Smells like book

smells like book

“Lei è molto annoiata e sicura di sé” finché non capisce che…

“La vita non è dentro un libro di filosofia”

Aliti sul finestrino e fa freddo fuori. E fa freddo dentro. La punta dell’indice insegue le luci che sembra che fuggano e invece fuggi tu. Fuggi sempre tu. Sul taxi bianco che corre sul bianco e sbianchi di fronte all’idea di essere in procinto di tornare. Eppure ci sei riuscito. Hai infilato tre quarti della tua vita dentro quel bagaglio a mano come se le domande non restassero aperte anche quando chiudi le bocche delle valigie con la zip.

Ecco, io lo so che qualche volta ci hai provato a infilare tutta la tua vita dentro un’agenda con l’elastico, anche se a volte, infilare tutta la tua vita lì dentro, è stato più difficile che lanciarti, con un elastico. E tu ti sentivi ogni giorno un po’ meno di gomma e anche i tuoi ricordi odoravano sempre meno di Big Babol. Ma la vita non è dentro un libro. Che anche se profuma di buono non profuma del tutto di te. Semmai è il contrario: sei tu che profumi di libri. Dei libri che hai letto fino all’ultima goccia d’inchiostro, di quelli che hai iniziato a leggere ma che dopo poche parole ti sono scivolati addosso, di quelli che hai evitato accostandoti a loro abbigliato come un palombaro. Di quelli che ti scorrono dentro e di cui ancora non ti sei spurgato. Di quelli che potrai leggere, ma solo dopo averli scritti tu stesso. Di quelli che potrai scrivere, ma solo dopo averli letti, nelle impronte digitali di mani (mai) stanche.

Due cose da sapere per fare CARRIEra

1) Writing is like Sex:

viene meglio se si è in due (qualcuno che scrive, qualcuno che legge), è bene resti sempre divertente, in qualche modo è scritto nei cromosomi ma la faccenda è molto più complessa, è un modo per diventare immortali, ognuno lo fa a modo suo e tutti, o quasi, credono di poterlo spiegare ma a volte si perdono più nel tentare di dimostrare che il loro modo di farlo è “migliore” che nel trarre piacere dal farlo.

2) Writing is like the City:

ci sono giorni dell’anno in cui tutte le luci splendono come se fosse giorno e la notte sembra una cosa rassicurante da impacchettare e regalare alla neonata di quella coppia di tuoi amici per farla giocare con la luna come un sonaglio e con le persone che camminano a passi svelti sul marciapiede come soldatini di una guerra che è finalmente finita, ma ci sono anche giorni in cui sembra una distesa di pericoli e la tua penna è il senzatetto più straziato sotto i colpi del generale Inverno dove “Inverno” è il nome in codice per tutto quello che non vuoi diventare ma che, invece di decidersi a sloggiare, continua a colare cemento sulle tue ginestre agli angoli di strada. E poi, nei condomini delle storie, ce ne solo alcune con le imposte sempre chiuse che non sono pronte a uscire e altre che, invece, sono insonni e tengono sempre la luce accesa e sperano che qualcuno se ne accorga e le inviti a uscire.

 

Dentro ogni grande mela c’è un grande bac(i)o

C’è una ragione se le gallerie non finiscono con un vicolo cieco: se non ci fosse uno sbocco, se non ci fosse un foro dopo tutto questo camminare incuneati dentro la roccia erosa a forza, se non ci fosse un buco dopo tutta quella polpa morsa, allora, per andare al nocciolo della questione, il viaggio non avrebbe avuto senso. Meno male che anche la Grande Mela ha un baco: ci vuole un punto debole per esercitare la propria resistenza, un tasto dolente  per testare la propria sensibilità, una falla per imbarcare acqua e imparare a trovare la giusta sistemazione anche alle cose che, sulle prime, sembrano solo scocciature.

Sii CARRIErista q.b.

Tutti hanno le loro-secchiate-rovesciate-in-testa-il-giorno-del-gran-ballo. Ma, per fortuna, non tutti, in tutta risposta, si mettono a radere al suolo un’intera città come una certa adolescente che forse a volte vorrebbe barattare i suoi poteri con il potere dell’invisibilità da usare quando le va. Alcuni però, e forse è pure peggio ciò, si rodono dentro e il loro suolo diventa un grembo sterile e freddo.

La scrittura è telecinesi

“La verità è che i supereroi siete voi”: io vorrei dirlo tante volte, a tante persone, ma poi mi chiedo se ci crederebbero e spesso mi rispondo di no. E non importa quanto i vestiti che indossano sarebbero perfetti come mantelli. Eppure la scrittura può essere tanti poteri. Anche la telecinesi. Perché… Scoprilo tu il perché.

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14 pensieri su “Smells like book

  1. Ricordo che il primo album omonimo di Ligabue conteneva nel libretto un gioco particolare. Un amico giornalista aveva elencato tutte le suggestioni letterarie, fumettistiche e cinematografiche che l’ascolto di quelle canzoni gli aveva suscitato. Leggendo il tuo post, rapito dalle sue atmosfere, avevo iniziato anch’io a rifare mentalmente quel gioco. Ma le suggestioni erano tante e il commento sarebbe stato lungo e noioso come le chiacchiere di noi anziani, che ormai viviamo di suggestioni e ne troviamo dietro ogni angolo. Forse non sono suggestioni, ma scuse, che è meglio continuino a rimanere chiuse in quel bagaglio a mano, con la zip alla bocca. Anzi le clip.
    Però grazie. Indosso il vestito buono e vado nella city, con la colonna sonora delle tue parole.
    Ps. Gran cosa il punto 1. Talmente vero e contemporaneamente irraggiungibile che lo avrei intitolato punto G.
    G.

  2. Mi piacciono molto i primi due punti, sono molto veri. E poi “i condomini delle storie” è una bellissima metafora 🙂

    Gli ultimi due punti me li sento addosso come se ci fossero cuciti. O, peggio, se facessero davvero parte di me.

    1. La maniglia della porta del terzo piano è macchiata. Sulla patina dorata c’è una macchia di sangue. Perché in quella casa, in uno dei condomini delle storie, ci vive una sarta maldestra. Che a volte ci prova pure a cucire ma in cuor suo spera sempre che i malcapitati indossatori dei suoi capi li straccino a tempo debito.

  3. E io che da ragazza mi ero illusa che la vita fosse proprio dentro ad un libro di filosofia. Poi, scorrazzando attraverso il tempo e le parole di tanti, ho avuto la sensazione di perdere tutto quanto. E un po’ l’ho perso. Per rinascere devi farti smembrare come il buon Dioniso. I Titani in questione sono vestiti di domande, dubbi e paure insondabili. E allora denudiamoli e facciamoci pure smembrare. Così da ritornare con una nuova pelle 🙂

    1. Ecco, è che questo fantomatico libro di filosofia contiene la vita solo quando lo rileghiamo con la nostra pelle riconciata e ci scuciamo e ricuciamo, tutti da soli, coi punti che tirano mentre tu ti accorgi che non stai tenendo più il punto, che hai da troppo perso il filo.

  4. Se la scrittura fosse telecinesi, in quell’agenda con l’elastico ci infilerei di tutto e di più. Sarebbe sempre con me e non perderei mai il momento di inzupparla di pensieri per attingere a quel potere e aggiustare tante cose che oggi non possono andare.

    Se la scrittura fosse telecinesi forse però rischierei di essere anche più egoista di adesso, perchè potrei usarla per aggiustare le cose come piacerebbero a me, e non è detto che io sia proprio quel che si dice uno stinco di santo (ma poi perchè sempre lo stinco?)

    Con tanti poteri, hai scelto proprio la telecinesi che è quello che potrebbe stare a capo degli altri, quello che preso nel suo significato più stretto di “interazione con le particelle di energia” li conterrebbe tutti e se solo ci pensiamo un attimo sarebbe il rimedio per tante, troppe, infinite cose…o forse potrebbe esserne davvero la causa.

    Ma l’animo buono del calamo lo ha scelto apposta perchè forse è quello che più si presta a rappresentare tutti i sogni nascosti di uno scrittore che mette il cuore in quello che fa, e che vorrebbe che ogni parola in uscita dalla sua mente avesse sempre una qualsivoglia buona utilità per il prossimo.

    L’animo buono del calamo sono sicuro che non ha certo preso da Carrie 😀

    1. Okok, io lo so che non posso continuare a aprire negozietti strampalati senza controllo ma… Come si fa a leggere “agenda” e poi “inzupparla” e non pensare a qualche strana invenzione che riguardi i biscotti e gli scrittori? Eh?

      La telecinesi, secondo me, va a braccetto con la scrittura anche perché la scrittura è quel potere che, se ci credi fortemente, può far venire una montagna da te.

      Quanto all’animo del Calamo… Io aspetterei il gran ballo per parlare! 🙂

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