La genetica dei supereroi

la genetica dei supereroi

La mitosi è un momento catartico perché la cellula è lì, tu la vedi, in tutto il suo splendore cellulare, poi si assottiglia, diventa come un filo, affilata come le parole quando vogliono fendere il silenzio, le parole infilate tra i denti e le gengive sanguinano e hai sempre uno smalto bellissimo anche da quando non te lo rovino più. Ed è tanto più bella quanto più da essa (la cellula) e grazie a essa (la mitosi) si ottengono due cellule figlie identiche alla madre. Lasci che qualcosa nasca da te a patto che sia qualcosa di autonomo. Che non debba sempre pagare lo scotto di essere derivato da te, che non porti come una croce, come una tara, il suo corredo dimezzato.

La mitosi siamo noi.

Ho 5 anni, proprio così, scritto col numero, ché il numero mi viene meglio farlo con le dita anche se probabilmente, ormai, con le dita non lo faccio più. Ho 5 anni e le stelle cadono, le stelle sono sempre cadute e continueranno a cadere, ma non nel mio giardino. Ho 5 anni, vedo una stella cadente, la inseguo con gli occhi, lei si lascia seguire, sarà una di quelle cose che si fanno e ci si lascia fare quando si sta cadendo o quando si è troppo intenti a saltare, per smettere di fare, e di lasciarsi fare. Muore, da qualche parte, o cade bene abbastanza da ricominciare un’altra vita altrove.

Il desiderio che voglio esprimere è il desiderio di avere un superpotere. Tu ci pensi mai ai supereroi? Magari un giorno ti svegli e toh, hai la possibilità di diventare un supereroe. Il tuo donante-superpoteri (che in questo caso, licenza storiesca, sarebbe qualcosa come una gigantesca stella) ti chiede che superpotere vuoi. E tu? Se te lo chiedessero sapresti rispondere? Quale superpotere vorresti? Ho 5 anni e vorrei il supersorriso come superpotere.

Perché quando le persone sorridono sembra che nulla possa far loro male. Per questo la gente nelle foto pare immortale. Certo, ci sarebbe pure il riso, che male non fa. Ma il sorriso è un’altra cosa. Ho 5 anni, vedo una stella cadente e desidero una bacchetta magica dispensa sorrisi. Ma sorrisi veri. Non di quelli che tiri gli angoli della bocca e li tiri come se si potesse sorridere costretti da un complicato sistema di funi. E invece. No.

Ho vent’anni (di più, quasi, dei cinque), proprio così, scritto a lettere, ché le lettere fanno tanto letterati, e non importa se quando dai un soprannome tra “letterati” e “scrittori” non si capisce più dove finisce uno e inizia l’altro e a quale dei degni soprannominati puoi attribuire più danno, in base a quante poesie e stralci di libri e brani scritti davanti ai portoni e infilati nelle cassette delle lettere, ti hanno dato. Ho vent’anni (di più, quasi, dei cinque) e le stelle cadono, le stelle sono sempre cadute e continueranno a cadere, ma alcune iniziano a spuntare in giardino.

Sai la storia del “cura il tuo giardino etc etc etc?” Ecco. Ho vent’anni  (di più, quasi, dei cinque) e ho capito che le stelle sì, deve sempre mettersi a seguirle. Ma le stelle sono distratte. Come te quando hai tante cose da fare e ancora più cose per la testa e. Cose. Eclissi di cose. Meteore di cose. Scie di cose. Pianeti di cose. Allora alle stelle è meglio dare almeno una mappa, una traccia, dar loro qualcosa da seguire, dal loro qualcosa da cui andare.

Dona a qualcuno un sogno più grande, un orizzonte più distante, una meta migliore, un progetto più felice e quel qualcuno ti donerà tutto ciò che di meglio ha. E il suo sorriso. Sarà quello il tuo superpotere. Perché sì, ho vent’anni (di più, quasi, dei cinque) e ho capito che a volte i superpoteri servono per aiutare le persone, a volte i superpoteri SONO le persone.

Il mio superpotere siete voi.

Il primo, il secondo e il terzo premio

  1. Per te che le idee strampalate di Calamo te le sogni la notte tanto che hai iniziato a sognare a occhi aperti leggendo della fisiologia di un sogno, per te che sei sempre in prima linea, per te che non perdi occasione per andare là dove ti porta la porporina.
  2. Per te che hai risposto all’invito “stringiamoci a corte” sin da subito, per te che non hai resististo al fascino di Maria Antonietta e ai suoi eccessi di edonismo e rococò, per te che sei stato tra i Calamisti che si sono decisi a salpare in seconda battuta.
  3. Per te che hai i tuoi tempi ma che una volta che trovi ciò che vuoi sei in grado di dedicare a ciò che vuoi tutto il tempo (e l’impegno perché, accidenti, è anche questione di impegno, non solo di tempismo e tempo), ecco, quando trovi ciò che vuoi vai dritto come un treno in orario.

Per voi comincerà presto “il viaggio dell’unicorno”, un gioco-progetto che vi farà attraversare città invisibili e castelli di carta, viaggiando, rispettivamente, in prima (chi ha risposto al primo invito), seconda (chi ha aderito al secondo giro), terza (chi è saltato sul treno quasi in corsa però, ehi, comunque è salito!)

Storia di una monarchia democratica

Il meraviglioso popolo dei mostri di porporina magenta (che ha un suo test di auto-ammissione e una sua forma deliziosa di costituzione) si è espresso.

Così parlarono i Calamisti.

Quindi è il momento di far fermare il tic-tac che non si sa cosa stia cronometrando, caramelle che non si capisce bene cosa stiano aspettando, mentine sincere che fanno da timer a eventi imprevisti.

“Impugnando le maniglie lo sentivi, dentro. Il ticchettio. Il timer. Costante e infinito come un battito cardiaco. Nel momento in cui si fermava, disse Rand, il pulsante innescava all’interno un flash. Un unico lampo di luce. Che cosa vedesse la gente a quel punto, Rand non lo sapeva. La scatola proveniva dalla bottega d’antiquariato di fronte. Era rimasta lì per nove anni, e non aveva mai smesso di ticchettare. Il proprietario, l’antiquario, diceva sempre ai clienti che forse era rotta. Oppure era uno scherzo.”

Cosa c’è qui dentro. Cosa nuota e sbatte contro le pareti e si impiglia e si incaglia e si incastra e si incrosta e si infetta e guarisce e lascia una cicatrice, ma la cicatrice passa quasi inosservata, quasi, ma in quel quasi ci abita sempre almeno un paio d’occhi stanchi e grandi. Cosa, quindi. Ecco cosa:

  • Prenotazione per il Calamarty, l’unico, l’inimitabile, l’esclusivissimo (e pericolosissimo per la sanità mentale di chiunque, certo) Calamarty. Soltanto chi avrà prenotato avrà già il posto assicurato. Anche perché sì, il desiderio di questo Calamarty è sempre stato manifestato, ma è il momento di capire chi, nel mare tra il dire e il fare, potrebbe restare bloccato e chi, invece, preferirebbe attraversare tutta quell’acqua (salata, fredda, così bagnata) che perdersi l’evento (di delirio collettivo). Con i partecipanti, questi veri, questi praticamente assodati, resi più forti dalla certezza di avere un posto riservato per loro a cui approdare, una Itaca virtuale, una meta strana come le Americhe, un’isola senza deserti, un’oasi senz’acqua, ma con qualcos’altro da sorseggiare, cose tipo l’inchiostro, che è buono anche se è viscoso.
  • Calamella personalizzata in 5 passi (qui molti direbbero qualcosa come “facili facili” ma a noi piacciono le cose facili? Insomma). Mi scrivi un’email con quellochevuoi. Te l’hanno mai detto “chiedi ciò che vuoi?”. Ecco. Se te l’hanno detto o se almeno una volta hai immaginato/desiderato te lo dicessero sai che effetto fa. “Quello che vuoi”. Come suona bene. Mi puoi parlare di qualcosa che ti sta a cuore. Chiedermi un parere, un consiglio (rigorosamente da non seguire, si sa che non bisogna mai seguire i consigli. Non troppo pedissequamente, almeno). Chiedermi di prestarti i miei occhi per una questione che ti pulsa là, nelle tempie. (Ne abbiamo già parlato. Un po’ è un mal di testa, un po’ è il rumore che fa il talento quando lo costringi a tacere troppo a lungo). Puoi farmi una domanda, se ti va. Qualsiasi cosa. Quello che un po’ hai sempre fatto con me e io ho sempre fatto con te e abbiamo sempre fatto. Ma stavolta alla tua email seguirà una mia email con alcune, precise, domande. So che ti diverte (in un qualche modo inspiegabile) rispondere ai miei questionari. Compilerai il questionario, mi invierai le tue risposte, riceverai una nuova email da me e poi, eccolo: il meraviglioso report che in confronto i temi natali e i report di casi clinici sono una robetta dalla trama inconsistente, come certi giorni quando li paragoni ai tuoi film (mentali). 5 email, 5 scambi senza contatto di mucosa, eppur ci infetteremo, io e te.
  • Email quotidiana con il giornaliero del disappunto. Ti ricordi quando abbiamo parlato del quaderno del disappunto? Bella la gratitudine, bellissimo il pensare a sei cose impossibili prima di colazione, bellobellissimo scrivereleggere le proprie stesse liste e scoprirsi, a ogni lettura, un po’ diversi, sempre gli stessi. Ma vuoi mettere il buttare fuori tutto quello che deve essere buttato? Tutta la voglia di non-fare, l’idea che sia in fondo un’idea balzana dover rispondere qualcosa di logico e di felice quanto qualcuno non sa farsi gli affari suoi e allora, ecco, te lo dice “cosa fai nella vita?”. “Vivo” è sempre in pole come risposta, eh. Ma noi prendiamo i rami secchi e gli diamo fuoco. Così tutti i pensieri belli e le cose impossibili e i progetti possono fare festa intorno al rogo e cantare vecchie canzoni mentre qualcuno strimpella.
  • Adozione di un tentacolo del #Bookaniere in fieri. Ti racconterò dei segreti. Quelle piccole cose di pessimo gusto che in genere si sanno solo dopo che alla fine l’autore ha finito col fare qualche sciocchezza, come giocare sul parapetto di un balcone con in petto troppa tristezza di una cattiva annata e troppo Moët. Ti chiederò cosa ne pensi. Sarai parte integrante della vita del piccolo (speriamo un giorno grande) Bookaniere. Come si confà a un padrino e a una madrina sarai interpellato. Avrai voce in capitolo. (Non è carina la battuta? “Voce in capitolo” parlando di un libro. Siamo proprio divertenti, calamisti miei). Avrai anteprime e rose appassite nei camerini dove mi spruzzerò, per sbaglio, profumi che sanno troppo di liquirizia e ci diremo che, alla fine, ci è davvero stata utile a qualcosa tutta quella pastosa mestizia.
  • Racconto inedito che rimarrà (per gli altri ma non per te) segreto nei secoli dei secoli. 
  • Lettera scritta a mano con la mia bellissima grafia (ironia). Ogni lettera sarà ovviamente unica. Chettelodicoafare. Vorrei tu avessi qualcosa da tenere tra le dita quando (qualora accadesse, naturalmente) ti verrà in mente che “però, non scrive male ‘sta Euda’”. Come una promessa, un legame, una forma di ricatto “epperò, che grafia oscena che ha”.

“La scatola è silenziosa. Silenziosa come una bomba un attimo prima di saltare. Di esplodere. Cassandra distende il lato sinistro del viso, solleva il sopracciglio, con le ciglia dell’occhio tremanti, appesantite dal mascara nero spesso. Il suo occhio verde, umido e morbido, qualcosa a metà strada tra un solido e un liquido. Cassandra accosta l’occhio al piccolo vetro, al buio che c’è dentro. Intorno, la gente. Che aspetta. La mano di Rand ancora appoggiata sul collo. Un’unghia laccata si avvicina al pulsante e Cassandra, con il viso premuto sul legno nero della scatola, dice: «Mi dica quando».”

Avete deciso tutto voi (com’è giusto che sia. Perché sono i superpoteri a decidere le regole del gioco. E lo abbiamo ormai capito che il superpotere, qui, siete voi).

42 posti disponibili (come la risposta a ogni domanda), 91 euro (come l’anno di nascita della regnante), io decido solo fino a quando rendere disponibile tutto questo. Dopo aver parlato con le tante me ho deciso di lasciare disponibili le “scatole degli incubi” (lo avevamo predetto sarebbero state delle litbox speciali) fino a fine giugno. Salvo precoce esaurimento scorte, certo. Intanto metto su una moka di caffè.

Lo senti il profumo? Forse dovresti seguirlo. O legarti all’albero maestro come Ulisse con le sirene.

Aggiornamento delle 16

Le litbox (di cui voi, miei prodi, avete scelto numero di copie disponibili e prezzo) non sono più 42 ma 38.

Aggiornamento delle 11 dell’alba del giorno dopo

  1. Il numero di litbox sta scendendo ancora. Ma posso riempirvi di aggiornamenti? Poi mi entrate in fibrillazione (“solo” atriale, certo, ma sempre meglio evitare). Così ho deciso che aggiornerò il numero ogni 3 giorni. Vi informerò perciò del numero di “scatole dei sogni” rimasto giorno 12 giugno.
  2. Siete così meravigliosi che non c’è un’email in cui lo “spazio libero (se hai qualcosa in più da dire fallo qui, io ti sto a sentire)” non sia stato usato per regalarmi parole che definire “sbrilluccicose” è usare un eufemismo. Uau. Ciò significa che io devo leggere e rileggere con gli occhioni stellati Tutte. Le. Email. Ecco perché mando le istruzioni a tutta l’ondata quotidiana di calamenti (calamisti-aderentialprogetto) una volta al giorno (ecco perché se ancora non hai ricevuto i dati necessari non devi affatto preoccuparti). Una volta ricevuta l’email con le indicazioni avrai un giorno di tempo per convalidare la tua adesione alla corona.
  3. Siete così meravigliosibis che state anche condividendo con me vostre fantastiche idee. Suggerimenti su dove portare in vacanza il #Bookaniere una volta finito, suggerimenti su dove far andare in scena il Calamarty, suggerimenti su dove venire a vivere qualcosa sulla luna non andasse. Ecco, continuate così.
  4. Siete così meravigliosamente pazzi che io sono irrimediabilmente pazza di voi.

Aggiornamento delle quasi17 dello stesso giorno del giorno dopo

Questa cosa (dopo aver chiesto il permesso a chi me l’ha inviata, certo) era troppo divertente per non condividerla con voi

“Scusa Euda’ ma per darti i 91 euro dobbiamo prendere un colibrì e lo dobbiamo addestra’?”

Okok, ci piace la praticità delle cose che le metti in carrello premi un pulsante e toh, compri. Ma volete mettere la poesia poetica di un’email personalizzata con i dati che vi servono per procedere? (Sì, quando si tratta di Calamo Stachanov “mi spiccia casa” come forse direbbe il simpatico Calamista che mi ha regalato la perla che avete letto!

Ah, quasi dimenticavo: qualcuno mi ha chiesto alcuni approfondimenti (qualcuno, ovviamente, prima mi ha detto “oh, io intanto aderisco. Sulla fiducia proprio”. Ah, i miei porporinati) quindi magari vi faccio anche un post nuovo in cui sfregarci gli occhi che non vogliono piangere. Ma al massimo sorridere, salati ma sorridere.

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19 pensieri su “La genetica dei supereroi

  1. Cara Calamo…suggerisci meglio cosa siano queste litbox e avrò il piacere di poter decidere a riguardo. Nel frattempo resto sospesa, tra le nuvole e il mare, agognando forse un tentacolo di un #Bookaniere esperto in marosi?
    Con grafia a mano…tua “supereroina”.

    1. Cara Calamista (un vero pozzo di passione e dedizione, una vera anima che tintinna come i sonagli), sarà un piacere rispondere a tutta la voglia di saperne di più…
      Presto. Molto presto.

  2. Che cambio di passo per Calamo. Cresciuto all’improvviso, avvincente, intrigante e con quel qualcosa in più che distingue un gioco da un progetto di altissimo livello. Non so, ma farei carte false per partecipare a questo evento di un racconto personalizzato, di una lettera scritta a mano e tutto il resto. Perché un po’ la mamma di Calamo è speciale di suo, un po’ perché Calamo ha un’indole femminile e affascinante, un po’ perché mi sembra una pietra miliare di quello che saranno sia Calamo, sia la sua mamma come scrittrice. Intanto sappi che sono rimasto senza parole, con la bocca aperta e gli occhi spalancati e poi con un sorriso grandissimo, mentre ti leggevo.

    1. C’è un concetto che mi piace molto, quello del “catch-up growt”.
      Non è il caso di Calamo, in realtà, ma era probabilmente il momento di dare ai Calamisti la possibilità di spiccarlo davvero questo volo di colibrì.
      Insieme.
      A me.

  3. Mi sento sempre inattuale, fuori luogo, fuori tempo, ma ho avuto comunque la sfacciataggine (la mia faccia si è fatta di bronzo, accidenti) di aderire, scrivere alla regina sperando non sia quella di cuori, delirare, fermarmi, ripensarci, controllare compulsivamente la posta, guardare il vuoto e trovarci dei segnali, briciole luccicanti di sogni dimenticati sul bordo della strada, parole dai lunghi abiti animalier e le unghie affilate e caramelle troppo dure per essere masticate. Il mio caro demone buono mi altera la coscienza; per questo, ho dovuto abbandonare il galeone per tutto questo tempo. Un po’ per paura, un po’ perché amo la solitudine. Ma questa compagnia è coinvolgente anche per un orso come me, tanto da farmi assomigliare ad un orsetto del cuore.

    1. Se ti senti “inattuale” forse è perché sai troppo tarre dal passato insegnamento e guardare al futuro, pur senza perdere l’occasione di goderti il momento.

      Se ti senti “fuori luogo” forse è perché ti piace espanderti, non limitarti, andare oltre, conquistare, colonizzare, abitare altrove. Dove l’altrove è ovunque.

      Se ti senti “fuori tempo” forse non smetti mai di suonare una musica tutta tua.

      “Il mio caro demone buono mi altera la coscienza” è una di quelle cose che quando le senti già distorcono lo spazio e il tempo.
      Se poi sono riferite a te creano una dimensione nuova che non c’è (per gli altri. Ma per noi eccome se c’è).

  4. Io… io… io mi impegno tanto per non pensare SEMPRE a cazzeggiare, pensare a fare GDR anzi di lavoare o altre menate ecco. Pensa che ho pure messo i libri di Lovecraft da parte perché insomma, alla fine i polipi (polipetti, piovre, calmari, seppie – tutto BONO CO LA PASTA EH) li mettevo anche nelle mappe mentali.

    Poi un bel giorno, arriva Eudà tutta carina, fa sto post-della-madonna (oh, e quando ci vuole ci vuole) e non solo ci mette un pacco di roba bellerrima e brillantinosa ma mi ri-nomina il #Bookaniere (che pure è un’altra cosa che per “far finta di dimenticarla” non vedo nemmeno più “Pirati dei Caraibi” alla televisione) e ci mette il TENTACOLO (tentacolo-del-#bookaniere è MAGENTISSIMO).

    Adesso quindi vi sorbettate lo sclero di uno che praticamente non si salva più da una situazione ormai degenerante verso i racconti horror e la pirateria da 37 (non troppo splendidi) anni e che probabilmente ACQUISTERÀ pure un cavolo di baule-tipo-forziere in un negozio di “antiquariato” perché fa molto arredamento, e solo perché dentro ci metterà sicuro il costume da pirata, la sciabola, la benda, l’uncino, le mappe (± mentali) con i polipi giganti e i tesori, i post di Eudà, le letterine e altre cose così. ECCO.

    Vabbè, facciamo che il mio giornaliero del “disappunto” per oggi l’ho dato.

    Ovviamente, LOVE e W LA SCATOLA SILENZIOSA CON LA FESTA TUTTA STIPATA ALL’INTERNO. ❤

  5. Lavorare: dobbiamo forse ricordare a questo pubblico meraviglioso che tu tanto non vedi l’ora di lavorare nella calam-sede che sarà un po’ fabbrica di cioccolato un po’ giostre in un video musicale troppo indie per non essere un po’ mainstream?

    O magari dovremmo ricordare che i pirati sono come il primo amore: non si fugge dai pirati, coi pirati semmai si tratta, si dà loro il proprio cuore (d’oro) sperando basti a pagare un riscatto per un altro che non c’è.

    Vero, certo, devo ammettere che è vero che al #Bookaniere piace un sacco fare questo effetto, perché è bello salpare e ha anche un senso evitare le sirene (quelle vere, con la coda) ma è meglio, al contrario, farle salire a bordo le sirene, ché anche le sirene, se si sentono membri di un equipaggio, sanno dare conforto e aiuto e coraggio.

    E caro seoeta, chettelodicoafare, io questo baule lo vorrò assolutamente toccare, ci vorrò giocare, al party, ecco dove, lo dovrai portare.

    Rattoppare la parvenza di serietà, a questo punto, non avrebbe molto senso, quindi corriamo a navigare a vista!

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