Una cosa divertente che non so (se) smettere di fare

Tu avevi in cuore una visione della vita, una fede, un postulato,
eri pronto ad agire, a soffrire, a sacrificarti… e poi ti
accorgesti a poco a poco che il mondo non chiedeva affatto gesta e
sacrifici e cose simili, che la vita non è un poema sublime con
personaggi eroici, bensì una buona stanza borghese dove ci si
accontenta di mangiare e bere, di prendere il caffè e di far la
calza, di giocare ai tarocchi e di ascoltare la radio. E chi pretende
quelle altre cose, le cose belle ed eroiche, il rispetto dei grandi
poeti o la venerazione dei santi è uno sciocco, un Don Chisciotte.
Bene: a me è capitato lo stesso, caro amico. Ero una ragazza di belle
doti, destinata a vivere secondo un modello elevato, a pretendere
molto da me e ad adempiere degnamente i miei compiti. Potevo assumere
una parte importante, essere la moglie di un re, l’amante di un
rivoluzionario, la sorella di un genio, la madre di un martire. La
vita invece mi ha concesso soltanto di diventare una cortigiana di
discreto buon gusto… e anche questo non mi è stato facile! Così è
capitata a me. Per un po’ rimasi sconsolata e a lungo cercai la colpa
in me stessa. Infine, pensavo, la vita ha pur sempre ragione, e
quando la vita derideva i miei bei sogni, pensavo che i sogni erano
stati sciocchi e avevano torto. Ma era inutile. E siccome avevo gli
occhi acuti e le orecchie buone ed ero anche un po’ curiosa, osservai
attentamente la vita, i vicini, i conoscenti, una cinquantina e più
di destini umani, e vidi, Harry, che i miei sogni avevano avuto
ragione, mille volte ragione, come i tuoi. La vita invece, la realtà
aveva torto…”

Te l’ho detto, quando ho bisogno di risposte e di dialoghi muti c’è una cosa che faccio: apro a caso un libro che mi ha scelto in quel momento e leggo cos’ha da dirmi.

Tu lo fai mai? Lo hai mai fatto? Vai mai in giro ad aprire libri e sentire cos’hanno da dirti?

Hai visto questa volta che è successo? Il mio libro mi ha detto che i sogni hanno ragione, hanno sempre ragione, è la realtà che ha torto. Qualunque sia il tuo sogno, qualunque sia la cosa che vorresti fare per tutto il giorno se potessi fare per tutto il giorno esattamente ciò che ti passa per la testa senza preoccuparti di nient’altro che non sia sentirti la persona giusta al posto giusto, qualunque sia la tua fantasia più ardita ha comunque ragione. Anche se avere ragione non sempre significa vincere.

Due volte non si scordano mai: la prima e l’ultima

Quattro anni, le case in costruzione che somigliano pericolosamente alle case distrutte perché c’è un momento in cui macerie e fondamenta sono fondamentalmente quasi indistinguibili, l’odore della mensa, il sapore del freddo della mattina sciolto nel latte coi biscotti, gli occhi strabici delle gemelle che frequentano la mia stessa scuola, i fiori troppo gialli, il cane dei vicini, i cartoni animati e il dover mettere fretta per arrivare in tempo a farsi leggere i titoli, le ante centrali dell’armadio, la foto con Babbo Natale, le scarpe da ginnastica coi brillantini.

La prima volta non si scorda mai. 

Ho quattro anni e mi piace tantissimo lasciar andare il palloncino che mi legano al polso fino a farlo arrivare al soffitto e poi saltare per provare a riprenderlo, imparare a memoria tutto il copione della recita scolastica perché non si sa mai, qualcuno potrebbe dimenticare la sua parte, giocare con le costruzioni,  farmi raccontare le storie, più di tutto questo, farmi leggere le storie dai libri grandi coi disegni belli che dormono nella libreria ma anche altrove, come se le storie fossero esplose e avessero invaso la casa.

Come se i libri non fossero più una cosa mia ma, al contrario, fossi io una cosa loro.

Tu te la ricordi la prima volta che hai fatto quella cosa divertente che non sai (se) smettere di fare?

La prima volta non si scorda mai e infatti io non l’ho scordata, sono seduta per terra, sul tappeto, col libro tenuto al contrario, perché tanto non so ancora leggere. Eppure. Eppure mia madre mi sente raccontare una storia a voce alta e mi vede con lo sguardo fisso sul libro come se i segni significassero per me qualcosa mentre sto inventando una storia che per me significa sicuramente qualcosa e che, in qualche modo, significa qualcosa anche di per sé perché, in effetti, un capo e una coda ce li ha.

Perché andare sempre fino in fondo, c’è tanto in mezzo

In mezzo c’è stato tanto, non tutto, mai tutto, ma tanto, a ripensarci proprio tanto.

  • il giorno giusto
  • il giorno sbagliato
  • Cicerone
  • “financo” + il mio nome per dire qualcosa di bello su di me
  • il metro rigido
  • Omero
  • Cobain acceso ma poco quieto come quello shottino
  • dover nuotare perché non si tocca
  • toccare, finalmente, ma scegliere di allontanarsi dalla riva
  • quel DNA così simile come elemento confondente
  • gli occhi dei vampiri ma senza dolore, solo rosso
  • perdere il conto
  • lo zucchero sul fondo
  • lo zucchero tutto intorno al bordo
  • le dita sulle ginocchia sempre meno serrate
  • chiedersi che sapore hanno i sanpietrini
  • chiedere quale sia la strada più lunga col preciso intento di prendere proprio quella
  • questo posto

E adesso?

C’è sempre un bivio a un certo punto, uno spartiacque, un Rubicone psicoemotivo. E se non c’è ce lo creiamo perché abbiamo bisogno di creare questo limen, perché ci serve avere un fiume che ci spieghi che A è finito e ora inizia B, perché abbiamo bisogno di neon alle entrate e alle uscite e di timbrini premuti forse sul dorso della mano.

Quando c’è una cosa che non sai smettere di fare a un certo punto c’è un punto in cui questa cosa diventa anche una cosa che non sai se smettere di fare

Tu ce l’hai un divisorio ideale? Una data, un evento, qualcosa a cui affidare la decisione di smettere (e se smettere come smettere) o continuare (e se continuare come continuare)?

Adesso, qui, per me, ma anche per te, quindi per noi, c’è questa cosa de #IMuriSanno. La primavera resta ancora sotto le coperte, non si sa perché ha fatto bei sogni che non vuole lasciare andare o incubi da cui non si riesce a liberare e noi andiamo in giro ad ascoltare le scritte sui muri e le twittiamo e sappiamo che 36 di queste scritte diventeranno 36 storie che verranno inviate dal 20 aprile, una storia al giorno, a chi le avrà prenotate entro il 13 aprile compilando il form qui in coda allo scorso post e offrendo una cifra a propria scelta, decidendo liberamente il valore potenziale di queste storie. Ma sappiamo anche che tutto questo avverrà solo se di queste storie ne saranno prenotate 360 copie e sappiamo che c’è una pagina in cui possiamo controllare l’andamento delle cose, di tutte le cose di questo mondo ai confini del mondo come se fosse la fine del tg col meteo o un bollettino di guerra o la guida tv o l’inserto dell’oroscopo o la pagina dedicata agli eventi culturali della città.

E quindi, adesso?

Non guardiamo per forza verso l’orizzonte, sì, ok, c’è il sole che sorge o il sole che tramonta, ci sono tutte le prime e le ultime volte ma, ehi, noi siamo qui e c’è tanto anche su questo prato in cui non dovremmo sederci perché c’è scritto che non si può fare eppure lo fanno tutti e ci si scambia i sogni con la saliva, come nelle migliori infezioni, e guardiamo tutti insieme le nuvole.

Per (sperare di) vederci, come sempre, solo ciò che siamo pronti a vedere.

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