Come un gallo sui trampoli

come un gallo sui trampoli

Non ti scrivo per essere letta. Non penso di saper far volare la tua immaginazione abbastanza in alto da diventare pagina del tuo diario e bigliettino scambiato sotto il banco e gomitata data furtiva tra un cambio dell’ora e l’altro. Che poi, dimmi, tu te li scambi con qualcuno i bigliettini da sotto il banco?

O magari te li scambi soltanto con la te dietro lo specchio che è fortunata perché lei è lì, pronta a esistere solo quando viene reclamata e non deve passare giorni e giorni a sentirsi spaccata tra chi le dice che è perfetta e la sua incessante sensazione di essere inadeguata.

Sotto il letto hai gli anni che non hai e che sembrano mostri seducenti imprigionati dentro flaconi che ne erogano il profumo senza equilibrio. Mentre un nuovo Erode uccide i pensieri figli delle bambina che ti ostini a non mostrare di essere e metti al rogo quel meraviglioso lasso di tempo in cui sentirti perfettamente identica alle altre eppure irrimediabilmente diversa.

Ore di noia che è come una tenaglia che sa tirare fuori di te tutto. Soprattutto quello che non vuoi. Ma tu, appunto, non vuoi, così con l’ennesimo cheese firmi il rogito che svende quella distanza incolmabile che corre, come una lingua di deserto, tra quello che provi a apparire e dici di essere e quello che sei.

La sensazione di patina artefatta pensi sia uno di quei fastidi che, insomma, bisogna pur sopportare. Quel buco dentro a forma di te che non ti fa mai sentire piena neanche quando intorno tutto brulica di vita e tu sei solo un bruco che ha ali di cera per volare attirato da una fatua candela cos’è? Sarà la pelle del latte che è normale ma sgradevole e la piacevolezza è nel tuo mondo il criterio fondamentale perciò non puoi permettere che neanche ciò che è naturale, sano, normale, incrini l’immagine che ti stai tanto impegnando a mostrare.

Non era tua intenzione far male e farti male ma intanto hai intorno una costellazione di cicatrici guarite per seconda intenzione, mai suturate, lasciate aperte per necessità, perché ci sono giornate che bruciano la pelle e la mente è un pentolino di latte sul fuoco che ribolle e disegna geografie di ustioni a ridosso di quei margini così irregolari che non sai mai dov’è che finisce ciò che senti davvero di essere e che vuoi diventare e inizia ciò che pensi di dover sembrare. E intanto intere aree di te muoiono di una morte sporca che ti fa pulsare più forte fino a forarti le braccia ma ti regala il flash.

(“Spiegazione”: se sui social network ci fosse un apprezzometro (e andrebbe inventato (anzi perché non lo inventi tu?) al più presto) si starebbe tutti a guardarlo con più apprensione di quella che hanno negli occhi quelli che fissano uno sfigmomanometro consci di avere la pressione alta. Anche tu a cui ho scritto non perché mi rivedo in te (anche perché non mi rivedo in niente, in effetti, nemmeno nella me che sono stata, per certi versi) ma perché mi chiedo se tu, così piccola eppure così adulta (nelle foto che mostri, nelle frasi che posti) in te ti ci riconosca. E perché, sempre, praticamente senza sosta, mi chiedo dove vadano a finire tutte le vite “ostentate” quando in realtà, a stento, è una parvenza di vita a essere vissuta. O forse sono io che penso che a volte la vita abbia il diritto di essere come una grossa quercia dopo un terribile temporale. Un po’ abbattuta).

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4 pensieri su “Come un gallo sui trampoli

  1. Ti dirò la verità: in questo post mi sono un po’ persa.
    Cercavo un appiglio in tutte le metafore, per trovare il filo rosso. Poi giungo alla parte finale e tutto assume senso, come quando stai davanti a un quadro astratto e per qualche istante lo devi guardare con gli occhi del cuore e non solo con quelli della mente. Ed è così che di seguito giungono poesia e sentimento.

  2. Sui social ci sarebbe da dire parecchio: più li frequento – anche se molto poco ultimamente – e più vedo quanta poca realtà comunichino. L’apprezzometro in un certo senso c’è: molti sono legati al numero di like e RT che ricevono e condividono solo condivisi.

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