Come diventare autore di un blog banale

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Scaviamo nelle origini. Dai che è divertente. Banale è ciò che è concesso in uso alla comunità o alla comunità è appartenente. Quindi è “banale” ciò che è comune a tutto il tuo villaggio. Virtuale. Di lettori.

E in effetti questo post è nato leggendo. Leggendo come creare un blog di successo di Riccardo Esposito e poi lasciando un commento e ancora leggendo. Insomma, interagendo. Facendo quella cosa incredibile che si chiama “leggere con attenzione le altrui parole, poi dire la propria opinione e ancora leggere le risposte, confrontarsi, parlare di cose intelligenti leggendo sempre tra le righe. Proprie e altrui”.

Chi si somiglia si piglia

Il punto cruciale (che non è il punto croce di chi lavora a maglia anche se sì, a partire da questo punto c’è tanto da ricamare) è questo (anzi, sono alcuni, quattro come i quattro assi di una croce):

1) Quanto la qualità è un fattore soggettivo e quanto oggettivo? Davvero è bello solo ciò che piace?

2) Il metro di giudizio della qualità di un post è custodito nei gusti di chi blogga o di chi legge?

3) Ma soprattutto i gusti del blogger e dei suoi lettori, in quanto suoi, non dovrebbero essere simili?

4) Per ottenere dei risultati è indispensabile mediare tra i propri gusti e quelli dei lettori? E se mediare si rende davvero indispensabile quanto dei risultati raggiunti ci appartiene e quanto invece appartiene a un personaggio che ci siamo costruiti per piacere a qualcuno?

“Gli altri” non esistono. “Gli altri” siamo sempre noi visti da un punto di vista diverso. Se chi ti legge ti legge perché è te che vuole leggere gli offriresti mai qualcosa che al tuo palato suoni meno che delizioso? Non credo proprio. Può davvero esistere una “guida galattica per autostoppisti (che fanno l’autostop per raggiungere i loro lettori)”? O forse non ha più senso un blog come un’area di sosta in cui si ritrova chi sta facendo un viaggio simile, magari partendo da punti diversi, magari anche per arrivare a mete differenti, ma con la ferma intenzione di condividere un pezzo di viaggio perché ritrova nell’altro qualcosa che quel viaggio può davvero arricchirlo?

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La virtù sta nel mezzo

Qui ci piacciono le persone che amano tanto tante cose e le parole che vestono tanti significati con tanta classe. Un blog può essere un mezzo molto virtuoso. Come il coltello di quello strano proverbio che cito sempre quando tutto intorno l’atmosfera è quella di una camera oscura e gli occhi sono rossi: un coltello che può essere usato sia per sbucciare la frutta per tutti i commensali sia per ucciderli tutti quegli invitati.

Ma la virtù sta nel mezzo anche quando per mezzo si intende la via di mezzo?

Forse no. Forse porsi sempre a metà rispetto alle cose è il modo migliore per far “contenti” tutti eppure non fare felice nessuno. E non si tratta di certo di dire “io sono io e voi non siete… nessuno”. No. Anzi. Si tratta piuttosto di dire “io sono io e scrivo come a me scrivere risulta più congeniale perché ho rispetto di te come mio lettore. Perché se leggi me significa che è me che vuoi e non la (brutta) copia di mille riassunti, no?”

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Un raffreddore non fa influencer

C’è chi segue qualcuno perché è noto è c’è qualcuno che diventa noto perché viene seguito. Ma a volte risalire all’origine “dell’influenza” è come provare a venire a capo dell’annosa questione tra l’uovo e la gallina. Ché poi il virus dell’influenza muta in continuazione, così non si fa in tempo a identificarne una versione che già lui è cambiato. Difficile quindi trovare una formula univoca che descriva perché le parole di certe persone diventano ambite come le firme di un quarterback e di una cheerleader nel proprio annuario.

D’altronde è probabile che una vera e propria ricetta neanche esista. Come quando vorresti cucinare la pasta in un certo qual modo ma, ehi, se in casa non hai quell’ingrediente provi a mettercene un altro e il risultato non è esattamente quella pasta (ma, in fondo, quale piatto di pasta è identico a un altro solo perché è stato preparato con la stessa ricetta?) ma è un buonissimo piatto di pasta. Il tuo piatto di pasta. Pasta. (Ti è venuta fame?)

popolarità

 

Cui prodest?

Parlando parlando abbiamo parlato anche dell’utilità di un blog. In un mondo in cui tanto è superfluo cosa ci resta di utile e cosa di, addirittura, quasi indispensabile? Dimmelo tu: perché trovi utile leggere i blog che leggi?

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29 pensieri su “Come diventare autore di un blog banale

  1. Intanto.. tutto ‘sto viaggiare per blog.. ma un salto da me, no.. eppoi certo che è utile zompettare di blog in blog.. arriva il momento che leggi quello che vuoi leggere, quello i che ti acchiappa, ti intriga, ti piace
    .. molte volte quello che vorresti scrivere.. e allora che avviene lo scambio.. inconscio.. E cresciamo.

    1. Ehi, mio caro bloggatore e bloccatore seriale, se lei avesse Twitter vedrebbe che non solo saltello volentieri dalle sue parti (questo non può vederlo, in effetti, ma dovrebbe sentirlo, dovrei essere come il vento che si percepisce!) ma che qualche volta lascio delle chiare impronte cinguettanti 😉

      A me il confronto mi piace un sacco. E sì, fa crescere (senza invecchiare).

  2. Quelle 4 domande sono interessanti e penso anche fondamentali per un blog. Mi piacerebbe rispondere con un post, ché l’argomento e le questioni che hai sollevato qui e prima nel post di Riccardo sono interessanti.

  3. “C’è chi sulla banalità ha creato un business”

    Non credo che esistano blog banali ma solamente blog utili e blog non utili, naturalmente quelli che leggo sono utili ( a me ), però magari a te potrebbero sembrare inutili o forse anche banali.

    Concordo con Daniele, il discorso andrebbe approfondito ulteriormente con un post.

  4. Davvero degli ottimi spunti Monia! La quarta domanda è davvero interessante: ci rifletterò!
    Mi piace come scrivi, e mi piace il tuo modo di mettere in rilievo i vari argomenti!

    1. Benvenuto Luca, sono contenta di offrirti letture interessanti!
      Sai, la quarta domanda è quella che secondo me rappresenta proprio uno spartiacque fondamentale: puoi essere ciò che sei (o ciò che vuoi diventare, che fondamentalmente è quasi lo stesso) o puoi essere ciò che pensi gli altri si aspettino da te.
      Io ho scelto tanto tempo fa la prima soluzione e l’ho fatto anche perché credo che a rendere più dolci le vittorie e più tollerabili le sconfitte sia la consapevolezza di aver fatto tutto ciò che si poteva mettendo in gioco la propria personalità e non un cartonato disegnato dopo opportune ricerche di mercato 😉

  5. Ciao Monia,

    Ti ringrazio per la citazione. Ho pensato di continuare la discussione e, guarda caso, ho risposto alla tua domanda (almeno dal mio punto di vista): perché le parole di certe persone diventano ambite come le firme di un quarterback e di una cheerleader nel proprio annuario? Perché hanno un’idea forte, un’idea capace di essere condivisa da un pubblico ampio.

    1. Benvenuto anche qui Riccardo :)!
      Quindi tu pensi che chi ha un’idea debole ma magari ha saputo “venderla bene” alla fine smetterà in qualche modo di essere influencer (qualora lo sia mai diventato)?
      O pensi che si diventi influencer solo se si ha un messaggio di qualità da veicolare?

      Ah, piccola nota al margine: “un’idea capace di essere condivisa da un pubblico ampio” = “un’idea resa il più possibile fruibile”?

  6. E fu così che scoprii che banale ha un significato completamente diverso, e pure positivo, da quello che pensavo. Questo lunedì mattina è pieno di sorprese! 😉

    Sulle quattro domande che hai fatto c’è da spremersi parecchio il cervello, e non credo neppure esista una risposta univoca. Ognuno di noi troverà il suo ideale tra qualche parte da un opposto e l’altro.

    Quando ho letto la prima domanda, però, mi è subito venuto in mente un libro: “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, di Robert Pirsig.
    Secondo me ti può ispirare parecchio per trovare la tua risposta a che cosa sia la qualità! 😉

    1. Sai che quel libro è nella mia listadilibridaleggeresbrigatichelalistaèlunga?

      (Per la spremuta di cervello ti invito a andare al dispenser accanto: mettiamo lì tutti i succhi mentali e poi li usiamo per rinfocillarci al bisogno ;))

      1. Fantastico! Posso solo sperare che dopo il mio consiglio questo libro faccia un balzo in avanti nella tua personalissima classifica! 😉

        E adesso vado a prendermi una doppia razione di spremuta di cervello. Non c’è niente di meglio per rigenerarsi dopo una dura giornata di lavoro! 😀

  7. Spesso si condivide lo stesso pensiero e fa piacere sapere che non si è soli, altre volte le strade sono differenti e leggere un’opinione diversa dalla tua aiuta ad aprire la mente, a vedere oltre i propri limiti o le proprie esperienza. Perché leggo te? Perché che le tue opinione possano o meno allontanarsi dalle tue il tuo modo di scrivere incanta. E sì, concordo con te, io leggo te perché ho scelto di leggere te e se scrivessi in un altro modo, solo perché l’argomento richiede un pubblico diverso, diventeresti impersonale, smetteresti di essere te stessa e ti confonderesti nella folla. E tu sei unica, non sei certo la folla!

    1. Sono proprio d’accordo: sia le opinioni concordati che quelle discordanti possono essere foriere di piacere, crescita, altrecosebelle. L’importante è averlo questo qualcosa da dire e aver voglia di dirlo senza stare a edulcorarlo troppo. Ecco, edulcorare. Mi fa pensare al caffè e allo zucchero nel caffè. Crescendo si tende a lasciare che il gusto del caffè venga coperto meno dallo zucchero. Quindi ok “addolcire” i concetti. Ma senza perdere il proprio sapore, ché di bevande senza gusto ne è pieno il mondo (online e off), no?

      Riguardo la seconda parte… Cosa dire se non grazie? Grazie a te ovviamente, perché sentirsi dire certe cose è una botta di energia che in confronto la caffeina è niente, ma grazie anche a questo marasma di connessioni che ci ha fatte incontrare. Perché è così che dovrebbe andare: si scrive per lanciare un razzo di fumo che si stagli sul nero e quando qualcuno vede in quel gioco di nebbia e luce il segnale che attendeva allora si può iniziare un meraviglioso viaggio. Insieme.

  8. Concordo quando scrivi “gli altri non esistono”. Chi scrive (blog, racconti, romanzi, liste della spesa…) a mio avviso deve scrivere ciò che sente di voler scrivere, indipendentemente dai gusti del (potenziale) pubblico.
    Deve scriverlo come si sente, non per piacere a chi lo legge.

    Cosa trovo di utile nei blog che leggo?
    Poco, perché non cerco “utilità”, ma leggo mosso dalla curiosità. Mi gratifica la buona lettura, mi stimola la riflessione e il confronto, talvolta arriva qualche germe di ispirazione che (forse) in futuro diventerà un racconto.

    Buonissima riflessione, ad esempio, la tua, qui.

    1. Ci sono cose che non si dovrebbero mai fare nella vita. Tipo citare Wilde online. Ma, ecco, quando quel bontempone di Oscar quando diceva che tutta l’arta è completamente inutile forse intendeva anche parlare di questa onda di curiositas che certe cose smuovono. Certe cose no.

      (Benvenuto anche qui Aurelio!)

  9. E’ meglio un blog banale e mediocre che attira un sacco di traffico o un blog originale ed interessante che leggono in pochi?

    Un blog banale, anche scritto bene, può sicuramente generare traffico ma alla fine non fidelizza il lettore.

    Un blog originale a volte fatica un po’ a farsi strada ma alla fine trasforma il lettore in un fan accanito.

    Quindi ottima la tua scelta e visto il livello dei bloggers che ti commentano (a parte me) i risultati sono evidenti!

    1. Ciao Paolo, dopo gli scambi di cinguettii non vedevo l’ora di leggere un tuo commento!
      Mi piace il tuo punto di vista (anche se qualcuno lo definirebbe un po’ ottimista). Anche io credo che, a lungo andare, essere ciò che si è o porti a clamorosi fallimenti (e forse, ehi, meglio così. Sempre meglio fallire per aver incarnato l’idea che si ha di se stessi che fallire per aver vestito dei panni che si pensavano caduti da un fantomatico carro del vincitore) o porti a Veri successi. E la V maiuscola è tutto fuorché casuale.

      (Poiché che apprezzi la mia scelta, che ancor più che sceltà è quasi necessità, il benvenuto è doppio dato che penso ti vedrò ancora qua :))

  10. Quel che conta per me è che il blog (e/o indirettamente il blogger stesso) mantenga la promessa, più o meno implicita, di darci quel che ci aspettiamo. Se cerchiamo informazioni la promessa è esplicita, è titolo stesso, e la sentiamo rispettata se alla fine dell’articolo o del post possediamo in parte o del tutto la conoscenza che andavamo cercando. La domanda implicita è invece spesso indefinita, è la scintilla che scocca e innesca la nostra curiosità regalandoci la gioia della lettura, una soddisfazione fine a se stessa. Non è diversa dalla promessa che lo scrittore fa nella prima parte del suo romanzo o racconto, invitandoci a scoprire le risposte alle domande che ha disseminato lungo il percorso.
    Qui le domande non sono nemmeno da cercare, ed ecco una cosa bella del blog: alla fine lascia i lettori liberi di proseguire il discorso.

    1. Sì, quando ho iniziato il viaggio al bordo di Calamo trattando Calamo come un cavallo alato (non capendo, almeno non subito, che a seconda dei passeggeri che incontra può diventare anche sommergibile o mongolfiera), ecco, dicevo, quando ho iniziato questo viaggio ho sperato proprio di riuscire almeno qualche volta a raggiungere quest’obiettivo: portare, per alcuni passi, gli avventori sulla mia strada e poi poterli vedere allontanarsi con nel passo un piglio nuovo.

  11. Trascorro metà delle mie giornate a leggere blog, e mi dispiace parecchio poiché sottraggo tempo ai libri. Però ormai è una necessità leggere la rete se la rete t’interessa, ovviamente.
    Sul bello/brutto, piace/nonpiace credo non esista l’assoluto. Così come “chi si assomiglia si piglia”. Talvolta leggo post di blogger che amo, ma quel post particolare non mi gusta, altre volte leggo chi non mi attrae però quell’articolo mi piace e addirittura lo condivido.
    Certo io non sono lineare, saltello zigzagando come un gazzella inseguita dalla leonessa che fa spesa per la famiglia. Per esempio adesso sono le 21,30 devo ancora cenare, mi son piazzata due ore fa qui dentro dicendomi: ” cinque minuti e mangio, ché ho una fame da lupa”.
    Dovessi scrivere post per piacere ai miei lettori al fine di vendere i libri penso che dovrei scovare un’ulteriore personalità che ancora non ho nel mio carnet di schizofrenica.
    Ah, un’ultima cosa: personalmente se dovessi stimare il tuo gradimento secondo i quattro punti elencati sopra, penserei che il mio blog a te non t’attizza proprio per niente eh…
    😛

  12. Al momento ti risponderei: per la compagnia del blogger come persona. Ma non mi dispiace affatto fare qualche scoperta e uscire dalla lettura un po’ meno ignorante. Comunque sono d’accordo con te sui rischi dello stare nel mezzo: se c’è qualcosa cui il lettore può essere davvero interessato, sei tu, nel bene e nel male, e non una specie di versione geneticamente modificata di se stesso. Posso passarti un abbraccio, visto che ultimamente sono molto assente da qui? 🙂

    1. Ciao, se sei un lettore che odia le robe “melense” per favore smetti di leggere ora.

      Ecco, io l’abbraccio me lo prendo tutto e ti dirò di più… Lo sento proprio. Altro che “la rete è un posto arido”. A me sembra si peschino meraviglie tutt’altro che fredde.

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