Ketamina

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La chiamano “anestesia dissociativa”.

Come dormire senza dormire, non sentire niente facendo finta che invece sì, cadere in un sonno senza sogni e poi in una veglia piena di incubi.

Perdi coscienza, non sai più chi sei, non sai più cosa sei, non sai più se sei qualcosa, non sai più se qualcuno sia mai qualcuno e se qualcosa sia mai qualcosa e, forse per la prima volta, ti viene il dubbio che anche se qualcuno/qualcosa fosse possibile essere sarebbe preferibile non esserlo e, cosa ancora più importante, sarebbe assolutamente preferibile non desiderarlo affatto.

Non provi dolore, ti stanno letteralmente facendo a pezzi e in questo caso non ci sono metafore che tengano, perché anche le metafore le stanno prendendo e tagliando e aprendo e scollando e stirando fino a distruggerne le fibre e le cellule sono gialle di un giallo sporco e sembra il colore della luna in certe notti in cui non la guardi e quindi ti stanno facendo a pezzi come certe nuvole di queste certe notti fanno a brandelli il cielo e restano impigliati alle antenne in cima ai palazzi che interferiscono con i tuoi giochi di telepatia, c’è il ferro e c’è il freddo e c’è il sangue e ci sono i respiri dei medici come aliti di vento ma tu non senti niente, perché hanno trovato l’interruttore e ti hanno spento da dentro.

Ma hai gli occhi aperti, spalancati, la gente passa e ti vede con gli organi interni oscenamente in mostra e gli occhi imperlati di una cecità ottusa, sbarrati, sgranati come le foto fatte male, vitrei come i bicchieri fatti bene che sono sempre, rigorosamente, tutti vuoti, perché sono fatti bene e i liquori, bevuti dalle loro bocche vacuamente aperte, sono ancora più buoni.

Respiri da solo, conti sui tuoi polmoni, l’aria entra, l’aria esce, lo hai fatto milioni di volte, non vedi perché dovrebbe essere diverso proprio questa volta, è solo un altro respiro come gli altri, non fate tanto chiasso, sto solo continuando a succhiare aria/sputare aria e l’aria è una caramella, inghiotti con rabbia le gocce di saliva impregnate del suo sapore e poi la butti via avvolta nella sua stessa carta tenuta stretta tra l’indice e il pollice della tua mano destra.

Non solo non abbassi affatto la pressione ma, anzi, lasci che si alzi. Non senti più niente, coscientemente, ma il cuore continua a battere e pompa pure un po’ più forte e le vene e le arterie non cedono alle lusinghe del riposo e tutto in te è vigile e solito, manchi solo tu, tu versato dentro ogni anfratto di te stesso, tu, tu non ci sei più, prosciugato e raccolto dentro un acquario di vetro da dietro il quale tutti ti guardano e lasciano impronte toccando la parete trasparente con le dita.

E poi ci sono loro. I “fenomeni di emersione”. I sensi ti tradiscono, scopri quanto possano essere bugiarde le percezioni, l’orientamento diventa solo l’ennesimo concetto privo di senso, la storia del dormire senza dormire ti si ritorce contro e i sogni sono così lucidi che ti ci puoi specchiare e così terrificanti ce a volte, guardandoti, vedi tutti i mostri che vengono dentro di te per potersi addormentare.

Emergiamo, ti va?

Ci sarà un racconto.

Farà il rumore che fanno le siringhe quando le apri e il silenzio che fanno quando infili l’ago nella carne nuda e farà il baccano che fa la sostanza iniettata quando arriva in circolo e capisce che poche cose sono inebrianti come il sangue e che sisi può ben essere il Dioniso delle proprie baraonde (che fanno avanti e indietro e quando sbattono contro le ossa-scogli fanno un male-sale),

Sarà intanto riservato a chi ha avuto la sconsiderata idea di prendere parte a una terapia in arrivo.

E poi?

E poi sarà la siringa a decidere.

 

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5 pensieri su “Ketamina

  1. Incuriosita dalla mollica lasciata sul sentiero di Larry, sono venuta a sbirciare con una certa spocchia. Non nei tuoi confronti, Regina di Calamo, maiepoimaiepoimai. Nei confronti della mia casella di posta. Non mi fido molto e così, insospettita dalla briciola con incastonato il mio nome, sono passata. E ho scoperto questo iceberg fluido, che ti attira a sé come il gigante che dorme al centro della nostra galassia. Aspetto, con gli occhi aperti e il dolore nella tasca di sicurezza, l’espansione dell’orizzonte degli eventi.

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