L’idea che si ha di se stessi e altre cose da cui ri-cominciare

come ricominciare a gennaio, buoni propositi, buoni inizi, comincio a gennaio

“Una è tanto più autentica, quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”. Perché sì, quando è il momento di ri-cominciare (e ogni anno, anche per chi vuole una formale “nuova occasione”, ci pensa gennaio a fornirla) è da ciò che si sogna di essere e di fare che si deve ricominciare. Ma poi ci si deve svegliare.

La parola del giorno (ammesso che i giorni possano avere una parola, una sola, e ammesso pure che alle parole possa piacere essere “la parola del giorno”) è tentare.

Tentare come… Saggiare

C’è questa cosa che puoi fare quando vuoi mettere alla prova qualcosa. La sua resistenza. La sua stabilità. La sua capacità di sor-reggerti. Puoi toccarla. Prima con circospezione. Poi sempre con maggiore pressione. Funziona così. Con le cose. E a volte pure con le persone. Fai lo stesso quando è il momento di saggiare i tuoi sogni. E lo fai perché sei saggio. E su questa cosa del “tentare le cose” nel senso di tastarle con crescente forza per testarle ci si potrebbero scrivere saggi e saggi. Tu stai tentando la penna o, meglio ancora, il foglio? Ti ci vedo intento a premere in maniera sempre più marcata, in un climax che non si arresta, sulla pagina bianca la punta della penna. Ti stai accertando. Non sai bene di cosa ma ripeterti che stai controllando, vagliando, analizzando, dà un senso a questa immobilità. Ti stai sincerando che davvero, forse, per una volta, sia impossibile fallire. Del resto su Twitter le risposte a questa domanda sono state le più disparate…

Tentare come… Suonare

Non è vero che solo i musicisti suonano. Tante altre persone suonano continuamente. Anche se non suonano strumenti musicali. Invece di pizzicare arpe e soffiare dentro sassofoni, certe persone suonano le persone. Toccano le corde giuste. Non sempre quelle giuste giuste, ok, ma toccano corde che producono qualcosa. Quindi sono giuste anche quando il suono che ne deriva somiglia più a lamento o a un guaito. Calamo questo Capodanno, alzando un calice di inchiostro frizzante, penso abbia desiderato qualcosa del genere: diventare un ricovero per suonatori di persone e per persone a cui piacerebbe scoprire il loro vero suono o accordarlo un po’.

Tentare come… Provare

Quando decidi di metterti alla prova non serve dirtelo a voce alta. Lo sai che lo stai facendo. Sai benissimo cosa stai facendo. Lo senti addosso e lo senti dentro, ogni fibra di te è consapevole eppure ignara di ciò a cui stai andando incontro. O, come più spesso accade, di ciò che ti stai attirando addosso. Ma c’è quel qualcosa in cui vuoi riuscire. Che non sempre è necessariamente una meta precisa, un obiettivo concreto. A volte è più che altro uno stato d’animo. Che come un elemento ben riuscito nasce da una precisa formula. Anche Calamo ha deciso di tentare vie nuove quest’anno. E basta sbirciare nel menu principale per vederne già i primi segni.

Tentare come… Esaminare

Ah, sì, ci sarebbe pure quella cosa di “tentare” nel senso di “mettere alla prova qualcuno”, esaminarlo, puntargli contro la proverbiale luce da detective, per intenderci. Si può tentare qualcuno in questo senso nella speranza di vederlo cadere. O nella speranza di vederlo spiccare definitivamente il volo. Ecco, questo “tentare” io lo riserverei a me stessa. E te a te, se ti va. Che ne pensi?

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12 pensieri su “L’idea che si ha di se stessi e altre cose da cui ri-cominciare

  1. “Certe persone suonano le persone”: a Roma questo significa che gliele suonano di santa ragione 😀
    Suonare, Provare, Esaminare: sono le tue 3 parole, in linea col mio post di oggi.

  2. In effetti… Diciamo che i suonatori di persone sanno bene come esprimere ciò che fanno, ecco.
    (E pensare che stamattina ho pensato “oh, devo proprio rispondere al post di Daniele e scrivere anche io le mie tre parole…” e le parole alla fine sono sbucate fuori senza pensarci. Puff)

  3. E allora tentiamo no? 🙂

    Io è qualche mese che tento e mi esamino (non sono un cliente facile nemmeno per me stesso cavolo) sperando st’anno di non cadere rovinosamente e almeno riuscire a rimanere in piedi.

    Le aspettative in realtà non sono nemmeno male e sono rimasto pure sorpreso dal quantitativo di propositività che ho messo da parte, però oh… una mezza accordata magari me la do.

    Quindi? Quando parte l’interrogatorio con la luce puntata?

    1. Mai come in questo caso, “tentiamo” è valida la domanda… In tutti i sensi, vero?
      Perché per toccare il cielo (e dubito che ci accontenteremmo e acconteremo di nulla di meno) bisogna davvero tentare in ogni modo, mi sa.
      (Disse preparando la lucina come se dovesse metterci sotto un uovo da covare)

      1. E mai come in questo caso, la risposta è OVVIO! Sennò che tentiamo a fare? (Disse guardando la lucina come se avesse la sensazione di finire a fare la parte dell’uovo)

  4. Saggiare, suonare, provare, esaminare. Saggia, mi hai suonata. Provando che suono come un vaso pieno. Di un suono sordo che ti fa venir voglia di metter la mano dentro la bocca del vaso per sentire cosa c’è dentro. Ed esaminare quello che la mano ha trovato. Tanti gancetti fatti di parole non ancora pronunciate, nemmeno scritte. Forse, soltanto pensate. Raccolte in un angolo dietro gli occhi, ad aspettare una mano che le raccolga. Un bilancio di metà anno, una bilancia per pesare le aspettative e i risultati. Un bilancino per raschiare il fondo del mio mare segretissimo.

    1. C’è un momento particolare che è quel momento in cui con le nocche delle dita stai saggiando per l’ennesima volta un barattolo. Lo hai già fatto. Ma. In quella volta in particolare il suono è particolare e allora ti convinci che qualcosa sia di certo cambiato nel vaso. Eppure non è così scontato. A volte ci ritroviamo a fare i conti con l’eredità di Pandora di sempre. Ma è cambiato il nostro tocco. E allora sì, è proprio tutta un’altra musica.

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