I blogger ammazzano Bambi

i blogger ammazzano bambi

Attenzione, si garantisce che nessun animale è stato maltrattato durante la stesura di questo post. Soltanto la mente di qualche essere umano. Tipo quella dell’autrice. Oltre che dei lettori che si fermeranno. 

La curiositas formato Disney

C’è una sete che non ti fa accontentare del solito pozzo a cui attingi di solito. Una sete che è più forte e al tempo stesso più sottile. Sembra meno impellente, perché spesso non ti fa fuggire dalla via che stai percorrendo per andare in cerca di una fonte, almeno non immediatamente. Ma è una sete che persiste, che non si placa facilmente.

Tu sei nel bosco del blogging e ancora non ti reggi bene in piedi sulle gambe e pensi che quelle gambe forse non sono così utili dato che tutti si vantano più delle loro corna (salvo poi scoprire che quando sei inseguito da un cacciatore sono le gambe che ti fanno correre e salvare mentre le corna si impigliano ai rami e ti fanno rischiare di morire). Non hai davvero paura di ciò che ti circonda, perché l’ignoranza è spesso incosciente, ma c’è un timore atavico che sembra volerti trattenere. Eppure tu fai come Bambi: esplori.

Per essere i blogger più amati del bosco occorre saper ascoltare le memorie che il sottosuolo ha da raccontare ma non solo: occorre andarsi a cercare qualcosa di nuovo da raccontare. Perché il bosco è sempre quello, di quelle stesse piante già tanti altri animaletti hanno parlato, è vero, ma nessuno lo ha fatto come Bambi ha saputo fare con la sua storia, con il suo sguardo personale.

Morto un guru…

Ehi, io il finale non te lo vorrei spoilerare ma che la mamma di Bambi muore dovresti saperlo già da un po’.  È una di quelle cose che devi accettare, come il fatto che Babbo Natale esiste, certo che esiste, ma sbaglia tutti i regali.

Insomma, la mamma di Bambi muore. Triste, vero? Triste e difficile. Perché quando perdi quella che ritenevi una guida, quando smarrisci la tua matrice, quando non riesci più a trovare (o magari lo trovi eccome ma non ti ci riconosci più) quello che era stato fino a un momento prima il tuo sistema di riferimento, ecco che sotto le zampe ti senti mancare il terreno.

Nel blogging non è molto diverso: quando fatichi a rinvenire le coordinate, il guardiano del faro si è addormentato e il faro resta spento e tu non sai come approdare al porto (ammesso tu sappia a quale porto approdare), quando la bussola ti si sgretola tra le mani perché la rosa del deserto è sabbia e ti offusca la vista invece di acuirtela, quando succede tutto questo il tuo blog è alla deriva. Ma è in quel momento che viene il momento di guardarti allo specchio e trovare il nuovo punto di riferimento per te stesso.

 

Bambi is the new Zeus

C’era una volta Crono che, per paura di perdere il trono, a colazione, invece di latte e biscottini, mangiava i suoi bambini. Ma Zeus riuscì a fargliela. Perché trovo la sua Cornucopia, si sfamò con essa e quando fu abbastanza forte uccise chi lo aveva fatto nascere ma voleva anche farlo morire.

Un blogger deve fare proprio questo: trovare la forza di non farsi fagocitare né da chi lo ha “allevato”, né dalle versioni precedenti di se stesso. Come fare? Trovando il proprio corno dell’abbondanza, guardando alle parole e alla voglia di sapere e sperimentare come all’unico vero albero della cuccagna, sfamandosi di idee potenziali e contenuti realizzati fino a diventare abbastanza forte da battere quella parte di te che non sa accettare che anche il blogging è come un giro in giostra è il cambio di turno fa parte del gioco.

Spoiler: alla fine Bambi cresce. E tu?

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12 pensieri su “I blogger ammazzano Bambi

  1. Crescere… Ricordo il mio primo blog. Nonostante fosse un’epoca d’oro per i blog, dove bastava scrivere la lista della spesa per avere migliaia di visite (con la sostanziale differenza rispetto a fb che nei blog raramente chi ti legge e’ già tuo amico nella vita reale), io non riuscivo ad ingranare, volevo essere forse troppo sofisticato, o la mia scrittura era poco attraente, chissà, fatto sta che dovetti radicalmente e con umiltà rivedere le mie idee di condivisione fino a trovare una mia piccola via che mi desse soddisfazioni e gradita anche agli altri. In fondo ne’ più ne’ meno che nella vita, dove da una piccola crisi (e chi meglio di te ne conosce e apprezza l’etimologia), gestita bene, può nascere un positivo cambiamento.

    Off topic. Stanotte ripensavo con piacere ai moltissimi commenti positivi (compreso il tuo) ricevuto per quella piccola cosa di cui ti parlai su Twitter, e per una volta ho dormito qualche minuto in più. E mi piaceva condividere con te e i lettori del Calamo la riflessione che per uno scrittore insonne essere “letto” è la migliore medicina.

    1. Ci sono alcune cose di questo commento che attraggono l’occhio finché l’occhio cade come fa il cuore dei Cure il venerdì.
      Sono d’accordo sul fatto che “per uno scrittore insonne essere “letto” è la migliore medicina” e apprezzo il gioco.
      Anche di parole 🙂

  2. La crescita fa parte del blogging: se non cresci, se resti sempre come ai primi tempi del tuo primo post, non andrai lontano, secondo me. Il blogging prevede un’evoluzione, sia nella persona sia nei contenuti stessi che si creano.

    1. La crescita la fa il contraddittorio. E all’inizio sei solo tu e i tuoi post. Una corazzata nel laghetto. Mano a mano si diviene vela nell’oceano, a individuare vento e delfini, correnti e coste remote. Tutto un altro navigare. 😉

  3. Per adesso il mio motore di crescita come blogger è lo stesso che uso per scrivere: “perché lo faccio?” Per i motivi che esterno, per quelli più beceri, per altri più strani? Me lo chiedo sempre, o almeno ogni volta che m’incaglio, perché davvero lo trovo l’unico modo per restare in contatto con la fonte, anche quando senza volerlo l’ho tappata.

  4. È una crescita continua, è un cambiamento continuo per sperimentare e migliorare. Perché, sono d’accordo con Daniele, il blogging è evoluzione, prima come persone e poi come contenuti. Grazie, Monia!

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