Dell’anno nuovo e di altre cose d(‘)annate (PT.1)

Sai qual è la differenza tra un elefante e un topolino?

natale, buoni propositi, libri da leggere

Non è la cellula in sé a essere diversa. Ma il numero.

(L’eccessivo entusiasmo della foto è da intendersi come sarcasmo. Forse).

Un anno nuovo è quella cosa che funziona come un albero di Natale

  • La base, ovvero “quella cosa che ci dimentichiamo di considerare finché l’albero non inizia a traballare. Perché a un certo punto succede, sì, inizia a traballare. Perché pensiamo che il treppiede che ci hanno dato in dotazione possa soddisfare tutte le nostre esigenze. Come se davvero le nostre radici potessero bastarci per sempre, come se realmente le nostra fondamenta fossero eterne e il terreno che ci ha visti nascere potesse sfamarci in eterno senza bisogno di cercare altrove nuovi appigli e mettere altre radici, magari radici aeree, e costruire nuove fondamenta per costruire nuove case in cui perdersi e da arredare e poi abbandonare quando anche il nuovo vaso è diventato troppo stretto ma senza piangere perché ogni nuovo vaso è una risorsa in più, non una rinuncia.”

La Calamella consiglia: “non sei un albero, se non ti piace dove sei spostati”. E questo vale sia per i luoghi fisici che per i luoghi metafisici. Sei a un punto morto? I punti morti sono fatti per le nature morte non per le piantine di cactus dentro piccole serre in vetro e rame. E tu sei un cactus. Che ha perfino imparato a giocare con i palloncini.

Fuor di metafora: se hai un progetto (sì, un libro è comunque un progetto, non te l’hanno mai detto?) considera che ogni progetto ha bisogno di una base. Possibilmente solida. Sennò è come un Babbo Natale in affitto di un centro commerciale brutto di periferia e non sei qui per creare qualcosa di passabile ma qualcosa di impossibile (ma non per te).

 

  • I rami, cioè “un bell’albero è un buon punto di partenza ma non c’è ramo brutto che decorazione non possa salvare. Perché ok, ammettiamolo, tu alla fiera degli anni nuovi avevi puntato un abete bellissimo tutto verde bottiglia di quel verde bottiglia che hai imparato com’è alle elementari e che hai sempre collegato all’autunno e al sapore dell’olio nel pane e a altre cose che non hai mai assaggiato ma che sai comunque esattamente di cosa sanno, al di là del loro sapore. Lo avevi pure prenotato o almeno credevi di averlo fatto ma poi sei arrivato alla cassa e ti hanno detto che c’era stato un errore, che non sempre importa l’impegno, non sempre conta solo quanto hai provato a ottenere qualcosa, quanto hai faticato per arrivare alla meta. No. Eppure sei grandicello, ti dicono alla cassa, dovresti saperlo che nulla è così semplice. E ti rifilano un alberello anemico che piange aghi e ti sanguinano gli occhi a guardarlo tanto è spigoloso e tristo e solo. Ma poi, ehi, ti dici che è inutile continuare a guardarlo con aria di commiserazione. Le cose brutte, sgradevoli, difficili sono come i nemici: vanno tenute più vicine degli amici. E così lo abbracci e nell’abbracciarlo ti infili un mucchio di aghi nel giubbotto e maledici questa tua pensata naif di metterti ad abbracciare un albero, in piedi, sul ciglio di un’autostrada, piangendo lacrime troppo fredde per diventare lacrime e non crisalidi trasparenti intorno alle tue ciglia.”

La Calamella consiglia: “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che sei in grado di rendere tale”. Non è che se all’inferno cambi carta da parati l’inferno diventa più accogliente. Anche perché la carta da parati all’inferno si scioglie. E poi la carta da parati raramente è bella bella. Però. C’è sempre un però. La tua storia è come le storie che leggi. Un libro può avere una trama fortissima. Sulla carta. Ma poi crollare miseramente come il più fragile dei castelli di carta. Mentre un altro libro può farti volare come un airone di carta anche non avendo grandi ali, almeno in teoria.

Fuor di metafora: ci sono cose che scopri ma poi lasci sprofondino nell’abisso della memoria finché qualcosa non interviente casualmente (?) a tirarle di nuovo fuori. Questo è ciò che è successo con il Metodo del fiocco di neve. Ecco, io penso di usare (più o meno, più meno che più, consciamente) un metodo simile: il Metodo dell’albero e dei rami.

 

  • Le lucine, vale a dire “certe cose pensi siano secondarie ma se non le includi sin dall’inizio  poi non saprai come metterle. Perché succede che ci sono cose che ti metti a considerare come, ok forse non esattamente superflue, ma comunque come trascurabili, come rinunciabili, come non fondamentali. Ma poi? Poi ti rendi conto che se togli tutto il superfluo-rinunciabile-secondario-non-necessario-alla-sopravvivenza, quello che ti resta somiglia molto più al sopravvivere che al vivere. E ti ritrovi a scavare, scavare, scavare, con la terra sotto le unghie e le mani che ti fanno male, perché ti hanno spiegato che funziona così, che faticare è bene, non solo normale, che tutti abbiamo i nostri personalissimi tunnel e per uscire fuori dobbiamo metterci a scavare, che tutti abbiamo miniere dentro e per tirare fuori ciò che c’è dentro dobbiamo scavare. Finché non ti rendi conto che stai scavando in verticale, sempre più in profondità, invece che in orizzontale. E pensare che non ti sei fermato neanche un momento per uscire a guardare la luna o il mare. Le piccole cose di (più o meno) pessimo gusto sono invece più fondamentali di quanto a prima vista si sarebbe portati a considerarle. Funziona proprio come con le luci dell’albero: all’inizio, quando l’albero è spoglio, ti sembra miope concentrarti sulle lucine quando manca ancora tutto. Eppure anni di alberi mi hanno insegnato che se le luci le metti prima fai la metà della fatica, sai?”

La Calamella consiglia: “al buio tutti i gatti sono bigi”. Che cosa significa lo sappiamo tutti ma qualche volta lo dimentichiamo o facciamo finta di dimenticarlo. Come facciamo spesso con le cose importanti. Significa che se vai a raccogliere i frutti (e dovresti sempre andare a raccogliere frutti, anche se non hai qualche ettaro di terra da coltivare) non puoi andarci con un cestino già pieno. Significa che se vai a cercare qualcosa magari una torcia è meglio che te la porti. Vuol dire che devi creare le condizioni migliori per vederci chiaro e per poter incamerare non più di ciò che puoi metabolizzare.

Fuor di metafora: quando hai per le mani un’idea (e quindi ce l’hai anche sempre in testa e te la senti nelle ossa e quando ti scivola tra le dita vorresti avere le dita a bacchetta di tamburo, anche se è segno di una malattia, solo per poterla suonare), soprattutto se è un’idea grande, davvero grande, può sembrarti miope concentrarti su quella polvere luccicante nota come tutto il resto. Perché che senso ha pensare all’orlo se ancora il vestito è tutto da cucire? E invece. E invece anche se stai scrivendo ed è ancora tutto da scrivere e ti sembra una perdita di tempo soffermarti su quel dettaglio anche se quel dettaglio ti martella come un tarlo… Magari è meglio pensarci a quel dettaglio. Vederlo quel titolo che annaspa in lizza tra gli altri papabili cercando di emergere. Un po’ come provare il discorso per un grande premio. Anche se ancora non si è fatto nulla per essere candidati a quel premio. Lucine.

Le Calam(l)iste dei Calamisti

A un certo punto si arriva al punto di doverlo smontare l’albero. Come quando c’è da aggiustare qualcosa ma per farlo è necessario aprirla e controllare i pezzi. In qualche modo funziona così anche con le persone: devi prima guardare dentro di esse per tirare fuori una soluzione ai loro problemi. O almeno per poterci provare.

E una volta che si smonta l’albero che si fa?

Si costruisce qualcosa di nuovo.

Facciamo tutti le liste di inizio anno. Anche quando non le scriviamo, anche quando fingiamo di non volerle fare. Perché è insito nell’essere umano il gene del “faccio un bilancio e tutta una serie di buoni propositi, preferibilmente ne faccio troppi e troppo difficili da realizzare così quando poi mando tutto in animaledapascolo ho la scusa pronta”. Epperò. Però a Calamo si fanno le liste come se fossero indici di trattati di anatomia. Ecco qualche spunto:

Sistema nervoso
  • I libri che vorresti assolutamente leggere
  • I film che vorresti assolutamente vedere
  • La musica che vorresti assolutamente ascoltare
  • Gli spettacoli a cui vorresti assolutamente assistere
  • Gli scritti che vorresti assolutamente scrivere

Insomma, una lista di ciò con cui ti piacerebbe nutrire il tuo cervello l’anno venturo. E non solo. Perché è importante anche fare pulizia delle cose che, al contrario, ti “urtano” il sistema nervoso.

Apparato digerente
  • I cibi che ti riprometti sempre di mangiare di più ma poi non lo fai mai e ogni volta che leggi il titolo “mangia, prega, ama” ti viene l’ansia perché nessuna delle tre cose ti sembra di farle come dovresti/vorresti.
  • Ma anche le cose che proprio non digerisci. E che vuoi imparare a digerire perché è inutile farti venire il mal di pancia.
  • I libri brutti che ti sono rimasti indigesti e che vuoi eliminare e con essi anche le altre cose che proprio non riesci a mandare giù e che non vuoi più neanche provarci.

Una lista di cosa vuoi “digarire”. In senso letterale e non.

Apparato respiratorio, Organi di senso, Arti superiori, Arti inferiori, Sistema immunitario…

Alla prossima puntata.

E tu la stai prendendo bene?

 

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6 pensieri su “Dell’anno nuovo e di altre cose d(‘)annate (PT.1)

  1. Io le liste (se non per rispondere ai post su Calamo) cerco di non farle perché tanto poi so benissimo che non le seguo e finisco sempre per modificarle, integrarle o scremarle in corso d’opera così alla fine, una cosa detta&fatta non me la ritrovo mai.

    La prendo bene? Boh, la prendo così come viene e me ne preoccupo poco. Si ok, faccio un mestiere che ha a che fare coi numeri (e che di base deve essere preciso), lavoro come una sorta di polpo dagli anelli blu maneggiando mille (ok solo 8) cose al secondo e navigo verso qualcosa (senza bussola e senza sapere cos’è) alla velocità di un cavalluccio marino quindi magari una listina aiuterebbe pure, ma oh… Se la facessi e diventassi altro da quello che sono? Se poi non fossi più pigro? Se non fossi più (ammesso che davvero lo sia) Seoeta?

    Mi ci vedi a scadenziare le risposte ai post di Calamo?

    Vabbè, torno a mangiare torrone e coperchiole va… ❤

    1. 1) Calamo (sì, così, subito, in apertura) ringrazia. Perché è molto bello che Seoeta faccia liste per rispondere a suoi post!
      2) Integrare è accettato. Basta aggiungere nuovi punti. Scremare… Pure, ma solo se strettamente necessario. E ogni volta che si screma se ne dovrebbe far tesoro per la prossima volta in modo da essere poi più selettivi. Modificare? Mmm. In fondo non “scriviamo” le liste anche per evitare di cedere all’impulso di modificare? Ciò è in parte positivo, se ci pensi. Perché ti impedisce di rivedere continuamente i tuoi piani. E sappiamo tutti quanto a volte perdiamo più tempo a “rivedere i piani” che a attuarli. Inoltre, dato che la lista l’abbiamo sempre fatta noi, nulla ci vieta di riadattarla, di farla crescere con noi. Seppure con dei limiti (che forse però più che limiti sono risorse). Insomma, perché una lista, seppur modificata e accresciuta e un po’ sferruzzata, non può essere comunque un valido strumento?
      3) PolpoDagliAnelliBlu ❤
      4) Le cose che usiamo non possono farci diventare nulla di diverso da ciò che in fondo già non siamo.
      5) Guarda punto 1: certo che sei SEOETA!

      P.S. Coperchiole?!

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