Ma poi chi ci protegge da ciò che vogliamo (realmente)?

Sto già pensando a una presentazione del libro a Roma. Sarebbe bello presentare un libro che non c’è, no?

 

Lo presenterei in un luna park circondata da cantanti e artisti delle bolle di sapone

 

“Siamo qui per parlare di qualcosa che non esiste. No, non è dio, quella era la presentazione della settimana scorsa”

 

“Anche se pure stasera, a un certo punto, trasformeremo l’acqua in vino”

Camminiamo senza toccare le fughe delle mattonelle con le punte, sporche e rotte, delle scarpe, rotte e sporche. Ti tocchi la punta del naso con l’indice perché ti dici ubriaco di bellezza e di parole e poi mi tocchi lo sternocleidomastoideo come se fosse un segno codificato che significa “respira, è solo aria, non può farti più male di quanto già non te ne abbia fatto tutto questo, tutto il resto”.

Ci sono i palloncini, tanti palloncini. Alcuni pieni d’elio, svettano. Li tengono ancorati a terra le fotografie. Sono mongolfiere che fingono di restare per aspettarti, in realtà restano solo perché non sanno dove andare. Altri palloncini, pieni d’ossigeno, rotolano lungo le fughe del pavimento. Ossa levigate da una forma diversa di vento.

C’è la macchinetta che mangia i soldi e sputa biglie solo che sputa biglie diverse dal solito, sono sfere trasparenti con dentro bigliettini, biscotti della fortuna senza biscotti e senza fortuna, palle con la neve dentro ma che, invece della neve, hanno dentro le mie parole, ripiegate con cura, offerte in sacrificio per le monete sbilenche rapite ai jukebox. I presenti si sentono pienamente presenti a se stessi mentre si siedono sul palco, sul bordo del palco, dando le spalle al resto del palco e leggono il programma della serata scritto sui ventagli di carta, in versi. Ci sono le bolle di sapone e i gruppi che ancora non esistono cantano l’ennesima forma meno sentimentale di inno generazionale.

Io presento ai presenti un libro che non ho ancora scritto e loro ipotecano un futuro che non conoscono mordendosi le dita nel giurare che lo leggeranno.

Perché hanno fatto quella cosa che si fa davanti alle torte con la panna, quella cosa di infilare l’indice con cui ti tocchi la faccia e mi tocchi la spalla e assaggiare la panna, perché hanno assaggiato le cose che mi montano dentro e che poi filo come zucchero filato nero. E l’hanno trovato terribile e ineluttabile (sì, cliccando qui accetti di infilare l’indice nella presa anche tu) .

Io e te dobbiamo parlare (ma no, non stiamo per litigare)

Chi e che cosa e quando e dove e perché

Se siamo qui la colpa è di tre(cento) persone. La colpa è mia, la colpa è tua, la colpa è di chi continua a raccontare cose alle belle orecchie dei muri, così poi #IMuriSanno un sacco di cose, noi facciamo le foto alle scritte sui muri e le condividiamo su Twitter e poi di questo progetto del raccogliere le scritte sui muri ne facciamo una cosa ancora più grande e visionaria, ne facciamo 36 piccole storie che prenderanno forma se e solo se la prospettiva che esse prendano forma. Perché funziona così: funziona che per far sì che quello che ancora non esiste possa esistere è necessario credere in questo qualcosa. Anche se, appunto, ancora non esiste. Un po’ come si credeva al fatto che dentro la pancia di una donna in piena gravidanza ci fosse un bambino, anche se ancora non si poteva vederlo come invece si può adesso. Io e gli unicorni che leggono questo blog abbiamo fatto un patto: arrivare a 360 copie prenotate delle 36 storie in costruzione. I mostri di porporina che hanno prenotato hanno chiesto di avere un po’ più tempo, di posticipare la scadenza, per poterlo raccontare in giro come un bel segreto che a un certo punto sanno tutti e quindi che segreto è.

Per cambiare i piani serve un piano

Che fare, dunque? La storia racconta che ogni volta che un unicorno legge queste storie che, opportunamente fatte a pezzi e suturate sembrano farne un’altra, ecco, quest’unicorno un po’ vola. Allora forse bisogna dargli un po’ più di tempo per abituarsi alle nuove ali come in quel racconto di Primo Levi in cui non tutti, all’inizio, sanno esattamente cosa fare? Forse sì. Ma per cambiare un piano ci vuole metodo. E noi abbiamo mongolfiere per ascensori, affittiamo sale per presentare libri che ancora non si possono sfogliare, perciò, insomma, qualche magia la sappiamo fare.

Perché allora non fare qualcosa di immediato e efficace come il nitroprussiato di sodio per via sublinguale? Una newsletter-nonnewsletter, temporanea. Ti racconto un po’ di cose belle e spaventose, una volta a settimana, mentre lasciamo che la vernice sui muri si asciughi e vediamo se è scritto nel destino delle 36 storie che solo #IMuriSanno che devono prendere forma.

(Sì, se lasci qui il tuo indirizzo prometto di inviare un colibrì strabico contro la tua finestra pronto a raccontarti tutto quello che bolle in pentola mentre si preparano presentazioni di libri vivi come gli amici immaginari di certi bambini)

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