Quello che le ginocchia dicono

quello che le ginocchia dicono

Cinque anni, la coda di cavallo, la tuta verde, di un verde più verde di un verde pistacchio, di un verde bottiglia, vuota, scolata, dopo che il lavandino ha finito di gorgogliare l’ultimo sputo di pioggia di detersivo, quella tuta, soppiantata dai pantaloncini blu, di un blu chimico, come il solfato rameico che ancora non conosco perché non so niente di chimica, come l’angelo azzurro che ancora non conosco perché non so niente di drink e dentro le gambe, sotto la pelle, incastonate nella carne come gravi delusioni dopo che sono andate in cancrena le promesse, ci sono schegge luccicanti di sangue e asfalto.

Ho cinque anni e sono caduta. Succede spesso, ma, come spesso accade, la frequenza non rende affatto l’esperienza più dolce.

Se le ginocchia potessero parlare…

Se le ginocchia potessero parlare allora, spesso, se ne starebbero zitte. Perché se ogni volta che apri bocca la tua bocca aperta è come una breccia, sbeccata, da cui si riversano fuori effluvi color frutti di bosco allora le parole, piantate tra lo sterno e i denti del giudizio estirpati prima di sbocciare, a un certo punto vengono disboscate.

Le ginocchia se ne starebbero zitte perché sono come quegli amanti, imboscati, con un piede nella fossa delle Marianne perché non c’è nulla di più deprimente del sapere che per quanto la pressione a volte, col sale, salga, poi potrà scendere fino a sfiorare uno zero dello stesso colore dei tuoi occhi quando fuori è scuro. Mercurio.

Le ginocchia resterebbero in silenzio perché quando cadi ti rendi conto che c’è già tanto rumore intorno. Rumore che non senti finché non sei attento, spasmodicamente, al suono esatto che fa la carne quando l’attrito da interessante elemento trascinatore diventa semplicemente dolore.

 

Le ginocchia lo sanno, lo hanno sempre saputo

Le cose che ti ricordano i successi troppo spesso sono effimere.

Può essere un profumo che hai sentito quando hai avuto il coraggio di alzare la testa e guardare abbastanza in alto da vedere il colore esatto del cielo quando sei in aeroporto e sembra che tutti stiano tornando. O almeno siano esattamente dove vorrebbero essere.

Può essere un colore che ti è rimasto tra i capelli mentre tutti intorno a te agitavano i nastri e tu sembravi una sirena in un acquario troppo piccolo per rimanere convinta di essere una sirena. Allora boccheggiavi. E ti facevi chiamare pesce rosso.

Le cadute no. Quelle te le tocchi quando l’indice riposa sulla rotula velata dalle calze che sfiori mentre qualcuno ti incalza con domande su domande e tu pensi che non si può cadere nella rete di qualcuno finché con questo qualcuno non si è stretto un nodo.

 

Inginocchiamento dell’arteria

Noi, dentro, abbiamo un sacco di tubi. Tubi che, come tutti i tubi, portano qualcosa da qualche parte. O almeno sono fatti per farlo e se poi noi, per qualche ragione, non glielo facciamo fare, allora noi stiamo sprecando un’occasione e loro si sentono un po’ sprecati.

Insomma, noi abbiamo dei tubi. Ma i tubi, si sa, sono come gli uomini quando vorrebbero proprio tanto (ma tanto) tu li sposassi: a volte passa loro in testa di inginocchiarsi.

Peccato che una struttura tubulare, se inginocchiata, non possa essere correttamente canalizzata.

Per questo a volte è il momento di srotolare tutti i vasi sanguigni, soffiarci dentro per far rotolare lontano le palle di vetro bugiarde che gli erano rimaste incastrate dentro e sperare ch a valle, finalmente, tutto venga irrorato come si deve.

In ginocchio da te

Ognuno trova i suoi altari. Quando ha le ginocchia un po’ consumate, però, forse è un po’ più selettivo.

Tutto questo perché? Per dirti che ho in testa due grandi progetti. Anzi…Tre. E per realizzarli ho bisogno di te.

Advertisements

16 pensieri su “Quello che le ginocchia dicono

  1. Ti servono ginocchia sbucciate o da sbucciare? Ne ho comunque solo due, ma sono tue.
    Se ti serve una mano per rimetterti in piedi non esitare ancora e stringi qui.
    Braccia forti da mettere al lavoro? Pronto all’adunata!
    Mani laboriose e abili? Quanto ho lo metto a disposizione.

  2. Le mie ginocchia non sono il massimo e sono perennemente sbucciate. Continuo a ferirmi come quando avevo anche io 5 anni. Inciampo negli stessi problemi e a volte lo faccio consapevole di quello che sta per accadere, ma non riesco quasi a farne a meno perché poi in fondo…taglio più taglio meno alla fine mi sta bene così.

    Te le presto volentieri lo sai…per strofinare in terra nei negozietti, impacchettare i regali sotto l’abero di tutti o per tenerti sulle spalle se devi raggiungere progetti più alti. Per questo sono sicuro che tengono e puoi farci affidamento. Sempre.

    Ah dimenticavo! Qui vicino poi c’è uno che le ginocchia ce l’ha grandi, lucide e di ferro…beh…si è appena offerto anche lui! 😀

    1. Allora, ricapitoliamo, ho ginocchia già sbucciate, così non devo neanche fare la fatica come con la frutta che ogni volta sbucciarla è una scocciatura e poi, se non bastasse lo scotch dei pacchetti a legarci, c’è qualcuno pronto a fare leghe di metallo con questo rapporto. Tanto a avere qualcosa di ferro dentro ci è abituato.

      Fantastico! 🙂

  3. I want you.
    Caspiterina, mi stai sembrando lo zio Sam nel manifesto col dito puntato per reclutare i soldati americani per la prima guerra mondiale.
    Per quel che posso e quando posso…

    1. In effetti vorrei un cappello.
      Avevo pensato a qualcosa di sobrio ma uno a stelle e strisce potrei pure provarlo.
      E magari è la volta buona che smetto di tingermi barba e capelli e resto, orgogliosamente, canuta.

    1. Fuori è buio, la luce del cellulare si mette a fare danze strane sul mio profilo mentre io non so se rabbuiarmi o illuminarmi.
      Perché?
      Perché a questo commento non so come rispondere.
      Perché, da un lato, un commento così significa che quello che scrivo, almeno a chi questo commento lo ha fatto, piace.
      A me non so se piace… Diciamo che è ciò che nasce da me naturalmente.
      Quindi si dovrebbe andare a pensare a quanto riesco/riusciamo (spesso siamo in tante qui dentro) a amare ciò che nasce da noi.
      E a quanto invece, magari, lo odiamo per partito preso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...