En train de (il primo Calamorso)

en train de

Dei nostri risvegli condivisi

salgo a bordo ogni volta che deraglio.

Dormono i binari uccisi

su tragitti abbandonati in travaglio.

Rinati percorriamo a ritroso i nostri vizi.

Ma c’è una verità che non osi pronunciare:

ci siamo affezionati agli inizi

e no, non possiamo cambiare.

Background

I binari sono i denti e le briciole della brioche sono rotaie. La lingua è un vagone pieno e le gocce di caffè passeggeri di qualcosa che non passa mai. Sei alla stazione ed è appena partito il treno. Che stavi per prendere. Eri sul punto di farlo, Avresti sentito sotto i piedi il fremito della partenza, prima con la punta, poi con il tacco. E invece. Ma eri lì e saresti salito su quel treno nella progressione più prevedibile del tuo presente progressivo. Che forse, in effetti, il presente progressivo è l’unico tempo che esiste. Davvero. En train de. A me è sempre piacuta un sacco questa locuzione francese che sembra parli di un treno e invece no ma forse un po’ sì perché in fondo ogni cosa che fai è un treno che prendi e al tempo stesso sono un numero imprecisato di treni che  lasci andare.

Flashback

E quindi Calamorso (che sembra un incrocio tra un orso e un calamaro) sia. Un concorso neonato come un cucciolo di alligatore scaricato ancora in fasce. Un gioco che inizia oggi e che si chiuderà il 28 aprile. Un “divertissement” che prevede tu legga tutto ciò che segue  ma che anche se lo leggi sbocconcellando qua e là puoi partecipare comunque perché il succo te lo dico già qua: si tratta di scrivere un racconto. Di lunghezza compresa tra le 5 e le 10 cartelle. Ti serve altro per scappare a gambe levate (a scrivere)?

Flashforward

Quando leggi On writing stando seduta nella posizione del loto davanti alla scrivania che no, non sta al centro della stanza perché lo dice pure il Re che è un errore dare alla scrivania il controllo della stanza ché poi la scrittura vuole prendere il predominio e la scrittura, si sa, è terribilmente beffarda, quindi, dicevo, quando leggi On writing ti ritrovi a non poter più usare un tampax senza pensare al tema del sangue in Carrie e ti ritrovi anche a ripeterti, continuamente, “cosa succederebbe se…”. Insomma, il gioco delle conseguenze. Quelle che nessuno si vuole assumere a meno che non ti facciano scrivere un best seller.

Il “ma se…” del Calamorso è “cosa succederebbe se il mio protagonista stesse per salire su un treno ma poi non salisse?” Tu ci pensi e poi ti metti a scrivere finché arrivi a un numero di battute tra le 9000 e le 18000 (visto che ti converto anche le cartelle in battute? Quanto sono carina?). Insomma, all’incirca un racconto che sia di minimo 1500 parole e massimo 3000 (non so come fai tu di solite, io faccio sempre tutti questi calcoli sennò mi sembra di non aver afferrato la forma e quando la forma è già scivolosa la sostanza, appunto, più facilmente scivola). Poi finisci di scrivere e lo invii a me, indiscussa sirenetta dei Calamorsi nei secoli dei secoli (l’indirizzo, qualora tu non mi avessi ancora mai scritto, ti comunico che è calamoscrittorio@gmail.com). Io faccio una prima selezione (una roba del tipo “a mio insindacabile giudizio”). Perché i miei lettori hanno il palato raffinato (“infatti” o “anche se” da inserire a scelta) leggono me. Fatta una prima scrematura pubblico i racconti su Calamo in ordine di invio: quindi chi prima manda meglio alloggia. E ora capirai perché è importante cercare di alloggiare al meglio…

Ma come si vince?

Con il numero di condivisioni su Twitter e Facebook. Il racconto che viene condiviso di più vince. Quindi il racconto che viene pubblicato prima ha, almeno in teoria, maggiori possibilità di vittoria. (Mi sembra un meccanismo così semplice che mi aspetto almeno qualcuno dei miei lettori abbia un appunto da fare. Qualche variabile a cui non sto pensando. Confido in voi).

Ma cosa si vince?

Una cosa desiderabilissima. Una specie di oggetto del desiderio che in confronto la pietra filosofale è bigiotteria: il primo Calamoquio della storia. Ossia ci facciamo una chattata, io ti faccio delle domande e poi schiaffo tutto sul Calamo ad uso e consumo delle curiose retine dei Calamisti che amano conoscere bella gente.

Cosa aspetti ad essere “en train de écrire”?

					
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26 pensieri su “En train de (il primo Calamorso)

  1. Solo per aver “appiccicato” il mio faccione sul delicato e magnifico calamo tipo post it su affresco ti meriteresti 6000 parole (e un biglietto aereo).
    Io voglio sempre vincere, ma fra di voi sarò sempre l’ultimo tra gli ultimi. Se della vittoria mi piace il sapore, tuttavia, della sconfitta amo l’estetica.
    Massì, io ci sto.

  2. AAAAH! Devo partire! E che mi metto? E la valigia? Quella grande? Il baule? Il trolley? Uno zaino? Una busta per la spesa biodegradabile? Le scarpe: comode. È un must. Curri curri che è già tardi!!!

    1. Sono in modalità zaino, ultimamente.
      Perché quando qualcosa ti ritrovi a dovertela portare sempre sulle spalle ne percepisci di più il peso.
      E la fatica ti fa diventare giocoforza selettivo.
      Così decidi di portarti dietro solo le cose importanti.
      Come i semi d’inchiostro, ché quelli non sono mai abbastanza.

  3. Beh, ma alla fine che significa quella frase in francese? E l’ultima?
    Dunque ricapitoliamo:
    – Tema: cosa succederebbe se il mio protagonista stesse per salire su un treno ma poi non salisse?
    – Lunghezza: tra le 9000 e le 18000 battute (minimo 1500 parole e massimo 3000)

    Spero di partecipare!

    1. Ciao ragazzi, oggi compito in classe Calamo.
      Per prepararvi leggete di Bignami di Imperi (che nel commento recupera il debito in francese presentando un perfetto sunto della lezione odierna).

  4. Ommmmiodddioooooooooo! E fai sta cosa appena ho deciso di NON FILTRARE più nulla? E ora?….cavolo, compro un filtrino piccolo piccolo di emergenza solo per la delicatissima occasione e ci provo!

    E poi lo legge e sceglie Monia? *.*
    Ok…vediamo che esce!

    PS: io lo dico già nel nome eh, quindi non mettetemi fretta che già rischio di presentarmi fuori concorso! 😀

    1. Secondo me sai cosa basta? Uno di quei setacci per lo zucchero a velo, ché tutte le torte, anche quelle un po’ venute storte (come si confà soprattutto a quelle fatte in casa, di torte), sembrano più buone!
      (A proposito di tempi & Co. ora pubblico un chiarimenti-post)

  5. Anche a me piace “en train de”… l’ho persino adottato in versione italianizzata: “sono in treno di leggere” (è lessico familiare, niente di grave). Non partecipo, ma vi seguo da vicino! Sto limitando le distrazioni, perché sennò non trovo il tempo di mettere mano al romanzo. In bocca al lupo a tutti! 🙂

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