Come svoltare ad agosto con la tecnica del ghiacciolo

ghiacciolo

Ancora è troppo freddo. Non riesci a mangiarlo.

Ma allora, esattamente, cosa fai?

“Esattamente” niente.

Come, vedo che fai un sacco di cose!

Non “esattamente”.

Che vuoi dire?

Che non riesce a cogliere, nella mia voce, le virgolette.

Ora sì, puoi assaggiarlo. La lingua potrebbe restare attaccata come se tu fossi un novello Pavese che si è innamorato di una ballerina che volteggia sul ghiaccio e allora ora bacia i lampioni gelati sotto un inverno impietoso che non aspetta nessuno mentre lui, Cesare, sì che ha aspettato, ma a cosa è servito?

Al diavolo l’attesa, addenti il ghiacciolo.

Non ti seguo.

Ok. Ricominciamo. Faccio diverse cose. Spesso le sbaglio. Qualche volta ne azzecco una mentre avrei voluto azzeccarne un’altra come se mi avessero dato una pistola con la canna deviata.

Non ti servono pistole, tu hai le tue parole.

Questa mi è piaciuta. Ora ho proprio voglia di continuare a parlare con te.

Perché una svolta

Tutti vogliono cambiare qualcosa ad agosto. Perché poi arriva settembre e lo sappiamo tutti che il vero capodanno è il primo settembre. Dovremmo andare tutti a cercare un diario (so per certo che c’è qualcuno tra voi mostriciattoli che lo fa, come un incantevole rituale) e poi scriverci sopra tutto quello dei buoni propositi di gennaio non tanto che non abbiamo realizzato, perché realizzare qualcosa può dipendere da tante variabili, ma che non abbiamo neanche tentato.

A Calamo piace tentare perché, si chiede, “se non tento che li ho a fare i tentacoli?”  Anche tu hai i tentacoli ma poi non li usi e allora si atrofizzano e diventi un pinguino con l’artrite.

Cosa farebbe un ghiacciolo?

Un ghiacciolo non chiede il permesso di cambiare. Tu lo tiri fuori dal freezer e lui muta senza sosta, istante per istante, cambia forma, diventa altro da sé ma resta sempre se stesso. A un ghiacciolo non importa se tu sei distratto, se improvvisamente hai un impegno.

Un ghiacciolo non ha bisogno di essere certo che qualcuno lo stia fissando per fare quello che è nella sua natura fare: sciogliersi. A un ghiacciolo non importa se diventando ciò che gli viene spontaneo diventare darà noia a qualcuno (a te che tieni lo stecco e il ghiacciolo cola e non sa che fare). A un ghiacciolo non fa paura impiastricciare mani, lasciare il segno, spargere impronte. Non teme di imprimere la sua firma nelle cose.

Del non voltarsi mai e altre baggianate

C’è questa cosa, che a volte è una vocina dentro di noi, a volte è una vocina fuori di noi, a volte è una vocina tutto intorno, in filodiffusione, che dice di non voltarsi mai indietro. Ehi, ho una notizia per te: non sei su un ponte tibetano sospeso. Cioè, un po’ sì, sotto c’è pure una di quelle gole di rocce e senti il rumore del niente che corre fino a toccare il fondo e il fondo non lo trova e allora se lo inventa e senti il rumore del niente che inizia a diventare qualcosa per trovare pace.

Però, insomma, tu non puoi andare avanti senza mai voltarti indietro. Non stai salvando Euridice. Di tanto in tanto devi girarti e guardare da dove sei partito e dove sei arrivato. Per avere un’idea più chiara di quanta strada hai fatto. Per vedere se hai deviato troppo. Come quando tracci una retta con un righello e a un certo punto ti fermi a controllare se hai tenuto la mano ferma e invece no, la riga era messa storta, e allora meno male che a un certo punto ti sei fermato e hai guardato come avevi proceduto dal primo passo o  non te ne saresti mai accorto o te ne saresti accorto quando tutto sarebbe peggiorato.

Cosa farebbe un ghiacciolo?

Un ghiacciolo ha sempre chiaro da dove è partito. Era liquido ed è pronto a ridiventarlo in qualsiasi momento. I corsi e ricorsi di Vico potrebbero spiegarli dei ghiaccioli che prima sono solo bicchieri di limonata e poi diventano stecchi bianco-gialli e poi tornano limone e acqua zuccherata. Devi essere sempre pronto a fare un passo indietro. Come quando fai una foto e indietreggi per focalizzare meglio. Devi essere sempre pronto a rimettere le mani in pasta, nella pasta che hai modellato per farne altro, per reinventarla, per aggiustarla.

Calamo serba sempre (con cura) memoria di ciò che è stato. Perché il ricordo di tutte le magie che abbiamo fatto insieme è, al tempo stesso un’istantanea del punto di partenza e un video del percorso e una predizione, su una bella sfera di cristallo, di quello che vogliamo diventare e per cui stiamo, giorno dopo giorno, continuando a seminare.

La gira-volta-buona

Perché non ti alzi in piedi, se sei seduto, o se sei già in piedi, mio caro mostriciattolo di porporina, non ci resti? Ecco. Così. Perfetto. Ora dovresti iniziare a girare vorticosamente su te stesso, finché tutto intorno diventa, alternativamente, coloratissimo e spento e tutto sembra importante e privo di senso al tempo stesso.

Hai provato una giostra nuova, anche io all’inizio ero dubbiosa, dicono si chiami “vita”.

Cosa farebbe un ghiacciolo?

Quando mangi un ghiacciolo se lui inizia a gocciolare puoi provare a farlo girare velocemente su se stesso, lo stecco come perno, per mantenerlo più fresco.

La parola d’ordine è “vortice”.

Non ti senti mai dentro a un vortice?

Ti auguri di essere la confezione di uova che viene ingoiata da un tornado ma poi appoggiata con delicatezza sull’asfalto, senza un danno, anche se a km di distanza.

Ma tanto non lo sei (quasi) mai. 

Sei l’estasi e il disastro.

Seguire il vortice come fa il ghiacciolo con il polso che ruotando lo fa girare. Questa è la risposta. Seguirlo e trarne il massimo beneficio possibile minimizzando i danni collaterali (come gli effetti collaterali del leggere questo blog).

Io sto provando a seguire il ghiacciolo interiore.

Sto cucendo stelle di specchi sui vestiti dei miei mostriciattoli magenta. Affinché possano moltiplicare la loro magia.  Perché “moltiplicare i sogni può essere naturale come respirare”.

Sto buttando giù idee per il #Bookaniere come sacchi di sabbia da una mongolfiera o piccole ancore luccicanti vicino a una baia bellissima per fare sosta.

Sto ascoltando i vostri bis-sogni e le vostre domande, leggendo e rileggendo con trasporto e affetto le vostre idee, mi appunto le vostre parole sugli avambracci così me le porto sempre in giro, le espongo al sole, le lascio scivolare sulle lenzuola bianche quando tutto è così chiaro da essere accecante.

Sto porporinando (sì, noi Calamisti parliamo anche così, vero abitanti del regno?) nel senso più pieno del termine.

C’è in corso la vendita di una scatola di sognetti (sogni+progetti) con tanto di elezione di speciali satrapi (elezione che conviene anche a te perché se eleggi meno spendi. Perché la magia è fatta così: più ne spargi più te ne torna indietro).

E c’è in corso la prenotazione per la nuovissima sfavillante edizione di #Scrittura28 (Agosto, inchiostro ti conosco) in cerca di un nuovo nome e in cerca, soprattutto di anime che sanno cosa vuol dire avere dentro la china. In tutti i sensi.

E c’è una lotteria di beneficienza per un fastidiosissimo file audio con una tizia gracchiante ma che mentre parla sorride.

E c’è la voglia di comunicare, anche in breve, quello che sta succedendo per non lasciare nessuno al porto.

E poi c’è la comodità (anche se noi preferiamo le cose scomode) di avere direttamente nella propria casella di posta elettronica una spremuta magenta di aggiornamenti e una parola d’ordine che spalanca cancelli (sì, le iscrizioni alla newsletter sono ancora aperte)

Tra poco invio la seconda Calametta, vuoi perderla?

Un ghiacciolo non perderebbe l’occasione di raccogliere gocce nuove.

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7 pensieri su “Come svoltare ad agosto con la tecnica del ghiacciolo

  1. Ecco si…Aspettiamo agosto per giravoltare!
    Da un po’ sento come se non ci fosse una fermata; un guardarsi indietro si, ma non in posizione seduta, magari a breve succederà, per ora no.
    E un saluto da ghiacciolo a tutti; caro Seoista(il mio sbaglio mi pare di aver intuito ti sia piaciuto) a me il ghiacciolo piace azzurro, all’anice…Forse perché mi lascia la lingua così blue, in barba ai coloranti, me lo godo fino all’ultima goccia!

    1. Lo sai quanto qui sia apprezzata la tua scelta “originale” (che è virgolettato perché, in effetti, c’è magia e porporina anche nella scelta più banale, dipende tanto anche dal modo in cui le scelte vanno fatte e, soprattutto, portate avanti, sostenute, portate a termine).
      E poi noi, se ci pensi, siamo un po’ come i puffi: loro usavano “puffare”, noi ormai non riusciamo più a fare a meno del porporinare!

  2. Meraviglioso il ghiacciolo: se lecchi sempre la solita parte dopo un po’ ne perdi in sapore; ma se ti muovi, vortichi, cambi prospettiva, non solo mantieni il sapore intenso, ma non perdi nemmeno una goccia.
    Ed è bello che il ghiacciolo del Regno abbia una vaschetta sotto dove le gocce perse vengono trattenute cosicché i ritardatari possano bearsene 🙂

    1. Questo commento mi ha colpito molto perché a volte viviamo il “cambiare prospettiva” quasi come un’imposizione e/o come la sottintesa dichiarazione che non va bene il nostro modo di vedere le cose.
      Ma, in effetti, non è esattamente così.
      Cambiare “parte del ghiacciolo a cui dedicare le proprie papille gustative” è spesso un atto di intelligenza e di quell’egoismo sano che ci fa andare verso il meglio (che poi non sempre è l’ottimo, ma questo è un altro discorso).

      (Calametta è molto contenta di farti contenta!)

    1. Abbiamo bisogno, periodicamente (con una periodicità che non sempre è ben determinata) di cambiare pelle.
      Forse dovremmo avere la possibilità di farlo fisicamente, forse sarebbe tutto più chiaro, più “semplice”.

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