gente che scrive? Insomma, ti parlo come parlerebbe la gente che scrive se la gente che scrive parlasse con qualcuno. Ma la gente che scrive scrive quindi ti scriverò anche io.

Saprai tutto quello che sto scrivendo, come lo sto scrivendo, qualche volta ti chiederò consiglio come fanno gli amici quando ti chiedono un parere dicendoti cose tipo “non so proprio come fare” ma poi fanno comunque di testa loro.

E poi faremo tutte le cose strane che siamo abituati a fare insieme. Ci saranno sfide e consigli e sorprese e tiramisù dentro il bicchiere e questa cosa di ”spiccare il volo” proveremo a farla usando come palloncino la nostra droga preferita: la parola “insieme”.

Puntoelenco di ciò che sarà #DayMoon

#DayMoon, dopo #Scriittura28 e #LettereMagenta ecco che Calamo inaugura un nuovo gioco. Decisamente ancor più metaletterario che mai perché funziona a doppio senso, proprio come la newsletter del Regno.

Da un lato, infatti, i partecipanti riceveranno spunti incredibil(mente foll)i (come diamine fate a seguire i miei spunti? Siete forse degli unicorni magenta?). Quindi giocogiocogioco. Sfidasfidasfida. Uau.

Ma dall’altro, mostri miei, io sono qui a pettinare le bambole, ok, ma nel tempo libero starei anche cercando di scrivere un libro. Potrei mai escludere proprio Voi da una cosa così Enorme? Potreste mai perdonarmelo? Io non credo. Io non vi perdonerei. Quindi no, non posso che rendervi partecipi.

Chi salperà con me in questa nuova avventura avrà quindi delle notizie assolutamente riservate, dei contenuti speciali in aggiunta alle cose che posterò per tutti sul blog.

Quando? Dove?

Le iscrizioni saranno aperte fino al 16 dicembre.

Il gioco durerà per 100 giorni.

Dal 7 gennaio al 10 aprile.

Ogni lunedì.

(7, 14, 21 28 gennaio, 4, 11, 18, 25 febbraio, 4, 11, 18, 25 marzo, 1, 8 aprile) riceverai una sorpresa via mail. E ci sarà da divertirsi.

Come?

Lo sai che qui applichiamo molto spesso il metodo Radiohead, ribattezzato da Calamo “Metodo Radioheadache” perché crediamo nei mal di testa: offerta libera. E questo gioco non farà eccezione. Quindi tu fai la tua offerta, teoricamente entro il 16 dicembre (ma Calamo è volubile, quindi si riserva il diritto di chiudere le iscrizioni in qualunque momento, dando al massimo 3 giorni di preavviso, giusto perché mi piace il numero 3).

Il 17 dicembre riceverai un’email fondamentale in cui ti verranno chieste delle cose importanti. Dal quel momento potrai passare i giorni fino al 7 gennaio in fibrillazione.

Tutti i titoli migliori erano già stati presi

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Parentesi onomastica: perché questo nome, #DayMoon? Semplice, per due motivi, soprattutto:

  • #DayMoon per via del “comincio lunedì” che ci ripetiamo sempre (salvo poi renderci conto noi per primi che forse questo lunedì non arriverà mai), perché forse questa volta i lunedì potrebbero diventare davvero un nuovo inizio di qualcosa che ha aspettato talmente tanto di avere un po’ di considerazione che ha messo il muso e ne sta in un angolo tenendo nascosta tutta la sua luce.
  • #DayMoon in omaggio al δαίμων greco. Ehi, io sono EudaiMonia. Che ti aspettavi?

Step by step del Come-Diamine-Mi-Iscrivo-A-Questa-Diavoleria-DeMonia-Che-Non-Sei-Altro

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1) Vai sul MoneyBox creato su Paypal per l’occasione e clicchi su Contribuisci

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2) Accedi a Paypal, se sei un utente registrato a PayPal, o seleziona la voce “Paga come utente non registrato”

book2

N.B.: se accedi come utente non registrato perché, appunto non hai PayPal e non sei registrato, hai la possibilità di usare altri metodi

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3) Seleziona l’importo. Quello che vuoi. Metodo Radioheadache: offerta libera

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4) ATTENZIONE! Momento delicato: come sai (e se non lo sapevi adesso lo saprai) nel Regno di Calamo oltre che nel Metodo Radioheadache dell’offerta libera crediamo anche nella contagiosità della bellezza e nel fatto che chi si innamora di qualcosa possa infettare gli altri di una malattia bella come lo stupore agendo da “virus bisbigliante“.

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Se quindi qualcuno deciderà di partire per questo Apollo 100 con noi per merito tuo è giusto tu venga in qualche modo “gratificato”.

Parlerai del #DayMoon a qualcuno (coi modi e i mezzi che riterrai più consoni a te)? Bene, di’ a questo qualcuno che se deciderà di iscriversi nello spazio “il tuo commento”, oltre a quello che eventualmente avrà voglia di commentare, è bene scriva anche la tua email, cioè l’email di chi gli ha fatto conoscere i progetto, l’email di chi, insomma, ha fatto da “virus bisbigliante” e lo ha portato a voler far parte del gruppo dei calamisti.

Perché è importante questo passaggio? Perché in questo modo Tu, “virus bisbigliante”, riceverai il 30% dell’offerta libera fatta dal nuovo calamista che ha conosciuto il Regno e le sue follie grazie a te.

Che te ne pare, eh?

#DayMoon: partecipa a questo gioco stellare, ci sono sogni da lanciare (a razzo), non farli più aspettare…

Clicca sul razzo!

(o sulla scritta “clicca sul razzo”, come in un giochinception, se l’immagine decidesse di allunare senza di noi e non si facesse più cliccare)

razzo

P.S.

Per qualsiasi atroce dubbio, parere più che richiesto, offerta di sacrificio umano, lo sai che puoi contattarmi, no?

 

 

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