Non è un altro stupido post che pensa di avere qualcosa da insegnarti

"Tu non hai sguardo, io non ho filtro"
Tu non hai sguardo, io non ho filtro

 

Ogni minuto che passa è un’occasione per rivoluzionare tutto completamente

 

 

Questo è il momento in cui dovresti dirmi che non puoi e non devi e non vuoi avvicinarti a me più di così

Ma lo sto facendo

Ma lo stai facendo

Ma l’ho già fatto

Ma vuoi continuare a farlo

Ci sono io che piango e piango tanto e le lacrime non hanno colore e non hanno odore e non hanno neanche sapore, sono solo il fastidio che pesa sulle ciglia, il disagio umido agli angoli del mento, la pioggia estiva sui sorrisi forzati.

Piango e lui mi abbraccia e gli piango sulle braccia, sulla camicia, sul cotone fresco, sul bianco o è celeste o un’altra forma di azzurro inventata per convincerci che ci vediamo male o comunque mai bene abbastanza e lui continua ad abbracciarmi e io allora penso che potrei pure sposarlo, come quando si dice grazie se ti porgono un fazzoletto mentre stai piangendo, lui non aveva fazzoletti da porgermi, mi ha dato la stoffa, la pelle, ha le dita che sembrano foglie quando è mattina presto e le foglie luccicano e grondano e sono imperlate di notte.

So che fuori lo aspetta una ragazza così rompo un vetro, non è proprio un vetro, è una grata, un muro che non è un muro, un divisorio, lo rompo e ci passo attraverso, eppure lo so bene che puoi passare attraverso tutto ma non a tutto puoi passare attraverso, ci passo attraverso e sanguino e continuo a passare da lì anche se questo mi fa sanguinare.

Vedo la ragazza. La guardo dall’alto perché ehi, sarò insanguinata, ma ho pur sempre scavalcato/rotto/sono-passata-attraverso questa specie di grata. C’è la stoffa rosa cangiante e il colore accecante dell’alluminio quando prendi dal freezer la carne e te la metti sull’occhio perché non sei sicuro di aver vinto ma hai pur sempre fatto a pugni, senza neanche tirarti indietro, la tua fettina di carne sugli occhi te la meriti. La ragazza sembra una caramella metallica. Tutta fiocchi posticci inadeguati sul suo vestito da robot.

Perché diamine è vestita da robot? Non lo so ma so che lei sa che lui è con lei che dovrebbe andare al ballo (esattamente quando ho saputo di questo ballo?) perché è a lei che lo ha promesso e io vorrei dirle che non ho mai avuto alcuna intenzione di mettermi in mezzo, vorrei proprio dirglielo “ciao debuttante-robot-rosa-liceale-limousine-palestradellascuola-reginettachimatu?maddai, non hai nulla da temere, è tuo, tutto tuo, te lo lascio, tienitelo” ma lei è troppo convinta che io a lui abbia fatto il lavaggio del cervello e allora continua a fissarmi con quel suo sguardo vacuo di frutti rossi e metalli che fondono finché io non mi sveglio.

Sono giorni così.

Raccolgo spunti per il Calamarty. A volte li ricevo da altre persone (dueocchiduebracciaduegambeogiùdilì), a volte mi arrivano da segni casuali, dal pulviscolo che la vita si diverte a lasciarci addosso, come tutto quello che non vedi finché non viene colpito dalla luce inquelmodolì, eppure è sempre esistito, lo sai?

Ma niente esiste, forse, finché qualcuno non ne conferma l’esistenza. Mi piacerebbe vederci tutti insieme in un posto da cui si vede il mare. O comunque acqua. Mi piacciono i corsi d’acqua. Probabilmente mi ritroverò presto da qualche parte del globo terracqueo a parlare ai fiumi di quanto sia interessante la loro vita da fiumi, proverò a lusingarli per estorcere loro i racconti che i fiumi di solito lasciano addormentare con loro.

Ricevo scritti, come in bottiglie, vuote di liquido, piene di parole, mi fanno domande, mi chiedono consigli, aspettano le litbox eppure non aspettano, nell’attesa creano cose che trasformano il presente e il futuro e forse anche il passato.

(Se non sai cos’è una litbox devi rimediare: anche perché se sei qua, in fondo, la litbox ce l’hai nel DNA)

La legge di Starling. La teoria del cancello. L’ipotesi del dente di leone. Il condizionamento di Pavlov.

A un certo punto abbiamo fatto un sogno così grande (anche se senza aspiranti reginette del ballo vestite da robot) che abbiamo pensato che forse potevamo davvero entrarci dentro.

Perché vuoi continuare a farlo?

Perché non voglio farne a meno.

Ma puoi?

Potrei.

Tu lo sapevi che durante un bacio gli occhi si chiudono per la liberazione della noradrenalina?

Calamo ha deciso di stanziare 6 litbox all’elezione di 2 satrapi. (Sì, lo so che sono pochi. Tanto lo sapete l’indirizzo a cui bussare per lamentarvi. Portate come al solito bottiglie luccicanti. Non sia mai che si perda un’occasione di far party).

Abbiamo capito che qui c’è un’altissima concentrazione di Magenta. Lo abbiamo sempre sentito prudere sotto pelle come quando sei in astinenza ma non aveva un nome. E noi sappiamo quanto sia importante che le cose abbiano un nome, quanto se si perde il nome a lungo andare si rischia anche di perdere il concetto.

Cosa devi fare per diventare un Calamista pro?

Innanzitutto devi essere un unicorno (sempre) in fieri.

Come lo distingui un unicorno in fieri?

Ha sempre qualcosa da raccontare, qualcosa di nuovo da progettare, un aquilone a cui tendere lo sguardo.

Sei così?

Bene, allora potresti già essere un buon candidato.

Ti piacerebbe rivestire un ruolo di particolare prestigio nel luogo di Calamo?

Allora questo potrebbe essere il momento giusto perché tu lo sai quanto erano importanti i satrapi, no?

A chi diventerà satrapo verrà riservata un’iniziazione particolare.

Lo so che sai che potresti davvero fare la differenza e che per te, diventare questo, potrebbe fare la differenza.

Occorrente e percorso step-by-step per diventare un Satrapo (e vivere non so se felice ma sicuramente meravigliosamente incasinato)

  • Porporina. Quella ti serve sempre. Mettitela sotto i piedi, sotto le suole delle scarpe, come fanno i ballerini con la pece per non scivolare. Tu fallo per lasciare la scia. Devi sempre lasciare una scia luccicante, non te ne dimenticare.
  • Litbox. Se hai già prenotato la tua “scatola dei sogni-incubi” salta questo passaggio. Se non l’hai ancora prenotata, beh, che aspetti a farlo?
  • Un sognetto. Che non è un sogno piccolo, nossignore, ma è un sogno-progetto. Hai qualcosa di speciale da condividere con i Calamisti? Le cose speciali (per quanto questa parola sia abusata qualcosa di veramente speciale ancora c’è, esiste e sbrilluccica tra noi) vanno condivise. Raccontati nel modo che ritieni più consono (post sul blog? Post sui social? Volantini lanciati da un elicottero in volo per rendere onore alla dannunziana memoria? Chiacchiere de visu durante caffè offerti (attento però, meglio se metti lo zucchero vero e non la porporina come me nella mia tossicissima newsletter)?)
  • Due calamisti sostenitori. Nel raccontare perché vorresti/dovresti diventare un Satrapo non dimenticare di designare una parola chiave. Perché è così importante? Perché sarà il tuo marchio di fabbrica, la tua impronta digitale. I due calamisti che sceglieranno di sostenerti, infatti, per rimarcare il loro essere sostenitori della tua magentissima candidatura dovranno ricordarsi di scrivere questa parola chiave quando mi contatteranno per prenotare la litbox. Capisci la magia? Praticamente “un sogno per domani” ma con più unicorni.
  • Complimenti. Dovresti farmi i complimenti per la foto che correda il post perché l’ho scattata io. E non si è mai sentito di un aspirante satrapo che non è carino con la Maria Antonietta di turno.

Ma i neurotrasmettitori non cambiano niente, i neurotrasmettitori sono solo neurotrasmettitori

Cosa cambia qualcosa, allora?

“Il caso e la necessità”

Ah, certo, non poteva mancare la citazione del libro di un francese nella tua idea di un momento perfetto

(“Il cacciatore di momenti perfetti” sta prendendo forma, è tra noi)

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16 pensieri su “Non è un altro stupido post che pensa di avere qualcosa da insegnarti

  1. Dopo lunga, intensa, spaziosa riflessione, ho pensato di scriverti, ma non scrivere solo a te. Di scrivere qui tra i Calamisti. Di scrivere in bella vista. Perché ho letto e riletto questo tuo post, postmoderno, postapocalittico, postale.

    E ho deciso:

    «Ogni minuto che passa è un’occasione per rivoluzionare tutto completamente.»

    Allora, dal momento che ho eletto questo come l’anno del cambiamento, anche se è il figlio dei miei passi precedenti. Forse, è figlio della mia stessa esistenza per come è stata fino a qualche anno fa. E poi, il turbinare di eventi, la mia testa sconvolta, la paura, i sogni, la passione mi hanno portata a naufragare qui.
    Dal momento che ho eletto questo come l’anno del turbinare di foglie in estate e di germogli improvvisi sotto la neve, e la pioggia diventa solida e il sole mi congela, allora posso pensare di diventare anche un satrapo. Qui, in sicurezza, tra i Calamisti, credo di potere.

    Ma guardiamo cos’ho nel mio cesto da satrapo:

    Porporina: ce l’ho!
    Litbox: ce l’avrò!
    Sogno-progetto: embrionale, ma c’è. Lo racconterò sul mio blog, direi.
    Due calamisti sostenitori: non ce li ho. Ma ho la parola chiave per la posizione cui ambisco. Ed è “avanguardia(na)”.
    Complimenti per la foto, demone regnante! Cielo che vira al magenta, ma diluito come un acquerello.

    1. Avanguardia(na) Emma…posso chiedere il braccio per accompagnarti nel viaggio?
      Non importa da che parte vuoi che io mi appoggi o sostenga, sarei lieta di esserci se Madame Calamo ci offre questa “via”.
      Porporina:ogni giorno nel caffè.
      Litbox…chissà
      Sogno; beh lì credo di averne già detto a riguardo ma soprattutto anelo perché “un altro mondo” sia possibile, e questo di ora me lo tengo “stretto”, che mi accompagni nella ricerca.
      La parola: “la felicità senza valore non conta nulla” (sono stata lunga).

      Non ho resistito a risponderti e a diffondere agli altri Calamisti un po’ di “aria fluttuante”.
      Attendo…

    1. Mie bellissime rappresentanti del popolo, sto lavorando proprio per voi (che poi è per noi. Il confine, in un regno così, è meravigliosamente labile, vero?). Quindi la vostra Maria Antonietta sarà ben lieta di sapervi a passeggiare per le sale di Calamo (che, come avrete notato, è cambiato e sta ancora cambiando): non mancate di deliziarvi con i dolci (periodi fatti di parole), continuate a scrivermi (lo sapete che quando io ricevo una vostra email è come spero sia per voi riceverne una mia, vero?) e non smettete, neanche per un istante, di sbrillucicare!

      1. Cara Regina sbrilluccicante…(è proprio come tu dici sul ricevere l’email, direi =)
        Visto il cambiamento di Calamo, attendiamo e credo di poter parlare per l’altra parte, appoggiata e sostenuta al mia braccio, ma libera al contempo di esplorare(non sia che venga vista come accentratrice e possessiva…Così non è)dicevo, sono , siamo liete di goderci “porporina a fiotti di magenta color fatti”…E buon lieto viaggio di parole a chi legge.

  2. Sbrilluccichio accecante, cambiamenti di paradigma, ossessioni positive e tanta interazione, che io con le donne così tanta — e, soprattutto, di tale qualità — non ne ho mai avuta. Finalmente, mi sento a casa. Libera e piena di rispetto al tempo stesso. Adoro i confini, in particolare quelli labili, così sottili che spariscono come piccoli serpentelli dei fossi. Noi aspettiamo e passeggiamo e scriviamo lettere alla nostra regina. E sì, hanno effetto porporina in quantità. E no, Monica, non mi sembri accentratrice né possessiva 🙂

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