“Il mio editore dice che devo superare i miei dubbi”

“E di cosa dubiti?”

“Di tutto”

L’hai mai fatto questo gioco? Qualcuno si mette a sciorinare incipit su incipit stendendo le parole seguendo il filo della memoria o dispiegando le pagine tra le dita e qualcun altro indovina l’opera soltanto dall’incipit o almeno ci prova.

Ecco.

A me di solito piace di più la variante in cui infilo le mani dentro il libro che è un libro e allora non serve chissà quale lavorìo di bisturi per aprirlo e non mi infilo neanche i guanti, il libro non palpita, non si agita, non freme, non è nemmeno turbato, si lascia sfogliare, scelgo una frase a caso del centro e mi ripeto a mente che non c’è proprio niente da indovinare. Ma solo da sperimentare.

Errare (in tutte le accezioni) fino a trovare la propria meta (che sia tra le regole o tra le eccezioni).

Perché è solo un giro su te stesso se non ti porta da nessuna parte. Sono le 23,32 e “a 25 anni smettiamo di invecchiare”. Il tempo è una merce infingarda, è una tassa che incombe su tutto ma non si può comprare. Si può solo sprecare. Guardo In Time e mi lego e slego i capelli convulsamente e mi addormento senza alcuna dolcezza.

Cado dentro un sogno come si cade dentro una buca, la buca è una bocca sdentata che mi succhia le energie per farne sogni allucinati e poi sputarmi via. Sogno una casa troppo grande, si susseguono di fronte al mare e al ponte sul mare stanze su stanze, alla fine arriviamo a una stanza grande con centinaia di copie del Piccolo Principe e file interminabili di merendine. Fuori il sole si spara in fronte e finisce in mille pezzi sui bus con i sedili sporchi e le luci intermittenti. Ho due nastri di raso nero ai polsi. Sciolgo il destro. C’è un fermaglio di ferro dentro. Troppo dentro. Lo sfilo dalla carne. Mi sveglio accarezzando il sangue che sboccia ma non dà frutti.

Ci sono storie che sono fotoE poi ci sono storie che sono film in stop motion. E non importa quanto tempo serva e quanta cura e quanta passione, non importa perché dietro c’è un sogno e quel sogno e più grande e più forte e più vero delle sostanze chimiche che non importa se la camera oscura è definita oscura, quelle sostanze sono impregnate di rosso. Le storie che sono film in stop motion sono quelle storie in cui a un certo punto tutti i fotogrammi hanno un senso. Le foto con gli angoli arrotondati-ma-non-perché-andava-di-arrotondarli-arrotondati-spezzati e le foto con gli occhi rossi, i rullini arsi, gli scatti sovraesposti, i sorrisi desaturati. Ogni. Singolo. Fotogramma. Assume un senso. E smetti anche di desiderare che sia mai stato diverso perche se fosse stato diverso, anche là dove “diverso” sarebbe equivalso a dire “migliore” non avrebbe potuto dar vita a quel film. E tu non vuoi altro che quel film. Io ho sempre pensato a noi, noi di questo posto, noi comunque noi anche fuori da questo blog, come a qualcosa così.

Le persone dicono che non è possibile avere tutto, ma forse noi possiamo. E se non possiamo ce ne accorgeremo provandoci. Perché i perfezionisti non esistono, sono solo persone che rimandano. Per questo noi siamo qui e ci siamo adesso.

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