Grande festa alla corte dei social

grande festa alla corte dei social

Dalla scarpiera le mie Maria Antonietta (sì, le mie converse lilla) ammiccano schiacciando l’occhiello. Così mentre scrivo mi riallaccio al film della Coppola e tra capo e collo sforno, come una torta rosa a 7 piani,  questo post tutto social, pizzi e lustrini. Divoratelo come una brioche.

“Vera incessu patuit dea (nel passo si rivelò vera dea)”

Ci sono  tante cose che puoi studiare, prima, ad arte. Ma proprio tante. Una costellazione di piccoli, grandi elementi che possono bastare per fare un universo. Seppur di cartapesta. Ma ci sono dettagli, che sono segni inconfondibili e per questo, come i meno davanti alle parentesi nelle equazioni, fanno la differenza e capovolgono il senso di tutto: dettagli che dettagli non sono, come i passi.

Quando entri nel castello di un social network sei come la delfina in terra straniera. Sei curioso di scoprire gli usi, i costumi, di quel mondo ma, a tempo stesso, vuoi continuare a vestire la pelle che abiti e fare, pian piano, del tuo profilo social la tua casa. Insomma, un posto che ti somiglia.

Ma per poter conquistare un regno non basta la volontà di farlo proprio: serve anche la volontà di farsi suoi. Quando Venere fa visita al figlio Enea è in incognito. E in qualche modo tutti, soprattutto all’inizio, lo siamo, quando siamo sui social. Perché indossiamo i nostri sorrisi (o i nostri bronci, dipende dal personaggio) più belli. Ma il nostro incedere, dopo pochi passi, ci tradisce. Per questo è vero che l’abito non fa il monaco ma è anche vero che in ogni nostro gesto noi mostriamo di che stoffa siamo fatti.

 

Per parte mia sono felice che non sentiremo più parlare di questo scandaloso affare.

Sei “quello nuovo”. Non che qualcuno ti abbia palesemente chiamato così, intendiamoci. Ma tu ti ci senti. Un po’ ti piace. Perché essere “nuovi” ti permette di provare a esserlo sul serio. Ti permette di giocare a essere già quello che senti d’essere. Da sempre. E così diventarlo, tentativo dopo tentativo, attraverso il tuo profilo. Ma non sempre il tuo fiuto per le relazioni basta: a volte provi a veder lontano, affinare lo sguardo, aguzzare la vista, ma di aquilino ti resta solo il naso dopo che hai sbattuto la faccia contro una porta. Chiusa in faccia. E quando qualcosa si chiude non è sempre necessariamente vero che qualcosa’altro si apra. A meno che questo qualcos’altro non sia un baratro che si spalanca davanti a te.

Perché, sai, può succedere. Uno scivolone sociale. Come se fossi intento a scendere, su tacchi alti alti con quelle gambe lunghe da fenicotteri che gli scrittori hanno e all’improvviso una porzione apparentemente infinitesimale di te cedesse. Succede così: tutto di te sembra pronto allo slancio finale ma poi basta che una molecola di inchiostro ti boicotti e tutto finisce male. Così cadi. Cadi in errore, più che in amore. Cadi in un fraintendimento. Cadi e perdi un’occasione.

Così ogni “scandaloso affare”, davvero o presunto tale, tale resta. Ma in compenso cambi tu. Capisci che non puoi controllare i comportamenti delle persone, non del tutto almeno, ma puoi controllare se non proprio le tue reazioni almeno i tuoi atteggiamenti. Puoi controllare le tue scelte, le tue decisioni e chi ti giudica per come cadi non sa che si perde a non godersi lo spettacolo di come ti rialzi. Perché tu ti rialzi, vero?

 

Deludere tante aspettative sarebbe il mio più gran dispiacere!

Una volta uno dei personaggi in cerca di autore che mi abita in testa mi ha detto che le delusioni sono aspettative inadeguate agli obiettivi o obiettivi inadeguati a noi. Quando poi sono gli altri quelli che abbiamo paura di deludere, dovremmo a maggior ragione pensare che anche noi siamo “gli altri” per qualcuno. Per questo esiste quella cosa chiamata confronto. Diventa un momento magico quando affronti la tua paura di fallire perché la voglia di provare a riuscire è più forte.

E poi no, non sono tutti con gli occhi puntati su di te. Affatto. Gli “altri” non sono pronti a giudicarti. A volte il timore del giudizio degli altri su ciò che facciamo e che poi, sui social network, mostriamo, deriva anche dal fatto che, in qualche modo, ci sopravvalutiamo. perché crediamo davvero di essere così importanti da essere osservati e che le nostre azioni siano attentamente vagliate. Ma gli altri ci guardano e il più delle volte restano indifferenti.

Lui la diverte e a lei piace che lui la diverta, che c’è di sbagliato in tutto questo?

Niente, ragazzi, niente. Di sbagliato c’è solo quando tutto questo smette: essere qui e ora deve essere sempre, incredibilmente, divertente.

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11 pensieri su “Grande festa alla corte dei social

  1. Condivido in pieno! Ad es. su fb io per anni ho evitato di andarci, pur avendo un profilo, perché non riuscivo ad adeguarmi alla logica imperante di selfie, frasi banali condivise e foto coi gattini. Alla fine ho deciso di essere semplicemente me stesso, dando maggiore fiducia agli altri, confidando che non tutti si aspettassero sempre e solo banalità. Così, senza mie foto, senza citazioni a caso, scrivo anche li’ le mie storie, battute, piccoli aforismi o raccontini quotidiani e una piccola nicchia intelligente e piacevole (anche alcuni ritrovati da Splinder) mi segue con quotidiano piacere. Per essere social ho dovuto smettere di essere asocial (mo’ rimane il problema della vita reale 🙂

      1. Su fb (dove peraltro c’è una Monia Papa ma, in effetti, non sembreresti tu… Proprio per niente!) saresti una star. Venerata. Con e senza gattini. Ti aspetto e preparo la nicchia. Tipo madonna 🙂

  2. Sulle aspettative ti dico come la penso: io non mi aspetto nulla dagli altri e non voglio che gli altri, quindi, si aspettino qualcosa da me. Devi vivere la tua vita come ti pare, senza curarti di cosa gli altri potranno pensare di te.

  3. Ciao Monia, per una volta sono d’accordo con te solo in parte.
    Cito:” gli altri ci guardano e il più delle volte restano indifferenti”. E allora? Meglio così.
    Suscitare attenzione, a mio avviso, è ben diverso dal suscitare interesse.
    Megli interessare a pochi – a loro volta interessanti per noi – che attirare l’attenzione di tutti.
    Il primo può essere profondo e portatore di chissà quali interessanti novità.
    La seconda è vana e assai breve. I riflettori su di noi, prima o poi si spengono. Sempre.

    Altra cosa: gli scivoloni, i fraintendimenti, possono accadere sui social come da qualsiasi altra parte. Ovunque ci siano persone.
    Ma l’occasione.. o quanto meno la possibilità che dall’interazioni si crei qualche occasione.. bè.. Parigi vale e varrà sempre una messa.

    1. L’altro giorno, in uno di quei momenti degni di nota in cui ho la tv accesa e mi piastro i capelli e faccio le facce buffe allo specchio, ho sentito una pubblicità in cui un personaggio di una nuova serie diceva “prima avevate la mia curiosità, ora avete la mia attenzione”, o giù di lì.
      Quindi sì, sono d’accordo sul tuo evidenziare come ci sia attenzione e attenzione.
      Il senso della mia frase, in realtà, era un po’ diverso. Voleva quasi essere “confortante”. Qualcosa del tipo “ehi, rilassati, il mondo ha di meglio da fare che guardare le tue mosse. Anche qualora siano false. Nel senso di sbagliate, non di finte”.
      In generale, comunque, credo il massimo sia attirare l’attenzione di molti, si spera in bene e interessare tutti quelli Grazie del commento, sognando la Torre Eiffel 🙂

  4. Il senso del mio commento è forse banale – nel senso che me l’hai sentito ripetere all’infinito – ma sentivo di dover intervenire. 🙂

    Volevo soltanto dire che non dobbiamo aver paura dei passi falsi, se abbiamo bene in mente qual è la nostra strada, in quale direzione stiamo andando.

    Persone sbagliate ne abbiamo incontrate e ne incontreremo; deluderemo le aspettative di molti, soprattutto le nostre, ma mai, mai, ci fermeremo 🙂

    In cuor suo Monia Papa sa dove sta andando.

    1. Certi interventi, anche quando frutto di qualcosa che ci si è già detti, non sanno mai di minestra riscaldata.
      Sai perché?
      Perché , anche se dalla tua bocca sono usciti altre volte, hanno sempre un sapore nuovo a seconda del giorno in cui la bocca di chi li ascolta li divora.

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