Braining d’autore

training d'autore e l'accademia delle belle storie

Pro-ces-sio-ne. Guarda che parola faticosa solo a dirsi. Una parola che ti dà l’idea di un percorso che si snoda lungo vie lunghe su cui si sono intrecciati i piedi e gli sguardi e i programmi di persone che magari pensavamo di non avere nulla in comune e invece. Invece hanno capito che non sempre scegli qualcuno con cui fare un pezzo di strada e poi cerchi la strada.

A volte sai solo la meta e chiedi a un orgoglioso abitante di Via del Calamo quale strada puoi fare per arrivare dove vuoi arrivare. Qui lo hanno fatto in tanti. Chiedendo, più o meno pubblicamente, dove trovarli questi compagni di viaggio necessari come sarebbe necessario un unicorno per spostarsi da un punto all’altro di un regno incantato.

Wöhler-ismo da scrittore

Funziona così: si va in un laboratorio pensato appositamente e si programma un particolare ciclo di sollecitazioni a cui sottoporre una serie di provini. Le “cavie” vengono quindi messe alla prova a cicli di fatica e viene annotato il numero di cicli che essi tollerano prima di arrivare al punto di rottura. Che poi quando si parla di punto di rottura nella scrittura ci si può riferire a tante cose.

La scrittura è come un tiro alla fune

A un capo ci sei tu, all’altro il tuo lettore. A volte vi sembra di essere separati da una corda lunga quanto la treccia di Raperonzolo. Forse perché hai stampata a fuoco in testa l’idea di uno scrittore che se ne sta rinchiuso nella sua terra eburnea.Vivendo nella sua Arcadia, che è una terra arida e brulla, e ostinandosi a considerarla un’oasi di rigogliose possibilità. Mentre chi mette davvero a ferro e fuoco le librerie e infuoca gli animi passando per gli occhi (“voi che per ‘li occhi mi passaste ‘l core”) è chi ha il coraggio di distogliere di tanto in tanto lo sguardo dalla fune e guardare dritto in faccia il lettore sperando di arrivargli davvero fino al cuore.

La corda ti fa male se la tagli senza stile

Per decidere se iniziare o non iniziare con quest’avvento che è tutto scritto e tutto fatto da gente che, al di là delle diversità, fondamentalmente vuole una stessa cosa, almeno una uguale (scrivere), ecco, dicevo, per decidere se iniziare o non iniziare invece di una moneta ho lanciato una corda. Perché in fondo siamo tutti su una stessa barca che più che una barca è un tappeto elastico teso come le corde di violino quando la musica in sottofondo indica che è un momento importante nel film che stai interpretando.

Gente che sia nelle tue corde

Quando giochi a saltare la corda non hai il tempo di pensare esattamente a tutti i movimenti che stai facendo (e a come li stai facendo) perché non puoi fare dietrologia su qualcosa mentre quel qualcosa sta accadendo. Quel qualcosa devi viverlo e basta. E per la scrittura è un po’ lo stesso. Per questo, mentre guidi a cento all’ora la tua macchina da scrivere e premi forte sull’acceleratore con la tua gamba lunga da scrittore, hai bisogno di poter contare su qualcuno che si occupi di te e della tua creatura a ogni pit stop importante di un libro che non è (ancora) stato scritto ma che con forza vuole nascere.

Tanti personal brainers per il tuo polso da scrittore

“Autonomia” è una parola bellissima. Perché chi è autonomo gioca alle proprie regole, detta le proprie leggi, si piega alle proprie norme e quindi, se si piega, si piega solo per raccogliere tutti i frutti della sua splendida situazione, frutti che sono così tanti che a volte gli scivolano dalle mani come le famose biglie di vetro dentro cui può vedere un futuro così roseo che le dita di Aurora in confronto impallidiscono. Ma lo sai che “regolamentarsi” da sé non vuol dire doversi costringere a fare a meno degli altri? Anzi, si tratta di poter godere al meglio del loro supportarci e sopportarci. Perché ogni persona a cui decideremo in qualche modo di accompagnarci sarà come un gruppo di amici: non la famiglia in cui “capitiamo” ma la famiglia che scegliamo.

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7 pensieri su “Braining d’autore

  1. Ho avuto la fortuna di praticare sia sport di squadra che individuali. Nei primi devi dare sempre un po’ di più, anche per il tuo compagno che in quel momento non ce la fa, con la certezza che quando sarai tu a non farcela, lui farà lo stesso per te.
    Nei secondi, beh.. sei solo con e contro te stesso, senza scuse né alibi.
    Eppure guai a pensare di non aver bisogno di nessuno, perché “gli altri” – i tuoi amici, il tuo team, perfino i tuoi avversari – saranno sempre indispensabili per te e la tua crescita personale.
    Come dice Monia autoregolamentarsi non significa isolarsi.
    Coloro che hanno la profonda consapevolezza di potercela fare da soli, sono i miglior compagni di avventura cne si possa avere.

    1. Mi piace quest’idea della competizione come sprone, come gara in primis con se stessi, come sfida in cui tutti possono essere compagni di s-ventura, nell’accezione più ampia del termine!

  2. A volte mi chiedo dove tu voglia andare a parare. Ma il buffon(e) son io, non tu.
    E solo un buffone (o di questi tempi un hacker) potrà avere il coraggio di commentare “Monia è nuda”?

    1. Del resto quando un libro è “di successo”? Quando molti lo leggono (e lo amano).
      Quindi un libro cresce tanto meglio quanti più sono gli occhi che lo accompagnano nella sua crescita!

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