Lebenswerk

forse2

Se il tuo più grande desiderio si esaudisse… Quanto peggiorerebbe la tua vita?”

La domanda si infila tra i vagoni del treno.

Forse va da qualche parte. Forse no.

La domanda.

E il treno.

Tanto alla gente, a volte, interessa andare per andare, più che andare per andare da qualche parte.

Tanto alla gente, a volte, interessa non fermarsi a pensare e quindi andare.

Senza curarsi di dove si va.

 

Capelli d’incendio” non risponde.

Ha le palpebre scomposte, fuori tempo.

Due neon rotti.

Gli occhi.

Strappati dai fili di rame, gettati in quell’iride che sembra il mare.

Annegati tra il bianco sporco della sclera e le ciglia spezzate.

Ripete solo, con la voce spaccata da tutti quei turbamenti, che chi va piano non desta mai sospetti.

 

I due specchi scheggiati riflettono.

La domanda non ha unghie, non si arrampica.

Se la lanciano a vicenda come una maledizione creativa.

Finché ti viene da pensare che ti può capitare.

Qualcosa di peggiore del passare la vita in una vita che non è la tua.

E che cos’è?

Passare la vita sempre e solo nei panni che ti è più facile indossare.

 

La collezionista di calzini e parole spaiate soffia suoni incomprensibili come bolle di sapone.

Mangia la domanda ma poi la sputa via.

Non si dovrebbe mai addentare nulla di più di ciò che si è in grado di ingoiare.

Ha i denti rossi come cauzione.

Ha pagato le frasi scoppiate con le gengive erose.

Lasciano macerie quando si abradono, le bolle di sapone.

Perché, anche rispetto alle esplosioni, certi pensieri fanno più rumore.

 

Il cacciatore di momenti perfetti mi chiede “vuoi la risposta vera o quella che vorresti sentirti dire?” .

Quella vera”, gli dico.

E poi gli chiedo cosa mi avrebbe detto se gli avessi chiesto di dirmi ciò che volevo sentirmi dire.

E lui mi risponde che tutti sentono ciò che vogliono sentirsi dire.

Sempre.

Comunque.

 

La venditrice di baci risponde che se la vita ti dà solo chiodi devi imparare a scegliere la parete a cui farti inchiodare.

E per scegliere hai un solo sguardo e dice che.

Che sulle pareti ci stanno appese le domande.

Che sono come trofei di guerre.

Che non vinci mai.

A meno che smetti di rispondere alle domande che non meritano risposta.

 

Il re dei serpenti sorride un sorriso mellifluo e mi dice che lui non corre questo rischio.

I desideri hanno scaglie eppure sono lucidi e lisci.

Rettili travestiti da leccalecca dentro labbra gonfie di promesse.

Piume e squame.

Veleno e lame.

Pesci che strisciano continuando a ripetersi che è al lago che vogliono arrivare.

Ma poi, appena vedono un rivolo d’acqua, non sanno fare altro che scappare.

 

La bambina vestita da confusione mi domanda cosa sia un desiderio.

Vorrei disegnarglielo.

Ma non ho un foglio.

Mi traccio un occhiello, a penna, sul polso.

Le dico che è un desiderio è un po’ come quel filo chiuso ad anello.

Mi dice che sono stata molto stupida a credere lei non sapesse cos’è un desiderio.

Ma, comunque, lei preferisce i bracciali.

 

Lo spaccadenti ha in bocca un buco nero luminosissimo e mi dice che lui sulla luna starà benissimo.

Chi non starebbe benissimo sulla luna?

Puoi giocare tutto il tempo che vuoi a non far cadere mai la palla per terra perché la palla lì, sulla luna, non cade mai.

Per questo sulla luna non si può piangere: le lacrime non ce la fanno proprio a scivolare giù.

Gli angoli della bocca restano sollevati.

E non è mai tempo di andare a dormire perché non puoi abbassare mai le palpebre.

 

La dama di ghisa risponde che se fossimo stati creati per desiderare desiderare sarebbe piacevole.

Le dico che desiderare è piacevole.

La porta dello scomparto.

Allora.

La chiude.

Mi fa un po’ male la mano, rimasta chiusa nell’anta del vagone e un po’ l’orgoglio, che avrò scordato in qualche maglione.

 

Mi metto in un angolo e penso.

Ti penso ma non te lo direi mai.

Allora smetto.

Perché quello che non dici è come se non fosse mai successo.

 

Allora penso a uno di quei cassoni che stanno sotto l’acqua e boccheggiano e gli operai ci vivono e ci muoiono dentro come api lasciate senza una precisa missione.

Il treno.

È il nostro cassone.

E a un certo punto si è fermato sulle ciglia del niente e tutti ora speriamo che il niente non pianga.

O scivoleremo via.

 

Dice che ci salverà.

Il ferroviere.

Ma siamo risaliti troppo in fretta dal nostro letto di metallo senza ossigeno né cielo.

Da questo treno scenderemo?

(Perché questa cosa che hai appena letto per me è preziosa come la lettera messa da quello che ti piace (ammesso che tu e quello che ti piace andiate in una scuola superiore americana) nel tuo armadietto? Perché è una scheggia di quel vaso di sangue e vetro che è il #Bookaniere. Raccoglila. Tienila tra le dita. Non con troppa foga, o potresti farti male. Non troppo blandamente o potrebbe svicolare. Lo senti il sesto senso che sente il dolore puntorio? Oltre il tatto. Ne senti quasi l’odore. Della pelle che cede. Ma poco. Del sudore che non impregna, scivola a lato. Del rumore che fanno le vibrazioni delle parole che sono gentili con la scheggia e non la imbrattano di impronte che nulla potrebbe cancellare. Hai una scheggia di loro. Una scheggia di me. Dei passeggeri di quel volo che non è un volo, di quella traversata che ti insegna che puoi attraversare tutto. Ma non a tutto puoi passare attraverso.)

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12 pensieri su “Lebenswerk

  1. Se il mio più grande desiderio si esaudisse la mia vita diventerebbe pessimamente noiosa soprattutto da un punto di vista lavorativo.
    Quindi visto che lavoro come uno schiavo dei cattivi di Vega tutto il giorno sarebbe tutta noiosa e basta 😀

    Però avrei forse il tempo per provare a far diventare il cacciatore di momenti perfetti il mio Lebenswerk, e quindi la situazione non sarebbe poi così drastica.

    Trovare i momenti perfetti è un vero casino e richiede un mucchio di tempo, quindi si… forse farei quello e proverei a rimediare alle giornate vuote che mi si parerebbero davanti chiedendomi solo di essere riempite da qualcosa (oltre ai disegnetti per Calamo ovvio che non è che non riempiano abbastanza eh, però oh, a volte più cose faccio e meglio è – mi pentirò subito di questa affermazione lo so.)

    Quindi? Quando parte il treno? Faremo altri corsi di orientamento una volta in carrozza? Io ormai il terzo mestiere dopo il letterine writer e il copertine drawer l’ho trovato eh e sembra andare d’accordo con tutti e 2, quindi passerò l’intero viaggio a disturbarvi senza pietà scarabocchiando con scritte e disegni sui vetri (sui sedili no che poi si rovinano) del treno e alla ricerca di momenti perfetti in cui incorniciare le giornate nel regno di Calamo.

    PS:a dire il vero il form con le domandine un po’ mi manca ❤

    1. Diventare il cacciatore di momenti perfetti.
      Tu pensa un libro tipo “come diventare cacciatore di momenti perfetti in 10 giorni”.
      (Facciamo un form con le domandine per parlarne?)

  2. Capelli d’incendio, I due specchi scheggiati, La collezionista di calzini e parole spaiate, Il cacciatore di momenti perfetti, La venditrice di baci, Il re dei serpenti, La bambina vestita da confusione, Lo spaccadenti, La dama di ghisa sono tutti titoli di altrettanti romanzi che Monia potrebbe scrivere.
    E questo post non è un post ma un post-racconto, una parentesi di storia di una storia più grande che ora resta nascosta o sopita o ancora da scrivere.
    Date un foglio a Monia, il calamo c’è già. E l’inchiostro è nel suo sangue.

  3. Viviamo, a maggior ragione in quest’epoca, due tipi di esistenze: quella reale che comincia con la sveglia al mattino e quella virtuale dove siamo quello che vorremmo essere; penso che oggigiorno l’80% delle nostre risorse sia utilizzato per dare spazio alla esistenza virtuale. Sicuramente sappiamo qual’è il nostro più grande desiderio virtuale ma siamo sicuri di conoscerci abbastanza per sapere quale sia quello reale? Quasi cinquant’anni fa Tarkowski in Stalker si immaginava una “zona” radioattiva dov’è chi fosse riuscito, attraverso mille peripezie e a costo della vita , a penetrarvi avrebbe realizzato il suo più grande desiderio “reale”: un tipo vi ci si avventura perché il fratello sta morendo di una grave malattia e, al suo ritorno, il fratello muore e lui diventa inaspettatamente ricco…

    1. C’è una cosa che è successa mentre leggevo il tuo commento (ciao Francesco, benvenuto Francesco).
      Il film che hai segnalato no, non lo conosc(ev)o e allora a leggere della grave malattia ho pensato forte a quest’uomo che non supera le correnti gravitazionali ma zone radioattive che, insomma, fanno pure più paura.
      Ho pensato così forte a quest’uomo che ho desiderato molto il suo desiderio si esaudisse e il desiderato è diventato sapore di mandorle tra i denti.
      Poi, naturalmente, come tante stelle cadute storte, il mio desiderio mi si è ritorto contro.
      E ho scoperto che forse era cianuro.

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