Elenco di cose amate dalla protagonista del mio futuro best seller

Ritornare

Potrei scrivere un numero immorale di cose sui ritorni e i ritornelli e le bibite fredde e l’etimologia della parola “nostalgia”.

Potrei mettermi a cantare sproloquiando di Giambattista, raccontarti della visione del tempo come una linea, del cemento bianco sulle città che sono state, sarebbe uno scritto gentile, che termine è “gentile” abbinato alla parola “scritto”? Eppure lo sarebbe.

Ti accompagnerebbe. Uno scritto gentile che viene a prenderti la sera e ti dice “vuoi la mia felpa?” perché a un certo punto fa freddo.

Le cose fanno sempre a un certo punto altre cose e tu non sempre sei preparato.

Potrei bere dal mio bicchiere di vetro che non si capisce mai se sia vuoto o pieno e parlarti del dolore del ritorno e potrei sembrare così convinta di ciò che sto dicendo da convincere anche te.

Ma sarebbe solo un bluff.

Non torna nessuno, torna solo chi non è mai andato davvero via.

Come me da questo posto, in fondo.

Avevo solo perso la chiave di questa macchina ma poi qualcuno mi ha insegnato a far ripartire le macchine collegando i cavi (dopo essersi fatto promettere che avrei usato questo superpotere responsabilmente. Come usare responsabilmente il superpotere di farti restare qui a leggere).

E cos’ho fatto tutto per tutto questo tempo? Non sono quasi mai andata a letto presto.

E mi sono allenata a fare queste cose (io non sono brava come la protagonista del mio futuro best seller ma seguirà comunque un elenco):

  • Salutare i lontani

  • Togliersi le scarpe

  • Migliorare le cose semplicemente restandoci dentro

  • Perdere in giro pezzi di sé

  • Non accettare di essere soli in compagnia

  • Mettere le mani nelle tasche dei giubbotti degli altri

  • Notare gli occhi tristi di chi guarda altri occhi e li vede tristi

  • Andare al cinema senza sapere che film c’è

  • Non avere paura di avere paura

  • Non apparecchiare la tavola

  • Prendersela col tempo, ma solo per scherzo

  • Vedere l’effetto svanire e scoprire il trucco

  • Smettere di fumare prima di cominciare

  • Uscire fuori in balcone

  • Stare fermi sulla moto senza farla partire

  • Guardare la superficie dell’acqua di notte

  • Non farsi andare mai bene niente

  • Rifare tutto solo per il piacere di rifarlo peggio

  • Pentirsi ma senza troppa convinzione

  • Dire “ha il tuo odore”

  • Parlare di cose che neanche si conoscono  

  •  Cambiare tutto perché tutto resti uguale

  • Dire “devo andare”

  • Dimenticare il sangue

  • Cominciare domani

  • Frenare senza frenare poi così bruscamente

  • Usare le candele belle invece di conservarle per non si sa che

  • Farsi uccidere ma non farsi toccare

  • Smettere di empatizzare quando non c’è da empatizzare

  • Seguire l’istinto

  • Non voler per forza essere l’eccezione

  • Restare svegli anche se non c’è una ragione precisa per farlo

  • Trovare facilmente i (punti) deboli e i (dati) sensibili

  • Tremare senza giustificarsi

  • Non aspettare il momento giusto (come se poi esistesse)

  • Regalare le metafore a chi non sa farle da sé  

  • Dire “voglio” anche se da solo “voglio” non può tutto

  • Resistere alla tentazione di attraversare i binari

  • Dimenticare i nomi

  • Cantare a volume immorale                   

  • Confondere i giorni della settimana

  • Slegare gli oggetti dalle persone a cui sono (erano?) legati

  • Non affidarsi alle promesse

  • Sentirsi felici e pensare “guarda Kurt, ci sto facendo caso”

  • Ripensarci, ripensare

  • Lasciarsi dire “ovunque sei ti passo a prendere”

  • Fare gli incantesimi nel modo migliore per gli incantati

  • Capire con chi si possono e con chi non si possono guardare per intero i film

  • Accettare di non poter capire tutto

  • Non voler andare sempre fino in fondo alle cose

  • Essere più clemente coi capelli

  • Continuare a detestare i mezzi termini

  • (Lasciar) perdere

  • Indovinare il senso di marcia del treno prima che il treno parta

  • Andare per la propria strada pur sapendo di non sapere ancora quale sia

  • Togliere potere ai segni

  • Cambiare stazione radio anche quando la macchina va veloce su strade accidentate

  • Guardare le luci per tante ore

  • Legarsi i capelli pur continuando a impigliarsi

  • Sopportare che quello che per te è stato qualcosa non sia stato la stessa cosa per qualcun altro

  • Spaccarsi solo per moltiplicarsi

  • Restare a dormire da qualcuno

  • Non stringere le cose per tenerle vicino

  • Dire “non mi interessa” e “mi sto annoiando” senza preoccuparsene

  • Migrare ai primi freddi

  • Regalare tutto ma non prestare quasi niente

  • Essere altro da sé per essere più se stessi che mai

  • Ritornare. A scrivere. Per te che leggi, certo. Ma pure per me

Ho pensato a lungo a cosa dire in occasione di questo ritorno.

Sì, dire, perché è un po’ come se questo post te lo stessi leggendo a voce alta, come quando ti prepari per un appuntamento importante e fai le prove allo specchio.

Ma nella realtà succede che poi, quando arriva il fatidico momento, ti sudano le mani, la voce si spezza, quasi nulla va come avevi progettato.

E allora niente. Improvvisiamo.

La verità è che sono qui, quasi incastrata, tra la mia enorme emozione e la speranza enorme di  averti un po’ emozionato.

Ho masticato così tante bozze di progetti in questi mesi che ormai è quasi automatico: li tengo in bocca quel tanto che basta a separare il miele dalla cera e poi sputo ciò che non è il caso di star lì a ingoiare e metabolizzare.

Mi sono chiesta cosa davvero volessi fare coi #calamisti del #magenteam (sì, i lettori di Calamo hanno un loro nome proprio e un gruppo affiatato in cui si scambiano tutto lo scambiabile come ci si scambia la mononucleosi e se le idee sono mele si ritrovano con un sacco di mele e potrebbero farci una torta ma a me non piace la torta di mele).

Ecco, mi sono chiesta cosa volessi davvero.

Mi sono chiesta che cosa gli unicorni splatter, i miei mostri di porporina potessero volere e avere da me, posto che è sempre il meglio (di me, almeno) ciò che vorrei dar loro.

La conclusione a cui sono arrivata la scoprirete meglio nei prossimi giorni.

Sì, i titoli di questi post in evidenza sono voci dell’”elenco di cose amate dalla protagonista del mio futuro best seller”.

Sì, non solo i titoli dei post ma anche le scritte delle immagini possono essere lette in sequenza a formare un periodo di senso compiuto.

Sì, nulla è casuale eppure tutto è affidato al caso. O al caos. O al kairos.

Domani parlerò di ciò che sto scrivendo e di come vorrei che la sua stesura diventasse parte integrante di un progetto tutto nostro.

Vuoi iniziare a sporcarti le mani di polvere di stelle partecipando attivamente al prossimo post? Se hai delle domande sul futuro best seller a cui sto lavorando questo è il momento per farle. Il momento perfetto.  (Che non esiste, certo).

5 pensieri su “Elenco di cose amate dalla protagonista del mio futuro best seller

  1. Il messaggio del nuovo post è sempre un momento per prendere il resto della giornata e “vedere di nascosto l’effetto che fa”.

    Di tutto l’elenco, seleziono le cose che voglio vedere di più e a cui, ovviamente, voglio essere costretto a partecipare.

    – Perdere in giro pezzi di sé, perché poi voglio provare a raccoglier(te)li piano piano e vedere se, la strada fatta di tutte le briciole alla pollicino, mi porta o no in un posto in cui voglio e/o posso stare.

    – Non farsi andare mai bene niente perché è anche il tuo essere SMAUG DENTRO che mi piace venire a vedere, visto che intanto prendi tutto e poi, quello che non va bene, sta comunque lì, pronto, da curare, aggiustare, ma lì. In mezzo al tesoro gigante perché non si sa mai torni utile per i vari pazienti (o prede, dipende) che trovano la tana del mostro gigante e decidono di saperne tanto, a volte troppo, di più.

    – Pentirsi ma senza troppa convinzione perché in fondo non c’è gusto a pentirsi, e se stai per fare qualcosa per cui potresti davvero pensarlo, poi alla fine sai che potrebbe non convenirti del tutto e forse ti fermi in tempo per non rimetterci dopo. Anche questo è molto da SMAUG, quindi lo voglio vedere.

    – Dire “devo andare” perché è uno dei modi più elegantemente crudeli per scrollarsi le cose di dosso, e io, fidati, sono un campione nel farlo anche senza pentirmi. Però voglio vedere come fai te, e capire se posso dargli ancora un tono più cruento e magenta (scuro) del solito.

    – Non affidarsi alle promesse perché le promesse le fanno i marinai, ma solo quelli di acqua dolce o demineralizzata. Qui invece tra regno, nave, ciurma e capitano direi che anziché a delle promesse ci si può affidare ai progetti, e quelli probabilmente possono essere portati a compimento senza aggrapparsi a frasi di circostanza tipo che è “sempre meglio che pentirsi ma io in fondo c’ho provato”, No, non va affatto bene, Qui vogliamo le COSE. E un Regno.

    – Accettare di non poter capire tutto perché è bello rimanere al di fuori di certe prospettive, e ogni tanto, vivere anche noi di beata ignoranza e pensare solo a quello che possiamo avere/(com)prendere/cogliere/assaporare e perché no, senza capirne troppo, distruggere, anche con un certo gusto.

    – Indovinare il senso di marcia del treno prima che il treno parta perché è bello e terrificante arrivare in stazione di corsa, salirci sopra e sperare sia quello giusto, solo per sederci rilassati una volta appurato che è lui, ma pensando pure (ormai tranquilli) che seppure fosse stato quello sbagliato, alla peggio avremmo fatto solo un bel viaggio in più.

    – Cambiare stazione radio anche quando la macchina va veloce su strade accidentate perché specialmente quando navighi in acque non tue, un incoraggiamento alla ciurma è quel che ci vuole, e perché chi non naviga a tempo e in compagnia, non è un unicorno e forse è una spia.

    – Ritornare. A scrivere. Per te che leggi, certo. Ma pure per me. Perché SI, punto. Perché ci sta e perché più di qualcuno ti aspetta, un casino, da troppo.

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