Dove osano le giraffe

dove osano le giraffe

Quando sorridi fai rumore

 

È un rumore sordo e lo fanno i tuoi denti che spingono contro le guance e le labbra e, verso l’alto, contro le gengive. Fai rumore e lo fanno gli angoli della tua bocca contro gli zigomi, là dove ancora non sono proprio zigomi.

La prima volta che ti ho sentito sorridere non riuscivo a capire da dove venisse quel tonfo che più che una caduta sembrava, contro ogni logica, un volo.

Un fuoco d’artificio che esplode dentro una scatola, di cartone ma infrangibile, e la scatola si gonfia come fanno di fiato e risate le tue guance, ma non esplode e le sue pareti sono quei limiti che il pesce rosso non conosce, prima di scoprire che è un pesce rosso dentro una boccia.

Perché mentre nuoti tu nuoti e basta e no, non puoi saperlo se sei in un acquario o in un oceano, non puoi saperlo finché non nuoti abbastanza da arrivare alle pareti del tuo acquario e capire che è un acquario, ma se a ogni colpo di pinna le pareti del tuo acquario ancora non le trovi puoi continuare a chiederti se sei in mare aperto o in un vaso di vetro oppure puoi iniziare a goderti la nuotata e pensare che se sei tra quattro sottili lastre trasparenti allora come tirartene fuori ci penserai una volta che ne sarai certo, ma intanto è inutile preoccuparti di limiti che ancora non scorgi neppure.

Un attimo prima il pesce rosso era rosso in mezzo al rosso che colava dai baracchini della giostra e il tuo sorriso non attirava l’attenzione, non troppo, perché c’era il martello che batteva contro la pedana come fa la lingua contro il dente che duole e la macchina delle predizioni partoriva responsi sul futuro con tutte le doglie del caso.

Tu sorridevi e il tuo sorriso era un libro mai letto che cade dal ripiano più alto e si apre e qualcuno ne legge una parola o due prima di riporlo e quel libro non è più una domanda che rimane anche quando la bocca è stata chiusa. Il libro cade e fa rumore ma è in una stanza chiusa come la sua copertina e a nessuno importa scoprire cosa abbia fatto rumore quindi il libro non è più muto ma il suo rumore è ancora sordo.

Un attimo dopo il pesce rosso nuota, forse in un bicchiere, forse nell’oceano di possibilità che ha scavato dentro te una diga che a volte è in secca e allora reclama lacrime e dedizione. Il tuo sorriso, adesso, si fa sentire eccome. La rima labiale si distende e ha il suono di un bacio schioccato mentre una lingua di luce, dalla lampadina sul tavolo, si tuffa sul pesce, lui luccica, e la tua schiena da giraffa si incendia. E lo sai che ti serve una mano, come in quella favola in cui alla giraffa, per prendere i datteri più dolci, serve l’aiuto della scimmietta, ma in fondo al tuo braccio hai trovato qualcosa di ancora migliore: una tastiera con tanti lettini capovolti dentro cui vanno a dormire le parole.

C’è un cespuglio di idee che hanno lo stesso identico sapore che vorresti sentire ogni volta che addenti una foglia. Ti piace perché ti piace (provare a) dare agli altri esattamente ciò che vorresti per te stessa. Te ne sei innamorata ieri ma le giraffe hanno il cuore lontano dalla testa. Per questo ancora non lo sai.

(Ma chi ti legge sì. E solo chi vorrà scrivere tra le righe e leggere anche le clausole in piccolo sarà nella tribù dei 25 Calamisti che, una volta smesso di aggrapparsi ai vecchi clichè si aggrapperanno solo alle liane e solo per andare verso il prossimo, incredibile, albero. Touchè).

 

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23 pensieri su “Dove osano le giraffe

  1. Non ci avevo mai pensato al rumore del sorriso. Non pensavo a tante cose prima di perdermi nella jung-la di Calamo, e di scoprire le strane abitudini dei suoi occupanti che ora tanto mi affascinano. E il bello è che per lasciarsi guidare dalla Jane-Monia, regina della jung-la (ché questa è una ginocrazia, ricordatevelo) bisogna anche sapersi perdere.

    1. Ogni volta che qui qualcosa viene offerto all’esterno (e quindi diventa estroverso) si trascina dietro tutto il marasma che ha causato (o il marasma che è egli stesso) quando ancora stava dentro (e perciò era introverso).
      Per questo nella jung-la mi auguro sempre tutti abbiano la sensazione che ogni loro intuizione, invece di essere una scintilla che nasce e muore dentro di loro, possa diventare un pensiero completo in grado di generare un emozione, un sentimento.
      Per questo nella jung-la mi auguro sempre tutti abbiano la sensazione che non esiste giudizio ma solo una continua tensione alla percezione di ciò che di buono già c’è e ciò che di meglio potrebbe esserci.
      (Sì, questa è comunque una ginocrazia 😉

  2. Lavorando ogni giorno con le parole, credo che il tuo:

    “La prima volta che ti ho sentito sorridere…”

    Sia meraviglioso.
    Epperò sì, sorrido anch’io, ma tra le righe.

    1. Lavorando ogni giorno con le parole credo che tu spesso, la polvere di parole, te la ritrovi anche sui vestiti, nei risvolti della giacca, sotto il colletto della camicia, annegata nelle asole senza bottoni.
      Chissà che rumore fa la polvere di parole quando scivolano via dalle trame (degli abiti).
      Contenta di averti meravigliato 🙂

    1. Hai ragione Grazia!
      Magari scopre che le pareti, anche se era certo di averle viste, in realtà era un’illusione ottica data dai suoi occhi appannati e che bastava stropicciarsi gli occhi, come si fa dopo un sogno, per svegliarsi e realizzarlo. Il sogno.

  3. Neanche noi sappiamo se siamo in acquario, in vasca, in oceano o chissà dove. Ma il chissadove mi affascina di più. E quindi sorrido di tutti i limiti che non conosco e il rumore che provoco mi tracima sulla scrivania a forma di tastini schiacciati…

    1. Mi piacerebbe ci fossero delle cartine di “chissadove”.
      Immagino sarebbero delle belle cartine grandi, con quella carta che ha la consistenza giusta per essere tenuta in mano, né troppo ruvida, ché poi trattiene tutto e la prima regola per trattenere ciò che si vuole e accettare che qualcosa, inevitabilmente, deve essere lasciato scivolare via, né troppo liscia, ché poi lascia andare tutto e la prima regola per lasciare andare ciò che non si vuole più è accettare che qualcosa, inevitabilmente, non può scivolare via senza trascinarci un po’ con sé.
      E immagino sarebbero bianche.
      Completamente bianche.
      Per accogliere tutto il rumore che hai fatto tracimare scrivendo del tuo “chissadove”.

  4. Che poi il sorriso rumoreggia con la (s)cadenza del libro che cade senza essere (ap)preso.
    Probabilmente, chi scrive un libro(-blog) mira a leggere i suoi pensieri come se fossero i pensieri di altri che combaciano coi suoi. Se così fosse, resta a noi la scelta delle (liane-)pagine fruibili.

    1. Ma…Ma… Habemus Cerone!
      Hai azzeccato il punto e il bello è che è un punto double face: perché non solo mira a leggere i suoi pensieri come se fossero i pensieri di altri che combaciano coi suoi ma anche mira a leggere i pensieri degli altri come fossero i suoi che combaciano coi pensieri degli altri.
      E poco importa che leggere i suoi pensieri gli sia sempre venuto così maledettamente difficile.
      Perché se gli altri pensano le stesse cose allora esistono un mucchio di chiavi in più per aprire quello scrigno che è la sua testa.
      C’è l’empatia e c’è l’ascolto e c’è l’immedesimazione e c’è il metodo stanislavskij e c’è la voglia di capire e la curiosità.
      (Benvenuto anche qua)

  5. Quando facevo la volontaria in ospedale lavavo le dentiere per le signore anziane e mi ricordo che quando se le rimettevano fresche e pulite mi facevano un gran sorriso, digrignando i denti per assicurarsi che non cascassero fuori dalla bocca.
    In quei momenti il rumore del sorriso non era affatto una sinestesia 🙂

  6. Non mi è pai passato per la mente di dover stare attento a delle clausole in piccolo passando a sbirciare qui a casa di Calamo, ma anche se fosse sono sicuro che nasconderebbero solo delle piacevoli sorprese.

    Intanto però “qualcuno” ha aggiunto un altro ingrediente segreto alla pozione che sta preparando per tutti e io ancora non intuisco nemmeno un pezzetto della bella ricetta.

    Quindi che faccio? Aspetto un VIA! per lanciarmi anche io con la liana verso un nuovo albero…però lo faccio sono insieme agli altri matti saltatori che popolano questo club così eccezionale ed esclusivo 😀

    1. C’è che hai voglia di passare una serata diversa.
      Allora accetti la sfida: ti fanno entrare in un posto così buio che del buio ti sembra di sentire l’odore e ne senti il sapore con gli occhi e lo vedi, anche se non vedi, scivolarti fino in gola che tanto è buia anche lei.
      E fai questa cena al buio in cui devi affidarti anche senza sapere la ricetta 😉

      1. Ma poi ascolto le parole di una cuoca che al buio mi presenta la sua cena speciale e mi fa venire voglia di mangiar tutto senza nemmeno chiedere il perché. E poi…poi anche se è buio ne chiedo ancora…e ancora…e ancora… 😀

      2. c’è a Roma ‘sto ristorante al buio.. sono curioso perché mi sbrodolerei che non t’immagini.. dovrei vestirmi da palombaro e assaggiare chissàcosa (parente del chissàdove) ma soprattutto …beccarmi un conto finale completamente all’oscuro dei prezzi applicati!! (alla faccia della trasparenza.. ahahah..)

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