Fuga da me

fuga da me

Da quando è iniziato il Calamorso e sono spuntati nella mia casella email i primi trenini di racconti diretti al Calamoquio, per introdurre ogni racconto che ho postato io stessa ho arterializzato la mia vena creativa e ho lasciato sgorgare un po’ di inchiostro. Anche per questo racconto avrei fatto lo stesso, per esempio dicendo che i treni sono quelle cose che a volte, soprattutto quando dei binari si incontrano e certe tratte si toccano e il mondo le chiama coincidenze, ecco, dicendo che a volte i treni sono quelle cose che ci mettono di fronte a imprescinbidili bivii. E che questi bivii a volte si chiamano “chiuderegliocchieviverenellamenzogna” e “apriregliocchieguardarelaveritàanchesefamale. E avrei parlato anche di come per fuggire non sia sufficiente cambiare il cielo sopra di sé. Occorre cambiare qualcosa dentro di sé (e se lo diceva Seneca…) Ecco, avrei scritto qualcosa così (“Cesare taccio” docet), ma l’autore/autrice (ennò, mi spiace, ancora mancano 9 giorni alla chiusura del Calamorso e solo allora saranno svelate le identità degli autori) mi ha inviato insieme al suo scritto delle righe che non posso fare a meno di pubblicare.

“Questo testo nasce da un momento d’ispirazione colto al volo, salendo su un treno che son contento di aver preso anche se mi avrà fatto dormire un po’ meno, ma mi ha regalato una nuova esperienza indimenticabile e da condividere con amici e parenti.

voglio ringraziarti, Monia Papa, per avermi dato la possibilità di scrivere questa storia di getto senza sosta e senza modifiche, tutta d’un fiato dalle ore 00:30 alle ore 03:41 – qualcosa che non facevo da tempo, ma che adesso mi ha portato sopra un nuovo livello che scrittura creativa che non credevo di avere – e la realtà più emozionante sta nel fatto che neanche io conoscevo l’avanzare degli eventi di questa storia, dato che sono stati un crescendo, uno dopo l’altro man mano che la stesura del manoscritto andava avanti.”

E adesso, con calma, goditi il quinto racconto partecipante al Calamorso.

Fuga da me

“Oggi esco… non posso continuare a sostenere questa condizione!

Sbatté la porta mentre usciva senza rendersi conto che aveva appena dimenticato un oggetto importantissimo da cui dipendeva la sua esistenza! Il suo intenso e cupo pensiero era soltanto scappare via con il primo treno che gli si sarebbe presentato davanti, possibilmente senza destinazione!

“Non vorrei fare neanche il biglietto!” sbofonchiò a denti stretti…

Strayn non avrebbe voluto più vedere nessuno e per questo motivo correva come un treno impazzito senza meta, quasi sul punto di deragliare, non curante di come agitava lo zaino in spalla quasi dovesse voler colpire qualcuno tra la folla.
Corroso da un profondo odio di se stesso per non essere riuscito a colmare quel divario che lo separava da suo padre; dopo la morte della madre, avvenuta per cause misteriose, era stato lasciato dalla zia all’età di 15anni ed aveva continuato a vivere come se nulla fosse arrivando a sbattere nel muro più duro che potesse immaginare non appena ebbe compiuto i suoi 22 anni: una foto di lui, durante una guerra, in un paese straniero, assieme a suo padre e sua madre!

“Ahi! … e fai attenzione quando cammini.” disse una ragazza dopo aver ricevuto un colpo dallo zaino di Strayn.
“Scusa… Non volevo!” abbassò lo sguardo, si girò e scappò via per la sua strada.

Arrivato alla stazione ferroviaria andò dritto alla biglietteria per fare i biglietti per il primo treno in partenza per qualunque destinazione “inesistente” avrebbe detto lui… Strayn un ragazzo di 23 anni alto e con gli occhi scuri quasi impercettibili, per la sottile fessura che le sue palpebre concedevano all’iride di trapelare. Viso allungato e liscio come fosse levigato dal vento ed illuminato dal sole per il chiarore che emanava; con un taglio classico di capelli chiari, con scriminatura rivolta verso la sua sinistra, e basette corte, che terminavano esattamente con le astine dei suoi occhiali sottili e senza montatura, con vetri in policarbonato infrangibili.

“Uff! C’è da aspettare…” Pensò tra sé e si sdraiò in una panchina che si affacciava sui binari.

Un’ora di attesa non era quello che immaginava. Sperava di partire immediatamente ed allontanarsi il più possibile da ciò che doveva sopportare a casa; diverse volte aveva tentato di scappare, ma erano riusciti sempre a ritrovarlo ed a riportarlo a casa perché lui gli serviva. Era stato addestrato al controllo dei processi produttivi di composti chimici molto particolari. Nel tempo aveva avuto dubbi sull’utilizzo di tali composti ma non era mai riuscito a trovare informazioni esaustive; l’unico punto di arrivo era una organizzazione internazionale, totalmente assente dalla rete, e presente soltanto in alcuni documenti e pochissimi archivi di stato per via delle documentazioni necessarie per l’import e l’export dei materiali: La Oryhant-Corp.
Un giorno, distante appena 20 giorni prima di oggi, con l’arrivo della nuova merce un nuovo fattorino aveva fatto il suo ingresso a casa con uno strano modo di fare e che aveva uno colorito estremamente tendente al grigio. Aveva finito di scaricare le ultime 25 cassette in acciaio del secondo blocco quando cadde a terra senza preavviso. Strayn lasciò immediatamente qualunque attività per precipitarsi a dare soccorso al povero fattorino, scoprendo che aveva ripreso il suo colore naturale e sembrava adesso stesse meglio rispetto a prima; adesso dormiva come fosse stato anestetizzato, quasi sembrava di vederlo sorridere. Per il tipo di corporatura che aveva Strayn ci mise un po’ prima di riuscire a trasportarlo sul divano e controllare che non avesse sbattuto o si fosse causato delle ferite.
Tutto appariva eccessivamente strano per sembrare normale!
Strayn volle fare un controllo un po’ più accurato questa volta visto che per la prima volta aveva il tempo di controllare bolle di consegna e documentazione vari che portava via sempre il fattorino di turno. Così scese giù a pian terreno dove era parcheggiato uno dei furgoni della Oryhant-Corp. E vi entrò grazie alle chiavi che aveva trovato nelle tasche dell’uomo caduto in un meraviglioso sonno profondo sul pavimento di casa sua (o meglio di sua zia).
Frugò in tutte le tasche e vani all’interno del furgone prima di andare a controllare sul retro, dove venivano allocate le cassette in acciaio. All’apertura dei portelloni posteriori rimase in pausa per almeno 5 secondi, con gli occhi che scandagliavano l’interno, dato che al centro vi era ancora una cassetta non consegnata e con i codici di sicurezza in una posizione di pericolo, come prevedeva il protocollo. Adesso doveva decidere se avvicinarsi; sarebbe rimasto infettato anche lui? Quale era la distanza minima di sicurezza, per non fare la stessa fine del bell’addormentato di turno?
Non aveva mai corso così velocemente in vita sua; salì al suo appartamento al 4p. e prese guanti e maschera protettiva.
Ovviamente non si trattava di un ordigno ma quando si ha a che fare con composti chimici di natura sconosciuta è sempre bene agire con cautela. Sembrava di assistere ad una moviola per la lentezza e precisione dei movimenti; effettivamente la cassetta di sicurezza non lo era più: tanto di sicurezza; la boccettina all’interno in vetro era stata aperta ed il contenuto all’interno era stato totalmente aspirato, tant’è che si potevano soltanto intravedere dei leggerissimi rivoli del liquido, osservando con attenzione attraverso il vetro della stessa. Non soddisfatto Strayn decise di smontare tutta la cassetta, ma questa volta fece più in fretta perché non sapeva se e quando il fattorino si sarebbe risvegliano e doveva avere comunque il tempo di poterla riassemblare perfettamente come l’aveva trovata.
Trovò soltanto dei codici all’interno, sotto le spugnette di protezione: 310xartBA9L
Con il suo cellulare scattò delle fotografie e rimise tutto a posto. Chiuse i portelloni e si diresse verso il portone d’ingresso; sentiva che l’ascensore lo aveva preso già qualcuno, così raggiunse le scale quasi senza pensarci, ma immediatamente dopo ricordò che quel giorno era da solo in tutto l’edificio e venne subito scosso da un brivido di gelo lungo la spina dorsale. L’ascensore fece il suo dovere arrivando al piano terra e spalancando le sue fauci per far uscire l’ospite; Strayn si nascose subito al primo pianerottolo per poter osservare chi fosse, e sperando che non fosse il fattorino perché avrebbe dovuto rimettergli le chiavi in tasca.
Troppo tardi! Quel cappellino da fattorino era terribilmente inconfondibile, così nervosamente si frugò nelle tasche per cercare le chiavi ma stentava a trovarle! Cominciò a sudare! Non sapeva se doveva salire su ed aspettare chissà cosa o scappare via sotto gli occhi dello strano individuo!
Il furgoncino si mise in moto e partì per la sua destinazione; fortunatamente Strayn aveva dimenticato le chiavi sul sedile…
I giorni successivi li trascorse a cercare su internet qualcosa che si avvicinasse a quel codice che aveva trovato, ma anche lui era sicuro che sarebbe stato quasi impossibile riuscire a trovare indizi da un semplice codice di una valigetta. Era una valigetta senza marca ed in acciaio…
Quindi forse erano state commissionate su ordinazione specifica, e quel numero poteva dunque essere il numero di serie del rivenditore della lastra in acciaio.
Bingo! … disse, quando trovò la stessa combinazione di numeri in un elenco di lastre in acciaio rivendute da un’azienda in Cina, che ovviamente le rivendeva anche su Alibaba per aumentare il giro d’affari a livello internazionale.
Grazie al nuovo modulo in beta di Skype, che permette di tradurre simultaneamente in diverse lingue durante una conferenza, poté parlare con il direttore commerciale e spiegare che c’era stato un problema in una delle valigette che la Oryhant-Corp. aveva realizzato mediante una delle lastre che riportavano il sopra citato numero di serie. Così scoprì chi era il costruttore di queste valigette in acciaio utilizzate per il trasporto di composti chimici di una non molto bene compresa natura!
Lui viveva a Noto, in Sicily, ormai da diversi anni, ed il costruttore si trovava dall’altra parte del mondo. Dopo la morte della madre e l’abbandono del padre aveva deciso che non avrebbe mai più viaggiato, ma doveva capire a cosa lavorava e perché il tutto gli sembrava un treno che sarebbe passato una volta soltanto nella sua vita! Partire poteva significare scoprire verità celategli sin dall’infanzia, così si prese di coraggio e raggiunse il paese di Comiso per partire con un volo con destinazione Chicago-IL 60625, e raggiungere la NATIONVIDESAFES produttrice di cassette di sicurezza e distributore in tutto il mondo per l’affidabilità dei loro prodotti.
Arrivato lì racconterà di aver dovuto necessariamente sospendere il suo lavoro di supervisore a causa di un gravissimo incidente causato da un’inefficienza delle loro cassette di sicurezza con la matricola citata e che doveva analizzare tutto il ciclo produttivo e parlare con tutto il personale per non incorre all’uso di azioni legali per la richiesta dei danni e la restituzione di tutte le 838 cassette (avrebbe scoperto appena subito dopo) di sicurezza acquistate nell’ultimo mese.
Così riuscì a capire, dalle specifiche tecniche costruttive delle speciali cassette di sicurezza, e da alcuni commenti dei dipendenti, che senza saperlo lui lavorava allo smistamento di armi chimiche da testare in destinazioni impensabili!

Tornato a casa non riuscì più a dormire… mangiare… parlare! Si rese conto che il mondo al quale aveva dovuto abituarsi, per poter affrontare i traumi che lo accoglievano durante i periodi di depressione, adesso era impossibile da accettare ed impossibile da combattere; inconcepibile da calare in una logica di vita normale. Chiamarla crisi d’identità sarebbe stato come definire un iceberg soltanto la sua punta emersa dalle acque. Ma sin da piccolo lui ha sempre vissuto in quella casa e cominciando a rivangare il passato non riusciva a capire come tutto gli era stato presentato con naturalezza e senza permettergli di farsi domande. O era lui che non si era mai interessato oppure la realtà era talmente celata bene da averla costantemente sotto gli occhi. Le nottate insonni nei cinque giorni successivi gli permisero di scavare nel passato e nei momenti e meandri dell’abitazione che aveva custodito la sua sincerità insieme all’orrendo complotto contro letica di vita più sacra ed inestimabile!
Il giorno prima che trovasse la foto nessuno avrebbe voluto trovarsi difronte Strayn e la sua casa totalmente distrutta: “se qualcosa è qui, sarà talmente nascosta che soltanto se butto a terra tutta la casa, potrò trovarla!” disse parlando più volte tra se e se mentre con un martello spaccava muri, mobili, e pavimenti…
Dovette rompere tutte le mattonelle della cucina per trovarla: una busta con all’interno cinque foto che raffiguravano perfettamente Strayn che stava correndo per mettersi al riparo da fuoco ostile insieme a suo padre e sua madre!
Lo shock fu senza pari! Il suo cervello sembrò paralizzarsi e tutto attorno a lui poteva anche essere scomparso definitivamente e non essersene accorto…
Strayn non ricordava assolutamente quella vicenda evinta dalle foto, e si domandava quante altre vicende non ricordava e se dunque quello che ricordava fosse reale oppure no. La mente cominciò a viaggiare tra i ricordi come se potesse viaggiare nel tempo, avanti e indietro, nell’arco di secondi; le domande non si contavano più, erano diventate troppe e continuando di questo passo avrebbe rischiato di non accettare di vivere con questo shock e subire un crollo depressivo talmente rischioso da mettere a repentaglio la sua stessa vita! E fu in quell’attimo che con uno scatto repentino, guardandosi intorno, prese l’indispensabile per metterlo dentro uno zaino ed uscì sbattendo la porta dietro di se, e dimenticando:

“…ma dove sono…?” mentre rovistava nel suo zaino alla ricerca delle foto.
“…devono essere necessariamente qui da qualche parte; non posso averle lasciate a casa…!” era seduto e non più sdraiato mentre cercava dentro lo zaino e dentro la sua testa il momento in cui non aveva preso le foto dentro la busta.

Corre ancora più veloce di prima verso casa, rimpiangendo di non aver preso la macchina ed avendo una strana sensazione dentro di se che cominciava a crescere sempre più! Non trovava le chiavi di casa; non poteva aver dimenticato anche quelle, ma d’altronde era in un momento senza criteri e ricco più di errori che di normalità. Pensava che forse dato che non sarebbe mai più tornato, non se ne sarebbe fatto nulla delle chiavi di casa.

“…troppo strano che mi sia lasciato sfuggire anche questo…” rifletteva a voce alta mentre saliva l’ultima rampa prima di arrivare al 4p.

Le chiavi non servirono, però: la porta era…

“… aperta?! … ma io ricordo di averla chiusa!” si soffermò mentre apriva la porta lentamente nel rischio che qualcuno fosse dentro, con cattive intensioni.

Si ritrovò seduto al centro dell’appartamento dopo ore e ore di setacciamenti per il ritrovamento della busta con le foto ma non vi era assolutamente traccia!

“Non capisco! … devo ricordare il momento esatto in cui prendo le chiavi e le infilo in tasca! … NO! Avevo posato lo zaino all’ingresso, per andare a prendere le chiavi in cucina accanto al cellulare… e nell’uscire dalla porta li metto nella tasca esterna a rete dello zaino…!”

Controllando la tasca a rete vide che era sganciato anche il fermo in cordino ed era stata leggermente scucita anche l’attaccatura della stessa tasca a rete.

“Ho urtato forse contro qualcosa?! … ma cosa…”

si concentrò per rivivere quei momenti carici di rabbia intensa, ed ora stava cercando la serenità per non buttare al vento tutto il lavoro che aveva fatto e ciò che finalmente aveva scoperto. Così si rese conto che aveva una motivazione migliore che gli dava forza per affrontare tutta la situazione. Adesso voleva conoscere la verità!

“… non ho urtato qualcosa! … ma QUALCUNO…”

Il contenuto dello zaino era stato totalmente rovesciato sul pavimento e quel biglietto lì, sopra il rasoio, non riportava la destinazione che aveva precedentemente pagato alla biglietteria. Si chinò per raccogliere il biglietto e si rese conto che non era quello che aveva fatto staccare lui. Ovviamente questo era un “fuori onda” in tutti i sensi! Cosa era successo! Anche l’orario era diverso: ma era un biglietto vecchio! Vecchio ma con un messaggio per Strayn…

“la data non è di oggi, ma questo data è il numero della mia targa … la destinazione è la mia città di nascita, e l’orario è il mio numero civico e numero di porta… ASSURDO! … è un appuntamento…!”

Alzò il braccio per controllare l’orario ed aveva il tempo esatto per raggiungere il binario che era indicato nel biglietto per prendere un treno che non sarebbe mai arrivato perché apparteneva al passato.

Comincio a correre con il cuore che gli batteva sino alle orecchie. Con un dolore d’ansia soffocante adesso, sentiva il vento levigargli ulteriormente il viso. Sentiva screscere la speranza dentro di se come l’avanzare di un treno sulle rotaie man mano che prende velocità per arrivare al momento in cui diventa un tutt’uno con il vento ed il suo serpeggiare oscillante su ogni curva.
Arriva puntuale al binario indicato nel biglietto, ed in maniera nervosa comincia a guardarsi intorno non sapendo cosa cercare, mentre un treno si avvicina, sullo stesso binario, a grande velocità, gli sfreccia davanti scompigliandogli i capelli e ipnotizzandolo per il grande momento.
L’ultimo vagone viene trascinato via e gli lascia la visuale frontale libera di vedere due figure familiari che gli cominciano a dire di attraversare i binari per passare dall’altra parte…

“…Mamma … Papà…” furono le ultime parole di sgomento e sussurrò un attimo prima di saltare sui binari per raggiungerli ed abbracciarli…

Adesso poteva finalmente conoscere la verità sul suo passato e scoprire che futuro l’avrebbe atteso, dato che i suoi genitori lottavano contro le organizzazioni invischiate nel commercio di armi di qualunque genere.

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