L’urlo della farfalla

unicorna

Mi hanno detto che potevo essere qualunque cosa. Sono diventata un unicorno.

“Un medico palperà la ferità, vi porrà sopra i rimedi, che calmano i neri dolori”

C’è questo viola annacquato di tisane alle lavanda e ametiste stinte che ti si appiccica contro le ciglia piantate a forza su palpebre spalancate e ti posso sentire al tempo stesso sorridere dal ritmo con cui rispondi ai miei messaggi. Mi dici che in certi momenti ti mancano le parole. Ti dico che le parole in fondo in fondo non mancano mai, sono come i mattoncini che cadono dall’alto in quel gioco in cui per vincere devi mettere la cosa giusta al posto giusto nel minor tempo possibile e come fai? Il più delle volte non ce la fai. Mi chiedi se posso porre fine a tutto questo. Ti dico di no, ma che forse possiamo porre insieme un inizio.

“La patocenosi (ossia l’insieme di situazioni patologiche caratteristiche di una data popolazione in una data epoca) deve avere un numero piccolissimo di malattie assai frequenti e un gran numero di malattie rare.”

Cerchi negli occhi degli altri dei segni che li rendano simili a te ma non li trovi. Li cerchi dentro le loro bocche, nelle gengive che si ritraggono e sanguinano, nei legamenti parodontali che cedono, contro il dotto di Stenone, tra le labbra e i denti. Li cerchi tra i capelli, di tutti i colori, di tutte le forme e consistenze. Provi a trovarli in fondo ai pori della pelle e le persone sono pentole sempre a una pressione un po’ diversa da quella a cui loro esattamente servirebbe. Ci provi a trovare queste similitudini ma non ci riesci. Allora mi domandi se questa cosa che ti nuota dentro ha un nome e chi le ha insegnato a nuotare dato che a te sembra stia sempre da sola e chi l’ha portata lì, in quella piscina di sale e vestiti lavati con l’acqua salata e poi seccatisi perché col sale ancora sul tessuto li hai lasciati ad asciugare. Così ti dico che è giusto così: c’è un numero esiguo di afflizioni che si ripetono e poi c’è un caleidoscopio di turbamenti di cui pochi pochissimi sono testimoni.

“La salute è isonomia, armonia dei principi, ed è rotta dalla monarchia, dalla prevalenza di un solo principio sugli altri.”

Il problema non è che hai dei problemi. Il problema è che ne hai uno a cui dedichi più tempo che agli altri e allora gli altri si offendono e mettono su il broncio e tu pensa cosa fanno tutti questi bronci. Perché passi tutta la vita a pensare che sì, dannazione, chissà quante cose si possono fare in un giorno nei panni del leone ma ti dimentichi che quando permetti a qualcosa dentro di te di fare la parte del leone e ignori tutto il resto le cento pecore possono diventare molto pericolose. La salus non sta nell’avere cinquanta pecore, la metà, ma nel riuscire a far giocare senza liti tutti gli animali del sottosuolo che non dimentica.

“Gli organi principali del corpo sono tre: il cervello, sede dell’anima razionale, il cuore, sede dell’anima irascibile, il fegato, sede dell’anima concupiscibile”

Siamo lontani ma mi parli di occhi glicine che bucano lo schermo. Io ti dico che immagino meglio occhi pervinca. E la pervinca è considerata una pianta tossica. Perché ha dentro la vincristina. Ma la vincristina viene anche usata in ambito antitumorale. E allora qualcosa che in certi casi può distruggerti in altri casi ti può salvare. E mentre te ne parlo ti dico di premere l’indice e il medio contro la tempia e poi vicino al fianco e tu rifletti e ti adiri e desideri e capisci che tutto questo lo fai da sempre, continuamente e che da queste mescolanze a volte sono nate le cose più assennate eppure sanguigne e in grado di farti ottenere ciò che vuoi. Tu dici di sentirti un po’ sottosopra. Sminuzzato. Come un frullato. Io dico che forse sei solo una macedonia, pure buona, ma non lo hai ancora accettato.

“Le cure più invalse nell’uso comune, quantunque la scienza medica tendesse ad accumulare contenuti sempre più sofisticati e complessi erano semplici”

Facciamo le cose con calma, senza fretta. Prendiamo ciò che c’è da prendere e lo scomponiamo in tante piccole parti elementari. Ne traiamo formule facili, immediate. Sembra tutto così comprensibile, sembra tutto così fattibile. Poi non ci sembra avere allora complichiamo ancora le cose. E lo facciamo e lo rifacciamo finché giocare a una strana versione del cubo di Rubik non ci fa venire sonno e allora ci addormentiamo.

“Si chiede da alcuni perché l’arte della medicina non sia compresa tra le discipline liberali. Per questo motivo, che quelle trattano argomenti individuali, mentre la medicina li abbraccia tutti, Al medico si conviene che conosca la grammatica, affinché sia in grado di capire e di esporre ciò che legge. Parimenti la retorica, affinché sia capace di definire con argomenti validi le malattie che esamina. Inoltre la logica, perché sappia sceverare e curare le cause dell’infermità con l’aiuto della ragione… Per questo la medicina è chiamata seconda filosofia,  poiché entrambe le discipline sono complementari all’uomo.”

Mi sussurri battendo i tasti più piano che ti piace come parlo e come ragiono e le cose che vedo anche quando sembra non ci sia niente da vedere e le cose che guardo come le guardo. Ti dico che siamo qui per trovare cosa ti può completare. Come se fuori ci fosse un sole così acceso che sembra una tempesta, un sole col colore di un agrume radioattivo e i raggi sono capelli d’angelo ossigenati male. Come se fuori ci fosse tutto questo e noi fossimo insieme a cercare il pezzo che manca per completare il puzzle.

“Aveva imparato anche ad applicare la suprema virtì del buon medio: essere egli stesso la prima medicina.”

Il bello di curare qualcosa è quel momento in cui tutti i sintomi quadrano. E allora tu hai un nome, una diagnosi, la definizione di una condizione. E hai una terapia e il paziente aderisce alla terapia e poi guarisce. Ed è felice.

“Era pratica comune che qualcuno desse incarico al suo medico di scrivere un trattato sulla sua malattia o sul problema di salute che lo affliggeva. “

Mi hai spiegato che alla fine è andata così. Sì, me l’hai spiegato tu perché a volte ci dimentichiamo che è chi riceve ciò che diamo la persona che forse, molto meglio di noi stessi, può parlarci di com’è ciò che diamo.

*I corsivi sono tratti dal”l’arte lunga” di Giorgio Cosmacini. I non corsivi sono tratti dall’esperienza con qualcuno che ha scartato piano e poi tenuto in bocca fino a farla sciogliere quella cosa nuovissima che è la Calamella.

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14 pensieri su “L’urlo della farfalla

  1. E quindi? Sul serio, Ho delle serie difficoltà con questo articolo. Non capisco proprio. Già mi ha sconvolto “stai sbagliando tutto….” ma ne capivo il senso quantomeno. Qui proprio non ci arrivo. Mi mancheranno le basi, la cultura, l’intelligenza e quant’altro, ma vorrei una mano perché non ce la faccio proprio .

    1. Partiamo dall’inizio, perché mi hanno detto che la gente di solito fa così.
      Siamo tutti d’accordo sul fatto che io da grande voglio essere un unicorno?
      Ci piace la canzone?
      Il libro citato non sembra interessante?
      Ci dicono qualcosa gli occhi viola?
      Siamo curiosi di assaggiare le calamelle?
      Il resto è leggere la cosa giusta al momento giusto.
      E no, dubito ti manchino basi, cultura e intelligenza, lo dubito proprio 🙂
      (E mi dispiace sconvolgerti!)

      1. Chi deve essere d’accordo se vuoi fare l’unicorno? Sei tu che devi sapere cosa essere da grande e nessuno può metterci becco. – No non mi piace la canzone né nel testo, né nel modo in cui è eseguita, né il video in sé, ma questo è per una questione di genere musicale, di gusti personali: ad alcuni piacciono le fragole ad altri no. Non la trovo comunque una cosa che spieghi o sottolinei quanto hai scritto. – Il libro non lo conosco, non mi attrae nemmeno un p’ dalle citazioni, ma un libro va letto per parlarne – Gli occhi viola possono avere significati differente per ogni persona, a meno che non dai un’indicazione del senso che gli dai tu. Poi si può essere d’accordo o meno. Le “calamelle” sono una cosa strana da calamisti con un sapore tutto loro e io sono un calamista atipico perchè adoro il tuo modo di scrivere, ma ci sono cose che proprio non digerisco. Mi sconvolge solo una cosa: quando scrivi post come “Stai sbagliando tutto (ma puoi rimediare) ” che ritengo indegno di te (il perché te l’ho spiegato) e mi sconvolge come tu possa scrivere cose del genere.

      2. 1) Non sono affatto d’accordo. Tutti, a modo loro, possono metterci becco. E non solo le persone. Anche tutte le cose, gli oggetti, i fenomeni atmosferici, il fatto che magari il corno addosso a me non sta bene. Un conto è “metterci becco”. Un conto è far decidere altri al posto proprio.

        2) Gusti diversi. A me le fragole non piacciono proprio, sai? Per esempio.

        3) Non so se il libro ti piacerebbe, diciamo che a caldo non mi sentirei di consigliartelo.

        4) Tu non pensi che quasi tutte le cose che diciamo possano “avere significato differente per ogni persona”?

        5) Finora sembrava ti piacesse il menu 🙂 Ma, paradossalmente, io preferisco qualche critica, soprattutto se da una persona che a quanto ne so mi apprezza e stima.

        6) Beato tu allora che ti fai sconvolgere da così poche cose!

    1. Alla fine ce l’ho fatta a riscattarmi dal consiglio di lettura dell’insostenibile leggerezza dell’essere!
      Perché ok, questo libro lo conosci già ma ti piace!
      (E se continuate a farmi complimenti io al Calamarty ci arrivo con un bel colorito Magenta)

  2. Tetris, le differenze, un girotondo tutti insieme, l’allegro chirurgo, il cubo di rubik, un puzzle (quello di iscritti lo adoro) e alla fine un cruciverba da esperti finalmente riempito con tutte le soluzioni per rendere felici tutti questi pazienti nella sala delle terapie dello scrittore.

    I giochi a casa di Calamo sono tutti dei “must”, indipendentemente da chi li conduce e da chi decide (ma poi non può decidere davvero perché a certi giochi si partecipa e basta) di buttarsi.

    E’ andata così, di botto e senza riflettere ieri sera ad una prima occhiata a qualcosa che mi sembrava una bella e gigantesca busta di calamelle.

    E sebbene mi fossi ripromesso di studiarci di più, perché quel dizionario delle belle traduzioni in fondo lo sto preparando e gli ho già trovato un posto in quella famosa scatola che è ormai grande come la borsa di Mary Poppins, se la prima è quella che conta, se a volte un libro lo giudichiamo anche dalla copertina… e se quella qui sopra è una copertina… per me sarà sicuramente un gran libro. E anche un gioco stupendo.

    1. Tetris.
      Io qualche volta ci penso a questo tizio che inventa un videogioco in un posto freddissimo e in questo videogioco le cose cadono come se fossero fiocchi di neve. E in effetti non è un po’ un susseguirsi di fiocchi di neve la nostra vita?

      Le differenze.
      Penso che le differenze sia un gioco che ci possa aiutare quando ci sentiamo in una situazione tremenda e ci sembra che questa situazione sia tremendamente uguale a un’altra trememnda da cui speravamo di esserci allontanati. E invece. Invece guardando più attentamente capiamo che no, non esattamente, le due situazioni sono diverse.

      L’allegro chirurgo.
      Che te lo dico a fa’?

      Il cubo di Rubik.
      Beh, il cubo di Rubik è… Iconico. Che è un po’ l’aggettivo che penso dovrebbe contraddistinguere ognuno quando si getta nel mare del webbb.

      La tua perizia nel prendere le parole e tenerle in bocca e vedere se sono caramelle frizzanti e se non lo sono di volta in volta decidere se morderle o lasciarle sciogliere è davvero ammirevole.

      Stupendo è avere dei lettori (e magari, perché no, presto fruitori di calamelle, no?) così!

  3. Te lo scrivo anche qui: puoi essere ciò che vuoi quando scrivi. Ho letto il tuo post ieri e l’ho gustato come una caramella. Prima scartata e scrutata con gli occhi. Ho visto subito che era dura, vitrea. Ma dentro ho intravisto una parte succosa. Non ho resistito: l’ho assaggiata. Non sono riuscito subito a capire a che gusto fosse. Sono rimasto perplesso e ho continuato a gustarla senza romperla. Poi, senza volerlo, il succo è riuscito a uscire e mi ha riempito la bocca, le narici, la mente. Che buona! Voglio un sacchetto adesso!!

    1. Non si può dimenticare una frase come “puoi essere ciò che vuoi quando scrivi”. No, non si può dimenticare una frase così.
      Le Calamelle io le immagino proprio come le hai mirabilmente descritte tu: un po’ come le caramelle alla menta, quelle che dentro hanno quella specie di gelatina deliziosa e che ti fanno respirare meglio, dopo che ti decidi a morderle.
      Scatoline, Diego. Sto pensando a delle scatoline bellissime.

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