L’ultimo post

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C’è quell’angolo, sì proprio quell’angolo all’incrocio tra quello che sarebbe potuto essere e quello che è stato, che è un angolo che ti è sempre piaciuto tanto. Per questo a tratti ti fermi e la trattativa col futuro si blocca e tu sei un congegno di cui non ricordi più il codice per farlo partire e allora ti volti e pensi “è proprio un bel posto”. “Un bel posto ma non ci vivrei”. Perché quando i posti in cui vai sono posti in cui torni puoi accarezzarne il riflesso come una polaroid venuta bene ma non puoi restare una vita intera fermo in posa per un quadro che ti fa sentire appeso.

Passi un anno a cercare di capire se sono le persone che prendono le decisioni o le decisioni che prendono le persone e a localizzare esattamente dove stanno quei punti di te che sai mappare solo quando ti fanno male come le ossa non solo quando si rompono ma anche quando crescono.

Passi un anno a cercare di capire se sono le persone che passano attraverso gli anni, come se gli anni fossero città in cui tutti abitiamo per un certo lasso di tempo ma che a ognuno lasciano qualcosa di diverso, o se sono gli anni che trapassano le persone, come la punta di una freccia di un cappello buffo e spaventoso al tempo stesso che da fuori sembra ti abbia penetrato il cervello invece ti sfiora appena e lo stesso fanno i cumuli di giorni su giorni che ti si appoggiano addosso ma non ti entrano mai dentro.

Passi un anno e ti rendi conto che non ti rendi più davvero conto del tempo che passa almeno da un po’. Perché i calendari non dovrebbero macinare giorni di carta come fanno con il grano i mulini, ma segnarsi tra le pagine solo i giorni che ti segnano.

Così ci sarebbero giorni lunghi lunghi che le tue muraglie, in qualche incomprensibile modo, le hanno abbattute in un minuto e sono giorni che puoi vedere anche dalla luna quando la luna è storta e tutto intorno sembra ridotto a una marea egoista e sciocca. E ci sarebbero giorni corti corti che puoi tagliare come ha fatto la tua amica coi jeans quando tutti si tagliavano i jeans per avere i gli shorts corti e tu avevi addosso la bandana bianca di tutte le altre volte che ti saresti arresa alla rena del mare e all’odore inconfondibile di una spruzzata d’acqua che sa di sale e che potrebbe durare un istante ma in quell’istante potrebbero nuotare anni interi diversi eppure uguali come gli angoli che delimita l’orizzonte sul mare.

Passi un anno a sfregarti le mani l’un l’altra finché ti rendi conto che se stringi la mano a qualcuno forse la tua mano si scalda meglio e se si scalda magari corre meglio sul foglio. Che poi chi l’ha detto che ciò che vuoi davvero è farla correre. Sul foglio. Può darsi tu voglia premere la punta così forte da passare il foglio da parte a parte e lasciare a chi lo legge la possibilità di riversare in quel buco nero senza passato e senza futuro tutto ciò che è stato di venuto male, di sbagliato, in modo che ciò che deve essere possa essere senza essere condizionato.

Quest’anno, per me, più che buoni propositi, obiettivi. Un allevamento in cui gli obiettivi possono pascolare liberamente e brucare tutta l’erba velenosa che vogliono. Una terrazza, sul fianco di un monte, in cui coltivare tutte le idee dolci e seducenti come solo certe asperità sanno essere. Una stalla in cui far addormentare gli occhi che quando guardano qualcosa la vedono sempre più grande di com’è. E quindi più difficile da raggiungere.

E tu cosa farai DOPO Capodanno?

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18 pensieri su “L’ultimo post

  1. I post che piacciono a me. Quelli che parlano del tempo. Come quando in treno non si sa cosa dire. E intanto il panorama cambia sempre mentre l’arrivo si fa più prossimo. Sai cosa spero per l’anno nuovo, Monia? Che ci sia qualcuno alla stazione ad aspettarmi.

    P.S. Mentre io sto riscrivendo il mio romanzo tagliando a malincuore tutti i periodi di più di tre righe, ho apprezzato il tuo nuovo coraggioso record: quattordici righe senza virgole. Anche a me è sempre piaciuto scrivere così…
    Buon anno

  2. Per un attimo ho pensato fosse l’ultimo post di Calamo in assoluto e stavo già per tirarti le orecchie, anche se fa freddo e ce le avrai tutte rosse.
    Dopo capodanno non so che farò, ma vorrei fare tanto, vorrei fare meglio, vorrei fare qualcosa in modo definitivo.

  3. Forse proverò ad incrementare le frescacce che scrivo e a tirare fuori dalla solita scatola “delle cose mie importanti” reminiscenze ancora più Nerd e fuori luogo di quelle che propongo di solito.

    Quest’anno ho scoperto che la variazione al sapore della ricetta “A Me, me piace tanto” quindi se riesco ad aggiungere anche altri ingredienti improbabili forse riesco a divertirmi ancora di più (Abbiano pazienza i poveri diavoli che ci cascheranno).

    Un pochino di “colpa” però in tutto questo te la voglio dare perché sei stata tu a rimediare al negozio la pelle da lupo della taglia per me e mi hai tentato ad indossarla per provare ad avere anche un po’ più fame 😀

    Ah! Proverò anche a convincere il TUO amico metallico (si tuo perché quando ti legge nemmeno mi risponde più) a sopportarmi ancora per un po’, così magari esplorerò anche altri spazi per importare nuove pazzie nel mio angolo strano, imbratterò le menti di nuovi coltivatori di batteri e magari conoscerò altri imprenditori di negozietti belli e ricchi di calore come quelli che trovo sempre da te…qui…sempre sui Giardini Pensili di Babilonia

  4. Dopo l’incipitanno scriverò uno ad uno i dodici capitoli, quattro paragrafi ciascuno. Spero di farne un capolavoro, ma anche un racconto decente sarebbe un buon traguardo. Ho un paio d’intrecci importanti nella trama principale (padre e scrittore in erba), per le sottotrame… l’ispirazione verrà.

  5. Non mi piace inciampare nelle fini e nei princìpi, preferisco i fini e i prìncipi col mantello color Lillà che è un fiore semplice dal profumo delicato e rasserenante.
    (I)po(e)tizzando un 2015 di olezzi migliori, per tutti.

  6. Ci sono bei posti dove invece ci vivrei, eccome. Solo che sono posti che non esistono, tipo Procida in eterno inverno, coi vicoli e i panorami tutti e solo per me.
    Comunque propositi. Gli obiettivi scappano e diventano illusione, i propositi restano a far capolino, sempre. L’obiettivo lo monto sulla reflex, al massimo.

    1. Ma quando, per l’ennesima volta, vedi lo stesso proposito che fa capolino, e lo vedi lì, che alza la testa, al tempo stesso orgoglioso per essere stato da te scelto come proposito ma anche intimidito per non essere mai riuscito a diventare una versione migliore di sé stesso, ecco, quando lo vedi ancora lì, sempre lì, che non muore, è vero, ma non muore solo perché non cresce allora sarà anche vero che l’obiettivo fa tanto macchina fotografica ma a un certo punto ti ci senti bloccato tu dentro una frustrante fotografia.

  7. per il 2015 mi “accontenterei” di riuscire a essere saldamente ancorata al presente, senza farmi tentare ogni volta dall’idea di fare un salto in questo lì che “è carino, ma non ci vivrei” 🙂

    1. Che poi pure il futuro è una di quelle mete da villeggiatura che ti fregano con na brochure incantevole.
      E tu ti incanti.
      Ma non rifletti sul fatto che se tutti vogliono andarci dopo lì un motivo… Un motivo forse c’è.

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