Il primo Calamoquio

calamoquio

All’inizio fu Calamorso e Chat.

Alla fine fu proclamazione del vincitore del Calamoquio.

Vincitore che ha dichiarato “vincere un Calamoquio è un’occasione irripetibile”. E che poi, a dimostrazione di quanto Calamo Scrittorio faccia venire voglia di scrivere… Si è messo a fare foto. (Sue sono le foto all’inizio e alla fine di questo articolo).

Sei interessante come fotografo. Fotografi ciò che vedi o ciò che vorresti vedere?

Ciò che ho.

Fai lo stesso quando scrivi?

Io scrivo sempre di me stesso. La biografia reale di un personaggio immaginario.

Immaginario perché vorresti somigliare al personaggio che hai immaginato di te stesso o perché non te lo immaginavi d’essere un personaggio?

Ti rispondo con un esempio di scrittura, in cui io stesso non distinguo la persona dal personaggio.
glauritoso

Questo sono profondamente io, ma è anche venire incontro a ciò che ci si aspetta da me.

Ti metti sempre in mezzo perché non ti basta entrare dentro i tuoi libri?

Sono una whore attention.

Sarà che Baudelaire ha sbagliato e più che l’amore è la scrittura a essere prostituzione?

Io faccio anche una professione che ha molto a vedere con la prostituzione, mi vendo ai miei clienti. E in entrambi i casi, per me, il denaro c’entra poco o nulla.

Cosa chiedi in cambio, allora?

Essere apprezzato. Non ha prezzo.

Per tutto il resto c’è un masterpiece?

Chissà se lo scriveremo un masterpiece? Magari lo sarà il tuo bookaniere, le premesse ci sono

Che strano per un divoratore di attenzione provare a spostarla.

Mi piace molto entrare nelle persone, odio i rapporti superficiali. Perciò sono costantemente curioso. Se la cosa è reciproca, perfetto!

Ok, mettiamo tu riesca a entrare in una persona in cui volevi tanto entrare come quando vuoi entrare in un museo ed è il tuo ultimo giorno in quella città e il museo, accidenti, invece è chiuso. Entri in questa persona e hai in mano la tua stilografica. Cosa le scriveresti dentro?

Se non ci fosse scritto ancora niente non vorrei sporcare. Se ci fossero già altre scritte lascerei stare.

Pensi lo stesso quando si tratta di scrivere qualcosa di tuo sulla corteccia che reca incisi i nomi degli scrittori “esordienti”?

A peggior ragione!! (cit. Maccio Capatonda). Io sono uno scrittore molto affermato. Il problema è concordare gli ambiti.

Solo affermato o anche affamato? E affannato?

O forse fermato.

Per cosa avresti firmato?

Per essere bello. Non avrei scritto un cavolo! Gli scrittori sono tutti brutti. Quelli (pochi) belli sono famosi perché sono belli, oggettivamente niente di che. Metti Baricco. O Andrea de Carlo

E se fossi stato una scrittrice?

Qua è un po’ un contrasto. Forse avrei avuto una doppia vita. Forse semplicemente la scrittrice è un mio sogno erotico!

Ma gli scrittori sono come i cantautori: non si dovrebbe mai andare con loro o ti mettono nelle loro narrazioni. No?

Io voglio essere messo nelle narrazioni!

Ma la scrittrice magari sarebbe contraria. O chi metterebbe nelle sue di storie?

Tu ti senti una scrittrice? Voglio dire, quando sul treno una persona conosciuta per caso ti chiede cosa fai, ti andrebbe di rispondere scrittrice? Io dico idraulico.

Io dico cose slegate dalla realtà. La butto sull’ironia. Tu che sei sempre così ironico non pensi che chi più scherza spesso meno tollera la realtà?

Mi trovi assolutamente d’accordo.

Con la mia affermazione abbiamo vinto un accordo. Ma tu preferisci vincere o perdere?

Per il lavoro che faccio vincere è tutto. Per il resto chissà, è tutto una sliding door

Sliding doors eh? Uhm, cosa sarebbe successo se non avessi mai scritto?

Non ti avrei conosciuto. Comunque io non scrivo da tanto, alla tua età non lo facevo. Scrivevo canzoni, allora. Poesie, pure.

Si tratta sempre di scrivere “creativo”, no?

Ma più istintivo

Sì, ma nel tuo personalissimo treno perso non varrebbe. “Mai scritto” include anche canzoni e poesie.

Allora ho sempre scritto. E se non l’avessi fatto sarei tutta un’altra persona. O avrei dovuto trovare un modo diverso per esprimermi che ora non riesco ad immaginare.

Ci usciresti a cena con quest’altra persona?

Difficile. Sarebbe repressa. Più timida, silenziosa. Immersa nello stesso mare, ma con più difficoltà a restare a galla. Se uscissi a cena con te invece parleremmo di letteratura e io citerei sbagliando e tu stupendomi. Io sono un lettore smemorato. Mi rimane lo stile, il senso, il profumo della storia, ma non la trama o frasi.

E dove ti rimane? Dove custodisci stile, senso e profumo affinché non scivolino via?

i ciechi, che acuiscono gli altri sensi. Compenso la mia scarsissima memoria dei dettagli con una forte capacità di immedesimazione. So imitare gli stili, “sento” la voce del narratore. Mi rimane una sorta di gramelot. A te quale racconto piaceva di più del calamorso?

Quello che si è scritto da sé con l’evolversi del Calamorso.

Alla fine a me quello di Battaglia.

Quindi il racconto che ti sarebbe piaciuto scrivere è quello di Franco?

L’idea era forte. Io l’avrei sviluppato forse diversamente, ma sì, mi sarei divertito a farlo. E del mio non vuoi proprio dire?

Gli scrittori sono tra le creature più dipendenti dal giudizio altrui. Sono spesso i peggiori nemici di se stessi. Tu con che criterio pensi i protagonisti scelgano i loro antagonisti?

Da sempre hanno caratteristiche di base simili con sostanziali differenze. Complementari. Poi sta al l’eroina di turno scegliere bene. Il bookaniere ha una protagonista femminile?

L’eroina è distruttiva. No, ha più protagonisti. Ma sei molto ribelle come intervistato!

Sono più per il dialogo. Io già mi conosco. Mi annoio a sentirmi. È ambientato nel presente ?

Posso rispondere “non è ambientato”? Sennò dovrò avvalermi della facoltà di non rispondere, avvocato.

Pensi che la scrittura per te sia una parentesi o ti accompagnerà per tutta la vita? Tu hai ancora un 75% libero.

Penso che il genio letterario sia un gene.

Recessivo.

Dovremmo incrociare scrittori tra loro.

Uscirebbe un mulo. Oh! Una volta avevo iniziato un romanzo sulla storia dell’ibridazione uomo scimmia! Uno scienziato russo dei primi del 900 fece questo tentativi. Stroncato da tutti i lettori.

Le uniche parti positive dell’ibrido venivano dalla scimmia (che era la mamma o il papà)? Mi ricorda gli esperimenti citati in cuore di cane.

Pavloviana ante litteram. O post. Ora scrivo di briganti. Sono immerso in quell’epoca

Quindi quali argomenti ti fanno salivare?

Questo farebbe salivare anche te: ho delle autopsie di metà ottocento scritte con una classe straordinaria. Attualmente salivo per antropologia criminale. E per i sedicenti psicometristi di fine ottocento.

Non vorrai creare un sincretismo tra il tuo lavoro e la scrittura, vero?

No, sono compartimenti stagni. Solo l’ironia li unisce un poco.

Ci tieni a lasciarli separati o succede e basta?

Io dirigo anche una rivista giuridica, ma la declino a modo mio, verso il letterario, interviste a giudici che non parlano di giustizia

Perché?

Perché il mio lavoro è tecnico. Fuori dal tribunale non interessa. Articoli, codici…Sai che sto realizzando un corto?

Su cosa, avvocato/cantautore/fotografo/regista?

Tratto da un mio racconto.

 

Inutile, per quanto uno scrittore si sforzi tornerà sempre alla scrittura. Difficile est longum subito deponere amorem. Nulla può adombrare la passione per la scrittura. E poi Giovanni Laurito mi ha detto che, mentre faceva da cavia al primo Calamoquio, dopo ore di diluvio è perfino uscito il sole. Sarà un caso?

calamorso

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11 pensieri su “Il primo Calamoquio

  1. Mi sono sentito vagamente parte dell’intervista, bello perdersi e ritrovarsi come un treno alla deriva (meglio di un traghetto alla scambio..), sentir parlar di se ti rivela personaggio e manda in confusione; come Giovanni autore, regista, fotografo, scrittore.. che mi ha ricordato le Macchine anatomiche della Cappella Sansevero di Napoli e i mille garbugli umani, di nervi e sensazioni…
    Una calamintervista di gran bel rilievo..

  2. Non è affatto un caso, Giovanni è riuscito a ribaltare i ruoli e farti da intervistatore, come un po’ tutti volevamo e, come dice Franco, ci si sente parte dell’intervista. Per questo è spuntato il sole, l’intervista doveva avere gli auspici di una buona stella.

      1. Oh, cara Monia, per una notte così stellata ci preparariamo eccome, non solo ad esprimere i desideri, ci preparariamo soprattutto a rincorrere le stelle.
        Dante ha scritto: “E quindi uscimmo a riveder le stelle.” Io aggiungo: “Le rincorremmo per avverar li sogni.”

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