I sogni non stanno nei cassetti ma nelle librerie

I sogni non stanno nei cassetti ma nelle librerie
Per vedere questa bellissima immagine per intero fai un salto qui: http://hypnothalamus.deviantart.com/art/Pandora-s-Lullaby-352285992

La scrittura è come un’insonnia piena di sogni. (Le frasi in corsivo sono tratte da Lullaby di Palahniuk)

Ognuno di noi possiede qualcuno, e al tempo stesso è posseduto da qualcun altro.

Ogni storia che leggi è un anello in più in quella strana collana di possessione reciproca che ti tiene incollato a un libro, in particolare e alla scrittura e alla lettura in generale. Perché tu, se scrivi, possiedi qualcuno. Qualche volta. Possiedi i tuoi personaggi, o almeno parte del loro tempo. Perché poi, in realtà, i personaggi sono quello che sono anche senza di te. Solo che come tu cerchi un lettore loro cercano un autore. Ecco, a proposito di lettore, quando qualcuno ti legge tu di un lettore possiedi l’attenzione. Ma uno scrittore è anche posseduto. No, niente esorcismi. Uno scrittore nel momento in cui possiede un personaggio ne diventa anche dipendente perché è alla benevolenza dei personaggi che uno scrittore si rimette quando si accinge a raccontare una storia e, inchiostro in spalla, si chiede dove verrà condotto. E poi uno scrittore è posseduto anche dal suo lettore. Perché è il lettore che, oltre alle pagine del libro, tiene in mano anche le sorti dell’autore.

Se tutti quanti ci ritroviamo con l’immaginazione atrofizzata, nessuno costituirà mai una minaccia per il mondo.

Nulla può andare sprecato, sai? Se quindi a te il nutrimento non serve perché non ne usufruisci prima o poi i viveri ti verranno tagliati. Chissà, magari succede anche col rifornimento di passione e di talento. O adoperi le scorte che hai nel modo migliore che puoi o a un certo punto non ne riceverai più. Perché non si può continuare a spedire labbra a indirizzi che non le usano per baciare i lettori e li lasciano con gli indici imbibiti di saliva a mezz’aria, senza pagine da sfogliare. Così anche l’abilità nella scrittura può atrofizzarsi. Ma, attenzione, prima che la vena creativa smetta di essere annaffiata deve esserci una precisa indicazione: devi essere tu, il padrone della diga, a recidere questi rami d’acqua nera, come l’inchiostro. Perciò no, “la mia fantasia è atrofizzata” non regge come scusa per giustificare quella pigrizia che ti dice che è inutile costruire storie come imbarcazioni perché naufragheranno impattando contro la gelida indifferenza dei potenziali lettori.

Pietre e bastoni rompono le ossa ma adesso anche una parola può uccidere

Se è il potere che cerchi, qualunque potere tu stia cercando (e tutti, in modi diversi, per scopi diversi, cerchiamo il potere) allora scrivere può darti questo potere. Perché la scrittura non è un’arma. La scrittura è la reginetta dell’industria bellica. La scrittura non è un potere: è un intero libro delle ombre…

Un incantesimo non fa altro che concentrare un’intenzione

…Ma tanto tu, di un libro magico, ne hai meno bisogno di quanto pensi, sai? Però hai bisogno di ciò che un incantesimo sa fare: hai bisogno di prendere tutta l’energia grezza che c’è nella tua intenzione e concentrarla. Tanti raggi, slegati, possono avere un’azione blanda. Ma se si concentrano su un unico obiettivo allora il loro effetto può essere devastante. Non essere il proiettile sparato in aria solo per avvertimento. Concentra la tua scrittura, togli tutto ciò che diluisce il potere del tuo inchiostro, rendilo denso. Sii disarmante.

Forse non finiamo all’inferno per quello che facciamo. Forse finiamo all’inferno per quello che non facciamo. Per le cose che lasciamo a metà

Per questo non puoi continuare a lasciare i tuoi progetti di scrittura incompiuti in eterno.

Immaginate un’idea che vi occupa la mente come un esercito occupa una città

L’hai immaginata? Adesso fai in modo che l’idea più importante che hai in mente, il progetto più significativo diventi per te totalizzante proprio un esercito che occupa una città.

Annunci

20 pensieri su “I sogni non stanno nei cassetti ma nelle librerie

  1. La questione che poni e’ per me amara. Quel che io mi vanto di definire eclettismo altro non è che incapacità di tenere a lungo l’assedio ad un’idea, e cerco sempre nuovi stimoli. In questo modo non porto mai nulla a perfetto compimento e mi fermo sempre un attimo prima del grande passo. Non capirò mai perché, come la storia non si è mai spiegato perché Annibale invece di prendere Roma che era ormai pronta a cedere, preferì oziare a Capua.

    Ottimo post. C’è stata una svolta, come hai scritto tu stessa, non stai più diluendo il tuo inchiostro.

    1. “Quel che io mi vanto di definire eclettismo altro non è che incapacità di tenere a lungo l’assedio ad un’idea”

      Forse dovremmo smetterci di ripeterci che conta più il viaggio della meta.
      Almeno per un po’.
      Giusto il tempo di smetterla di arrivare sempre oltre la metà del percorso ma non tagliare mai il traguardo.
      No?

      1. E’ questione di carattere. Io ho bisogno di essere continuamente spronato per scrivere. Se chiedessero a me, come fanno a te, ripetutamente (e concordo) di scrivere un romanzo, ne avrei finiti tre. Invece secondo me a te sta cosa un po’ ti spaventa.
        Ma non capisco me stesso a 45 anni figurati cosa posso capire di te? 😀

  2. Infatti, Monia, a quando il tuo romanzo?
    Va beh che sei giovane, ma Umberto Eco si è detto geloso di Radiguet che a 18 anni ha scritto il diavolo in corpo. Son casi rari lo so.
    Io prima di decidermi di completare uno dei miei diavoli di romanzi mi son dovuto ritrovare con le spalle, non al muro che era comodo, ma col burrone dietro.
    Una scelta esistenziale dopo aver fatto di tutto nella vita, anziché quel che avrei dovuto sin dal principio: scrivere.
    Tu sei giovane, con le idee chiare e di talento. Il romanzo please…

    1. Sai che hai citato in libro che non solo mi ha decisamente colpito ma che mi ha proprio fatto pensare “così giovane guarda cos’ha realizzato”?

      Ho una domanda scomodissima per te: secondo te perché, prima di essere con le spalle al burrone, hai “fatto di tutto nella vita, anziché quel che avrei dovuto sin dal principio: scrivere”? Cos’è che a volte spinge a trovare la forza per affrontare sfide su sfide ma non quella di portare a termine la “propria vocazione”?

      (Il romanzo meglio a Natale o per l’Epifania?)

      1. Che bella domanda scomoda.
        Perché la vita è fatta di consapevolezza, scelte e opportunità.
        Man mano che vivi sei costretto a scegliere e man mano che scegli le opportunità diminuiscono. Ma soprattutto se nel momento in cui scegli non hai la consapevolezza giusta, vuoi o non vuoi ti ritrovi in percorsi in cui un bel giorno ti dirai cosa ci faccio qui?

        Questo accade spesso, anzi quasi sempre. La maggior parte degli uomini si ritrova a fare un lavoro che detesta o per meglio dire che non appaga. Li vedi prigionieri in vite ingrigite di tram tram e monotonia. Stanno tutti ad aspirare alla felicità, magari a ricercarla, senza rendersi conto che era accanto a loro da sempre, magari era sono una questione di scelte.

        Solo di recente ho conseguito la consapevolezza d’essere uno scrittore. Non so se bravo o scarso, non sono in grado io di giudicare, ma uno scrittore sì. Sin da ragazzo mi venivano in mente idee di storie, personaggi, eventi. Senza fare nulla. Vedevi una cosa insieme ad altri e ti ritrovavi a dire. Però immagina se questa cosa fosse così e così e poi ci fosse un tizio che arriva e dice: ”bla bla”, pensa alle conseguenze!
        Ti volti e vedi gli altri che ti guardano come se fossi un alieno. Le storie vengono a me da sole e si plasmano in sequenze che poi, dopo giorni, quando le rileggi dici: caspita ma come ho fatto?

        Però nel mio percorso ho compiuto scelte che mi hanno incanalato in una vita che non teneva conto delle mie aspirazioni. Mi sono segnato una strada dal quale è diventato difficile poter cambiare direzione. Come se arrivato a piedi alle porte di Mosca ti rendi conto che la tua meta era New York.

        Sono cresciuto in un contesto che non ha consentito di far emergere le mie propensioni. Quando ho compreso quel che volevo era già tardi. Ma anche arrivare alla consapevolezza di sé, non è un percorso improvviso, ci si arriva per gradi. Vorresti scrivere, hai quella voglia, ma metti in dubbio le tue forze, le tue reali possibilità. Ritieni che il tuo sia solo un sogno, che non hai gli strumenti adatti per farcela.
        Aspiravo ad essere scrittore, le mie storie erano con me ai compleanni, dal barbiere o in coda al semaforo. Ma la vita, con le sue esigenze e i suoi dov’eri era un’altra.

        Però ogni giorno, per anni, nonostante tutto, nonostante gli altri, la noia, i doveri, la piccola fiammella che alimentava il mio sogno di scrittura continuava a esistere. Niente era in grado di spegnerla. Magari diventava brace, ma bastava un filo di vento che ritornava fuoco.
        È stato un personaggio del mio romanzo (primo in dirittura) che parlando ha spiegato questa cosa della fiammella. Mentre io scrivevo, lui ha colto per me il senso che io non ero mai stato in grado di esprimere.

        Parla del “fuoco sacro del talento”. Se lo hai, se credi di averlo, qualunque cosa accada, qualunque cosa tu faccia, non lo potrai spegnere mai.

        Negli antichi era comune il fuoco sacro. Perché fosse sacro il fuoco è evidente. Scaldava, cucinava i cibi ed erano più teneri e buoni da mangiare. Il fuoco illuminava l’oscurità scacciando le paure della notte. Così quando gli uomini riuscirono a replicarlo da un fulmine, che per caso aveva incendiato un albero, hanno compreso d’aver afferrato la potenza degli dei. E siccome era difficile accenderlo, dovevano preservalo e alimentarlo sempre. Era un dovere a cui tutti i membri del villaggio dovevano prestarsi. Come fosse una cosa sacra. Ecco.

        Il fuoco sacro del talento è qualcosa che si alimenta dentro chi lo possiede, e anche se varchi anni, compi percorsi errati e peripezie, se arde dentro di te non puoi non tenerne conto. Prima o poi prenderà il sopravvento e incendierà la tua passione.

        Arriva un momento in cui devi dare seguito alle tue pulsioni. Senza alternative. E io sono in questo fase.

  3. Come faccio a leggere “pigrizia” in un qualunque contesto e non argomentare?

    Io ci vivo nella pigrizia, è alla base dei miei ragionamenti quotidiani e del mio modo di fare/lavorare. Certo, se poi penso a quello che faccio per vivere, mi chiedo subito il perchè in un mondo talmente veloce da non farti godere nemmeno il sapore di quello mastichi per mestiere, la gente dovrebbe voler a che fare con uno che si presenta come pigro di turno.

    Fatto sta che mi ci trovo, ho un ritmo “produttivo” anche io e qualche soddisfazione me la tolgo pure…magari anche perchè uno come Bill Gates una mezza mano a quelli come me l’ha allungata:

    “Sceglierò sempre una persona pigra per svolgere un compito difficile, perché troverà un modo semplice per risolverlo” (Cit. Bill G.)

    Quindi, la fantasia non si atrofizza per pigrizia (io ci campo cavolo, sono testimone!), lo fa solo perchè molte volte ci facciamo troppi problemi ancor prima di iniziare e ci poniamo domande a cui solo noi rispondiamo perchè in fondo, ma proprio in fondo già partiamo dal problema come unico caposaldo della questione, senza nemmeno provare a districare il nodo.
    A quel punto, ci piace dire che è pigrizia, così una mezza scusa ce l’abbiamo, l’animo sta apposto e la povera barca va a naufragare per “colpa” della gente che è gelida e indifferente.

    E un “CHISSENEFREGA” bello li in vista a letterone non ce lo mettiamo mai eh?! Eppure è così facile.
    Lo piazziamo sempre all’inizio della questione (e nel farlo non siamo mai pigri!) così possiamo lasciar perdere subito, ma non abbiamo il coraggio di metterlo alla fine così da poter dire “tiè, se ti piace ok, sennò chissenefrega io sto bene così”.

    La fantasia, si atrofizza per cattiva volontà…la pigrizia è per quelli più calmi, con un loro modo di fare accomodante…insomma,come dice un caro amico…per quelli comodi dentro 😄

    1. C’erano una volta le parole magiche.
      La gente diceva, chessò, “salagadula magicabula” e gli si parava davanti una fatina in età pensionabile con la memoria che perdeva come il serbatoio della zucca che in quel caso lì era una carrozza ma che in tanti è rimasta una testa ma è sempre vuota per il suddetto difetto.
      Oggi, invece, basta dire “pigrizia” e puff, arriva lui!
      Quest’uomo, che è ormai notoriamente secondo tutti i lettori di Calamo meno pigro di quelli che fanno per ore ginnastica coi video di ginnastica, ora ha un compito complesso ma appagante: trovare un nome per definire quel miscuglio di cose note ai più come “molte volte ci facciamo troppi problemi ancor prima di iniziare e ci poniamo domande a cui solo noi rispondiamo perchè in fondo, ma proprio in fondo già partiamo dal problema come unico caposaldo della questione, senza nemmeno provare a districare il nodo.” 😀

      1. Ecco cosa ha detto, è la frase del secolo: «Non condannate la masturbazione. È fare del sesso con qualcuno che stimate veramente!»

        Poi comunque il troppo struppia e se è mentale ti diverti anche meno, però di base una mezza approvazione la darebbe!

  4. Gli ultimi due punti sono importanti, perché ti fanno capire quanto vuoi davvero scrivere, anzi terminare quello che stai scrivendo. Sono domande da porsi al più presto. Una storia deve essere come dici: un’idea che ci riempie.

    1. Le idee sono come fiumi: scorrono, a prescindere dalla nostra volontà, spesso possiamo coglierne solo una porzione esigua, averne una visione parziale, ma se riusciamo a cavalcare la corrente allora la nostra corsa non diventa solo una fuga da ciò che non vogliamo ma anche e soprattutto uno slancio verso ciò che vogliamo.

  5. Sono convinta di una delle cose che hai detto in particolare: nulla può andare sprecato. E’ proprio così. Perdi il diritto a raccontare storie se non eserciti il tuo talento di scrittore, e le tue potenzialità si perdono. Non puoi metterle nel congelatore.

  6. Complimenti, questo articolo racchiude tutto ciò che più serve ad uno scrittore: immaginazione, fiducia, costanza, applicazione e il portare a termine la storia. Io credo molto nel fatto che non bisogna mai smettere di usare le proprie capacità, così da non farle atrofizzare o privarcene, e dopotutto bisogna concentrarsi per realizzare i propri obiettivi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...