Alza la testa dal libro: fuori è magnifico

alza la testa dal tuo libro: fuori è magnifico

Fuori tutto è magnifico (come canta Fedez in una delle canzoni che qualche giorno fa mi è sembrata la colonna sonora perfetta per uno di quei momenti in cui ti alzi dal letto e tutti pensano che allora, dato che ti sei alzato dal letto, sei pronto a ascoltare gli altri.

Invece no.

Perché hai ancora nelle orecchie una canzone che ti dice che fuori tutto è magnifico. Ma tu un po’ di più. Perché tu sei come un ventricolo in cui una certa valvola non funziona bene: hai dentro di te non solo il sangue che giustamente devi avere ma anche il sangue che ti resta dentro, che torna indietro da tutto il resto e tu provi a abbracciare tutto il rosso che ti circonda. Finché tutto finisce in un tramonto. E dopo c’è pace nera.

“E gli anni passano e non ci cambiano”

Domani sarà diverso. Senza dubbio. Domani troverai la forza/il coraggio/il tempo/la determinazione/l’ispirazione per metterti davanti alla scrivania e scrivere per ore. Anzi, domani forse no. Ma dopo l’avvento, che anche prima che ‘sta qui di Calamo si inventasse un avvento per scrittori è comunque un periodo di attesa, ecco, dopo l’avvento, dopo Natale, dopo Capodanno, quando finalmente quest’anno terribile (tanto lo sai che appiopperai lo stesso aggettivo anche a quello venturo) ti avrà lasciato tu manterrai tutti i tuoi propositi perché è risaputo che il tempo cura tutte le ferite e non solo. Il tempo che passa ti leviga a tal punto da farti diventare liscio come uno specchio e farti riflettere talmento tanto su te stesso da farti riflettere, finalmente, l’immagine esatto che hai di te stesso.

O forse no.

Forse il tempo cresce e ci cresce dentro come un’edera che ha sbagliato terreno e si mangia il terreno che avremmo potuto usare per coltivare ciò per cui abbiamo sempre avuto i semi ma non abbiamo mai avuto la costanza di annaffiare e potare e travasare. Per questo il tempo non va ammazzato, ché tanto torna e ci fa zombie, e non va perso, ché quando lo rivuoi scopri che la tua compagnia di volo lo ha messo all’asta come un bagaglio abbandonato per troppi giorni.

Tu rispetto al passato lo hai fatto davvero qualche passo avanti? E, soprattutto, lo hai fatto nella direzione giusta? Sì? Ma giusta per chi?

“Per ogni mia parte che ti vuole c’è un’altra che retrocede”

Le cose che vuoi sopra ogni cosa sono spesso le stesse che metti sotto ogni cosa. Perché vuoi sfidarle. Le guardi e chiedi loro di dimostrarti se sono davvero così brave da riuscire a emergere dal fondale della montagna di navi in decomposizione che sono tutti i tuoi progetti che ti ostini a provare a far andare in porto anche se non te ne importa poi molto.

Fissi i libri che vorresti scrivere, le parole che vorresti lanciare in aria come bengala per generare una forte luce, o un calore intenso, ma senza esplodere. Guardi ciò che racconta di te più di ogni altra cosa e decidi di metterla sotto il materasso come un bozzo inaspettato, quasi sgradito, per mettere anche te stesso alla prova e provare se sei in grado di sentire la presenza del vestito più adatto alla tua pelle anche quand’è lontano dalla tua pelle.

Quello che vuoi (che poi, diciamocelo tra noi e noi, tu lo sai quello che vuoi?) lo vuoi abbastanza da smettere di fuggirlo?

“Hai provato dei sentimenti e non ti stanno bene addosso”

Dire che scrivi, in generale, vuol dire tutto e non vuol dire niente. Proprio perché ciò che ti piace fare può voler dire tutto e  niente puoi ritrovarti a fare tutto. Anche tutto il contrario di quello che davvero ti piacerebbe scrivere. O fare niente. Anche se magari tutto (o quasi) ti piacerebbe. O almeno ti piacerebbe ora, che ancora non l’hai provato. Perché il piacere è vero piacere quasi sempre solo quando hai potuto sperimentarlo.

Hai provato tutte le taglie, i colori, le gamme, i modelli delle tue passioni? Hai sperimentato? Sei stato così saggio da saggiare le cose che ti piace fare fino a capire esattamente come ti piace farle?

“Non esiste prospettiva senza due punti di vista”

Più ti convinci che le cose che riguardano te riguardano te e basta più le cose ti dimostrano che la tua teoria fa acqua da tutte le parti, che se non avessi un contrappeso (come quando al parco giocavi e il tuo compagno di giochi doveva mettersi dall’altra parte del gioco per farvi divertire entrambi), saresti già irrimediabilmente affondato. La scrittura è quanto di più intimo esista? Sì, spesso è così. Ma è al tempo stesso una delle nudità più necessarie, come lo spogliarsi della carne di fronte ai bisturi per un’operazione chirurgica fondamentale da fare.

La “paura” del confronto l’hai superata? Ti offri al tuo lettore come corpo prestato alla scienza per i suoi occhi sempre affamati?   

“Devo smettere di cercare le scarpe nel frigorifero”

Il mondo non è poi così piccolo sai? C’è posto praticamente per tutti e per tutto. Solo che ogni cosa sta nel suo posto. Il posto che per lei è giusto. Ma tu non sempre lo sai qual è quel posto. Ma anche se non lo sai e a volte ti senti smarrito e frustrato e ti sembra tutto inutile e ti chiedi dove sei capitato… Nonostante tutto questo devi continuare a cercare e non fare come quei guidatori che si perdono per la strada e sono troppo orgogliosi per chiedere indicazioni.

Cosa ti manca per arrivare alla meta?

“È possibile abbia sogni sbagliati un po’ illusi al momento…”

Ma, chiediti, ti appartengono? Allora con tutta probabilità non saranno mai tanto sbagliati da non poter essere aggiustati abbastanza da diventare giusti per te.

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15 pensieri su “Alza la testa dal libro: fuori è magnifico

  1. Fare di meno rispetto al passato non era possibile perché fare meno di niente è una cosa che si dice, ma può farlo solo qualcosa senza vita come un sasso, anzi, nemmeno i sassi fanno meno di niente. Stanno. Io ho smesso di stare (a guardare) e ho cominciato a fare.
    Ho fatto passi avanti nell’unica direzione possibile, quella che mi ha portato a essere felice per me, anche solo per una parola giusta messa al posto giusto.

    Ciò che inseguo forse è meno chiaro di quel che mi aspettavo, ciò nonostante sto qui ad inseguirlo, ché da quando l’ho scoperto è lui che fugge.

    Di passioni (con la p minuscola) ne ho provate fino a capire che non c’è Passione vera senza Impegno, che il sudore non basta, ci vuole il sangue, quello nero.

    Al mio lettore non so dare altro che il mio meglio, anche se poco, e ricevo da lui tutto ciò che mi da, anche se poco. Che mi scruti, che mi giudichi, e io, per ogni taglio di bisturi inferto, guarirò più forte e sano, uno scrittore (spero) migliore.

    Per arrivare alla meta mi manca solo tanta strada, perché la strada forse è l’unica meta, ché noi lo sappiamo che l’importante è il viaggio, tanto che appena ne concludiamo uno ci stiamo già preparando per il prossimo.

    1. “Al mio lettore non so dare altro che il mio meglio, anche se poco, e ricevo da lui tutto ciò che mi da, anche se poco.”

      Ora tu salti a quel commento che dice che conoscerti è già un regalo e sorridi, ok? 🙂
      Altro che “poco”! Mi sembra proprio che ciò che dai al lettore non sia poco per niente!

  2. Ma non passiamo forse l’intera vita ad aggiustare e riaggiustare? A pesare azioni e parole, gesti e pensieri. A scacciare desideri, a mantenerci in carreggiata che chissà cosa c’è là fuori al buio, oltre la curva, dove il navigatore storcerebbe il naso.
    Non passiamo l’esistenza a correggere coordinate, a condizionarci, a convenzionarci per apparire come dovremmo per tutti meno che, cazzo, per noi? Dovremmo forse vivere su Venere da perfetti eremiti per non aver nulla da spartire. Ma da spartire con chi poi, su Venere? O nel deserto delle nostre libertà… un posto con una visuale sola non offre nessuna prospettiva, come giustamente sottolinei. Offre la dittatura del proprio pensiero eletto a reginetto del Nulla. Facciamo passi avanti allora, ma riconoscibili, catalogabili, sperimentabili. E possibilmente vendibili… arido eh? 😉

    1. Ho una teoria: noi siamo convinti che gli altri si aspettano da noi qualcosa, giusto? E questo qualcosa, spesso, ce lo figuriamo pure con una certa precisione.

      Tu mi vuoi dolce e divertente, perché così ti piace fare con me i puzzle e mi dici che ho gli occhi di tua madre e per un istante ti sembra che davvero tutto ciò che è andato in pezzi possa essere riaggiustato e incastrato. Vuoi che sappia di pesche e saccarina e che magari insegni storia in una scuola incastonata su una montagna ogni mattina.

      A te, invece, piaccio ambiziosa e sfacciata e sarcastica e creativa perché così ti piace essere con me quello che mi guarda rompere i tacchi per correre sull’asfalto troppo caldo un giorno d’agosto in cui il centro odora troppo di patatine fritte e ragazze bionde che ti piace guardare di sbieco mentre il giorno mi muore addosso e io non riesco più neanche a reggere in mano le scarpe rotte, figurati la tua compagnia. Vuoi che sappia di frutti rossi e caffè e che esca dall’ufficio sempre troppo tardi per vedere il tramonto.

      Ma siamo dei veggenti? Insomma. Lo siamo decisamente meno di quanto vorremmo e pure meno di quanto penseremmo. Per questo ciò che noi siamo così tanto convinti gli altri vogliano da noi… Spesso non è altro che la proiezione di ciò che noi pensiamo sia lecito aspettarsi.

      “La dittatura del proprio pensiero eletto a reginetto del Nulla” è una frase troppo divertente!
      Sono proprio contenta di averti come lettore!

  3. Monia perché scrivi sempre di difficoltà nello scrivere? Sei l’esperta più esperta del blocco dello scrittore… hai un traguardo che vorresti raggiungere? Un piano d’azione? O ti diletti di blog tra un batterio e un bisturi, senza pensar troppo a quel che ne farai?

    1. Lisa, a me non sembra che Monia scriva sempre di “blocco dello scrittore” e a ben guardare il traguardo che vuole raggiungere è abbastanza chiaro, come notevolmente efficace la strategia per raggiungerlo. Il blocco dello scrittore è poi una cosa ricorrente tra chi vuole emergere e vivere di scrittura e trattarne come fa Monia partendo dai vari aspetti del problema per arrivare suggerire soluzioni è un buon modo per “spingere” all’azione. E poi tratta di tanto. Non è che forse hai letto solo una parte dei suoi articoli e interventi nei diversi blog che frequenta e per i quali scrive?

      1. Grazie per il tuo commento, girardihr. Le domande che ho fatto a Monia nascono dal fatto che per me è difficile capire il significato dei suoi post. Già una volta ho smesso di seguire il calamo perché pensavo fosse troppo complicato per me, troppo “onirico”, come mi piace definirlo. Invece poi parlando con Monia, anche in privato, lei è stata molto gentile e mi ha detto che se non capisco basta chiedere, che anche sapere che c’è chi non capisce può aiutarla a migliorare come scrittrice. E poi io soffro di curiosità patologica, e devo sempre farmi i fatti degli altri, e volevo scoprire se Monia sta scrivendo un romanzo o altro oltre al blog. Tu dici che il suo traguardo è chiaro, ma non a me, né conosco altri suoi blog. Ecco perché chiedo.

    2. Provo a risponderti:

      “Monia perché scrivi sempre di difficoltà nello scrivere?”

      Forse perché “tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” e allora io cerco di descrivere quel frammento di comune diversità che sta più nella difficoltà che nella realizzazione senza ostacoli (che poi, sinceramente, io non credo esista una realizzazione senza ostacoli).

      O forse anche perché è il conflitto, da che le storie sono storie, che fa da motore a ogni narrazione. Perché è l’attrito che genera le fiamme, l’ostacolo che sprona a saltare e tutta un’altra serie di metafore che non fanno altro che confermare che quando smarriamo il senso del tragico allora è a quel punto, forse, che ci resta solo la disperazione.

      “Sei l’esperta più esperta del blocco dello scrittore”

      Magari, Lisa! Il bello dell’esperienza è che dovrebbe insegnarti a affrontare meglio certe cose, no? Peccato però che in cose come la scrittura, in cui lo scenario cambia sempre, l’esperienza, al tempo stesso, cresce sempre ma non basta mai. Però grazie per averti dato dell’esperta 🙂

      Hai un traguardo che vorresti raggiungere? Un piano d’azione?

      Io a volte penso che sono più i traguardi a raggiungere noi che viceversa. Potrei risponderti che già avervi qui, pronti a condividere con me un pezzo dei vostri pensieri (che siano in accordo o in disaccordo con ciò che scrivo io è, per certi versi, marginale) è un bel traguardo. Ma i traguardi sono belli anche perché ogni volta che li guardi sono sempre lontani. Perché, quando funzionano bene e non hanno qualche molla rotta dentro, si spostano sempre. Quindi sì, ho dei traguardi. Ho anche delle linee guida (più che un piano, una casa a più livelli) che vorrei seguire ma penso anche che certe cose ti si chiariscano più camminandoci dentro che continuando a pontificarle e basta.

      …Senza pensar troppo a quel che ne farai?

      Secondo me anche quando tu non sai cosa fare delle cose loro sanno cosa fare di te. Comunque, qui ho bisogno di te: tu cosa ne faresti se fossi in me?

      1. Che domanda difficilissssima… scegli:
        “La vita è ciò che ti capita mentre sei intento a fare altri progetti”
        “Se perdi la rotta, il mondo è lì tutto per te”
        “Se non sai dove andare, non ci arriverai”
        “Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta”
        Per me questi aforismi sono tutti veri, anche se si contraddicono l’un l’altro.
        Se le cose sanno cosa fare di te, lasciale fare (colonna sonora: “finché la barca va, lasciala andareee”) però ho imparato sulla mia pelle che si può anche naufragare quindi è sempre meglio stare nei pressi del timone, just in case!

  4. Gli anni passano e non ci cambiano? Male! Qualcosa di simile l’ho sentito dire due giorni fa da Lama Tashi a un incontro: a voi occidentali interessano sempre tante cose, fate corsi di questo, corsi di quello… ma la vostra mente non cambia. Credo che abbia ragione, in generale è così. Io però ho intenzione di imparare l’arte della dedizione. Che parola! Magari ha un buon sapore. 🙂

  5. Ciao Monia,

    prima di tutto complimenti: scrivi davvero bene 🙂
    Le cose che dici hanno un grande (grandissimo) senso.

    Chi dice di scrivere dice nulla o niente, è vero.
    Siamo in un mondo talmente vasto da essere quasi impossibile trovarne tutti i risvolti.
    Ma tu ci riesci benissimo.

    Devo leggere altri tuoi post, stasera ci passerò un po’ di tempo e sarà un piacere. Brava 🙂

    Beatrice Niciarelli

    1. Ciao Beatrice, il piacere è tutto mio!
      (Che poi, tra parentesi così non ci sente nessuno, un po’ di tempo fa avevo intenzione di scrivere un’email anche se noi due non ci conosciamo ma poi ho pensato che a volte le parole sanno cambiare forma così bene da diventare appuntite fino a far sanguinare, piccole fino a penetrare anche dove non le si vorrebbe far arrivare oppure talmente grandi da pesare un po’ sul cuore magari proprio quando avere un altro peso è l’ultima cosa che si vuole).

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