Impressioni diaframmatiche (e altri echi)

cassa toracica

Legheranno gli autunni
I soffi sofferti
Dei tuoi polsi scordati
Suonati nei miei versi

Saranno erose
Le mie caviglie
Senza radici e innestate
Nelle tue metastasi di primavera.

Trenta giorni

(2-31 ottobre)

Tre materie

(Anatomia I, Biologia, Chimica)

Troppe sorprese

(La biologia dell’inchiostro, la scrittura nel midollo, lampadiario, l’accesso riservato)

Cliccami per scoprire la nuova terapia “October Chest”

Il risultato del sondaggio

OctoberSondaggio

Sei andato a rileggere in cosa consiste la terapia “October Chest”?

Com’è che dici?

Non ci sei andato perché ormai l’hai imparata a memoria e, semplicemente, di poterla avere non vedi l’ora?

Bravo Calamista.

Come puoi ammirare con i tuoi stessi occhietti sbrilluccicosi il sondaggio è chiaro: non c’è l’ex aequo della terapia String-i-Mi, in questo caso.

Ha vinto il 2.

Perciò, dato che il Regno di Calamo è una democrazia fondata sul “il potere ai porporinati la terapia dovrebbe andare a 60 sesterzi negli scaffali.

Ma ho promesso 3 giorni di promozione ai miei mostriciattoli.

Per questo, per i primi 3 giorni (quindi fino al 9 settembre, 9 compreso) sarà a 48 invece di 60 e non è tutto: per chi è stato selezionato tra gli iscritti alla Calametta per l’interesse dimostrato il prezzo sarà ulteriormente ribassato.

Come si sa se si è stati selezionati?

Lo si sente, è come l’amore e il vento. Ah, poi c’è quella piccola cosa che è “aver ricevuto negli ultimi giorni email luccicanti che si congratulavano per l’interesse e l’impegno”. Ti è successo? Se hai ricevuto email magenta negli ultimi giorno alle 14 ne riceverai un’altra, in anticipo di un’ora sull’apertura ufficiale delle iscrizioni.

Hai aspettato con le dita impiastricciate di porporina l’arrivo delle terapie in arrivo e ora aggiorni compulsivamente la pagina per le iscrizioni a October Chest, String-i-Mi e Scribiatra? Aggiorna la pagina magica ancora una volta, segnati bene l’ora di apertura delle danze e, intanto… Balla. Balla anche se non sai ballare, balla come non hai mai ballato (anche se non hai mai ballato, anzi, soprattutto se non hai mai ballato).

Dopo le piroette della Litbox e gli incantesimi di #LettereMagenta è il momento di iniziare questo nuovo “anno scolastico” prendendo, oltre un’agenda nuova di pacca, anche la propria vita in mano.

Aspetta!
Prima di lasciarti andare vorrei dirti ancora qualcosa!

Caro Calamista,

ti scrivo così mi avvicino (ancora) un po’.

Ti ho trattenuto (aggrappandomi al tuo braccio come quando si sta cadendo o si ha paura di farlo o, al contrario,  si ha molta voglia di farlo e allora si barcolla per l’estasi della vertigine, per reggersi a quel braccio, per scattare una foto mossa a quel quadrato, quell’espressione), dicevo, ti ho trattenuto per una ragione.

Se siamo qui, insieme, è perché ci piace fare un sacco di cose con le storie.

Ci piace cantarle e ascoltarle e strapparle per poi riattaccarle altrove e lasciare che ci macchino, d’inchiostro, e lasciare che ci marchino, di vita, della loro vita.

La costruzione di October Chest è stata un po’ come la costruzione di un amore.

Un amore che abbiamo in comune, certo: l’amore per le storie.

Ho iniziato pensando alle scatole magiche che le carichi come una molla e poi quando hai finito di caricare sbuca fuori un clown e o piange o ti dice le sue opinioni.

Ho pensato ai pacchetti che metti sotto l’albero, ho pensato al fatto che questo blog, grazie a voi che siete radici e corteccia e fronte, è un po’ un albero e ho pensato al fatto che i pacchetti, accidenti, allora ci vuole proprio un pacco con dentro tanti pacchetti.

Ho pensato al concetto di “box” come buco nero che ti risucchia e ti porta in un’altra dimensione, ho pensato a com’è avere un mese nuovo di zecca e non vedere l’ora di imbrattarlo, ho pensato all’idea di “box” come contenitore, quasi astuccio, perché è settembre, stiamo iniziando un nuovo anno, abbiamo voglia di cimentarci in nuove materie, di diventare esattamente ciò che siamo e superare le nostre stesse aspettative.

Ho pensato a te.

Incessantemente.

Alle storie che nascono con un buon corredo a quelle che sono meravigliosamente mutate, alle ossa che ti fanno male quando scrivi troppo ma che ti fanno più male quando non lo fa, alle tavole periodiche che non fanno che urlarti una frase: è il periodo giusto per ri-cominciare.

Vuoi questa terapia? Richiedimela

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2 pensieri su “Impressioni diaframmatiche (e altri echi)

  1. È quasi il momento, è già il momento. In realtà, lo è sempre stato. Solo che si era nascosto in un buco nero. Che è diventato un vaso straripante porporina. E ora, si sta trasformando in una scatola piccola, di quelle per i fiammiferini, ma che ha una qualità evaporatrice e uno spazio immenso se la apre la persona giusta. Del resto, la piccola scatola sa che era un buco nero. Lo ricorda con minuzia di dettagli. E quel che non ricorda, lo inventa come una pianta sana inventa i suoi frutti. E io, aspetto con l’emozione che mi esce dai pori perché a forza di scorrere nelle vene, si è surriscaldata e ha bisogno di evaporare un po’ in giro.

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