Puzzle d(‘)i-scritti

puzzle

Se esistessero delle liste di proscrizione buone io, i nomi dei miei lettori (almeno di quelli che sono usciti allo scoperto, anche se fuori fa spesso un po’ troppo freddo) li scriverei subito sopra a chiare lettere. Così potrei mettere all’asta tutte le loro parole, così belle, così belle che ogni volta alzano un po’ più in alta l’asta della bellezza stessa. E sono salti. Di gioia. Salti su letti di sogni che non dormono. Perché i sogni li si realizza svegliandosi. E qualche volta, se si tengono gli occhi aperti abbastanza a lungo, ci si rende conto che allevare cuccioli di sogni a volte significa anche saper guardare oltre il proprio recinto e rendersi conto di quanto belli sono i cuccioli dei giardini accanto. Ecco come questo post è nato da un miscuglio di voci-commento nel post precedente che si è fatto canto.

 

Assocfe (ClipFilmEuropa)

vapor

Il valore come vapore che non evapora ma penetra i pori

Tu, quando ti alleni con la penna e la fai volteggiare e sembra una ballerina di quelle che non mettono mai il talco sotto le suole perché hanno sempre le scarpe giuste, ecco, in quei momenti di grazia e leggiadria hai tra le mani un vulcano di vapore nero come la speranza quando la speranza si mimetizza nella disperazione per trarne più facilmente buone storie. Ma è un vapore particolare: un vapore che non svanisce, che non scompare. Un vapore che, al contrario, fa dissolvere altre nebbie. Perché se il simile cura il simile allora il fumo negli occhi si cura con l’afflato vitale che dai alle tue parole per farle danzare.

 

Grazia Gironella

ancora

Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

Il brutto (e il bello, anzi, il bellissimo) della scrittura è che è un karaoke senza selezione all’ingresso: tutti possono prendere in mano il microfono e cantare. Per questo, quando scrivi, ti ritrovi ad ascoltare voci di te che pensavi fossero sopite. O, addirittura, mai esistite. Perché la scrittura sa essere un linguaggio universale attraverso cui comunicano tutte le parti di te che, volente o nolente, arriva il momento che non puoi fare a meno di ascoltare.

 

 

SeoPigro

corridor
Corridor, Nuok
http://www.nuok.it/sidnei/corridor-lo-small-bar-delle-sorprese-a-newtown/

La storia che non vedi è quella che vivi

(“Hai mai incontrato una storia che ti sembrava nessuno vedesse, tranne te?” “Non l’ho incontrata… È la mia”)

Ogni volta che mi viene in mente Pirandello io ho in testa l’immagine del famoso naso. Perché non importa quanto tu possa faticare a vederti: gli altri ti vedono così bene che con gli occhi riescono perfino a frammentarti e di ogni pezzetto di te danno una loro personalissima interpretazione. Ma tu, che pensi i tuoi occhi siano i più qualificati a guardarti, non ti riconosci nei quadri degli altri e allora pensi che, semplicemente, gli altri non ti vedano affatto. Mentre, sia quando verso di te nutrono sincero affetto, sia quando i tuoi scritti, più che volentieri, li affumicherebbero e affetterebbero, gli altri ti vedono. A volte pure più a fondo di dove hai il coraggio di leggerti tu.

 

L’esame di coscienza in comode rate mensili

(“Facciamoci un esame di coscienza. Io l’ho fatto, l’ho diviso a rate perchè mi sembrava una cosa un tantinino “annosa”)

Mi è venuta in mente un’idea. No, non è vero: non è spuntata così, dal nulla, che poi dal nulla non nasce niente quindi, semmai, sarebbe comunque il frutto “quasi nuovo” di un’idea già nata e poi trasformata. Comunque no, non è sbucata fuori come il bruco nella mela. Si tratta di un’idea che mi tarla in testa da un po’. Perciò questa frase è caduta a fagiolo: non sarebbe meraviglioso se il nostro esame di coscienza da (aspiranti, dilettanti, amatoriali, professionisti, bramanti, sconclusionati, convinti, disperati) scrittori potesse essere diluito come il colluttorio così da poterci lavare ben bene i dentini da carta e addentare meglio la storia? Non sarebbe fantastico se la co-scienza scrittoria fosse come una terapia lunga, somministrata a tempo, a modo, a luogo, pure, (in un reparto di scrittura intensiva che si rispetti)?

“Monia Wins”

D’ora in poi guarderò la pubblicità di quegli snack con occhi diversi: dopo il Twix sbarcherà sul mercato il Monia Wins. In fondo, chi scrive, snack ne produce continuamente, di che ci stupiamo. Le parole possono essere più difficili da aprire (per afferrarne il significato) delle noci più dure ma anche più gustose del mais più salato.

“Quello che amiamo con violenza finisce sempre con l’ucciderci” (Maupassant)

Stai morendo della morte più dolce per te o ti stai lasciando anestetizzare da qualcosa che non ti piace e hai smesso pure di chiederti perché?

Dammi una poltrona chesterfield e solleverò il polso

Quando andrò a vivere nella casa da sogno che per comprare chiederà un investimento pari solo a un decimo degli incassi del mio libro io una poltrona chesterfield viola me la comprerò. L’ha detto pure il personaggio di un mio mezzo racconto:

“Dimmi che hai una meravigliosa collezione di cd che devo assolutamente ascoltare.
Con te.
Seduti sulla poltrona viola.
Dimmi che hai una poltrona viola.
Adotteremo un gatto nero, che sarà l’inquilino di questa poltrona, e lo chiameremo Spleen.
Perderà i peli sulle tue giacche di pelle e le tue sere alcoliche diventeranno più facili da accarezzare.
Perderà i peli sui miei quaderni strabici e le mie parole, sempre dirette a altro rispetto a ciò a cui sembrerebbero dirette, impareranno a far le fusa.
Perderà i peli su noi intenti a confonderci e annerirà i nostri anni poetici e decadenti.”

Insomma, tutti abbiamo la nostra idea di nostro posto del mondo. Quel posto in cui saremo perfettamente noi. Poi, dopo averlo cercato invano, ci accorgiamo che il nostro posto possiamo essere solo noi.

 

Daniele

montale

Non chiederci la parola

(“Scrivo e disegno ma non mi chiedo il perché. Non m’interessa saperlo”)

Ci sono cose che non ti chiedi perché hai paura della risposta e cose che non ti chiedi perché hai paura di aver troppo bisogno di fartela quella domanda. Quando fai qualcosa che ti piace perché quando la fai ti piace chi sei allora, a volte, non vuoi neanche chiedertelo perché ti piace quanto ti piace, perché ti fa sentire come ti fa sentire. Ti sembra di chiedere al prestigiatore come fa a levitare: una domanda indiscreta che rovinerebbe la magia.

Ma altre volte, invece, certe domande te le poni eccome. Magari non sei tu a portele ma sono gli eventi a servirtele con tanto di piatto d’argento. E argento non oliat. Quindi non puoi scivolare e sgommare via come un’automobile sulla sua stessa scia. Così devi risponderti. E accettare che la magia di ciò che ti piace fare resiste a ogni domanda per una semplice ragione: non è un trucco, è magia vera.

 

Seme Nero

specchio

 “Ho accettato di ascoltare lo stridio della penna e ho scoperto che invece cantava

Non era un giorno segnato in rosso sul calendario. Anzi, a dirla tutta, avresti scommesso che era di un nero perfino più nero degli altri. Nero, proprio nero. Non quel nero della maglietta che hai indossato troppe volte perché ti-stava-così-bene. Ma poi un giorno c’era addosso così tanto il suo profumo che l’hai lavata tre volte e mentre la lavatrice girava su se stessa la vita ti piantava un nuovo chiodo in testa. E la maglietta si è sbiadita, è diventata grigia. No, un nero veramente nero. Eppure quel giorno è stato una festa a modo suo. Perché hai smesso di arrampicarti sugli specchi e con gli specchi hai cominciato a parlarci. Stavi sbagliando tutto, coi sensi. Toccavi il vetro freddo invece di guardarne i riflessi e ti turavi le orecchie di fronte alle penne a tappi scoperti temendone i botti. Che erano invece fuochi d’artificio con suoni al posto dei colori. Quello che devi essere tu quando scrivi: estasi sinestetica.

 

Glaurito

montmartre

Chiamatemi Manto

Siamo tutti un po’ Tiresia, sai? Uccidiamo i serpenti, a volte senza pensarci, perché ci hanno insegnato a combattere le cose che ci danno fastidio e a usare il bastone quando la carota non basta a addomesticare la nostra vita. Poi a volte siamo uomo a volte siamo donna. Sempre siamo ciechi, quando proviamo a guardare certe cose, certe storie. Ma poi ci si apre una finestra incredibile, la tenda della letteratura si spalanca e ci offre lo spettacolo di una predizione con cui riempire pagine e pagine.

“Uno spiritello che si diverte a interrompere il processo di digestione della storia come un diverticolo in un’ansa creata dall’ansia di creare”

Abbiamo parlato del blocco, pardon, dei blocchi dello scrittore, no? Nel momento in cui capisci che la tua fame di scrittura non si placherà con nessun banchetto, che continuerà anche quando ci saranno critiche amare da mandar giù, anche quando ti esporrai e ti brucerai come una crostata lasciata troppo in forno, anche quando i tuoi scritti saranno biscotti giudicati non commestibili, nel momento in cui ti rendi conto che alla tua fame la fama non spiacerebbe ma che anche non potendola addentare non si placherebbe, ecco, in quel momento capisci che non importa quanto laboriosa potrà essere la digestione delle tue storie da parte di te stesso, autore, e da parte del pubblico, tuo lettore.

Coi tuoi scritti non essere (etimologicamente) osceno

Mettiti in mostra. Più che oscenamente. Lasciati scorticare dalla scrittura. Fatti sfrattare dalla pelle che abiti perché lì dentro iniziate a diventare in tanti. Sfogliati come gli alberi quando è quasi inverno e la nudità è fredda e inospitale. Come i libri quando le dita imperlate di saliva raccolgono le loro parole tra le pagine con la perizia che si riserva alle perle. Come le millefoglie quando la crema è più dolce e lo zucchero a velo di Maya è un artifizio così riuscito che ti chiedi se quella storia sia solo una storia o sia la realtà. Ma non essere osceno. In senso letterale. Di cattivo augurio. Perché il gesto più apotropaico che tu possa fare per scacciare i fantasmi del mal di scrivere è piantare sulla carta il seme della prima parola

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12 pensieri su “Puzzle d(‘)i-scritti

  1. Ci ho provato, ma effettivamente la vera Monia è tutta un’altra cosa! Del resto è difficile la mimesi per il camaleonte che si accosta ad un altro camaleonte 🙂
    Sono contento tu lo abbia apprezzato tanto da citarmi. Grazie grazie.

  2. Grazie per questo “ritratto”, un post fuori del comune che rende il blogging ancora più prezioso. E essere affiancati, anche se solo per la foto, a Montale non è mica male no? (E adesso so anche che faccia aveva Montale)

    1. C’è Montale, giusto per affiancarti a una frase detta da un autore di gran calibro, e poi c’è l’uccello con l’augurio di cantare sempre e sempre più forte e calibrare il tuo canto fino a esserne pienamente soddisfatto.

  3. Visto? cercavo qualcosa di strepitoso, evocativo, leggero e magico da tenere sempre a mente ogni giorno per darmi quello sprint in più che mi serve soprattutto al mattino per andare avanti… e tu che fai?
    Scrivi una cosa ineguagliabile anche su di me!

    Risultato? Photoshop, un po’ di pazienza e ora tutte le volte che accendo il pc ho lo sfondo più figo di sempre, pieno di belle parole e spunti preziosi!
    Il mio famoso ingrediente per la pozione, (il credo di un cavaliere ricordi?) ora è più efficace di prima!

    Grazie cara, è bellissimo davvero 🙂

    1. “Photoshop, un po’ di pazienza e ora tutte le volte che accendo il pc ho lo sfondo più figo di sempre, pieno di belle parole e spunti preziosi!”

      Ma… Ma… Io sono incredibilmente onorata! Grazie a te! 🙂

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