Chi segue gli altri… Può diventare guida

i problemi veri degli scrittori

C‘era una volta un leone che voleva andare in vacanza, ma sbagliò prenotazione.
Pensava di andare in un grande albergo con il tetto di vetro per guardare il cielo, pensava di alloggiare con altri grossi felini e stare tutto il giorno a lustrarsi il pelo, invece si ritrovò in un recinto pieno di pecore, di quelle che prima di addormentarti conti per ore e ore.
A un certo punto però un intruso attirò la sua attenzione: c’era un leone, sì, era un leone certamente, ma che ci faceva in mezzo alle pecore? Non era il suo ambiente!
Così il leone si avvicino al suo simile così fuori luogo e gli chiese se fosse lì per fame o per qualche strano gioco.
Ma il leone nel recinto sempre lì aveva vissuto, da quando cucciolo era stato in mezzo alle pecore abbandonato nessun altro luogo aveva conosciuto. Per questo quando il leone in ferie disse al leone del recinto che lui doveva stare con le altre fiere il leone non capì.
Il leone chiese al suo simile “Ma tu che ci fai qui?”
“Sono una pecora” rispose il leone del recinto che era stato sempre lì.
“No, non sei una pecora! Sei un leone come me!” così dicendo il leone portò l’altro, ignaro, sul fiume e gli fece vedere che era un leone, senza ma e senza se.
Quando il leone-pecora si vide riflesso si rese conto che fino ad allora non era mai stato se stesso.

 

Ruggì con tutto il fiato che aveva in petto e promise che sarebbe sempre stato ciò che era, mai diverso.

Per favore non chiamatelo gregge

C’è un posto in cui possono riunirsi, felici, tante pecore nere del mondo. Si tratta di un posto bianco come un foglio, in cui le pecorelle prendono, ordinatamente posto. Un posto in cui ogni pecorella capisce che bisogna smarrirsi almeno una volta per provare la gioia di ri-trovarsi. Al posto giusto, al momento giusto. Una classe dove il merito lo si dà a quelli che gli incidenti li fanno perché sulle storie investono eccome. Un posto dove non si ha nessuna intenzione di assicurarsi contro i rischi della felicità. Se un posto così ancora non c’è io sono certa che ci sarà.

Tu vorresti mai sentirti parte di un “gregge” di scrittori (nel senso migliore del termine)?

 

La cinta del re incorona

I recinti, a volte, sono cinte. D’alloro. Utili non a limitare ma a incoronare. Perché i limiti non sempre sono qualcosa da superare. Ci sono paletti che, al contrario, tu stessi metti o almeno dovresti mettere. Linee di demarcazione tra ciò che senti di essere  e vuoi diventare e ciò che invece non ti appartiene. Confini tra ciò che di cui hai bisogno, anche se non sempre ti sembra essere ciò che vuoi, e ciò che invece non ti è né utile né piacevole. E poi ci sono quei limiti che sono positivi nel momento in cui se ne prende coscienza: perché a volte si spendono tante energie per cercare di emergere in un terreno che non è il proprio, come se le vittorie per avere valore debbano ssere necessariamente sofferte, mentre basterebbe assecondare il proprio talento e non pensare che ciò che si fa, solo perché si riesce a farlo con piacere e facilità, sia meno difficile o meno significativo.

A volte anche tu ti ostini a voler emergere in un lago anche se sai di essere un pesce d’acqua salata?

 

La tosatura e il vello di varia qualità

Le storie a volte ti crescono addosso. Il corpus letterario della tua vita ha tanti bulbi e ciò che scrivi è la tua pelliccia. Ma la scrittura è come la barba e i baffi: non importa quanto possa essere stilosa, a un certo punto va pur tagliata. Il vello delle storie si arriccia, si attorciglia, sembrano rami torti e ritorti di arbusti robusti che danno frutti che, quando sono maturi, vanno colti. O rischiano di marcire senza essere stati neppure assaggiati. Per questo le parole di tanto in tanto vanno tosate e usate per farne storie ben tessute ma mai freddamente preconfezionate.

“Che barba lunga che hai…” Non è che è il momento di darci un taglio e deciderti a tosare le tue storie?

 

Quanto bisogno ha uno scrittore di un cane da pastore?

C’è un filo sottile che separa la caccia dalla guida. Un filo rosso di scrittura che scinde i libri da divorare, perché già pronti a essere mangiati, e le storie da guidare al pascolo perché ancora hanno bisogno di mangiare erba e di crescere e di vedere quali modi il sole escogita ogni giorno per divertirsi. Il cane da pastore mette in atto tutta una serie di movimenti che somigliano molto alla caccia. Ma hanno un fine diverso. Perché a uno scrittore in fase di pascolo (nel senso che pascola ancora per i campi ma non ha ancora inscatolato la sua scrittura) questo servirebbe? Perché nel momento in cui il perimetro di possibilità finalmente si restringe e si riesce a focalizzare il proprio obiettivo e si diventa parte di un gruppo, unito, accomunato da quell’obiettivo, ecco che il cane da pastore deve impegnarsi a incanalare l’energia di tutti verso un’unica via di fuga, assicurandosi che coincida con la meta voluta. Ciò però non vuol dire che per lottare insieme per raggiungere una destinazione si debba diventare una massa indistinta. Anzi. Il cane da pastore, infatti, sa quand’è il momento di separare una bellissima pecorella (rigorosamente nera) piena di storie arricciate sul cuore e sulla testa e dedicarsi a lei, in modo particolare.

Sei sicuro di star pascolando nel, per te più proficuo, dei modi?
Annunci

16 pensieri su “Chi segue gli altri… Può diventare guida

  1. Se pareba oves…

    Non mi trovo bene nel gregge. Ma è un problema mio. Non è facile essere egregio. Poi lo scrittore e’ per sua natura individualista. La scrittura collettiva e’ difficile, anche in casi di forte feeling. Scrivo canzoni con un antico complice, ma ci siam dovuti dividere nettamente i ruoli perché ci scannavamo sulle virgole, e allora io musica e lui parole. Meglio una raccolta di racconti di autori vari, un contest tipo quello in cui nacque Frankenstein, #scrittura28 (by the way!), un blog a due mani (non a due piazze, il calamo, non il talamo!), con post separati… Chissà? Pensaci

    E, alla rinfusa:
    Il pesciolino e’ anche protagonista di una premiata fiaba che è pure sul mio blog… Le idee girano fra di noi, come la capa stamattina 🙂

    La barba non la taglio, nasconde la faccia e la feccia di alcuni scritti su commissione

    E, infine, cinto d’alloro: sai che è il significato del mio cognome?

    Bel post. Di quelli che uno legge perché speciali prima di andare in tribunale dove legge(re) e’ uguale per tutti

  2. Spero di non sbagliare mai prenotazione!
    Se finissi in un gregge, darei di matto in poco tempo.

    Per mia natura non sono un tipo da gregge, ma se proprio dovessi decidere di farne parte, allora forse non ne sceglierei uno di pecore, perchè con il loro belare farebbero troppo rumore e forse non riuscirei a fare in tranquillità quello che voglio.

    Mettiamoci il fatto poi che come in tutte le famiglie allargate, per quanta buona volontà ci si possa mettere, ognuno avrebbe da belare qualcosa per conto suo, e ci sarebbe sicuramente quello polemico, quello saccente, quello che “comando io”, quello che fa più casino degli altri per azzittire tutti e quello tipo “me”….quello che comunque si fa gli affari suoi e spera in silenzio che a furia di belare sfiatino tutti. XD

    Scherzo eh, non sono così drastico, però diciamo forse che più di fare parte di un gregge preferirei magari una frequentazione occasionale ecco!
    L’idea di gruppo in se non mi dispiace, (e poi una volta toccherà provarci pure no?!) però solo se preso a piccole dosi così da facilitarne meglio la digestione.

    In questo modo avrei la possibilità di guardare anche altrove ma senza essere “obbligato” a seguire la massa in tutto e per tutto.
    Potrei trarne ispirazione (e perchè no, anche darne chissà!) ma senza “rischiare” di dovermi omologare.
    Insomma, potrei comunque mantenere più facilmente una mia identità!

    Poi:
    “basterebbe assecondare il proprio talento e non pensare che ciò che si fa, solo perché si riesce a farlo con piacere e facilità”

    Già, e ho deciso anche io di farlo. Ok…prima trovo il talento e poi lo assecondo, ma intanto ho preso una decisione importante no?! Cominci ad avere ragione un po’ troppo spesso eh! Non so se “rosicare” o esserne felice, così almeno quando non trovo i pezzetti del puzzle tu sai già dove sono!
    In questo periodo, pesciolino che è in me alla fine ha deciso che sta bene nell’acqua salata perchè in fondo è da li che proviene ed è li che vuole tornare per sentirsi più libero di nuotare come gli pare.

    La barba!!!
    La barba è fantastica e se potessi non la taglierei mai.
    Come farei a scrivere senza rimuginare ogni volta toccandomi la barba?
    C’è poi chi dice che fa figo e ripara dal freddo…cavolo è davvero uno scudo contro le intemperie!
    Anche la mia funge da schermo, ma mi tiene al riparo dalla cattiva etica e dagli sguardi insistenti di troppe persone.
    Come lo fa? Nasconde le smorfie di disappunto e mistifica un poco quelle di dolore, così posso continuare diritto per la mia via e a pensarla come meglio credo senza stare a spiegare alla gente e senza dare retta al primo gregge che trovo.

    La taglio allora? Ogni tanto si, ma solo quel tanto che basta per non farle coprire anche le espressioni più belle, perchè capita di averne anche a me e le dedico sempre alle persone a cui tengo di più. (ok ok, anche a quelle che leggo di più!) 😀

    Concludendo, io non lo so se sto pascolando nel modo più giusto, ma di certo il mio praticello si sta stringendo un po’ troppo. Quindi sai che faccio?, un recinto alla volta io li provo tutti, e se poi non ne trovo uno più adatto a me vuol dire che in fondo, il mio piccolo spazio è quello che inconsciamente ho sempre voluto.

    1. “L’idea di gruppo in se non mi dispiace, (e poi una volta toccherà provarci pure no?!) però solo se preso a piccole dosi così da facilitarne meglio la digestione.”

      Questa me la conservo, non si sa mai…

      “Cominci ad avere ragione un po’ troppo spesso eh! Non so se “rosicare” o esserne felice, così almeno quando non trovo i pezzetti del puzzle tu sai già dove sono!”

      “il mio piccolo spazio è quello che inconsciamente ho sempre voluto.”

      “La barba è fantastica… la mia funge da schermo, ma mi tiene al riparo dalla cattiva etica e dagli sguardi insistenti di troppe persone.”

      Ehi Dorothy che usa la barba come occhiali da sole e scopre che la felicità era anche il buio oltre la siepe… Quando vuoi il negozio di pezzi di puzzle qui è sempre aperto.

  3. A me la parola gregge proprio non piace, perché mi richiama la massa, il fare tutti la stessa cosa senza ragionare e essere se stessi. Nel gregge non sei te stesso.

    Io mi sento un pesce fuor d’acqua nei social, sono sempre stati un luogo che non fa per me. Quindi non faccio nulla per emergere in quel lago.

    Tosare le storie significa decidersi apubblicarle?

    All’ultima domanda rispondo non lo so. Ma quale potrebbe essere il cane da pastore per uno scrittore?

    1. Se tu ti senti un pesce fuor d’acqua nei social avrai le tue ragioni però, secondo me (e secondo me anche secondo tanti dei tuoi lettori quindi tante persone) emergi comunque.
      Sarà la spinta di Archimede.

      Tosare le storie significa accettare che siano compiute e far fare loro la loro strada.

  4. Adoro le pecore. Una delle cose più belle che mi siano mai capitate è stata restare inglobata in un gregge in movimento con la macchina che dondolava al loro passaggio. Mi piace sentirmi parte del gregge degli scrittori, sempre se inteso nel senso buono del termine. So di essere unica, lo siamo tutti! Trovare le cose in comune con gli altri… dà calore.

    1. “Mi piace sentirmi parte del gregge degli scrittori, sempre se inteso nel senso buono del termine. So di essere unica, lo siamo tutti! Trovare le cose in comune con gli altri… dà calore.”

      Adoro quest’interpretazione. A-do-ro.

  5. Sono forse pecora più nera tra le nere da essere felice di stare in un gregge? Sarà che finora ho vissuto in mezzo ai lupi, allevato per mangiare, quando invece sono ben lieto di donare la mia lana perché altri possano scaldarsi.
    Ci ho provato a nuotare nell’acqua non adatta alle mie branchie e ci sono quasi affogato! Ho dovuto aspettare di essere attirato dall’esca giusta per poter essere rimesso nell’acqua a me congeniale.
    Se paragoniamo la scrittura alla barba la mia mi calza a pennello: è poca, corta e ci ha messo un sacco a spuntare! E se sono io a doverle dare una spuntatina è solo per nascondere quanto è rada.
    Non ho modo di sapere se il modo in cui pascolo è a modo o se mi è solo co-modo, intanto parlo e gioco con gli ovini miei simili in attesa che il buon pastore venga a dirmi “il tuo sì è il vello giusto!”

    Se pareba oves… e al negro semen fischiano l’orecchi…

    1. Quando hai capito che erano lupi, caro Seme, cos’hai fatto?
      Intanto fai mene a dire “parlo e gioco con gli ovini miei simili in attesa che il buon pastore venga a dirmi “il tuo sì è il vello giusto!””

      1. Ho imparato a mimare i loro modi, stavolta consapevole che era solo un gioco, mi sono finto lupo solitario e ho cercato il mio gregge. Ho trovato una ciurma di pecore nere nel mio viaggio, ma quella è un’altra storia… 😉

  6. Introdursi nel mondo bloggers è un po’ far parte di un gregge, coi suoi cani pastori, prati da brucare, pecore da seguire a stretto contatto, non trovi? Se no vuol dire che sei troppo leone e c’è da trovare uno specchio.. 😉

    1. Sai a cosa mi hai fatto pensare Franco? Mi hai fatto pensare al fatto che a volte, “riuscire a bloggare” è anche una questione di… Saper ruminare.

      C’è chi rumina troppo poco. Ingolla tutto ciò che lo circonda e non dà agli impulsi il tempo di essere metabolizzati. Così il blog sembra un po’ un frutto acerbo e dopo poco fare il blogger può essere un piatto che risulta indigesto.

      C’è chi rumina troppo. Mastica le idee tanto a lungo da farle diventare una poltiglia stopposa. Prepara un piatto ma, prima di servirlo, lo ricontrolla così tante volte da portarlo in tavola tristemente freddo.

      Insomma, ci vuole equilibrio. Anche nel trovare il proprio ruggito, no? 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...