Sulla differenza tra storie acute e croniche (e sul perché scriverle)

welovemakecoffee

Un attacco di scrittura può essere come un dolore acuto: ti coglie, più o meno all’improvviso, ma tende alla risoluzione. Guarisce una volta risolta la causa che ha portato come terribile effetto la produzione di inchiostro dalle tue dita bianche su fogli intonsi. O può diventare cronico.

Scrittura “acuta”

Quando la scrittura è “acuta” c’è una causa abbastanza precisa, che in genere a un certo punto viene identificata. C’è un motivo specifico per cui questo bisogno incoercibile di scrivere. Hai qualcosa da dire e devi dirlo in quel momento e poi niente, una volta detto, cioè scritto il dolore passa. Passa il crampo che ti faceva aggrappare alla penna e poi alla carta e anche al computer se non fosse che aggrappandotici rischieresti di romperlo e no, non è proprio il caso. Passa. Le storie acute sono fatte così: puoi scriverne una senza per questo infettarti a vita col virus della scrittura. Diciamo che la scrittura ti dà un’occasione possibilità di fuggire da lei, di ammalarti di altre cose, prima di ancorarsi ai tuoi gangli nervosi e restare latente ma comunque presente. E riaffiorare quando le va.

Scrittura “cronica”

Quando diventi un malato cronico, invece, puoi tenere a bada la tua malattia, ma è sempre più difficile estirparla. Perché si confondono i confini tra te e la scrittura. La scrittura diventa un male necessario. E il dolore è cronico perché la causa è sempre la stessa eppure diversa, perché si somigliano eppure sono continuamente differenti gli stimoli che ti portano ad afferrare la penna come se fosse di fronte a tutto l’unica cosa sensata da fare. Una passione cronicizza quando diventa talmente parte di te, della tua vita, da non poterne più essere scissa.

Di blog e storie-caffè

In genere, a questo punto, la gente apre un blog. O fa altre cose strambe e a tratti inspiegabili.

Perché è davvero come recita la vetrina di quella caffetteria: capisci di amare quei caffè che prepari. Caffè che sono a volte così neri che non vedi bene i personaggi che ci hai tuffato dentro, le situazioni che hai lasciato filtrare dalla moka. Eppure sai che ci sono. E sono tutti lì, che nuotano abbracciati, dentro quei caffè che sono una cosa tua, fatta da te, ma che in qualche modo ti superano, assumono vita propria. E chi li beve quei caffè? I tuoi lettori. Loro vengono lì, alcuni ogni mattina, alcuni con meno frequenza ma non con meno gioia, aprono il menù, o a volte non lo aprono nemmeno perché lo sanno a memoria, e bevono un caffè. Ma non uno qualunque. Il tuo caffè. E a ognuno di loro piace per ragioni differenti perché diversa è la loro lingua.

Perché scriver(le)

Il minimo che puoi fare per loro allora sai cos’è? Dar loro storie acute. Storie che nascono e crescono, come i dolori ingravescenti, ma che a un certo punto lasciano la scena. Storie che sono come i caffè in edizione speciale che prepari per un periodo di tempo limitato e poi basta. Almeno per un po’. E poi dar loro anche storie croniche. Che sono quelle storie che a volte ci mettono più tempo a raggiungere l’acme ma sono come l’espresso alla caffetteria: una garanzia. Una storia che i lettori possano ordinare ogni volta che gli va, per sempre (che non è poi un tempo così grande, se ci pensi bene).

Se la scrittura è la malattia/caffetteria  e le storie sono i dolori/caffè, il blog che è? La vetrina che ti ribadisce quando lì dentro, dentro l’autore, certo, ci sia amore per quei caffè, anche se a volte sono difficili da preparare, anche se a volte ci si fa male nel farlo. Amore comunque, per quei caffè e per te che con amore li ordini anche se a volte ti bruci le labbra.

La storia della settimana

Questa sarà la categoria/corsia d’ospedale/caffetteria che conterrà tutto questo.

Ma siccome non di soli caffè, né di sole storie, vive un uomo, la vetrina si ingrandisce per fare spazio ad altre cose:

Scrittura/Medicina

Immagina una e. Poi mettile accanto, tra parentesi (ma parentesi piccole, come quando devi scrivere l’esponente di una potenza) un accento. Ecco. In questa categoria si giocherà con l’interscambiabilità di due mondi che possono sembrare lontani. Ma solo a un osservatore distratto. E tu non sei un osservatore distratto. O non saresti qui.

Il progetto del mese

I lettori sono un po’ pazienti (anche perché a volte ci vuole proprio pazienza, vero?) e un po’ clienti. Ma sono anche, anzi, soprattutto, compagni. Per questo Calamo che è un po’ clinica e un po’ caffetteria e un po’ scuderia (ora ci arriviamo alla scuderia) si diverte a fare delle cose (sempre più) incredibili con loro. Come dimenticare #Scrittura28? Io non l’ho dimenticato. E, a quanto pare, neanche chi ha partecipato. E quando uno dei 18 di Caffè Istantaneo mi ha raccontato di quel gesto speciale che dalla sfida per accaparrarsi il racconto è nato? È proprio vero: con la compagnia giusta non c’è limite al meglio.

Gli unicorni di Calamo

Scuderie! Ci sono cose/persone speciali. Quelle che, come Calamo dice nel suo foglietto illustrativo, il bollino “Calamo Approved” se lo meritano tutto. E queste cose/persone meritano di essere raccontate tanto quanto i lettori meritano di conoscerle.

Le sorprese di Calamo

Sorprese? Quelle ci sono sempre. E il più delle volte sono perfino belle.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...