Studio di coorte (alla corte di Calamo)

 

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“Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri.”

I capelli, quei capelli, che non è chiaro se siano diventati chiarichiari, praticamente bianchi, o se siano biondi di un biondo inadeguato, di un biondo che per sbaglio è scivolato su quella cute su cui qualcuno ha posato le dita e per ogni polpastrello poggiato è rimasto un calco e quante stelle cadenti le sono cadute in testa e il suo cranio è ormai come la Walk of Fame di una città fantasma.

“Ora però dimmi qualcosa che non so”

Una con quei gomiti e quelle clavicole e quelle nocche è mai possibile non sappia qualcosa?

“Che non sei sostituibile. Che se ti rompessi tu dovremmo cambiare tutta la scacchiera”

C’è questa cosa della luce che cade brusca e le taglia il viso e ha gli occhi innaturalmente al buio mentre le si bagna il mento di sole e il giallo sporco le ridisegna lo terno.

“Qualcosa che non so su di te. Dimmi chi vuoi diventare

(Seguono “5 cose che ho capito di te” e “ciò che invece devi proprio dirmi tu” e “vuoi giocare con me?”)

“Un uomo che vuole la verità, diventa scienziato; un uomo che vuol lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore; ma che cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio fra i due?”

Noi siamo quelli che vogliono diventare tutto, tutte le cose che hanno pensato che forse era meglio che no ma che dentro hanno sempre sentito che non potevano desiderare altro che diventare quello.

Noi siamo i mostri di porporina magenta, gli ibridi che sono somma e potenziamento, quelli che diventano sempre altro da se stessi, secondo un occhio disattento, mentre no, non fanno altro che diventare continuamente versioni migliori di sé.

Noi siamo gli unicorni che sbagliano strada e sbagliano arca e allora certe volte hanno temuto davvero di poter annegare ma poi, ehi, si sono resi conto che, anche se non l’avevano mai fatto, era straordinariamente in grado di volare.

“Nella relazione fondamentale con se stessi, quasi tutti gli uomini sono dei narratori…a loro piace la serie ordinata dei fatti perché somiglia a una necessità, e grazie all’impressione che la vita abbia un “corso” si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos”

5 cose che so che vuoi

  1. Il Calamarty (che, in breve, è un po’ come un conclave (ma solo per via del mio cognome), un po’ come mettersi tutti dentro una meravigliosa e gigantesca pentola a pressione e lasciarsi esplodere in testa i pensieri come i popcorn che fanno più rumore se li mangi in compagnia, un po’ come andare a fare il bagno al lago mentre fuori imperversa la tempesta e non sai se è una tempestatempesta o se è il chiasso che fa la classe quando non ci sono i professori e allora la maturità sembra una cosa dolce e truce e lontana come le gomme da masticare che sono sotto il banco ma tu lo sai e non le tocchi, perché quando le cose le sai come si deve puoi difenderti meglio o scegliere di lasciarti infettare)
  2. Una “sala riunioni” degna del regno di Calamo, castello che, a maggioranza, avete deciso di costruire con una roba calamosa su Google Plus: avremo la nostra community, i nostri post esclusivissimi, i nostri giochi, la possibilità di fare tanti hangout supe
  3. Scritti porpocoriandolosi partoriti da questa reginetta tutta matta. L’esperimento del racconto riservato “Caffè Istantaneo” ha funzionato. Ma ora ci vuole altro. Ci vuole sempre altro. Non bisogna mai fermarsi. Se non, per come abbiamo imparato ieri, ricominciare facendo ciò che vogliamo fare meglio, più spesso e più a lungo.
  4. Il (mio (primo?)) libro. Nel prossimo post notturno parleremo meglio del #Bookaniere. Ho ricevuto manifestazioni di affettuosa impazienza da parte dei Calamisti e, che dire, non posso che esserne onorata. Sono tutti i lettori come te che rendono possibile l’esistenza di Calamo. Per questo è arrivato il momento di tirare le somme e di vedere, concretamente, quanto grandi (voi restate sempre immensi) possiamo diventare.
  5. Calamelle personalizzate. Qualche tempo fa vi siete divertiti a fare un test.  Ti ricordi? Ecco, è stato un test anche per me. Dalla partecipazione dei calamisti ho capito che (sì, mi ci voleva un test per capirlo, ok?) vi interesse l’idea di potervi fare una chiacchierata più unica che rara. Un momento privato, un dialogo intimo da unicorno a unicorno.

2 cose che ho bisogno sia tu a dirmi

 

1 cosa che devi fare se ai Calamisti ti vuoi aggregare

Ieri è successo qualcosa di magico (se non sei nuovo di queste parti sai che  capitano spesso cose magiche in queste zone. Sarà l’atmosfera della corte di Calamo, saranno i viandanti, sarà qualcosa che c’è nell’aria, sarà qualcosa che c’è nell’acqua). Che è successo? Quei mostri di porporina magenta dei Calamisti hanno raccolto la sfida: 24 ore per decidere di essere parte integrante delle novità di Calamo. Ventiquattro ore per dare un senso nuovo al proprio essere spettatori, per avere la possibilità di essere sempre informati , per diventare protagonisti di questo nuovo pezzo di strada, per dire “io c’ero”.

Forse se stai leggendo questo post anche tu sei tra i Calamisti che hanno colto al volo l’occasione.

Forse no.

(Sicuramente è stato un azzardo lanciare il post in modo così brusco e dare una scadenza così repentina ma, ehi, qui a Calamo ci piace sovvertire tutte le regole o pseudotali e metterci sempre in gioco e rischiare e divertirci e sperimentare)

Se non sei tra i Calamisti che hanno aderito nelle prime 24 ore sappi che questo post fa partire un nuovo conto alla rovescia per una nuova infornata di pupazzi di pan di zenzero: certo, chi è stato più veloce è comunque stato più veloce e avrà i suoi privilegi ma anche tu hai l’occasione di esserci. Ma solo se lo vuoi davvero. Sul vascello di Calamo si sale solo armati di sorrisi e convinzione, si sa.

Gioca il tuo gioco

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5 pensieri su “Studio di coorte (alla corte di Calamo)

  1. La sensazione del treno che parte e ti lascia col fiato corto desolata sul binario. Ma un gentil signore ti dice che no, non devi disperare, di riprendere il fiato perché lui si occuperà del disguido. Ti lascia lì sfiatata. Ma torna (e tu non te lo aspettavi) e ti dice che sì, in un antro rosso c’è un altro signore (presso il quale lui ha perorato la tua causa) che ti dice che puoi partire, col treno dopo certo, ma arriverai a destinazione.
    E quella manciata di tempo che pensavi perduto, si riempie di possibilità. E io le voglio cogliere.

    1. Il tuo fiato ha riportato indietro i binari.
      Sfilati come calze sottili, sfiancati come sospiri, sfrangiati come nuvole su un cielo altrimenti terso.
      Il desiderio matita, la traiettoria cassetta.
      Riavvolgi il nastro e goditi la nuova partenza.

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