Un’alba mancata come un’uscita in autostrada

un'alba mancata

Ti sarebbe piaciuto nascere a maggio. Perché a maggio il sole resta a giocare con i monti, ormai verdi, ogni giorno un po’ di più e sapessi quanto si diverte! I raggi avvolgono ogni filo d’erba e sembrano davvero non dimenticarne nessuno: a volte la neve è particolarmente crudele e pare cancellare ogni traccia del colore della speranza ma il sole ha sempre la forza di sopportare ogni scempio.

Se avessi visto il sole di maggio avresti capito, istintivamente, cos’è l’amore. Avresti imparato che l’amore, alla fine, abita tutto lì: vive tra i cespugli dimenticati in fondo a pozzi di indifferenza gelida e la temerarietà e la perseveranza del calore di una mattina di non ancora estate. Ti sarebbe bastato stare per un giorno a divertirti al parco mentre impazzava il tramonto e avresti capito che l’occhio attento del sole punta a lenire ogni ferita di ogni lingua d’erba perché è come una donna innamorata: resta a raccattare i cocci di piatti che non ha distrutto e non c’è prospettiva di tagliarsi che sappia farla desistere.

Ti sarebbe piaciuto nascere a maggio perché, quando saresti stata ancora piccola piccola, non avresti sofferto il freddo e questo sarebbe stato un gran vantaggio. Pensa che c’è gente che è rimasta piccola piccola dentro e perciò dentro ha sempre tanto freddo. E soffre. In fondo soffre tanto. Finché il gelo non prende il sopravvento e tutto si fa deserto. E tutti fanno del deserto la loro idea di pace.

Io ti avrei insegnato a non credere alle giornate di maggio perché l’amore non è solo abnegazione e ti avrei insegnato a diventare subito un’anima grande per non dover mai correre il rischio di ritrovarti a combattere contro fiocchi di neve che prima si depositano sul tuo cuore. E poi diventano il tuo cuore stesso.

Saresti nata a maggio come un bel fiore sbocciato al momento giusto anche se nella tua nascita non ci sarebbe stato nessun tempismo e tutta la tua vita sarebbe comunque stata segnata da giornate tagliate storte e ore scadute come il latte lasciato a irrancidire fuori dal frigo. I giorni avrebbero avuto quei bordi così irregolari perché li avresti morsi con i tuoi dentini da latte fatti apposta per le mie dita troppo lunghe e mai abbastanza dritte e per le mani di tuo padre troppo grandi per farti sentire al sicuro davvero.

Ti avrei vestita di rosso come le belle notizie e gli incendi e avresti avuto in testa sempre un fiocco per ricordare a tutti che ogni giorno bisogna essere pronti a scartare un dono. Poco importa se sia l’incubo di un cavallo di legno o il sogno di una nuova patria da fondare.

Nascere a maggio ti avrebbe anche dato l’indicibile lusso di vedere presto il mare e di poterci anche sguazzare. Saresti passata in un batter d’occhio dal mio oceano atavico e torbido come i pensieri del venerdì sera quando si è innamorati all’acqua così limpida che mostra tutto. Tranne la verità. Saresti saltata in fretta dal mio ventre ormai silente al ventre sempre gorgogliante della terra come io sono passata in fretta dalla mia stanza blu oltremare a quella di tuo padre dove il blu aveva sempre il sapore della notte fonda.

Ti sarebbe piaciuto nascere a maggio perché sarebbe stato semplice, per noi, andarcene a zonzo per la città come due bambine curiose e temerarie nello girare ad ogni angolo ma spaventate all’idea di dover scegliere dove dirigersi una volta arrivate all’incrocio. Non avremmo dovuto combattere contro le intemperie e, appena nata, l’unico temporale che avresti conosciuto sarebbe stato quello che si scatena nella casa di mattoni quando mi piove dentro e tuo padre preferisce godersi l’acquazzone invece di aprire l’ombrello. Ti saresti svegliata ogni mattina con il sole e in qualche modo avresti ingoiato l’idea che di svegliarsi ne vale la pena: ti saresti cibata di questo pensiero come del mio latte di vaniglia e tribolazione e questo pensiero e il mio latte si sarebbero rinchiusi dentro le tue ossa per aiutarti a camminare in mezzo a troppi risvegli inutili.

Ti avrei comprato un secchiello e le formine per giocare con la sabbia e avrei creato un angolo con la sabbia anche nel giardino selvatico della nostra casetta incastonata in una periferia dove non c’è alcuna dolcezza. Una periferia come gli spigoli da cui ti avrei protetta e gli occhi di tuo nonno da cui ti avrei tenuta lontana.

Saresti nata a maggio e, a maggio, non saresti stata per nulla fuori posto: lo zucchero che in me è zollette difficili da mandar giù e in tuo padre è carbone dolciastro in te sarebbe stato solo dolce caramello. Avresti assaggiato quel calore avvolgente ma non ancora soffocante e forse non ti saresti ritrovata a girare sempre un po’ più a destra la manopola del gas per vedere quando la plastica di un bicchiere messo sulla fiamma inizia a sciogliersi e a rendere l’aria intorno irrespirabile.

Avresti avuto bambole con vestiti a pois dai colori sgargianti e le avresti portate sempre con te dentro cestini in vimini fatti apposta per una merenda che non avrei saputo prepararti. Qualcuno avrebbe pensato a te come alla mia di bambola abbigliata con toni vivaci ma, credimi, non sarebbe mai stato così.

Tuo padre, forse, avrebbe smesso di spalancare varchi innaturali fino a far deragliare i treni dell’ossigeno e non avrei più dovuto collezionare solo “ti amo” sputati fuori da ferite evitabili. E forse, addirittura, non sarebbe più rimasto seduto a gambe incrociate a fissare le sue ombre immaginarie rivolto sempre verso il muro bianco e mai verso la parete tempestata di foto come i nostri cieli costellati di sbagli.

Tua nonna, forse, avrebbe smesso di credermi perfetta ma avrebbe iniziato ad amarmi anche da umana. Io sono certa che avresti avuto qualcosa della liquirizia dei suoi capelli e del gelsomino della sua pelle e lei ti avrebbe amata perché, in fondo, non sa resistere all’impulso di amare.

Io, forse, avrei smesso di sentirmi solo una palude senza speranza di bonifica e ci sarebbero state mattine delicate come ninfee che camminano sull’acqua come miracoli e notti scintillanti di lucciole che, incoscienti, sarebbero venute a posarsi sul mio ventre brulicante di vita. E, adesso, non mi sentirei solo come una conchiglia dentro cui non risuona più il mare.

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18 pensieri su “Un’alba mancata come un’uscita in autostrada

  1. Molto bello questo racconto, poetico e drammatico insieme. Un lavoro che va oltre il semplice esercizio di scrittura. Qui la scrittura è già matura e vuole solo vivere la sua vita.

    1. L’autrice dovrebbe stampare il tuo commento Daniele e poi riprodurlo in giro per casa, negli armadi, nella borsa… insomma dovrebbe averlo sempre davanti agli occhi.
      Io credo invece che mi stamperò l’articolo.

  2. Vorrei essere uno scrittore piccolo piccolo, ma proprio piccino, per riuscire ad entrare nella tua testa a sbirciare, a capire da quale arcobaleno nascono i coliri impossibili che vedono i tuoi occhi, a imparare la fisica illogica dei tuoi ingranaggi, rischiando d’impazzire, ché tanto lo so che di quel che vedrei la mia testa non comprenderebbe la piena meraviglia.
    Non so se mi fai venire voglia di smettere o di scrivere ancora di più. Nel dubbio continuo.

    1. Il tuo commento è talmente bello che l’arcobaleno vorrebbe darti una delle pentole che ci sono alla sua fine.
      O, meglio ancora, darti un libro perché, a ben pensarci, cosa sono, in fondo, i libri se non collirii con cui distillare i colori degli ingranaggi, anche dei più incredibili?

  3. Aspetto il tuo mare d’inverno o la nebbia che nasconde le colline. Le foglie fradice in pineta che non croccano più sotto i piedi, e i sorsi di malinconia ingoiata respirando con il naso alzando gli occhi ad osservare nidi vuoti tra i rami nudi.
    Già, ma tu abiti in Sicilia mentre io sto in padania. Beh, dai ogni tanto facciamo cambio io maggio, tu novembre. 😉
    Io sono nata fine agosto e ho sempre pensato che se avessi avuto un figlio l’avrei fatto nascere a maggio, proprio per tutto il bello che hai scritto tu.

    1. “Le foglie fradice in pineta che non croccano più sotto i piedi, e i sorsi di malinconia ingoiata respirando con il naso alzando gli occhi ad osservare nidi vuoti tra i rami nudi.”

      Io sono incantata.

    1. Ciao, anche tu leggi il blog di Monia?

      Allora rispondi a questa semplicissima domanda:
      Monia, cosa devo fare per convincerti a scrivere quella storia che ti brulica dentro?

      In palio c’è il primo libro dell’autrice del blog!

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