Senza parole

Foto bellissima di Ren-Hang (flickr https://www.flickr.com/photos/ren-hang) trovata sul bellissimo ERRR (http://errr-magazine.com/serendipia/)
Foto bellissima di Ren-Hang (flickr https://www.flickr.com/photos/ren-hang) trovata sul bellissimo ERRR (http://errr-magazine.com/serendipia/)

Non ho niente da dirti

A volte succede che tu sei lì, sistemi tutto intorno a te, sei seduto, senti la pelle, i muscoli, le ossa, tutte sistemate sulla sedia come se non fossero state fatte per altro che per quella posizione e accendi il computer e inforchi le cuffie mentre ti prepari a scegliere una canzone. E poi ascolti la canzone e perdi di vista quello a cui la canzone avrebbe dovuto fare da sottofondo finché non interrompi la canzone per fare qualcos’altro ancora e poi finisci di fare quel qualcos’altro e finalmente cominci a fare quello che avresti dovuto fare fin dall’inizio con la musica in sottofondo. E neanche ti accorgi che non stai ascoltando più niente da minuti, ore e c’è solo il rumore di ciò che stai facendo a tenerti compagnia e non importa quanto prima lo reputassi intollerabile, non conta quanto in precedenza avessi bisogno di zittire tutto questo silenzio aggiungendo sul(lo)  (s)fondo cose che sul fondo non volevano starci e continuavano a risalire come fanno i pesci quando muoiono o quando provano a salvarsi, perché non hanno mai imparato a nuotare, aggrappandosi ai tappi di sughero di brindisi andati a male.

Non ho niente da dirti. Perché già tutto intorno parla ed è il momento di ascoltarlo

“Sai, suono in due gruppi e tutto è bellissimo e faticosissima e l’altro giorno ti ho letta e leggendoti mi è venuta in mente una canzone che secondo me ti piacerebbe e non so se l’ascolterai ma almeno ora sai che ogni volta che ti leggo la penso e ogni volta che ti penso la sento”

“Ciao, scusa se ti disturbo, volevo dirti che sto scrivendo un libro e che dopo aver letto Calamo ho pensato che forse è vero che tutte le cose non sto scrivendo stanno scrivendo me ma forse anche le cose che sto scrivendo lo stanno facendo. Ma è un bene?” 

“Ogni volta che faccio, volutamente, una foto sovraesposta mi viene in mente il fatto che non mi sono mai esposto davvero e le mie foto sono restate nella loro camera oscura che forse non si può neanche più chiamare oscura perché non esiste una camera chiara che fa da contrasto”

“Mi piace la parola che vorresti essere tu se fossi una parola inglese, io, sarà perché traduco sempre e quando fai una cosa sempre dopo un po’ ti dimentichi come si fa (a farla come se fosse la prima volta) ma io vorrei essere una parola che non significa niente”

“Ho cambiato facoltà, ho cambiato città, ma non è cambiato niente. Io penso che tu diresti tipo la storia del cambiare cielo e occhi e niente, ti scrivo per dirti che io non sono neanche sicuro di averceli questi occhi e sì, mi sento come un cartone del latte sbeccato, hai ragione, e resto rancido anche se mi cambi posizione”

“Oggi per la prima volta dopo tanto tempo ho ripreso in mano la matita ed è stato come aver ingoiato pennarelli e tempere per poi soffiare forte fuori e vedere cosa ne veniva fuori. Forse è vero che non puoi smettere di fare qualcosa solo perché questo qualcosa sembra non riuscirti subito alla perfezione”

(Grazie miei amati ospiti di questa scriteriata eppure riflessiva corte che è Calamo per avermi dato il permesso di pubblicare stralci delle nostre conversazioni opportunamente toccacciati (ché “manipolati”) suona brutto)

Non ho niente da dirti. Perché già tutto intorno parla e lo stiamo ascoltando. Insieme. 

Su Youtube ho la serie tv che va avanti in loop e gli attori non smettono un attimo di parlare e hanno voci bellissime o orribili e accenti tutti diversi e le parole a volte sono così veloci e contratte che sembrano rimpicciolirsi e diventare solo soffi, sbuffi, brevissime esclamazioni e sotto tutte le parole sono scritte e una cosa integra l’altra, nessuna prevale, sono in una sincronia ideale che ti permette di stiracchiare le parole quando non sei abbastanza sveglio da raccoglierle al primo ascolto e che ti permette di goderti il momento e screenshottare e salvare quella frase con quell’espressione e pensare che tutto è “bellissimo e faticosissimo” soprattutto se non sai esattamente perché lo stai facendo ma senti che devi farlo.

Su Pinterest ci vado quando voglio capire come fare qualcosa di carino e apparentemente facilissimo e invece difficilmente atroce e quindi in pratica non ci vado quasi mai perché in genere per capire come fare le cose trovo altri modi ma comunque, quando ci vado, ci vado per le cose fatte in casa che poi non mi metto a fare, per le pareti e per i vestiti fatti con solo una maglietta, da uomo, perché penso sempre che potrebbe capitare un giorno di addormentarsi sul divano di un amico con i vestiti che sanno del fumo di pensieri non tuoi e poi dover andare a una gran serata e non saper che mettersi e niente, sono cose che tornano utili, come portarsi il filo interdentale per appendere i vestiti ad asciugare.

Su Facebook ho gli amici con gli album e gli amici senza gli album e gli estranei che ti dicono che sei una falena che dovrebbe rilassarsi e  le notizie sull’università che sembrano piccoli apocalissi e gli amici che col tempo sono diventati estranei e gli estranei che sono amici e non ho niente, in pratica, perché praticamente non do niente o quasi. E succede sempre così, quando non dai niente dovresti non aspettarti niente e invece succede troppo spesso che non dai nulla e vorresti tutto e allora fatti un album di come a un certo punto i fiori che hai in mano appassiscono uno dopo l’altro e tu non puoi farci niente.

Su Tumblr ho gli occhi che mi sanguinano come se fossero stati investiti da una cometa di mille diamanti ed è tutto così luccicante e decadente e cute e creepy e terribile e affascinante che io il più delle volte fatico a capire il desiderio di una vita tutta Pinterest mentre posso ben capire il desiderio di una nota di Tumblr (che po “nota di Tumblr” suona benissimo, sembra di aver aggiunto uno strumento musicale a una strana orchestra, uno strumento a percussione con un fascino cupo da rouge noir).

Su Twitter parliamo di espositori glitterati e di linee calamose e di cognac e di brillantini nelle vene e di gente che luccica così tanto che non ti fa dormire.

spiegazioni

Non ho niente da dirti. Ma ho qualcosa da darti.

Le vacanze stanno per finire, è il momento di fare i compiti. È il momento di trovarti un alter ego. Puoi prenderlo in prestito da un libro, un film, un cartone, una canzone, un episodio mitologico, un… Qualsiasi cosa vuoi. O puoi costruirtelo tutto da solo come se tu fossi il coltello e il mondo fosse il tuo cartone. Presentamelo. Presto potrebbe avere tante nuove cose con cui giocare. 

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15 pensieri su “Senza parole

    1. Uno. Il preferito. O uno completamente nuovo. Nato dalla commistione di diverse versioni del sé. O nato ex novo. Uno. Quello che è più te anche di te stessa.
      (E sì, non vedo l’ora di leggere quel commento fatto dall’alter ego giusto ;))

  1. io il mio l’ho preso in prestito dagli occhi e dai cuori sbrilluccicosi di tante persone!

    Ovviamentre tra me e quello “vero” (adoro pensare che possa essercene uno vero) ci passa come tra un 126 bis (col cambio sincronizzato) e una Lamborghini Miura SV (non osiamo discutere sulla bellezza immorale di quell’auto) eh, però tanto il caschetto lo lascio chiuso, la tuta rossa c’ha i muscoli imbottiti e poi nessuno sa davvero se io per uscire di casa mi tuffi come lui dal condotto della lavanderia direttamente sulla sella della motoretta, quindi tutto sommato un pochino posso mentire no?!

    Perché l’ho scelto allora… beh, in realtà non c’è niente che io adori di più del suo “amico” grosso e ferroso, ma lui è troppo… troppo tutto… quindi, nei momenti meno brillanti che ogni tanto vengono a bussare alla porta sempre quando non serve, mi piace provare ad evadere un po’ con la fantasia e tornare a pensare seppure per brevi momenti, a quegli attimi che da ragazzino (e anche oggi) mi facevano stare bene e mi distraevano dal resto. Ecco… niente mi rilassava e mi metteva bene di umore come il guardare quegli episodi col gigante cornuto e la sua alabarda spaziale. Dopotuttpo poi, se proprio devo stare ad immaginare di poterlo avere tutto per me… perché non stare a pensare di poter essere il suo pilota!

    E poi oh:
    • Ha la mia età ma è sempre attuale;
    • Elimina tutti i cattivi che sogno;
    • Mi aiuta a volare alto ogni giorno.

    Ecco si, forse l’ho scelto anche per quello…

    1. Niente ti permette di capire che stai diventando una PAPPAMOLLE (o MOLLA? Comunque, una gelatina, ma sbrilluccicosa, certo) come sentire gli occhi umidicci leggendo questo commento con attenzione.

      La cosa bella (in modo immorale) è che se forse qualche volta provassimo a essere davvero come pensare d’essere ci fa star bene… Forse staremmo bene sul serio.

  2. Il mio alter (di)ego viene a trovarti spesso e si diverte un sacco a leggerti. Un gioco che riporta la mente, il corpo, i muscoli e le ossa in stanze assolate d’estate dove entra il profumo del mare. Dove il tuo nome è urlato alla finestra perché la cena è a tavola. E viene voglia di scrivere.

    1. Io a “alter (di)ego” già mi sono sentita sconfinferare la vena scrittoria così tanto da vederla, una volta aperta, zampillare parole nuove.
      A Calamo piace un sacco essere un posto in cui la tua intelligenza si diverte, sai?

  3. Alter Ego Il mio me che vive in un universo parallelo con poteri mirabolanti, che non sbaglia mai ed è figo. ….Mah, difficile. Io sono già figo, talmente figo che una notte una donna mi scrisse: “sei come una rockstar, posso farti da groupie?” Ecco credo, anzi ne sono sicuro, che il mio alter ego farebbe una marea di errori, come ne faccio io, perché comunque sarebbe umano e non avrebbe superpoteri. Ma avrebbe fatto scelte diverse in alcuni momenti e allora avrebbe preso 2, 5, anche 10 aerei se necessario e ora sarebbe con quella donna che gli scrisse quella notte. Su una spiaggia con una bibita fresca e le direbbe “io scelgo noi”. E avrebbe 10 chili in meno. Ecco questo sarebbe il mio alter ego e non dovrebbe sopportare il bruciore per non averlo fatto.

    1. Magari il tuo alter ego avrebbe potuto dire “scelgo noi” perché davvero aveva scelto lei e quindi voi.
      Tu hai scelto di non farlo quindi non sei quell’alter ego che aspirava a quel noi.
      Si fa quel che si vuol.
      Semplice 🙂

  4. Il mio alter ego credo che per gioco sarebbe l’opposto quasi completo di me. Non parlo dell’aspetto ma parlo del modo in cui affronterei la vita, le situazioni e i rapporti.

    Come sarebbe? Sarebbe tutto petto e stomaco!

    Il mio alter ego vivrebbe ogni decisione come se fosse una discesa ripidissima e bellissima da affrontare in sella a una bicicletta sgangherata. Forse potrebbe anche cadere e farsi male ma a questo non ci pensa è già lì che sta prendendo velocità lungo la discesa e il vento nelle orecchie, la sensazione di velocità e le vibrazioni in tutto il corpo sono più forti di ogni paura, preoccupazione e altro pensiero che possa voler considerare una alternativa.

    Eccolo il mio alter ego! Un Marco senza freni e senza filtri che faccia e dica sempre la prima cosa che gli passa per la testa, che vivi l’istante per quello che viene.

    1. Se il tuo alter ego senza freni incontra la mia senza freni spero la porti a bere in un locale con le pareti nere e le scritte bianche, tanti specchi e dove tutto è avvolto da una nebbia di fumo azzurrino tranne la verità.

      1. Il mio alter ego non ci penserebbe due volte a invitarti a bere in un locale ma attenta che il tuo alter ego potrebbe ricevere il proverbiale due di picche: non ci si può aspettare nulla (o tutto) dal mio alter ego stomaco-e-petto.

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