La vita è troppo breve per prendere caffè cattivi

la vita è troppo breve

Se tu fossi un gatto allora magari potresti permettertelo pure. Tanto cosa vuoi che sia una vita su sette o nove? Ma non sei un gatto e tutto quello che sprechi ti finisce tra le dita. Che diventano palmate. E entri in un circolo vizioso in cui fatichi sempre più ad afferrare.

Cose che (non importa quanti anni hai) sei troppo vecchio per fare

  • Guardare film brutti
  • Leggere libri brutti
  • Parlare con gente che ti imbruttisce la vita
  • Dormire/mangiare/studiare/lavorare/vivere in un posto brutto
  • Prendere brutte pieghe (e, alle brutte, non avere neanche un ferro da stiro)
  • Imboccare strade non solo sbagliate ma pure brutte, che non ti offrano nulla da vedere
  • Bere brutti caffè
  • Aspettare ancora per avere la tua prima litbox

Amigdala: che è?

Tu lo sai che qui in ogni cosa che si fa ci si mette anima e corpo. E spesso perfino il cervello. Per questo dato che la domanda “la prima litbox la vuoi virtuale o reale?” vi ha divisi perfettamente a metà iniziamo dalla versione virtuale che è più semplice da far arrivare e te la puoi pure autoregalare a Natale. (Penso ti manderò anche un bigliettino buffo. Perché che scatola delle meraviglie è senza un degno biglietto? Un biglietto magari disegnato a mano. Da me. Che notoriamente non è che sappia proprio disegnare).

Spacchettamento (in tre punti)

Di che cosa stiamo parlando?

Della prima litbox che sarà virtuale e che è approvata anche da Babbo Natale.

Come arriverà?

Via mail, mio piccolo folletto glitterato.

Cosa c’è dentro?

Ecco, ora te lo elenco.

Calendario Magnonico di 100 giorni

Hai presente quando alle elementari avevi il quaderno nuovo e quando la maestra voleva farvi riposare vi dava il tempo per abbellire la prima pagina con la “cornicetta”? Il giorno che ho imparato a disegnare come si deve la “treccia” io mi sono sentita molto orgogliosa di me. Perché non importa quanti quaderni usati (e a tratti bistrattati, diciamolo) se ne stanno spiaggiati sulla tua scrivania come sirene tristi con la laringite: quando inizi un quaderno nuovo hai la ferma convinzione che questa volta sarà diverso. Ma poi sarà che sbagli mira e la storia di puntare alla luna per arrivare alle stelle fa cilecca così ti ritrovi con una cornice che per l’ennesima volta incornicia lo scatto che non vorresti. A meno di non catturare le cornicette giuste e non pretendere di prepararne subito per un anno intero.

Un anno è un sacco di tempo.

Meglio rispettare la regola del 3 e i suoi multipli: ragionare in termini di tre mesi, che sono dodici settimane e in quei tre mesi portare a termine almeno un terzo delle cose che ci si era prefissati per tutto l’anno. Il calendario magnonico perciò, che ha pensato proprio a tutto, ti dà per ogni giorno dei tre mesi una storiella-cornicetta che sia un po’ uno spunto di partenza, un po’ una pausa dolceamara per quando inizi a sentire la stanchezza. Perché allora ha 100 giorni invece di 90? Perché ci saranno sempre i cosiddetti giorni sprecati. Solo che invece di cancellarli dal calendario sul calendario li puoi pure segnare perché tanto sono un bonus. O un malus. E poi perché si sa, Dante abita in noi.

Quaderno del disappunto

“La verità è che… Non ti arrabbi abbastanza”. In che senso? Nel senso che l’hai ingoiato come collutorio quel principio secondo cui non importa quante volte dici a te stesso “ne ho abbastanza“: c’è sempre modo di spostare l’asticella un po’ più in là. E allora la sposti ma poi ti rendi conto che forse sei tu quello che si è spostato.

Sempre un po’ più lontano da dove vorresti essere.

Sarà che il risentimento, quando monta, è come gli albumi: raddoppia il suo volume e fa da cuscinetto (a tratti insormontabile) tra te e ciò che vorresti raggiungere. Per questo nasce il quaderno del disappunto. Per far fare i gargarismi al tuo genio (qualunque esso sia). E farti sputare via, davvero, tutto quello che ti provoca disappunto. Per andare avanti una volta per tutte e non rimanere sempre, frustrati e insoddisfatti, al punto di partenza.

Caffè espresso

Dopo il successo planetario di Caffè istantaneo (per cui presto dovrò organizzare di certo un tour interstellare) il titolo che avete scelto a gran voce (voce: in tempo di faringolaringotracheite una sconosciuta) è “Caffè espresso“. Quindi è questo che infilerò nella litbox sperando di non doverlo stipare a forza come facciamo con quel-paio-di-scarpe-irrinunciabile quando prepariamo la valigia (che significa che lo faccio solo io?). Che poi in effetti cosa c’è di più natalizio di un (desiderio) espresso?

L’invidia di tutte le renne: una specialissima Calamasi

In principio fu il Calamorso. Arrivarono racconti di treni così belli che per la tristezza di non essere treni alcuni aerei diventarono giocattoli come si voleva far credere ai ragazzi di Kynodontas, il film greco che ho visto ieri. E poi il vincitore invece di vincere una bella confezione di pasta di mandorle (no folletti, mi spiace, nonostante la Litbox si chiami “Amigdala” non credo di riuscire a spedirvi via mail anche la pasta di mandorle) vinse il primo Calamoquio.

Così, come in ogni festeggiamento che si rispetti, sono nate delle prelibatezze a tema : le Calamelle. Ne hai avuto solo un assaggio ma se hai partecipato al test (e se non l’hai fatto hai tempo fino al 30 novembre) riceverai presto una sorpresina che ti piacerà (e se non ti piacerà non dirmelo, ok?).  E adesso? Ora tocca alla Calamasi. Perché ognuno ha la sua Calamella personale, fin qui ci siamo? Ognuno di noi ha bisogno di una leccornia diversa.

Si curano le persone non i loro problemi. E le persone sono tutte diverse.

Perciò anche le pillole zuccherine ormai note a tutti come Calamelle vanno preparate il più possibile ad personam. Ma come fare? Ogni terapia ha bisogno di una diagnosi e ogni diagnosi ha bisogno di un esame obiettivo e di un’anamnesi. Una Calamasi non è altro che questa: una visita premurosissima in cui chiaccherando di tutto quello che ti nuota in testa potremo andare a pescare tra i coralli la Calamella perfetta per te.

Spacchettamento (in altri tre punti)

Come faccio ad averla?

Siccome Calamo ama la sperimentazione non sia mai che metta un cartellino col prezzo e semplifichi le cose. Che roba scontata (e non nel senso di meno cara)! Nono. Qui se non ci complichiamo la vita non siamo contenti, vero? Perciò avere la litbox sarà una roba complicatamente divertente.

Amigdala è una litbox a edizione limitata?

Naturalmente! Ne saranno messe in vendita tre al giorno per dieci giorni a partire da lunedì (così hai pure il weekend per eventuali chiarimenti/dubbi/richieste particolari di lustrini aggiuntivi).

Quando arriverà?

La vigilia di Natale.

Sì, ok, ma allora che cosa devo fare per ricevere la Litbox Amigdala?

  1. Scendere un po’ più giù perché c’è il form
  2. No aspetta non scendere subito altrimenti come fai a leggere le istruzioni?
  3. Compilare il campo “le mie dieci cose” con le dieci cose che porteresti con te in un Calamarty-ritiro (attenzione, questo campo è molto importante perché in base alle risposte a questa voce ci sarà una prima selezione: le Amigdala offerte, come hai letto, saranno pochine. Anche perché la Calamasi è una cosa bella tosta: si tratta di parlare e parlare e poi somministrare test e compilare una cartella clinica e prescrivere una specifica Calamella. Preparata solo per te).
  4. Compilare il campo “quanto vale per te?” con il valore monetario che secondo te ha Amigdala. Chi ha partecipato a Caffè istantaneo sa che anche le offerte decisamente generose (non ringrazierò mai abbastanza i Calamisti per la stima accordatami) sono state “rimesse in circolo” in un modo che un Calamista che si è accaparrato il racconto potrà raccontarvi. Il bello dell'”offerta libera” è proprio questo: ti trovi davanti a un prodotto e forse per la prima volta sei chiamato a fare i conti con la tua reale percezione di esso. Secondo me, quando è possibile farlo, farlo è stupendo. (E a noi piace stupire, vero?).
  5. A questo punto ti chiederai “sì, ok, come si viene selezionati?”. Ogni giorno, per dieci giorni da lunedì, tra le offerte ricevute ci sarà una doppia selezione: per prima cosa la mermaidcorn regnante a Calamo sceglierà le risposte alla voce “le mie dieci cose” che l’hanno più colpita. Poi, tra questi, i tre che avranno offerto di più, con magno gaudio del regno tutto, avranno una prenotazione ufficiale per la Litbox Amigdala e saranno avvisati da un ambasciatore (email o segnali di fumo, a seconda del mio umore).
  6. Va da sé che c’è un certo legame tra questa prima Litbox e il progetto del Calamarty, no?

Anticipazioni della prossima puntata

Abbiamo parlato di come la Litbox possa essere un bell’autoregalo. Ma a Natale ci si fa solo i regali da soli? No di certo. Per questo nel prossimo post ti parlerò di un progetto che mi è balzato in testa per fare dei bei regali a chi si meriterebbe sempre regali meravigliosi.

Occorrente: personaggi natalizi, organi umani, glitter, propensione alla stesura di “favole della cattiva notte“, passione per i giochi (soprattutto che hanno scopi nobili), un numero imbarazzante di mani, penne a sfera (di cristallo).

Aaaaaaspetta!

Adesso ti metto qui il famigerato form. Ma… Una volta compilato non fuggire: più giù ti aspetta un regalo che puoi scartare subito.

 

Dopo Caffè Istantaneo ecco il Regalino Istantaneo

Diciamo che è meglio un giorno da leoni che cento nei panni di questo animale. E quando qualcuno “segue la massa” acriticamente lo paragoniamo a questo quadrupede in senso dispregiativo. Però poi quando abbiamo bisogno di addormentarci sappiamo che è su questo animale che possiamo contare. E quando è nero… Beh, quando è nero è proprio irresistibile.

Il tuo regalo istantaneo è una serie di pecorelle nere da liberare dove più ti va: lasciale tra le pagine di un libro, nascondile tra le pieghe di un maglione con le renne da prestare a qualcuno, usale come bigliettino nudo e crudo (magari non da mettere sul parabrezza nel goffo tentativo di farti perdonare se hai tamponato qualcuno).

Ogni pecora ha sulla pancia un verbo. Che vale un po’ come monito. E poi sul retro puoi scrivere quello che ti va.

Per adottarle basta un tweet (che mi sembrava il modo più facile per inviarvele. Ma non ho fatto una prova generale quindi se invece che delle pecorelle vi arrivano dei criceti fatemelo sapere. Proveremo a rimediare).

 

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