Come diventare la torta di cui tutti vogliono una fetta

 

fettadiunicorno

Questo post è un po’ come l’amore per i Joy Division e un po’ come il senz’ossa quando è inverno: ti farà a pezzi ma ha anche già fatto a pezzi se stesso.

Fetta n°1: perché tutti vogliono qualcosa ma perché quel qualcosa non sei tu

Ci sono sicuramente almeno due modi per uscire vivi dalla condizione che accomuna il 99,99% della popolazione (del resto del mondo, ovviamente, perché qui, nel Regno di Calamo, c’è troppo Magenta perché la percentuale non sia ben diversa).

Ma, prima di tutto, bisogna capire qual è questa condizione: questa condizione è lo stato di cose per cui la gente farebbe carte false per certe persone/cose, ma tu non rientri in questo elenco di cose/persone e allora fai un falso sorriso stropicciato e fingi che in fondo il tuo cono d’ombra ti piaccia davvero tanto, perché fa fresco e il buio, in fondo, crea atmosfera no?

I due modi per sopravvivere a questa comunissima situazione li chiameremo “il metodo grey fox” e “il metodo twister ghiacciato”.

Il Metodo Grey Fox

La volpe, quando si parla di mete e obiettivi, ha una fama non troppo lusinghera: perché la volpe non riesce a accettare la sconfitta e allora quando non raggiunge ciò che si era prefissata quel qualcosa inizia a denigrarlo. Insomma, lo sappiamo tutti che la volpe, quando non arriva all’uva, dice che l’uva è acerba.

Ma screditare i propri traguardi ci fa forse guadagnare credibilità? No di certo. Il metodo giusto per reagire al fatto che non si è l’oggetto primario di desiderio/ammirazione/stima/mistico-afflato non è sicuramente fingere di odiare tutto ciò che va lievemente oltre la propria soglia di anonimato.

(Attenzione, piccola nota necessaria: il “non-anonimato” non è di certo il quarto d’ora di celebrità ormai presentato in tutte le salse. Essere “non-anonimi” vuol dire essere riconosciuti come portatori di forti valori e giusti destinatari di fiducia, in qualsiasi campo si voglia. Essere “non-anonimi” vuol dire, a prescindere dal riuscire a raggiungere “i grandi numeri”, diventare, agli occhi dei propri potenziali sostenitori, una torta a cui è impossibile resistere, una torta deliziosa di cui, anche una sola fetta, è estremamente preziosa).

Il metodo della volpe grigia prescrive il “disinteresse metodico”.

C’è una manovra diagnostica che si chiama “grattamento metodico di Brocq”. In pratica tu sei lì, con un paziente che credi potrebbe avere la psoriasi, e ti metti a grattare con delicatezza sulla sua squama e prima vedi il segno della goccia di cera, perché l’aria genera questo effetto e poi arrivi a scoperchiare la membrana lucida che era dalla squama celata e se continui la pelle diventa insanguinata di gocce che sembrano proprio gocce di rugiada.

Ecco, il disinteresse metodico è quella manovra per cui tu inizi a grattare la tua voglia di arrivare all’obiettivo fino a vedere se darle spazio, cambiare aria, regalarle un più ampio respiro la fa mutare, la fa diventare come cera. Perché con la cera si fanno le candele e le candele accese da un incrollabile desiderio possono combattere anche il buio più fitto.

Ti stai comportando da volpe, quindi hai distolto lo sguardo dalla tua meta, ma non con sdegno, perché tu sei una volpe grigia che ha dalla sua pazienza e saggezza.

Continui a grattare e arrivi alla base del sogno che vuoi realizzare. Ti trovi di fronte a uno strato sottile e vulnerabile perché i sognetti (sogni/progetti) sono vulnerabili ma sono anche lucidi perché hanno tutto il brillìo delle intuizioni e perché ti ci puoi specchiare, perché un vero sogno è qualcosa su cui hai riflettuto, certo, ma è anche e soprattutto qualcosa in cui si riflette il tuo più intimo te stesso.

Tra i Calamisti Magenta (scopri se sei anche tu uno di loro e impara a memoria il loro manifesto) ci sono diverse volpi grigie.

Perché un mostriciattolo di porporina sa sanguinare per i propri sogni.

Voglio raccontarti una storia

C’è un Aspirante Satrapo che è decisamente una volpe grigia.

(Il glossario necessario:

  • Cos’è un Satrapo? Un Satrapo è un Calamista PRO, una specie di Pokemon della porporina che si è evoluto, un Super Sayan Magenta, un importante rappresentante dei PorpoValori in grado di gestire tutto da solo le province del regno e che, in cambio, riceve un trattamento più unico che raro.
  • Ah, ok, so che questo è un glossario ma, a questo punto, potresti spiegarmi come si diventa Satrapi? Va bene, ma solo perché oggi sono molto molto buona, praticamente di zucchero filato nero e caramelle frizzanti. Il metodo più veloce per diventare satrapo è in questo momento il seguente: iscriversi a Calametta, la newsletter che viene letta e riletta, specificando il proprio desiderio di diventare satrapo, divorare l’edizione straordinaria che i Calamisti già iscritti hanno ricevuto pochissimi giorni fa, accapparrarsi la litbox, seguire le istruzioni nella nuova sorprendente email che a quel punto arriverà come un Colibrì che torna sempre a casa (Se non sai perché i colibrì sono per noi così importanti… Ti sei perso delle cose importanti. Vuoi continuare a perdertele o iniziare a essere sempre aggiornato?)

Piaciuto il glossario? Ora torniamo alla storia del nostro Satrapante, ossia Satrapo Aspirante.)

Nel Regno di Calamo, in quanto repubblica democratica fondata sulla porporina, prima di prendere decisioni importanti spesso ci si rivolge a dei sondaggi. Così ho chiesto ai miei sbrillucicosissima abitanti se volessero leggere anche le storie degli aspiranti satrapi senza blog.

Perché già abbiamo letto i sognetti di alcuni Satrapanti meravigliosi che invece un blog lo hanno eccome. E abbiamo anche parlato di come si fa a sostenere la loro candidatura: se compri una litbox non dimenticarti di citare la parola chiave del satrapo che hai deciso di sostenere!

In questo post, dato che ti ho parlato della mia teoria del metodo della volpe grigia, ho deciso di parlarti di Fabiano.

Chi è

Fabiano è una delle volpi grigie più volpe grigia che mi sia mai capitato di “incontrare”. Perché ha continuato a far germinare dentro sé il proprio sogno, come l’inverno che tiene in grembo i semi della prossima primavera. Ha smesso di guardare al suo sogno più intimo per tanto tempo ma, nel frattempo, ha visto tante altre cose. Ha visto quanto può essere al tempo stesso caldo e freddo il mondo quando ha conosciuto a Mosca la futura madre dei suoi figli, per esempio.

Fabiano ha vissuto la sua vita come se stesse costruendo una matrioska e come una vetrina di matrioske sono cresciute le sue esperienze e i calli sulle sue mani e le lacrime di commozione per gli eventi che hanno visto diventare anche i suoi figli matrioske sempre più grandi e i suoi occhi, perché sì, giorno dopo giorno sono cresciuti anche i suoi occhi, perché la sera, ogni sera, non importava quanto fosse triste e stanco e provato e, qualche volta, come a tutti capita di esserlo, disperato, ogni sera lui, dopo essersi riempito gli occhi di qualche parola d’amore russa che sua moglie non mancava di dedicargli, anche dopo tutti quegli anni, si avventurava per i ripidi sentieri di qualche storia nuova.

Ora quella sua moglie con gli occhi belli e sinceri non c’è più, ma i suoi sguardi abitano ancora nei libri che Fabiano non smette di sfogliare. 

Fabiano mi ha scritto un’email bellissima (in realtà me l’ha scritta suo nipote Gigetto, ma seguendo pedissequamente la dettatura del nonno, Fabiano è stato molto chiaro su questo punto).

Mi ha detto che gli piace questa cosa che ormai le storie le può divorare come pesche mature su un albero così vicino che basta allungare la mano. Che proprio per questo, per la possibilità di accedere a un giardino di storie succose e personaggi a volte acerbi, a volte maturi, spesso con gusti sorprendenti, ha imparato a leggere sul tablet e sul computer.

Ma a scrivere no, “non sono buono a scrivere al computer”, detta a Gigetto che, solerte, batte sulla tastiera, mentre i miei lettori sono bravi e allora lui non sa esattamente se ha senso scrivermi e non sa se io leggerò proprio la sua email.

Mi dice esattamente così, ma in mezzo a questi cespugli di umiltà profumati come il basilico buono, in mezzo al suo emozionarsi eppure non desistere, fiorisce la sua storia, il racconto delle sue avventure, sbucano fuori fiori esotici e margherite bellissime nella loro semplicità.

Ovviamente, alla fine dell’email, quella più commossa ero io. Chevelodicoafa’.

Il suo sognetto

Vuole fondare (in campagna, quindi tu pensa a questa specie di visione bucolina di virgiliana memoria) un gruppo di lettura che legga libri russi in lingua (però mi ha promesso con traduzione a fronte).

La sua parola chiave

Balalaika

Sipario

Nel prossimo post ti parlerò di un altro satrapante e del “metodo del twister ghiacciato” per diventare una fetta di torta che, se fosse in un buffet, pure io correrei per averne una fetta (e io sono geneticamente incapace di nutrirmi a un buffet).

Intanto voglio provare una cosa nuova che, a ben pensarci, i libri mi hanno sempre insegnato (o almeno ci hanno provato) ma io non ho mai applicato: il riepilogo su quello che in questo post è stato raccontato.

  1. “Metodo della volpe grigia” (trattato) e “Metodo del twister ghiacciato” (di cui parleremo nel prossimo post). Cosa sono? Due tecniche (ovviamente solo per gente che ha già una buona quota dentro sé di Magenta) per diventare una fetta di torta superdesiderata. Perché chi non vuole essere stimato/apprezzato?
  2. Memento su cos’è un Satrapo e come si fa a diventarlo. In due parole un Satrapo è un Calamista di livello avanzato che, dopo essersi accaparrato la sua litbox, ha sviluppato un sognetto e si è candidato. Per non perdere altro tempo prezioso cercando di recuperare le informazioni nei vari post iscriviti alla newsletter: riceverai l’edizione straordinaria della Calametta neoinviata, potrei conquistare la tua litbox e scoprire come intraprendere il cursus honorum per diventare Satrapo.
  3. La dolcissima storia di un aspirante Satrapo, Fabiano, che mi farà guardare per sempre alle matrioske con ancora più affetto e che susciterà probabilmente anche in te lo stesso sentimento. E un ringraziamento a Gigetto che ha aiutato Nonno Fabiano a mettersi in contatto con Calamo.

Il punto 4, naturalmente, riguarda non il post ma il suo lettore: tu. Perché solo tu, leggendo e agendo, puoi dare a tutto questo davvero senso.

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