Avere un blog è semplice

bread

Stamattina pensavo ai valori delle analisi del sangue.

Ci sono valori normali, alti, bassi e all’interno della normalità c’è la normalità che sfiora le vette e quella che sfiora gli abissi. I valori vanno interpretati. Lo sappiamo perché lo facciamo continuamente. Esiste in ogni cosa un valore che appartiene alla cosa in sé. La glicemia è alta? La glicemia è alta. Esistono dei parametri che ci dicono che è alta. Ma magari ci sono delle variabili che ci permettono di guardare questo valore sotto una luce diversa. O magari non ci sono “giustificazioni” al fatto che sia alta ma prima era ancora più alta e allora in qualche modo abbiamo raggiunto un obiettivo, per quanto piccolo, per quanto sia pur sempre una sconfitta per chi è nel range della normalità.

Vivere è bucarsi continuamente il braccio e analizzare il sangue.

E bloggare è come vivere.

Quindi bloggare è come essere costantemente sotto esame. 

Ma non essere sotto esame su qualcosa su cui possiamo barare.

Non ci sono domande a risposta multipla, non si possono nascondere gli appunti nell’astuccio, non possiamo tirare a indovinare. La vita mette alla prova ciò che siamo intimamente. E chi ci legge fa lo stesso. Chi ci legge legge le nostre cellule senza nucleo e non possiamo falsificare nulla.

Blogghiamo per quello che siamo.

E se non lo facciamo prima o poi salta fuori. Come se scambiassimo i campioni di sangue. Gli inganni durano così poco, ragazzi.

Qui niente trucchi, niente inganni e oggi anche niente complicazioni.

Stai per leggere un post semplice.

Ti serve un foglio.

Io ho sempre qualche quaderno ancora non usato per casa ma quando devo fare certe cose preferisco usare un bel foglio A4 tutto bianco. Poi tu fai come preferisci. Cioè puoi pure usare i quadretti, davvero. Ho avuto anche io un periodo da quadretti. Non ricordo come sia nato. Ma ricordo che è finito presto. Non sono fatta per i quadretti.

Ti serve una mano.

No, aspetta, te ne basta una sola ma con due viene più semplice. Devi piegare il foglio in due. Che domande, metti il foglio in orizzontale, la piega deve essere a metà, lungo il lato corto. Ah giusto, forse hai usato un quaderno! Allora ok, righello e passa la paura.

Su una metà scrivi in cima “cose che voglio”.

Quando io ho piantato Calamo (che detta così sembra lo abbia lasciato ma, sai com’è, non sono certa di averlo partorito. Devo rifletterci) l’ho fatto in un solo momento, come in fondo si fanno tutte le cose, ma prima me ne sono stata per ore e ore davanti allo specchio, con le scarpe buone e il mio sorriso migliore. Sai, come quando ti prepari per un esame importante. Ma era prima di capire che appunto, bloggare è come sottoporsi a un esame del sangue.

Lo capisci dopo, quando a volte a saperti letta ti manca il fiato e quando vedi che chi ti legge ti affida pezzi di sé come fa un paziente col medico. E impari a capire le intenzioni e a indovinare i bisogni dei lettori da alcune loro battute, come quando vai dal dottore e lui ti fa sedere sul lettino e prima ti guarda, poi ti tocca, ti ausculta, ti percuote. Ecco. Però poi devi anche chiedere al lettore/paziente (che già se è qui è paziente) perché è venuto e come sta e cosa spera di migliorare della sua condizione.

Spesso a chi passa di qui piace scrivere. Già da prima di mettere al mondo questo figliol prodigo di blog ne ho vista tanta di gente a cui piace scrivere. Ho conosciuto perfino gente che scrive così bene che finalmente ha pubblicato un libro bello come sanno essere belle certe cose intelligenti e utili.

Del resto “voglio scrivere. E scrivere (anche) di scrittura” è stato tra le “cose che voglio” di questo blog sin dall’inizio. Col tempo alcune cose sono cambiate. Si sono evolute. Altre si sono aggiunte. Il bello di certe liste è che sono in continuo aggiornamento. Quindi sì, preparati a comprare un taccuino su cui annotare tutte le cose che vuoi. Sì, che “vuoi” e non che “vorresti” perché le cose che vuoi devi volerle senza condizionale. Possono non realizzarsi, certo. Puoi non ottenerle. Ma tu le vuoi. All’indicativo. E mentre il saggio indica la luna tu stai guardando tutte le stelle a cui speri di arrivare.

Sai quando piove e piove all’improvviso e hai messo un paio di scarpe inadatte e così ti ritrovi coi piedi bagnati e hai fatto la spesa e hai le buste di carta, leggera, e una busta si rompe e per terra è bagnato e sporco e metà della tua spesa finisce in una pozzanghera che riflette la tua ombra spettinata? Quando ti metti a scrivere qualcosa, per qualcuno, anzi, per tanti “qualcuno” che a volte restano occhi sconosciuti a volte no è per i giorni come questi che scrivi. Ogni “cosa che voglio” della tua lista deve avere la stessa audacia insensata del primo raggio di sole dopo un giorno come quello.

La mia nuova lista parte da qui. E vuole partire da ottobre perché ottobre è uno di quei mesi che fa da ponte. E a me piacciono i fiumi in mezzo alle città che le città le tagliano e allora le città devono allungare le braccia e provare ad arrivare nell’altra riva. I ponti sono slanci. Vuoi qualche indizio?

Ghiaccioli impossibili

Trucchi esplosivi per persone infiammabili

Pecorelle nere

Guida pratica alla delicatenza

La costituzione della felicità

Le favole della cattiva notte

Personal Brandy

Plotory

Caffè istantaneo (questo racconto non è più “work in progress”, perché le 18 copie in palio le ho già assegnate. Anche se mi è spiaciuto molto non poter accontentare tutti).

Su una metà scrivi “cose di cui ho bisogno”

Ci sei? Stai seguendo le istruzioni? (Non sono sicura tu lo stia facendo. Non farmi chiamare i tuoi genitori.) Dicevo, per un sacco di tempo le due cose le ho sovrapposte. Le “cose che voglio” e le “cose di cui ho bisogno” intendo. Ma non è affatto così scontato sai? Per questo la seconda lista è un’altra lista a tutti gli effetti. Certo, ci sono anche le freccette perché qualcosa che voglio può aiutarmi ad avere qualcosa di cui ho bisogno e viceversa. C’è una forma di amore tra le cose della nostra esistenza che le rende interdipendenti.

Tra le cose che servono qui c’è ordine, minimalismo (estetico, naturalmente, ché le parole ci piacciono barocche) e un nuovo assetto. A volte mi ripeto che chi parte da solo può partire anche subito. Io non parto da sola, io parto con voi. Quindi non sempre posso partire subito ma voglio partire il più in fretta possibile, quando lo vogliamo tutti.

Tu hai un blog? Non importa se non ce  l’hai (ma se ce l’hai o vorresti averlo prima ti ho consigliato un libro molto adatto e bello): ogni tuo gesto è un post. Come un post può innescare nelle persone nuove idee e far fiorire una discussione così possono i tuoi gesti. Tutto è legato insieme con un filo rosso d’acciaio inossidabile.

Pensa alla scrittura. Per migliorare la propria scrittura bisogna migliorare la propria vita. Non necessariamente nel senso di avere una vita migliore. Perché tanti scritti sublimi nascono dal fango di certi giorni grigi. Ma bisogna migliorare il proprio modo di osservare le cose. Per questo quello che io vorrei darvi (e che vorrei cercaste sempre, che reclasmaste quando nessuno sembra volervelo dare anche se ve lo siete meritato e avete lottato per averlo) è qualcosa di magico.

Spesso, anche, per gli studi che faccio, vedo gente soffrire e poi rialzarsi e andare avanti anche quando pensa che la vita faccia schifo e un po’ ha ragione, vedo con quanta ostinazione sappiamo attaccarci alle cose quando temiamo di perderle, vedo con che tenacia riusciamo a mutare ciò che andrebbe mutato quando la scelta è tra mutare o soccombere e c’è della magia in tutto questo. E la magia è come l’acqua, si adatta al contenitore in cui la mettiamo, ma ha bisogno di energia cinetica per restare carica, ha bisogno di muoversi per restare… Magica. Un blog non è che un contenitore. Non può essere il fine. Deve essere un mezzo. Possibilmente, però, per arrivare a ciò che davvero si vuole e di cui si ha bisogno. Un blog è un filo di telefono, uno scatolone di volantini lanciati da un elicottero fatto volare su una città. Magari tu sei ricchissimo da cose da dare. Solo che ti serve del tempo e un po’ di pazienza con te stesso per trovare il modo migliore di dare ciò che hai da dare. Immagina che la ricchezza di quello che hai da offrire sia come denaro, concreto, tangibile: puoi lanciare dall’elicottero banconote che mani sapienti hanno trasformato in cigni o puoi lanciare monete ed essere scambiato per un aggressore.

Non sempre sono gli altri a impedirci di fare nel migliore dei modi ciò che vogliamo. A volte siamo noi stessi che lo facciamo. Ma poi smettiamo. E ci godiamo il risultato.

 

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13 pensieri su “Avere un blog è semplice

  1. “costituzione della felicità” è una cosa che, sappilo autrice di Calamo Scrittorio, ti ruberò. Come espressione in qualche articolo.
    Articoli di un blog… sai questo avrei potuto scriverlo io, è il mio genere, ma con riluttanza mi trovo ad ammettere: mai così bene come l’hai fatto tu.
    E facciamo questi esercizi dai, stasera carta e penna e ci si impegna: sanno di buono e di magia.
    Perché poi, sì, non sempre sono gli altri ma spesso ci boicottiamo da soli.
    Ma ci sono anche gli altri che ci danno una grossa mano sai? Magari solo ascoltandoci per una notte intere, altre volte lottando per noi.
    Ottobre è un ponte che abbiamo in comune, è anche per me uno slancio via da una vita passata (che doveva essere la vita di un altro a cui ho rubato il posto) a una nuova vita piena di magia e verso il Mio posto. Perché anch’io le cose che voglio le voglio senza condizionale e so che saranno magiche. Dobbiamo tutti essere audaci qualche volta, la fortuna aiuta sempre gli audaci.

    1. Okok, accetto il furto di buon grado. Ma solo se l’oggetto del furto verrà usato per un articolo che piacerebbe taaaaaanto a Calamo!

      E sì, smettila di farmi scrivere (perché sarà di sicuro opera di qualche sortilegio) articoli pieni di buoni sentimenti come se io fossi una Girardina qualunque (ho ribattezzato, senza alcun permesso, i lettori di Daniele “Pennuti”, ora ho avuto l’ispirazione per te).

      Mi piace molto il passo in cui dici che forse la tua vita passata, ma ancora presente, era la vita di un altro a cui hai rubato il posto. Non so, è molto da film.

  2. Ho deciso di provare a fare la lista per seguire le indicazioni di “Eudà”, ma così, senza pensarci troppo, non so perché mi è venuto normale mettere da parte prima la seconda serie di cose, ossia quelle di cui ho bisogno.
    Dici che fallisco il test se parto dalla fine? Ci sta un ordine?

    Vabè, mi sono dato ugualmente da fare e sono arrivato fino in fondo con entrambe le metà del mio foglio quadrettato (si, perché sono come i bimbi che sennò scrivo storto e poi mi piace colorare i quadretti quando mi blocco e non so come andare avanti perché mi rilassa).
    Una volta finito mi sono reso conto però che la seconda metà m’era venuta praticamente lunga due volte la prima.

    Quindi, due piccoli pensieri:
    1) Sono troppo pragmatico e poco sognatore forse. Mi serve avere TUTTO a portata di mano prima di partire con qualcosa e di buttarmi senza aver fatto una lista precisa delle occorrenze sicure e delle variabili (anche quelle al limite dell’improbabilità) non se ne parla. (c…o che noia, mi non credevo così palloso.)

    2) Forse invece mi basta poco per essere contento. Poco non nel senso che mi accontento facilmente di quello che capita ma nel senso che tutto sommato mi sento bene con poche piccole cose perché chissà, magari inconsciamente, gli altri pezzetti del puzzle un pochino da parte ce li ho già messi (devo riaprire quella famosa scatola perché con un po’ di fortuna potrei trovarli lì).

    Eudà: “Magari tu sei ricchissimo da cose da dare. Solo che ti serve del tempo e un po’ di pazienza con te stesso per trovare il modo migliore di dare ciò che hai da dare.”

    Magari si, o magari penso di esserlo e invece no o magari penso di no e invece si.
    Al momento ho scoperto ste due cose messe li sopra, e sebbene la seconda a occhio potrebbe piacermi di più, la prima mi sa tanto che rispecchia più fedelmente la realtà. Provo a metterci mano… (se necessario scudo rosso e via!) forse ho trovato anche la crepa nello specchio (te lo ricordi vero?). Nel frattempo però SI. Se risolvo sta cosa, anche per me, avere un blog a quel punto diventa semplice. Come saltare a bordo di Goldrake! 😀

    1. Caro Seoeta,
      sai che non hai tutti i torti? Un ordine preciso di compilazione delle due liste mi sa che non può esistere perché sono appunto così… Legate. È come un circolo virtuoso. Non puoi lavorare serenamente a ciò che vuoi finché non hai ciò di cui hai bisogno, ma non puoi neanche delineare con precisione ciò che ti serve finché non sai ciò che desideri.

      E la storia dei quadretti colorati per sbloccarsi è stupenda!

      1) Ho letto da qualche parte che essere perfezionisti, sempre, senza deroghe, è a suo modo solo un altro modo per continuare a rimandare. E inizio a essere d’accordo.

      3) Lo sai che tante nuove buste sorpresa presto arriveranno e dovrai affittare un monolocale per tutte le scatole?

      La crepa la ricordo benissimo. Dimmi che colla serve o se ci vuole altro che al prossimo giro porto il necessario. E la ripariamo. Una volta per tutte.

  3. La lista la faccio ma ora, subito, mi preme un’altra cosa: si può mentire su un blog. Io per primo mi vanto e mi spoglio dicendo che sono libro aperto sul mio blog. In realtà ho un manipolo di blog anonimi che mi agitano le viscere e i sentimenti e i pensieri.
    Libro aperto un cazzo Monia. Tutti apriamo quello che ci pare. Siamo gelosi dei nostri mostri. Gelosissimi.

    1. Franco Battaglia io ti adoro perché sei così: diretto e senza mezze misure.
      Quindi ora vieni e qui e discutiamone.
      Ti va?
      Partiamo da cosa significa mentire.

      Mentire vuol dire non raccontarsi?
      Non necessariamente.
      Anche questo, pur essendo un blog in cui ci metto la faccia, non racconta i fatti miei (e guardate che io ho una vita esilarante quindi vi state perdendo un mucchio di cose! Dovreste firmare una petizione o cose così).

      Mentire vuol dire restare anonimi?
      Non necessariamente bis.
      La storia del “datemi una maschera e vi dirò la verità” ormai la sanno anche i bambini piccini piccini.

      Mentire vuol dire mostrarsi online diversi da come ci si mostra offline?
      Non necessariamente tris.
      Perché chi stabilisce che offline ci si comporti realmente per come ci si sente di essere?

      Mentire è forzarsi ad essere qualcosa che non si è affatto, millantare lati che non si possiedono, costruirsi ad arte un personaggio che non ha nulla a che fare con alcun lato della nostra personalità?
      Ecco secondo me mentire è più questa cosa qua. E secondo me chi ti legge la sente addosso.

  4. A me piacciono molto gli indizi, specialmente Personal Brandy: è geniale.
    La mia lista sarà povera: ci sarà solo una cosa che voglio e corrisponde con una di cui ho bisogno.
    Comunque hai scritto una grande verità: “bloggare è come essere costantemente sotto esame”. Chissà, magari mi ispirerà un post.
    E grazie mille del link 😉

  5. La tua lista “povera” già mi piace.
    A volte siamo così presi da mille cose che magari anche se una è decisamente più importante delle altre novecentonovantanove e anche se a partire da quell’una noi le altre novecentonovantanove potremmo realizzarle più facilmente.

    Quindi continua così!

    (Il link era IMPOSSIBILE non metterlo!)

  6. Oggi ero nella mia automobilina coraggiosa che arranca nonostante gli anni e mi asseconda nei miei innumerevoli spostamento. E riflettevo. Adoro riflettere mentre guido. Certo a volte sbaglio strada ma è il prezzo da pagare per seguire il filo dei propri pensieri. E non me ne cruccio più di tanto.
    Riflettevo sul mio essere diesel, una carburazione lenta ad avviarsi ma che poi rende bene sulle lunghe distanze. Ora mi viene in mente che assomiglio a un barbecue. Ci metti tempo a guardare i pezzi di carbonella che sembrano non volersi accendere nemmeno se ci soffi su. Ma quando da incandescenti diventano belli bianchi poi durano ore e ci puoi cuocere ciò che vuoi. È bello osservarli. C’è un che di poetico.
    Ed ecco che ho imboccato la strada sbagliata. Torno indietro.
    Dicevo che riflettevo in macchina sul mio essere diesel e sul mio attivarmi però in modo robotico e iper efficiente in prossimità delle scadenze.
    Perché dici questo? Perché io ci provo ad essere sistematica, fare le liste per organizzare la mia vita. Ma non riesco. Per questo il mio blog è come me. Vive quando ho l’ispirazione (momento in cui rischio di saturarlo) e vegeta quando l’ispirazione non c’è. Però, ‘vivo e vegeto’ si usano uniti penso e allora forse vive anche quando vegeta. O forse è una giustificazione meschina alla mia lentezza.
    Quando ho letto il tuo post mi sono entusiasmata (per molte cose, non solo per le liste). Perché io vorrei essere più organizzata e metodica ma non so se è questo di cui ho bisogno. Oppure vorrei essere efficiente e quindi avrei bisogno di essere organizzata e metodica?
    Ma questi sono vorrei indotti dalla velocità della vita. Non è il mio ritmo.
    Il mio ritmo è dettato dalle foglie di un albero sotto al quale leggere, pensare, fantasticare.
    Quindi vorrei il tempo per lasciare andare i pensieri non in una macchina ma sotto un albero.

    1. Sai, mia cara Sonia (che hai pure un nome che si allontana dal mio solo una lettera) anche io trovo che muoversi senza muoversi direttamente, come in qualche modo succede quando si è in auto, concilii la riflessione. E poi a volte “sbagliare strada” è un concetto estremamente relativo.

      Mi piace molto la poesia dei caminetti. E forse nell’attivarsi “in modo robotico e iper efficiciente in prossimità delle scadenze” c’è un po’ di voglia di sfidarsi. Oppure di autosabotarsi. Perché forse se abbiamo bisogno del “brivido” dato dall’abisso vicino (ma fortunatamente non troppo, non ancora troppo) è perché abbiamo bisogno di metterci alla prova in maniera sempre più drastica. Perché non diamo mai troppo peso ai nostri successi. Non ci sembrano mai abbastanza. Così, ehi, rendiamo sempre le cose più difficili? Ma sì, dài! E via con tutti i metodi possibili per complicarsi la vita. Perché provare a darsi una regolata (quando dico così mi sento molto colonnello che dice alle nuove reclute di tagliarsi i capelli ma poi io per prima non me li taglierei mai i capelli perciò le parole lasciano il tempo che trovano).

      Quanto alla lentezza/velocità e al rapporto tra efficienza e metodicità io penso sia un discorso meravigliosamente complesso e che lo e va di volta in volta anche molto personalizzato. Io per esempio ti farei un paio di domande piccine piccine come le pillole di Mary Poppins che erano già esse stesse zucchero.

      Domande tipo “come misuri la tua in-efficienza? Cosa sarebbe per te essere efficiente? Hai deciso cosa vuoi? Hai fatto la lista o te l’ha mangiata il cane? Ah, ora invece del cane dici di avere un piccolo pettirosso che dalle fronde degli alberi proprio i tuoi compiti viene a beccare?” E altre cose così.

      1. Cara Monia, purtroppo il mio metro per la mia (in) efficienza è elastico. A volte troppo corto (e ho la sensazione di avere molto tempo) a volte troppo tirato (e quindi gara al burrone). Temo che tu abbia molta ragione. Efficienza per ora coincide con il fare tutti i ‘dovrei’: preparato le slide per l’intervento, pagato il commercialista, pulito casa. Ma i vorrei sono altri. Di sicuro. E quindi la lista necessiterebbe.
        Mi sta stretto il discorso sul successo/insuccesso perché per me ha la connotazione della competizione con gli altri che non mi appartiene. Sono molto inpegnata a competere con me stessa. I progetti di vita e lavorativi li misuro sulle conseguenze che hanno o meno sul mio benessere.
        Ma forse sto solo accumulando parole sulla trincea che mi difende dal mettere su carta le cose importanti?
        Ah ho solo gatti 😉

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