Il mio DNA: chi sarei se fossi ciò che sono

C’era una volta (e ancora c’è) la mia pagina di presentazione

“Colei che mi si crede e sono”

Che bella citazione.

Eudaimonia

AKA

Monia Papa

Per presentarmi potrei dirti che…
  •  Sono figlia di un anno palindromo e a otto anni ho mostrato al mondo le mie velleità letterarie con l’opera prima “letterina per la festa della mamma”,
  • Sono una scribacchina sicura che anche quando il polso è ridotto all’osso se la scrittura ti è entrata nelle ossa  resterà sempre il tuo asso nella manica,
  • Sono una cercatrice di parole d’oro come gli stafilococchi convinta che le parole, proprio come i batteri, vanno coltivate.

Ma il momento delle presentazioni è un momento delicato perciò…

Ti dirò chi sono con 4 frasi. Come i lobi cerebrali.

medicina arte
Fernando Vicente

Il momento delle presentazioni è…

1)  Come  quando guardi la copertina di un libro prima di sfogliarne le pagine.

A me piace sfondare  la quarta di copertina e la scrittura è la mia copertina di Linus.

2) Come quando devi prendere delle decisioni al volo e dalle tue decisioni dipende la vita di altre persone.

Ogni momento, in fondo, può essere come il primo affondo di un bisturi. La carne prima si imbianca poi stilla rugiada che è rossa e pulsante come le cose vive e appassionate. Questo blog è come un bisturi: chi si apre è curato.

3) Come quando inizia uno spettacolo e le orecchie del pubblico sono deliziate dalla musica dell’overture

Le mie note preferite sono quelle a margine e quando batto le mie dita sulla tastiera mi risuona in testa un motivetto allegro.

4) Come i titoli di testa di un film

Ho pensieri che mi scoppiano in testa come popcorn divorati in un cinema di cui la mia mente è la sala più affollata. Penso che ognuno custodisca una propria sceneggiatura in uno scrigno e che una penna sia un’ottima chiave anche per la più ostica delle serrature.

Poi ho capito una cosa (non è vero, le cose non puoi capirle davvero)

Una presentazione, in fondo, è una forma sentimentale di gabbia. Intendiamoci, io le adoro, è la prima cosa che vado a sbirciare quando capito da qualche parte e se non la trovo mi rattristo, metto il broncio, un po’ mi arrabbio, guardo fuori dalla finestra e se c’è il sole buco un palloncino se invece piove gioco col mio indice a una battaglia silenziosa con un fermaglio. Perciò, paradossalmente, sono convinta di una cosa: tu che mi leggi, se mi leggi (e se sei qui mi leggi, anche se non dovresti, ché poi fai brutti sogni e poi non dormi più e ti svegli), dicevamo, tu che mi leggi sai delle cose di me che io non so.

(Ah, in qualunque momento ti andasse di passare da me a dirmele io ci sto)

 

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4 pensieri su “Il mio DNA: chi sarei se fossi ciò che sono

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