Perché la scrittura è… Goya

perché la scrittura è goya (cavie)
Booboo, la cavia più famosa del webbb

Era lì, con gli occhi talmente sgranati che veniva da domandarsi quanto male stesse fotografando il mondo. Era lì, con le pupille talmente spalancate, che veniva da chiedersi se dentro avesse davvero tanto spazio per accogliere tutto quello che passando dalle pupille gli si sarebbe potuto facilmente infilare dentro. Era lì e ci ripeteva avrete sempre una qualche scusa per non vivere la vostra vita” (Ciao Palahniuk, papà di tutte le cavie d’inchiostro, tante grazie, sempre tante)”. Per questo l’annuncio, la proposta, l’idea sparata in faccia come pallottole a aria compressa, ci sembrava così allettante da volerci tirare indietro eppure così spaventosa da non poter far altro che coglierla al volo:

“Doveva essere un ritiro per scrittori. Un posto sicuro. Una colonia appartata di scrittori, dove avremmo potuto lavorare… Nient’altro che persone che leggono storie ad alta voce. Persone in cerca di un’idea capace di emanare la sua eco per l’eternità”.

 

Cosa

Immagina che Mister pupille dilatate a un certo punto apre la bocca. Apre la bocca quel tanto che basta a tirar fuori dalla gola una fila interminabile di personaggi e situazioni, tira fuori, a una a una, le più incredibili situazioni, le tira fuori piano, come se tirasse fuori un filo e il filo fosse una collana di perle e tutte le pelle dovessero passare dalla bocca senza intaccare la perfetta fila di denti perlacei e splendenti. Apre la bocca e racconta e quel filo tu te lo senti sulle spalle, come se ti avesse arpionato, come se le sue parole avessero fatto di te il loro burattino ma per controllarti in maniera benevola, come se quel filo di frasi così ben connesse le une alle altre fossero un laccio a cui affidarsi e buttarsi nell’incredibile mondo della sospensione dell’incredulità. Ho letto che “Goya” in urdu vuol dire proprio questo, ho letto che indica quell’immersione totale in una storia che ci è più facile quando chi ci fa navigare nel mare di parole è un abile marinaio che sa verso quali porti dirigere la tua attenzione, ho letto che sta a significare quell’immedesimarsi in un racconto quando chi lo racconta lo fa con la giusta enfasi e allora la storia si scalda come l’acqua della vasca quando fuori è inverno e un bagno caldo nelle parole di qualcun altro può lavarti di dosso il peso di tutte le parole che non hai (ancora) detto.

 

goya

 

Le cose, sì tutte le cose, a volte sono divertenti in un modo caotico ma anche stimolante. Perché si divertono a frantumarsi come il piatto girevole che ho rotto quella volta che volevo prepararmi la cioccolata calda nel microonde, perché mi sembrava la scelta più veloce, ma poi è finita in una pioggia di liquido nero degno di Psycho e coriandoli di vetro. Perché, insomma, la via più facile, in apparenza, quante volte poi lo è davvero? In fondo avrebbe proprio ragione Mister pupille dilatate se a un certo punto ci dicesse “l’aria sarà sempre troppo carica di qualcosa. Il vostro corpo sempre troppo indolenzito o stanco. Vostro padre sempre troppo ubriaco. Vostra moglie sempre troppo fredda”. E noi dovremmo provare a dargli retta, prendere i cocci, buttarli, chiamare il nostro fantasma personale e metterci a lavorare la creta per creare nuovi vasi di Pandora da svuotare. Perché, appunto, le cose, sì tutte le cose, a volte sono divertenti proprio perché sono caotiche, perché si divertono a comportarsi da puzzle e aspettano, a volte molto pazientemente a volte meno, che tu metta insieme tutte le tessere. La tessera del nome “Goya“, in questo caso è arrivata dopo una sequela di interazioni molto ispirata con due matti dei Calamisti #Eudaimoniaci:

Quindi sì, siori e siore, io a un Calamarty per veri Calamisti (a quel punto poco pochissimo) anonimi ci sto effettivamente pensando. Una roba che in confronto quelli del Decamerone non hanno ancora imboccato la loro strada, una roba che in confronto le rimpatriate per ex alunni sono una passeggiata di salute a piedi scalzi sui carboni ardenti, una roba che in confronto il primo appuntamento e il ricevimento di matrimonio e tutte le ricorrenze che ci stanno in mezzo sono una cosa che, volendo, si può fare pure col pigiama di pile e la pizzeria d’asporto.

E adesso… Adesso entrate in gioco voi.

 

Quando (e per quanto) 

La gente ha questa strana usanza: quando si dà un appuntamento fissa una data. Sìsì, sembra incredibile anche a me, ma non tutti hanno fatto del “vorrei incontrarti fra cent’anni” la loro bandiera. Alcuni pensano davvero che i calendari siano cose utilizzabili per altri scopi oltre che per fare i disegnini nello spazio dei giorni (ma solo se non sono plastificati, altrimenti il disegno non viene). Alcuni pensano realmente che il tempo, per quanto relativo come un Rosso Tiziano, abbia una sua ragion d’essere.

 

Te lo chiedi mentre Mister pupille dilatate ti fissa e tu gli vedi dentro quei due diaframmi tutti i respiri mozzati che potreste ancora darvi ma non lo sai se poi ve li darete davvero o resteranno depositati negli uffici smarriti dei momenti eccitanti mai reclamati. Te lo chiedi perché tutti se lo chiedono, a un certo punto. Te lo chiedi e non sai se chiederlo sia più sull’insicuro andante o marciante di consapevolezza: quanto durerà? La fregatura (e, al tempo stesso, l’aspetto esaltante) è che dipende da te. Almeno in buona parte.

 

 

Dove

Quando Mister pupille dilatate prende in prestito le parole pronunciate da quell’assurdo personaggio di Cavie e  dice “ciò che vi blocca qui dentro è ciò che blocca la vostra vita” è il momento in cui si sente in modo nitido, inconfutabile, che le persone sono luoghi. Tra le altre cose. Perché “la vita è corta ma larga” e una persona dentro di sé può farci entrare più o meno tutto ciò che le pare, un essere umano e la sua esistenza si possono perfino arredare. Quindi il dove è uno stato d’animo. Ma è pure un complemento di stato in luogo, dopo essere stato di moto a luogo.

 

Perché

Sai che c’è? Questo preferirei fossi tu a dirlo a me. 
Calamarty
Vieni con me?

 

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21 pensieri su “Perché la scrittura è… Goya

  1. Perché “è sempre il momento buono per un Calamarty per veri Calamisti” sarebbe la risposta giusta e corretta.

    Se però me lo chiedo e mi rispondo (Marzullianamente) anche con un pizzico di pensiero, mi viene da dire che in realtà di un vero perché non ce ne sarebbe nemmeno troppo bisogno.

    Si perché il Calamarty è sempre qui, ogni giorno, ad ogni ora e in ogni pagina.
    E’ sempre qui perché inconsciamente siamo sempre invitati alla festa dalla nostra padrona di casa preferita e perché inconsciamente ci sentiamo sempre destinatari (onorati) di questo invito.

    E’ come se fosse normale ogni giorno, rientrare dai propri impegni, tornare a casa, lasciare le borse e poi salire al piano di sopra, scampanellare e vedersi aprire la porta da Monia, che, con un cappellino a punta sulla testa, un sorriso sempre pronto per tutti e un bicchiere di qualcosa accompagnato da biscottini vari, ti invita ad entrare, accompagnandoti in sala dove seduti trovi già tutti gli altri che fanno festa, ridono, chiacchierano, occupano le TL degli altri su twitter e ti chiedono (tra una lettura impegnata e l’altra) come è andata oggi in ufficio.

    A me piace troppo pensare di avere un posto così sempre a portata di mano, e adoro fissare l’ora nel tentativo di capire quanto manca al momento di poter venire a citofonare a questo interno di Calamo Street, dove c’è sempre la possibilità di partecipare a chiacchierate esclusive e serate ad-hoc come nei secret-bar di una volta ma senza nemmeno troppo la parte del “secret”.

    Detto questo…visto che oggi mi ci trovate…io il sondaggio l’ho fatto e voglio vedere anche i gusti degli altri.

    PS: in ogni caso, anche se in un palazzo d’epoca, con poltrone chesterfield e poesie serali di Poe appese ai muri vicino a quadri di Gauguin sarebbe meglio…anche su Skype o Hangout con uno sfondo carino per la call si sta bene.

    Ciao Calamisti anonimi..passatemi gli ordini per il Cognac che ci penso io 😀

    1. Niente, dopo “il Calamarty è sempre qui, ogni giorno, ad ogni ora e in ogni pagina” e tutte le belle parole che ne sono seguite… Che cosa puoi fare se non ritagliarti gli occhi a cuore?
      (Questa poltrona regna sempre, oh)
      Poltrona Chesterfield

  2. È dall’imbarco su #scrittura28 che vorrei stringere in un abbraccio ‘sti Calamisti, come li conoscessi da una vita e un po’ di vita in effetti la condividiamo. E adesso c’è ne sono ancora di più e mi ci vorrebbero braccia chilometriche a cingerli tutti, così mi accontenterei di farlo uno alla volta.
    Ho solo un problema: dicono che alla padrona di casa gli abbracci creino problemi. Dovrò inventarmi qualcosa. 😉

  3. Calamo è Goya che spinge a tuffarsi in quel vaso di Pandora dove la speranza fonda(menta)le si ciba di stimoli, quegli stimoli che sanno di cioccolata calda fondente che si addolcisce nell’eudaimonia dei Calamisti che potrebbero fare rete come quella trama che tiene sospesi proprio gli affamati di Calamo Scrittorio.
    Ecco “perché”.
    Ciao Monia 🙂

    1. Da un fondale che ha la menta tra parentesi come si può avere voglia di risalire?
      Goya spero diventi un canto di sirene da cui nessuno vuole difendersi con tappi di cera.
      Ma anzi sulla cera scivolare.

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