Scrivo Indie Sono: alcuni unicorni (secondo me)

giphy

C’è sempre una storia, dipende da chi la racconta

PreEmbolo

Un embolo è un trombo che ce l’ha fatta. Non è rimasto incagliato là dove è nato, senza mai scoprire altri porti. Ha preso e ha deciso di andarsene in giro a sperimentare tutta una nuova gamma di dann.

La chiamano anche “Special K” e non importa se fa pensare ai cereali. Perché i cereali possono essere anche molto buoni ma restare lucidi smettendo di sentire, come succede con la ketamina, può esserlo anche di più.

In questo mondo di terre sommerse e di fuoco che sale fino al cielo tutti hanno le proprie pillole.

Le mie pillole siete tu e tu e tu e sì, pure tu.

figurini

Unicorni, in ordine sparso.

C’è qualcuno con cui parlo spesso-spessissimo,

qualcuno che ha dentro tanta magia che quando parlo con questo qualcuno devo usare gli acronimi perché alla magia bisogna sempre rendere onore,

qualcuno che è una creatura in costruzione su travi per nulla ballerine,

qualcuno che ha dentro il metallo e non è il mercurio dei termometri e disegna PorpoCosi che saranno/sono mostri bellissimi e crudeli,

qualcuno ha spalle su cui piangere forti, a dispetto di tutto e tutti, ma tanto ti fa ridere e quindi le spalle in fondo non le usi,

qualcuno che ti fa venire voglia di dare nomi che sono di certe cose ad altre cose e quindi cambiare la geografia del mondo cambiando la geografia delle persone,

qualcuno che ti scrive delle cose che scrive e delle cose che legge e qualcuno che ti scrive anche delle cose che prova, delle cose che sente, qualcuno che scambia con te le esperienze di vita come si fa con le figurine,

qualcuno che ti avvisa se passa un bel film in TV,

qualcuno con cui forse non ho neanche mai parlato ma la notte che ho fatto un sogno allucinato sui Twitteri, sarà perché lo avevo letto poco prima, l’ho semi-sognato,

qualcuno che non ha paura della vita,

qualcuno che ne ha il giusto,

qualcuno che ha paura di essere il qualcuno meraviglioso che è e tu lo senti che ha paura e qualche volta vorresti dirgli “le tue paure addormentale con me”,

qualcuno che non è ancora ciò che potrebbe essere ma ci sta provando con tutte le sue forze, perché spera di riuscirci,

qualcuno che non è ancora ciò che vorrebbe essere e non ci sta provando con tutte le sue forze perché ha paura di riuscirci,

c’è qualcuno che è simile a te,

c’è qualcuno che è molto diverso,

qualcuno che se fosse un animale sarebbe un anfibio, qualcuno che sarebbe un uccello, qualcuno che è un animale, sociale, di ottimo lignaggio, lignaggio, nel senso più profondo e significativo che questi termine può assumere,

qualcuno che ha gli occhi fin troppo grandi per quei momenti in cui c’è poco intorno che merita di essere guardato eppure sono gli occhi perfetti per quando è bello, è sano, lasciarsi invadere da tutto quello che c’è intorno, che sia dolceamaro come il ghiaccio sul fondo di un Long Island,

qualcuno che quando sanguina fa di tutto perché passi inosservato,

qualcuno che dice che non è sangue, siamo sul set di Psycho, ma al contrario, no, non è sangue, è solo cioccolato,

qualcuno che lo confonde con l’inchiostro e ci scrive su parole su parole ma tu senti l’odore del ferro e sai che non è china eppure fingi di crederci perché poche cose possono unire come un buon trucco ben riuscito,

c’è qualcuno che esce sempre col sorriso e qualcuno che si porterebbe l’ombrello dietro anche in pieno luglio, c’è qualcuno che apre l’ombrello anche per gli altri, così che quando passano di lì possano sentirsi difesi, protetti, c’è qualcuno che fa ciò che fa come se distribuisse teoriche pacche sulle spalle che ti sussurranno “ehi, si può fare, ce la puoi fare, io ci sono già passato”.

Ci sono tanti qualcuno.
Quasi mai uno per volta.

E poi c‘è una cartelletta che parla di progetti-satellite.

Una cartelletta rossa che con qualcuno è già stata sfogliata, con qualcuno ne è stato sfiorato solo il bordo di anelli metallici e impunture che sembrano suture, con qualcuno l’argomento non è ancora stato approfondito.

Eppure.

Eppure una cartelletta rossa potrebbe arrivare sotto forma di email-messaggioinbottiglia a queste creature cinguettanti e a molte altre che, per la natura randomica del tutto, magari qui non sono entrate ma esistono, ci sono, anche se non sono state espressamente polaroidizzate, per le ragioni più svariate.

In breve

Ci sono mostri (alla latina) che ho beccato in quel carnaio a tratti radical chic che è Twitter (ma anche altrove, decisamente anche altrove) e sono così mostruosamente luccicanti che probabilmente creeremo insieme qualcosa di mostruoso.

(Non ti conosco ma sei convinto che potresti essere degnissimo membro del Fight Club che non esiste, esimio abitante del Regno? Ok, mi fido, io mi fido quasi sempre degli sconosciuti. Scrivimi e scopriamolo)

La clinica dell’indipendenza

Parlavamo di Pasolini a cena, come si parla delle cose belle e difficili come mangiare le caramelle gommose senza che ti si attacchino i denti e con il sapore metallico delle posate ho citato, con fare posato, che “l’indipendenza, che è la  mia forza, implica la solitudine che è la mia debolezza” e sono certa avrei potuto sentire il rumore che fa il coltello quando graffia il piatto di vetro se solo non avessi stretto i denti così forte da sentire solo il rumore delle mie tensioni

Che vuol dire essere indie?

Potremmo sempre metterci a canticchiare una canzone indie che parla di indie e scoprirlo e poi riderne fino a farci venire il mal di pancia per quanto abbiamo sforzato gli addominali ché tanto andare in palestra forse sarebbe troppo borghese e allora noi ridiamo e ridiamo e camminiamo e ci alleniamo così, a prenderci in giro e fuggire a passi svelti dai fantasmi.

Il problema è che non si tratta neanche di rendere conto solo a se stessi, non avere padroni, farsi i cavoli (accuratamente scelti tra quelli che non recano bambini) propri.

Forse si tratta più che altro di prendere degli elementi della tavola periodica e mescolarli scegliendo come, dove, perché, quando e quanto anche a seconda del periodo che si sta passando (e che magari si sta anche arredando, se è da un po’ che a furia di “passare di qua” qua ci si sta quasi abitando).

Forse si tratta più che altro di concedersi il lusso di decidere le proprie reazioni irreversibili, i propri giochi col ghiaccio secco, le proprie esplosioni im-prevedibili.

In breve
Forse essere indie è più un fatto inventare quello che tu vorresti ci fosse, altri vorrebbero ci fosse, ma ancora non c’è.

Senti che questa tendenza oscura e gravissima appartiene anche a te?

Risi(boo)k e il reparto del baratto

Se io ho un’idea e tu hai un’idea e ce le scambiamo, accidenti, noi rischiamo. Rischiamo di finire come l’immagine che apre questo post. Mani bicolor e legami di Big Babol come se fosse impossibile avvicinarsi abbastanza da scambiarsi certe idee e poi non restare appiccicati, almeno un po’, almeno con gli indici (e non solo dei libri) che si mettono in bocca l’inchiostro di paragrafi tagliati e di progetti mai stampati

Non è che tutti siamo speciali, no, non è vero, non in quel senso lì in cui te lo dicono con la stessa protervia con cui si offre/accetta un drink. No. Epperò. Però siamo tutti unici e di alcuni ti verrebbe da dire qualcosa del tipo emmenomale, di altri invece ti verrebbe voglia di usare i capelli bianchi trovati per caso (ma che volete da me, capelli bianchi, io sono ancora troppo giovane per ospitarvi), dicevamo, ti verrebbe voglia di usare i capelli bianchi per, chessò, tipo clonarli.

E quindi, se siamo tutti diversi quello che io so fare benissimo magari tu lo sai fare così e così e magari vale pure il contrario oppure magari il punto è che sia io che tu sappiamo fare questa cosa X bene benissimo ma a volte farsi le cose da soli è come mettersi lo smalto sulla mano destra senza essere mancini (e io neanche dovrei parlare di smalto, io che spezzo le unghie come le spade e la giovinezza e ciao Baudelaire, so che mi pensi quando entro nei camerini e recito la rosa appassita), ecco, se questa cosa succede allora possiamo metterci tutti in cerchio ed esserci reciprocamente utili fino a diventarci quasi indispensabili, possiamo leggerci e scriverci e correggerci e regalarci caramelle e avere idee disturbanti e geniali e, soprattutto, siccome cantarsela può anche essere divertente ma a un certo punto è bello avere anche un pubblico a cui suonarla, possiamo aprire le porte della clinica, mettere vetrate illuminate davanti le stanze dei pazienti-artisti e permettere a tutti di guardare.

In breve

Quando ho letto di come “un autore pubblicato oggi è invisibile fino a prova contraria” ho pensato che è bello quando succede una cosa di questo tipo (“cosa di questo tipo” = qualcun altro parla di una cosa simile a una delle tremilanovecentotrentasei cose che hai sulla scrivania, tra le scritte sulla scrivania e i tuoi polsi, scritti, sulla scrivania e te stessa, spalmata come la marmellata sul toast sulla schiena del gatto, sulla scrivania). Così ho detto “oh, forse dovremmo proprio parlarne”. E ne stiamo parlando. Ci sarebbero autori e editingatori e grafici e betalettori e, soprattutto, ci sarebbero occasioni di dire “guardami” senza doversi appendere un neon al collo (che pensa che casino abbinarlo ai vestiti) e ci sarebbero bollini di qualità arbitraria ma carica di fiducia e ci sarebbe il baratto ma anche monete virtuali e ci sarebbero offerte libere e eoni di bellezze e orrori da divorare. Carattere dopo carattere, pixel dopo pixel, manifestazione d’arte dopo manifestazione d’arte.

I virus bisbiglianti

C’è una cosa che gli esseri umani sanno fare quasi spontaneamente. Cambia il mezzo, cambia la qualità del risultato, cambia l’interesse del contenuto, cambia il pubblico, cambia la natura, cambia la forma, ma non cambia il succo: gli esseri umani sono bravi a trasmettersi le cose.

Gli esseri umani si tramettono i virus ma, per fortuna, si trasmettono anche le storie. 

(E le esperienze e le opinioni e ciò che è capitato loro e le loro emozioni)

Il contrario del silenzio non è il rumore. Non un rumore qualsiasi, almeno. E se l’indifferenza (quella di quando non-è-che-fai-schifo-è-che-semplicemente-nessuno-sa-niente-della-tua-esistenza) fa un silenzio assordante l’antidoto a questa malattia letale non è il blablabla vuoto o pilotato, non è il contributo economico di chi paga i consensi come se i riscontri si potessero comprare al mecato,

Il contrario dell’anonimato e dell’oblio è l’apprezzamento sincero e la naturale voglia che gli esseri umani hanno di far sapere al mondo che hanno scoperto un posto bello, un’isolachenonc’è in cui non si resta necessariamente bambini ma si trova tutto ciò che si desidera.

Meglio ancora se per ogni volta che un essere umano può, a ragion veduta, far lo splendido mostrando al globo terracqueo il suo buongusto ne riceve anche un premio, perché siamo tutti un po’ dispenser di parole e informazioni, la differenza la fa il saper scegliere di che cosa vogliamo essere ricordati dispensatori.

In breve

Se le persone sono libri le persone possono anche essere librerie.

Quindi perché non far sì che ogni volta che qualcuno scopre (potrei dire “legge” ma potrebbe suonare quasi “riduttivo”, col senno di poi) qualcosa di scandalosamente bello tra le opere degli INDI(ziati, come creatori di bellezza) possa condividerlo con chi gli pare e per ogni persona che scopre la bellezza grazie a quel parere spassionato prendere una percentuale dell’offerta libera (grazie a un CODICE DA BISBIGLIANTE che gli è stato assegnato e che gli permette di avere il controllo su chi arriva a un’opera grazie a lui, semplicemente grazie al fatto che chi arriva a un’opera grazie a lui è invitato a indicare il codice)?

Nessuna buona azione dovrebbe restare impunita.

(Se ti potrebbe piacere bullarti di quante cose belle scopri e poter pure sfruttare questa cosa per comprare quaderni con unicorni (mi auguro da regalarmi) e caramelle gommose allora scrivimi. Ci facciamo una chiacchierata e vediamo se è il caso che tu riceva in dono un CODICE DA BISBIGLIANTE. Ma, ricorda che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Sempre)

Due chicche che mi riservo il diritto di raccontarvi meglio nei prossimi post

La farmacia delle storie

Non sempre te ne puoi prendere cura. Anche se sei stato tu che l’hai salvata. Il fatto è che l’hai trovata all’angolo di una strada, faceva freddo e allora l’hai portata a casa. Ha sporcato in giro, ha fatto davvero un gran casino, ma tu hai comunque sorriso. Solo che… non puoi tenerla. Davvero. Non puoi proprio occupartene. Non sei tu il qualcuno a cui è destinata. Ma, accidenti, è una storia e merita di essere raccontata. E se venisse adottata? 

Medicine sperimentali

C’è una fase in cui è ancora tutto da dimostrare. Può essere una fase solo difficile oppure una fase anche esaltante. C’è questa teoria che però è ancora tutta da verificare, quest’intuizione che deve riuscire a farsi strada e dimostrare la propria validità. C’è questa possibilità che deve ancora attraversare un sacco di asperità prima di diventare realtà. Così sei tu: un unicorno in potenza che ancora deve dimostrare di saper galoppare veloce come, anzi più veloce, di un cavallo e senza ferire nessuno corno, un mostro in fieri che deve ancora far vedere a tutti che sa davvero illuminarsi al buio e che il buio non è necessariamente quello che hanno sempre pensato fosse. Un mostro che deve provare che il buio è lì dove ancora non è passato lui, a spendere porporina e buoni propositi.

Qualcosa di cui invece vi parlo subito

ImMOONI

“Ho perso un dente. Mi sono sbucciato le ginocchia. Un dottore mi ha fatto un’iniezione”. Ripercorri cosa ti è capitato negli ultimi tre giorni e ti sembra di meritartelo proprio questo giro largo fatto di sole sulle ciglia folte e di fango dentro le scarpe sempre un po’ rotte. Hai solo 8 anni e ancora non lo sai che non importa quanti anni hai, non importa perché tu adesso sei immortale. Sei “il povero Phipps” e Edward Jenner ha messo a repentaglio tutto ciò che sei e potresti essere col vaiolo

Quando ti dicono che puoi essere qualsiasi cosa tu devi crederci sempre con qualche riserva. Non puoi essere una gomma da masticare che si attacca alle dita e non puoi essere una graffetta, una di quelle che tengono insieme i fogli e che saltano e possono anche arrivare lontano se giri i fogli dimenticandoti della presenza della graffetta. Quindi quando ti dicono che puoi essere qualsiasi cosa tu devi sorridere (è importante allenare questo tipo di sorriso, è il sorriso anche dei complimenti di circostanza e del circo senza sosta delle formalità relazionali). Sorridere e provarci.

Potevo essere Jenner. Cercare il mio Phipps e stare a guardare.

Potevo essere Phipps. Cercare il mio Jenner e stare a sperare.

Potevo essere io e interpretare entrambi.

Perché nelle battaglie dei Regni incantati non c’è “armiamoci e partite” che tenga.

Bisogna andare per primi in avanscoperta.

Iniettarsi il vaiolo e provare a guarirsi come se da questo dipendesse la propria vita.

E in effetti.

Anest-Ossia

La chiamano “anestesia dissociativa”.
Come dormire senza dormire
Perdi coscienza
Non provi dolore
Ma hai gli occhi aperti
Respiri da solo
E poi ci sono loro. I “fenomeni da emersione”

Ti ricordi di quando ti ho chiesto se ti andasse di emergere con me?

“Quando sei qui da un po’ a studiare scienze degli sbagli impari che in questa città non importa quante volte provi a imboccare una via che ti porti via, il gorgoglio dell’acqua ti si infila sotto la suola delle scarpe e ti fa ritornare a casa. Anche se questa non è casa. Anche se qui non ci sono corsi d’acqua. Eppure io sto annegando”

 

“A volte non riesco a sopportare l’idea che le cose esistano anche quando le smetto di guardare”

 

“Nessuno vuole vivere con chi non può essere mai felice”

 

“Tu sei una parete, lui è una pagina”

 

“Gli adulti possono sparire, è che non si decidono quasi mai a farlo”

 

“Sono in grado di scegliere chi tenermi accanto”
“Oh, ne sono certo. Magari trovati qualcuno che non sanguini”

 

“Ti fidi dei miei occhi?”
“Ciecamente”

 

“Le cose non esistono se nessuno crede in esse, ma neanche esistono solo perché qualcuno ci crede”

 

“Una lettera. Un’ora. Nel freezer. Si apre da sola. Puoi leggerla senza lasciare tracce”

 

“Tutto può essere aperto se hai un coltello”

 

“Non me la bevo”
“Allora tieniti la sete”

 

“Queste strade sono così ghiacciate che scivolano giù come il gin tonic”

 

“Era la mia nevralgia”

 

“Tu hai più voglia del meglio che paura del peggio e io non avevo mai incontrato nessuno per cui fosse davvero così”

ketamina

Post Scriptum

*Nessuna virgoletta è stata maltrattata per la stesura di questo post. Tutte le frasi virgolettate sono state rimosse chirurgicamente da Ketamina e sbattute qui come un pezzo operatorio da analizzare a fresco.

Foglietto Illustruttivo (No, che non è un errore di battitura)

Hai letto le citazioni? Bene. Cioè, male.

Non ti fa male lo sterno e tutto quello che c’è sotto e gli angoli della bocca e tutto quello che c’è in mezzo? Ecco.

Hai visto quella cosa che sembra un cartone (nel senso stupefacente del termine) e invece no, è più una cosa che gioca a fare la copertina di una cosa che non potrebbe mai avere davvero freddo perché è un racconto di carne oscenamente viva? Ecco.

Abbiamo parlato di malattie (che croce questo scrivere) e di cure (che sollievo questo scrivere), abbiamo giocato insieme tante volte e lo sai che, ehi, si torna sempre a casa con lo scudo o sullo scudo e quindi ci si mette a gioco fianco a fianco, fino a diventare quasi consanguinei.

Citazioni + Copertina = Anteprima di Racconto
Modalità di ottenimento del racconto: si clicca sulla copertina, si dona una cifra a propria discrezione compresa tra 0,01 centesimi e 900 mila euro e si aspetta il 3 dicembre, Calamo compie 33 mesi e si festeggia così.

Vie preferenziali: gli unicorni terapie-in-arrivo dotati lo riceveranno a prescindere. E in anticipo. 

“Perché allora non dovrei prenotarlo il 2 dicembre?” Perché sei un unicorno e un unicorno per fare quello che gli piace non aspetta l’ultimo secondo. E poi perché alle prime 33 ordinazioni verrà inviata anche la playlist di Ketamina. Una roba che, in confronto, la vita vera è placebo.

Scritto ancora dopo ma non per questo meno importante

Sì, se guardi con attenzione subito sopra Monia Papa, lì sulla copertina di Ketamina, puoi intravedere lo scorcio di una scritta. Tagliata, bistrattata, lasciata lì come un brandello che può sembrare poco considerato invece è così forte e così imprescindibile proprio perché è stato bruciato e si è salvato. Proprio lì, sopra il mio nome, se guardi con attenzione puoi leggere qualcosa. Come in un’allucinazione.

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4 pensieri su “Scrivo Indie Sono: alcuni unicorni (secondo me)

  1. E, allucinata da questa ondata prepotente di parole che sanno (di) scalfire non solo la superficie, ma proprio lì, proprio quell’angolino nascosto in profondità, che brucia e continua a bruciare nonostante sia senza fiato e senza rami. Allucinata da questa realtà che è ancora un sogno, forte di tutta la bellezza dei sogni lucidi e cercati, cammino tentoni recitando la parte di uno scienziato. Ma di quelli all’antica, che procedono per tentativi. E arrivano. Anche se non sempre dove avrebbero voluto. Ed è proprio qui che la magia esplode in mille coriandoli di porporina, lasciando andare le paure e le idee senza vergogna. Perché non c’è proprio nulla di cui vergognarsi ad amare.

    Sono così felice, ma così felice di aver ritrovato le briciole per tornare qui nel Regno, che rido appena sveglia. E il sorriso mi segue anche quando mi arrabbio. Sta lì, aspettando di potermi di nuovo vestire di sé. La mia svolta irreversibile è nata dal test Magenta. E, in parte massima, dalla mia volontà di non lasciar più stare la Regina. Alla quale sono infinitamente grata per questa mia fioritura inaspettata e inattuale. E per tanto altro che non vi dirò qui.

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