Scrittura (centro) commerciale

scrittura (centro) commerciale

Un cane è un cane anche se non abbaia e anche se non scodinzola. Un cane è un cane perché è un cane e non deve fare qualcosa di particolare per dimostrare di esserlo. Vale lo stesso per uno scrittore?

Uno scrittore che si sente scrittore è uno scrittore fino a prova contraria o lo diventa dopo prova (d’acquisto) del suo libro?

 

La miglior lente è il desiderio

Vuoi diventare uno scrittore. Lo pensi, magari lo dici perfino a qualcuno, spargi la voce ma se tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare dovresti essere già attrezzato con pinne e occhiali, no? Eh, no. Ma allora scrittori un po’ si nasce ma anche si diventa e una cosa può escludere l’altra o necessariamente le due cose sono come Thelma e Louise e tra “talento” e “competenza” ci si compensa? In ogni caso il primo passo è sempre il desiderio. Quando decidi che vuoi la vita di uno scrittore non ti preoccupi del prezzo che dovrai pagare per averla, non cerchi subito una giustificazione alla tua brama di possederla. La desideri e basta.

La scrittura prima è una voglia. Sarà che la tua mamma, quand’era incinta, non ha letto quel libro di cui aveva tanta voglia e, eccola là, tu ora una voglia di scrittura ce l’hai proprio tra medio e pollice, là dove chi scrive sa che potrà pure farsi un callo fisico ma il callo mentale, alla scrittura, non se lo farà mai.

Poi diventa un desiderio. Un desiderio che è come un’orchestra: non basta concentrarsi sul proprio strumento, non è sufficiente impegnarsi al meglio a creare sinfonie di parola suonando la propria penna, perché il successo di un’orchestra è un gioco di squadra in cui ogni elemento deve eseguire la propria parte al meglio.

Tu la tua voglia di scrivere la stai montando abbastanza da farne panna di motizazione e non restare in panne a un passo dalla tua letteraria conclusione?

 

I libri sono di chi li legge. E gli scrittori? Pure.

Il senso di appartenenza è come un elastico: riesce a fare da spinta propulsiva, come l’elastico di una fionda, perché la voglia di diventare parte di un “gregge” particolare come quello degli scrittori può essere di grande motivazione e inoltre, come un elastico, dopo essersi stiracchiato fino ad abbracciare anche i lettori che ancora erano più lontani, tutti i lettori li stringe intorno al libro e diventa collante, motivo di unione, aver letto un certo libro diventa una ragione per stare insieme, un’esperienza condivisa che unisce.

Ti piace confrontare le tue esperienze di scrittore con altri naviganti di questo mare che è sempre tempesta o sei un lupo solitario?
Il Signore degli Anelli, per esempio, doma i tolkieniani come e più del famigerato anello. Tu come conquisterai e farai sentire parte di una famiglia incredibile la tua comunità di lettori?

 

Una ragione per volere ciò che già vuoi

Tu che vuoi scrivere lo hai già deciso. Solo che non sai come dirtelo. Sì, hai letto bene. Non sai come giustificare a te stesso che no, non è vero che anche se non sfondi va bene uguale, non starai a sfondarti di gelato bofonchiando che nessuno ti capisce tra una cucchiaiata e l’altra. La spiegazione razionale, tutto quel monologo lucido che si fa a se stessi davanti lo specchio, viene dopo, è una giustificazione razionale che serve solo a avvalorare qualcosa che abbiamo già deciso che per noi ha tanto valore da volerla. A ogni costo (o quasi).

Ci sono momenti in cui gli scriventi (e so che se ce ne sono parecchi tra i presenti) sono come i potenziali clienti: hanno bisogno di essere rassicurati, di sentirsi dire che, sulla decisione che ogni miofibrilla del loro cuore, anche la loro testa non potrà avere nulla da ridire. Hanno bisogno di sentirsi dire che sono folli, sì, ma di quella follia che è “il sale della vita” e non di quella che è come il sale nel Mar Morto che non fa sopravvivere nessuna forma di vita.

Davanti all’estratto conto di ogni volta che ti sei estratto da dentro una storia, come ti sei giustificato con te stesso?

 

Il “prodotto” giusto allo scrittore giusto

C’è chi di idee ne ha troppe e non sa da dove cominciare e allora avrebbe bisogno, dopo il negozio di filtri per scrivere col metodo moka e la bottega dei pezzi di puzzle in cui capisci che la scrittura è quella cosa che ti fa a pezzi e ti ricompone, ecco, dopo questi mirabolanti esercizi commerciali avrebbe bisogno di una fabbrica di aggeggi speciali capaci di scardinare le idee stantie come le porte tarlate e selezionare solo le idee degne di essere scritte.

C’è anche chi di idee pensa di averne poche e allora forse dovrebbe ordinare un microscopio perché le storie ti rimangono addosso anche quando non vorresti, anche quando non te ne accorgi, come il profumo di qualcuno che incontri e che ti resta sulla pelle anche se non lo incontrerai mai più.

E poi c’è chi, a prescindere dalla quantità di idee, è con la qualità che ha un problema: le storie, magari, sono perfino meravigliose. Ma non sono adatte a lui. Così l’aspirante scrittore si sente come un viaggiatore a cui hanno consegnato la valigia sbagliata: sa che quello che ha in testa potrebbe essere per qualcun altro esattamente ciò che cerca ma lui non sa che farsene. Perché l’ispirazione, a volte, va dallo stesso oculista della fortuna e tocca a noi mettere a posto le cose. 

Hai mai avuto la sensazione che “l’ispirazione” avesse mescolato male le carte e avesse affidato a te una storia che avrebbe avuto un altro come migliore autore?

 

Advertisements

21 pensieri su “Scrittura (centro) commerciale

  1. Ciao Monia!

    Mi hai suscitato una domanda e, penso, non c’è persona migliore di te a cui chiedere: secondo te, una persona come me, che ha avuto una tardiva passione per la scrittura, avrà/ha la possibilità di provarci lo stesso?
    Ovviamente con le giuste formazioni, non così, dal niente.

    Grazie, ciao!

    1. Ciao Alessandro benvenuto!

      Mi piace molto questa domanda perché hai usato un vocabolo davvero azzeccato: “provarci”. La mia risposta, in due parole è “assolutamente sì”. Ma a noi le parole piacciono, vero? Quindi ti dico anche che ti rispondo così per diverse ragioni:

      1) Anche se la passione è tardiva il talento potrebbe esserci sempre stato. Quante cose ci sono, esistono, seppur non le vediamo? Anche se l’amore per la scrittura non è mai stato coltivato il talento per quest’arte potrebbe essere sempre rimasto latente, come una ghianda non ancora sbocciata.

      2) Non aver scoperto e annaffiato il talento precocemente potrebbe anche essere un vantaggio. Perché? Semplice: basta pensare al talento come un dono estremamente prezioso ma anche estremamente fragile, come un grande potere che, come ben sappiamo, porta a grandi responsabilità. Ecco, magari ritrovare questo dono nella soffitta della propria mente quando si è più maturi, più assennati, può rendere più facile farne buon uso.

      3) Pure se di questa fantomatica entità nota come “talento” non ce ne fosse così tanto questo non va vissuto come una dichiarazione di non idoneità al dorato (?) mondo della scrittura. Niente affatto. Perché aver voglia di provare è già un potente interruttore. Ecco perché mi piace tanto il verbo provarci: perché è un verbo che sposta l’attenzione dal risultato in sé e per sé, dalla riuscita nuda e cruda a tutto il delicato momento della preparazione, è un verbo che suggerisce la voglia di mettere le mani in pasta nella scrittura provando e riprovando a sistemare le dosi per trovare la propria ricetta a base di parole.

      4) È difficile che qualcosa sia un successo o un insuccesso in senso assoluto. Molto dipende da cosa ci si aspetta come risultato. La delusione, spesso, è un’aspettativa inadeguata all’obiettivo o un obiettivo inadeguato a noi. A un Alessandro che viene qui e mi chiede se può provarci (e riuscirci) io quindi, innanzitutto, dico sì. Ma poi devo chiedergli anche in cosa voglia riuscire. E quanto è disposto “a pagare” per questo. 🙂

      1. Sinceramente non ho ancora capito in cosa devo cimentarmi Monia. Sento che alcune caratteristiche non mi mancano, come la fantasia (mi invento un romanzo?) e l’opinione (divento opinionista?), per dirne alcune.

        Tutto è nato un anno fa circa, durante un colloquio con un potenziale cliente, un editore (al quale era piaciuto molto il mio modo di scrivere, sebbene alcune cose fossero da rivedere), il quale chiese se avevo mai provato a scrivere un’autobiografia…

        Da lì: lampadina accesa! 🙂
        Oggi, sono ancora qui che ci penso…

        Sarei disposto “a pagare” in termini di tempo e formazione, inoltre, se le cose andassero bene, non nascondo che potrei anche provare a camparci con quel mestiere.
        Ma sto fantasticando…anche si ci proverei, giuro.

      2. Mi e ti auguro che questa lampadina continui a brillare e che qualcuno, vedendoti splendere, magari provi a innescare anche il proprio di interruttore.
        Sono contenta tu sia approdato qui perché è interessante il tuo punto di vista da lettore: c’è tanto in potenza che, per diventare in atto, aspetta in qualche modo la giusta direzione. Un po’ come dicevo nel post sul gregge di scrittori o in “reparto scrittura intensiva”.

        Nei prossimi post spero di dare nuovi spunti a chi come te ha tanta voglia di fare tutta da alimentare, affinare e incanalare!

  2. Oggi ti leggo in treno. Un lungo post fatto di tante rapide immagini, adatto al paesaggio sempre cangiante che attraversa i finestrini come fotogrammi di un vecchio 8 mm.
    Ecco, una descrizione letteraria.
    Ma non mi sento uno scrittore per questo. Più un paraculo.
    Come mi vedano gli altri non so, certo e’ che come musicista fin quando non mi sono esibito su un palco di un grosso concerto non avevo alcun credito, poi le cose sono improvvisamente cambiate ma le canzoni erano le stesse di tre anni prima per pochi amici (cit. Bennato, un giorno credi). Come scrittore e’ lo stesso: pubblichi, vinci dei premi, fai delle presentazioni, la gente ti riconosce come tale e si innesca un circolo virtuoso pure se per ipotesi hai scritto fuffa. O se quelle cose le mandavi in giro da anni prima che qualcuno ti considerasse, e più che scrittore ti sentivi un testimone di Geova. Amo far leggere e ascoltare le mie cose, e a mia volta quelle degli altri. Pretendo però obiettività e impegno perché è quello che io do sempre. Chi ti legge a fatica solo perché gliel’hai chiesto e ti da un parere superficiale o ipocrita (succede!) perde tempo e ne fa perdere.
    Pausa controllore 🙂
    Ma avevo già scritto troppo, mi sa…

    1. Sai cosa mi hai fatto venire in mente?
      Che se le storie sono come i fotogrammi di un paesaggio e tanti sono passeggeri distratti ci vorrebbe un “controllore” che verifichi che chi sale a bordo non abbia sbagliato treno…

      1. A me sembra perennemente di non essere a posto col biglietto. Anche qui, solo che il controllore e’ molto paziente e ancora non mi ha fatto scendere 🙂

  3. Mai provato a montare la panna quando c’è troppo caldo? Ecco, a volte bisogna pure metterla in frigo ‘sta benedetta panna, perché di gonfiarsi non ne vuol proprio sapere. Ma al momento giusto si prendono le fruste e ci (si) sbatte!

    Il viaggio solitario è solo quello interiore, perché avrai sempre bisogno di qualcuno che ti indichi la strada e di qualcuno che ti indichi la meta. Non era l’anello a tenere unita la compagnia, ma la missione, e la missione che ci accomuna tutti è… scrivere? No, condividere.

    “Costi quel che costi” lo sanno dire tutti col portafoglio degli altri, e io di natura sono una parsimoniosa formichina, ma qualche briciola di pane la dovrai pur spendere per farti forza nel tuo viaggio e costruire il tuo meraviglioso formicaio.

    Un melo ha quattro rami, ogni ramo ha cinque rametti, ogni rametto ha otto ramoscelli e ad ogni ramoscello sono attaccate tre ciliegie. Quante ciliegie hai in tutto l’albero? Qualcosa non torna, giusto? Infatti un MELO non produce CILIEGIE. E se una storia è nata da me vuol dire che il germoglio è quello giusto, deve solo maturare, o forse è la pianta che ha bisogno di rinforzarsi. Ma al tempo giusto, col tempo giusto, i frutti saranno maturi. Mele o ciliegie che siano. O, come nel mio caso, zucche.

    P.S. per Alessandro: benvenuto nel club. Degli scrittori, dei seguaci Monia, delle zucche, che ci mettono un po’, però maturano.

    1. Paolo è lo chef di Calamo: quindi no, la panna noi quando fa caldo non la montiamo, la portiamo da lui e aspettiamo sia lui a sbattersi!

      Oltre che formichina sai essere anche cicala, qualche volta?

      Quanto a “se una storia è nata da me vuol dire che il germoglio è quello giusto, deve solo maturare, o forse è la pianta che ha bisogno di rinforzarsi” il fatto è che, secondo me, a volte le storie non vengono dalle persone. Al massimo le persone le trovano. Ma se tu trovassi un reperto quel reperto avrebbe in te il miglior proprietario possibile per il solo fatto che l’hai “trovato”?

      1. Anche non fossi il proprietario ma solo lo scopritore, chi potrebbe mai entrare nella mia testa a rubarmi la scoperta? Allora quel reperto resterebbe solo mio, un fossile coperto di terra e non identificato, un’ombra rinchiusa nel ghiaccio e senza identità. Pur di non rovinarlo forse resterebbe un anonimo sasso, o forse mi farei insegnare come si fa a scoprire i suoi segreti.

      2. Si deve lasciar andare ciò che si ama solo se il proprio amore soffoca. In definitiva quindi è l’ultima strada che sceglierei.

  4. La domanda su quando considerarsi scrittore per me è sempre senza risposta.

    È vero che non ti preoccupi del prezzo da pagare se davvero vuoi fare lo scrittore.

    No, non sto montando abbastanza quella voglia di scrivere 🙂

    Come sai, nel mio blog condivido sempre la mia esperienza di scrittura: in questo campo a fare troppo il lupo solitario non conviene.

    Non mi giustifico a me stesso…

    All’ultima domanda rispondo no: non ho mai pensato a una cosa del genere e credo che ognuno scriva le proprie storie. Ovvio che altri potrebbero scrivere quelle mie, ma non sarebbe la stessa cosa, né se io scrivessi le loro.

    1. Sul fatto che non stai montando abbastanza, Daniele, sai bene che orde di lettori sono pronti a dare di fruste 😀

      Riguardo le storie… Quando dici “ovvio che altri potrebbero scrivere quelle mie, MA NON SAREBBE LA STESSA COSA” io son d’accordo, ma mi domando una cosa: ok, non sarebbe la stessa cosa, ma se fosse addirittura meglio?

  5. La voglia di scrivere al momento la monto trattandola come un’abitudine. So che non sembra entusiasmante come quadro, ma sinceramente me ne faccio poco dei fuochi d’artificio. Quelli sono belli, colorati, frizzanti… ma poi, se la festa tarda e nemmeno so se avrò da festeggiare, rischio lo scoramento, e chissà che succede. Molto meglio scrivere come un falegname leviga il legno, o il fornaio impasta. L’ho sempre detto che mi sento artigiana più che artista. Più che un incendio, al momento preferisco vedere la scrittura come una fiammella da tenere salda e ben protetta.

    1. “L’amore è una quiete accesa”, no? Quindi anche l’amore per la scrittura può essere così.
      Perciò è bello sentirti dire “al momento preferisco vedere la scrittura come una fiammella da tenere salda e ben protetta” com’è bello sentirti dire che ti senti “artigiana più che artista”. Bello perché è come se la tua storia d’amore con la scrittura fosse entrata in una fase in cui non è più “solo” passione. Ma qualcosa che, magari, scoppietta meno ma è un ardore che dura più a lungo.

  6. Per la prima volta in due anni che ci “provo” penso di aver trovato le fruste giuste per montare la mia scrittura. Spero che duri… più proseguo nel romanzo più mi rendo conto della mole di uova da sbattere che non ho ancora nemmeno rotto..

    1. Ecco Lisa, secondo me quando poi le uova le rompi capisci che tipo di scrittore sei.
      Ci sono quelli che separano albumi e tuorli facendo dondolare i due mezzi gusci da un lato all’altro.
      Ci sono quelli che usano le dita come un setaccio e trattengono i tuorli in mano.
      E poi ci sono quelli che non ce la fanno a non essere un po’ cervellotici anche in momenti così e usano una bottiglia vuota per separarli.
      Il bello? Che non esiste un metodo giusto in assoluto.
      Per questo sono tanto contenta che tu abbia trovato le fruste giuste per la TUA scrittura! 😀

  7. Anche se un certo riconoscimento farebbe piacere, ormai so di essere uno scrittore, l’ho dimostrato a me stesso. Ci ho messo impegno, ho pagato col sudore e continuo con impegno e sudore perché è voglia, è desiderio, è l’energia che sento scorrere da me nelle parole e spero nei lettori. Solo in questo senso posso appartenere ai lettori.
    Sto imparando a condividere le mie esperienze con gli altri naviganti e sto imparando a montare la panna così che venga morbida e spumosa, sempre meglio, con la stessa perseveranza con cui si monta la maionese per non farla impazzire.
    Non ho ancora avuto idee per storie che ho pensato di non poter scrivere, ma non ho ancora scritto tutte le idee che mi sono venute. Alcune sono solo sospiri di storie, portati via dal vento, altre sono lì ad aspettare il loro turno e spero che giunga per tutte. Ognuno può scrivere una storia, ma solo io posso scrivere la mia storia e ciò la distinguerà dalle altre, non c’è meglio o peggio, ci sono storie scritte in un modo e storie scritte in un altro modo. Per alcuni sarà meglio, per altri peggio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...