Scrivere è da conigli

scrivere è da conigli

Mi piace quando sanguini e sei come i cieli in rovina che si vanno a nascondere dietro le montagne perché pensano che ancora qualcuno ci starebbe male se li vedesse scivolare e strisciare e schiantarsi e trascinare la lingua infuocata tra i denti e bruciare il palato lasciando la pelle, brandelli di pelle, come tende, squarciate, pur di non guardare dentro.

Mi piace quando sanguini e sei come i tramonti tramortiti sotto il peso di certi occhi, aperti, in certe notti coi ritmi serrati e le finestre sprangate e le sue braccia strette ai tuoi fianchi.

Mi piace quando sanguini e dici che non è niente, che non è importante, che non è vero che ogni goccia che stilli da te la lasci invecchiare dentro le siringhe sottili delle penne a sfera e non ti interessa se per vedere che fine il tuo sangue farà non c’è cristallo che tenga.

Ti ho promesso che ti avrei portato a ballare con me mentre i moscerini con gli occhi rossi si lasciano consacrare all’immortalità della genetica e tu scopri che  non sai esattamente cos’è che ti fa somigliare a me ma deve esserci una mutazione identica, un codone che fa da cordone. Ombelicale.  Mentre fissare i cerchi neri intorno agli occhi ti fa cedere le gambe e il ventre brulica di farfalle che, annoiate, vogliono tornare vermi.

Prendi la mia mano, se scrivere non ti ha lasciato esausto, e scendi con me dietro le quinte che sono anche sotterranei (o, per l’inferno personale dei personaggi, soffitte e cieli stellati).

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Donnie Darko: Come ci riesci?

Frank: Io posso fare tutto quello che voglio. Anche tu.

Tu senti mai questo potere incredibile, la straordinaria possibilità di fare tutto quello che vuoi?

Io vorrei che quando leggerai ciò che sto scrivendo (se mai lo leggerai, certo) tu possa sentire questa potenza scorrerti tra le dita delle mani e dei piedi e a fianco alla linea curva disegnata dalle tue orecchie e lungo tutte le righe disegnate dalla tua pelle. Ma vorrei anche che tu vedessi come tutto ciò che vogliamo ha un prezzo. E quanto dobbiamo stare attenti a ciò che desideriamo. Sempre.

Sto danzando con te e tutto intorno le ore si accendono e si infiammano e poi esplodono e a volte qualche scintilla ci raggiunge come sanno fare le schegge di passato e i presagi del futuro quando i caleidoscopi di possibilità si incrinano e frammenti di vetro schizzano lontani da casa. Stiamo danzando ed è questa la nostra casa, ci sono le tue parole ai muri, i miei silenzi nelle fondamenta, i tuoi sorrisi eloquenti hanno riparato il tetto, i miei “perché?” ci hanno fatto da pavimento.

 

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A volte sei proprio come il Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie. A volte succede questa cosa magica e incomprensibile che porta la gente a seguirti anche quando tu non ti curi di loro. E no, non è che non te ne curi perché non vuoi, perché ti hanno sbiancato con la varechina e hai il pH alterato. No. Non è che non te ne curi perché sei una figura isterica con gli occhi rosa e le lancette che vanno a sbattere contro i pensieri stipati in testa. No. Non te ne curi semplicemente perché non li conosci. Non ancora almeno. Questa cosa magica e incomprensibile è la magia inspiegabile e irresistibile che ti auguri (e al tempo stesso temi) accada ogni volta che ti metti a scrivere e quello che scrivi sbuca fuori dalla tua tana.

Oggi io tiro fuori il naso dal nascondiglio, anche se è rosso perché c’era troppo sole perché la pelle non se ne impregnasse e dimenticasse di dover essere sempre così bianca per confondersi la notte con le naiadi che sono figlie dei flutti e degli equivoci. Come le parole. Tu le vedi sgorgare e pensi che siano per loro natura immortali. Invece no. Per quanto a lungo possano vivere a un certo punto inevitabilmente finiscono con lo sgualcirsi. O, almeno, si sgualcirebbero se non succedesse quella magia che è fatta di dita che le raccolgono dagli angoli del pozzo e le levigano con la propria lingua e ne fanno di volta in volta una parola che diventa nuova anche se è la stessa parola, come un dito che è sempre un dito, un indice è sempre un indice, in ogni mano, ma mai un indice di una persona avrà di un’altra la stessa identica impronta digitale.

 

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Ti ricordi la prima volta che hai creduto ciecamente alla possibilità di rivoluzionare completamente la tua vita, di migrare e non cambiare solo cielo ma anche iride e retina e cristallino e buttare via anche le ciglia, ché non si sa mai? Spero di sì. Come un coniglio della collina dei conigli, ché quei conigli sapevano di avere la distruzione che gli correva dietro e un po’ che gli scorreva anche nel sangue eppure sapevano con più forza che ciò che gli occorreva era soprattutto un posto in cui ricominciare.

E ti ricordi l’ultima volta? Ti ricordi quando hai smesso? Spero proprio di no.

Se ti ho fatto entrare fin qui (ma sono io che ti ho fatto entrare o sei tu che questo posto lo hai scavato e quindi non avrei potuto non farti entrare neanche se lo avessi voluto, che poi no, non voglio, perché questo posto è nato con te già dentro e tu sei inscindibile da questo luogo) è perché credo fermamente tu ci creda in queste cose che cambiano e restano le stesse e in queste pagine che girano ma poi si ripetono e a volte quando sei arrivato alla fine di quel libro vorresti dire di no. Vorresti dire che no, non può essere già terminato. Per questo io sto scrivendo un libro (a modo suo) infinito.

 

Intando brindiamo “a quel branco di scribacchini. Che possano morire intossicati d’inchiostro!”

 

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13 pensieri su “Scrivere è da conigli

      1. Ecco, è una cosa su cui sono così tanto d’accordo che mi chiedo quanto sia non sono plausibile ma addirittura auspicabile fare i cinquemila a pezzetti…

  1. “Mi piace quando sanguini e dici che non è niente, che non è importante, che non è vero che ogni goccia che stilli da te la lasci invecchiare dentro le siringhe sottili delle penne a sfera e non ti interessa se per vedere che fine il tuo sangue farà non c’è cristallo che tenga”.

    leggerti ha il potere speciale di far sentire a casa, e al tempo stesso di stare imparando una lingua straniera che suona estremamente musicale 🙂

    ps: quando uscirà il libro, lo devi venire a presentare in quella caffetteria che adoro e che sta dietro casa mia!

    1. “Leggerti ha il potere speciale di far sentire a casa, e al tempo stesso di stare imparando una lingua straniera che suona estremamente musicale”
      Leggere queste parole mi fa sentire poetica come Marge Simpson quando bacia Homer travestito da supereroe e non lo sa che è lui, il suo Homer, eppure, anche se non lo sa, coscientemente, c’è una parte di lei che lo sa eccome che quello che sta baciando non è un estraneo, è il suo amore… Così Marge dice che quel bacio ha il sapore di casa e al tempo stesso il gusto della novità, proprio come una coca cola al limone.

      P.S. Vengo a presentarlo lì, circondati da tazzine fumanti e, seduti (disordinatamente come ci si siede quando ci si sente a proprio agio) lasceremo fluire le parole come il vapore quando fuori è freddo ma pian piano si riscalda.

    1. Ecco, questa è una cosa che proprio mi fa impazzire (nel senso che sì, ok, io son già matta di mio ma la sola idea di riuscire a fare questa cosa anche solo per pochi istanti ogni centordici parole… la sola idea mi manda ai pazzi): mi fa impazzire l’idea di poter essere di tanto in tanto un binario parallelo a quello di chi mi legge cosicché chi mi lette possa salire a bordo e andare al capolinea. Sì, proprio alla fine. Perché leggere certe cose somiglia alla fine del mondo (e all’inizio di un mondo tutto nuovo).

  2. Se scrivi un libro come scrivi i post sarà un inesorabile dissanguarsi. Dovrai riprendere fiato e trasfusioni di anima. Ma se riuscirai, sarò il tuo lettore per sempre.

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